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lavoro pubblicato domenica 20 settembre 2015
ultima lettura giovedì 17 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Addio alla Terra

di FrancescoGiordano. Letto 530 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Il pianeta ha ormai finito tutte le sue risorse, mentre l'umanità cerca di "trasferirsi" su una nuova casa, qualcuno cerca di fermarli...

«Il momento è giunto. Mi raccomando, anche se la missione sta per avere inizio, tenete gli occhi ben aperti. La sicurezza della struttura è ottima, ma non si sa mai cosa potrebbe saltare in mente a quegli esaltati.» in uno spogliatoio, erano presenti quattro individui, due uomini e due donne. Era stata proprio una di queste ultime, quella dai capelli corti e neri, a parlare.

Gli altri si limitarono a rispondere con un cenno del capo, nessuno aveva nulla da aggiungere, perché conoscevano molto bene la situazione. Tutti avevano addosso una tuta da astronauta di colore bianco, perché il loro lavoro era proprio esplorare lo spazio. Ma gli anni erano passati, portando alla creazione di tecnologie sempre più avanzate, cosa che si rifletteva anche sulle tute. Non erano più grandi ed ingombranti come un tempo, adesso sembravano delle normali tute da ginnastica, tanto che erano sottili. Di conseguenza anche il casco era stato modificato per essere più confortevole.

L'aspetto non era l'unica cosa che era cambiata con il tempo, grazie alle nanotecnologie, l'ossigeno non era più stipato in un grosso scatolone, ma era già presente nella tuta. Era mecessario un semplice tocco per utilizzare diverse funzioni, sul braccio destro (o sinistro) appriva un menù molto simile a quello dei vecchi smartphones, da lì non bastava far altro che scegliere quale comando attivare.

Una volta usciti dalla stanza, ad attendere i quattro astronauti c'era un lungo corridoio, che li avrebbe portati in una decina di minuti verso l'astronave. Anche queste avevano ricevuto nel tempo diverse modifiche, se in passato somigliavano a dei razzi, adesso potevano essere davvero chiamate navi spaziali. Erano più larghe e la parte anteriore era simile a quella di un normale aereo di linea, gli interni erano stati cambiati, per rendere la vita degli astronauti più confortevole. Anche le loro prestazioni erano migliorate, diventando più veloci e consumando meno energia.

Durante gli ultimi anni c'era stato un grande sforzo per quanto riguarda l'esplorazione spaziale e la ricerca in diversi campi. Il motivo di tutto ciò non era più la semplice curiosità, nella situazione in cui si trovavano era diventata una necessità.

I quattro erano ormai quasi arrivati a destinazione, ma la tensione non si era ancora alleggerita «Credi che andrà tutto per il meglio?» chiese uno dei due uomini, che aveva dei lunghi capelli biondi. Mentre camminava, continuava incessantemente a guardarsi intorno.

«Lo sai che non possiamo saperlo con certezza. Non ci rimane che proseguire e sperare che non succeda nulla.» a rispondere ci aveva pensato la seconda donna del gruppo, dai capelli lunghi e castano chiaro.

«Credo che non mi abituerò mai a tutto questo... Anni fa quelli come noi non avevano preoccupazioni del genere... Come li invidio...» aggiunse l'uomo.

«Hai ragione, ma non possiamo farci niente. Vedi il lato positivo, noi possiamo navigare nello spazio in condizioni migliori rispetto ai nostri predecessori.» si intromise nella discussione il secondo uomo, calvo e dalla carnagione scura.

«E' vero ma... Loro almeno riuscivano a dare il via alla missione, noi invece dobbiamo sempre guardaci le spalle. E' questo che non sopporto, perché se la prendono con noi?» chiese retoricamente il biondo.

«Jack, lo sai benissimo perché se la prendono con noi. Se vogliamo essere precisi poi, anche i vecchi astronauti venivano presi spesso di mira, ma non nello stesso modo di adesso.» rispose il calvo.

«Si Roland, hai ragione, ricordo che i primi uomini ad andare sulla luna venivano tartassati da domande perché in molti non credevano che ci fossero stati davvero. So anche che molte persone si lamentavano dicendo che spendere soldi per l'esplorazione dello spazio era inutile. Ma almeno ci si fermava a questo punto, parole, nulla più. Invece questi pazzoidi passano ai fatti, senza farsi scrupoli.» Jack continuava sia a camminare che a parlare.

«Smettetela di blaterare, tutti conosciamo i Trascinatori ed i pericoli che corriamo, se non te la sentivi di reggere la pressione non avresti dovuto fare questo lavoro.» senza mezzi termini la donna con i capelli corti zittì i due uomini.

Dopo altri due minuti, il gruppo raggiunse finalmente la navicella, alcuni si sedettero ai loro posti per fare gli ultimi controlli. C'era chi controllava la console di navigazione, chi i vari strumenti e chi la struttura stessa della navicella per rilevare eventuali problemi. Tutte cose che erano state già ricontrollate molte volte, ma non si era mai troppo scrupolosi, quando si trattava di prendere il volo con un'astronave.

Jack stava inserendo delle coordinate su uno schermo, la loro missione era quella di andare su Marte e lanciare diversi dispositivi che avrebbero permesso la terraformazione del pianeta rosso. Arianna e Barbara, la prima era la donna dai capelli corti, la seconda quella dai capelli lunghi, erano intente a controllare la console per pilotare la navicella. Infine c'era Roland, che era occupato a verificare lo stato generale.

Dopo aver completato l'operazione di controllo, Arianna non dovette fare altro che contattare la base «Siamo pronti per partire.» disse, avviando la console ed aspettando il conto alla rovescia. Questa era una tradizione rimasta intatta nonostante fosse ormai obsoleta, una sorta di "in bocca al lupo" velato.

C'era un altro cambiamento durante la fase di lancio della navicella, grazie alle nuove tecnologie, i piloti erano in grado di non sentire nulla. Se in passato dovevano rimanere seduti, adesso potevano tranquillamente girovagare per l'astronave senza accorgersi di nulla, cosa che Ronald stava già facendo.

Alla fine del conuntdown, Barbara premette un tasto sulla console e gli astronauti spiccarono il volo. Grazie alla velocità delle moderne navi spaziali, avrebbero raggiunto il pianeta rosso in soli tre giorni. Ormai i presenti potevano dormire sonni tranquilli, non era successo nulla come alcuni temevano.

«Visto? E' andato tutto bene, ti senti meglio adesso?» chiese Arianna rivolgendosi a Jack.

«Ora si che mi sento meglio! E vedi di non prendermi in giro, io tengo sia alla mia vita che alla missione, per questo ero preoccupato!» rispose l'uomo, senta staccare gli occhi dal macchinario che stava utilizzando.

In realtà, anche se solo lui aveva avuto il coraggio di ammetterlo, tutti erano preoccupati che qualcosa potesse andare storto. Il compito che era stato assegnato ai quattro astronauti era di vitale importante per la sopravvivenza dell'intera razza umana. Motivo che li aveva portati ad essere sicuri del fatto che i Trascinatori volessero ostacolarli in ogni modo, ma così non era stato.

«Sapete, la Terra mi mancherà non poco...» disse Barbara, osservando il suo pianeta natale da un finestrino trasparente. Non c'era stata una guerra atomica o qualche meteorite a mettere a rischio la sopravvivenza degli uomini, la situazione era molto più semplice. La Terra era "morta", non aveva più energie e, di conseguenza, non produceva più nulla, né alberi, né piante, né altro. Prima o poi questo momento sarebbe arrivato, ma per fortuna gli umani avevano trovato una soluzione prima che le cose degenerassero.

«Già, anche a me...» aggiunse Jack, alzandosi dalla sua postazione ed avvicinandosi verso il finestrino.

Durante i minuti successivi il silenzio si insidiò tra gli astronauti, si erano rintanati nella loro mente, pensando a tutti i momenti che avevano passato su quello che presto sarebbe diventato il loro ex-pianeta natio. La loro razza era nata proprio lì, evolvendosi sempre di più fino a costruire oggetti in grado di raggiungere altri luoghi nell'universo.

Qualcosa però interruppe quel silenzio, che sembrava una sorta di preghiera per un pianeta morente, era un urlo.

«Che cosa hai intenzione di fare Jack? Sei impazzito?» disse Barbara, la paura che provava era tale che il suo viso divenne pallido in pochi secondi.

«No... Non dirmi che... Lurido traditore!» diversamente dalla sua collega, anche se comunque spaventata, Arianna cercava di farsi prendere meno dal panico.

L'uomo aveva tra le mani una pistola, puntata proprio verso le due fanciulle indifese «A quanto pare la mia sceneggiata è servita a qualcosa, avevo paura che mi avreste scoperto prima del tempo, ma a quanto pare vi ho sopravvalutati.» queste parole erano accompagnate da un sorriso di soddisfazione.

«Dovevamo pensarci prima... Era impossibile che i Trascinatori ci lasciassero andare via così facilmente...» aggiunse Arianna, assumendo un'espressione di rassegnazione.

«Non dovete prendervela tanto, io ed i miei compagni avevamo studiato tutto nei minimi dettagli. L'unica cosa che poteva mettermi in pericolo era la mia recitazione, ma sembra proprio che ho superato il test.» riprese a parlare Jack, facendo spallucce «Comunque adesso è arrivato il momento di farla finita. E' stato un piacere conoscervi, addio!» mentre con la mano destra teneva la pistola, con la sinistra fece un saluto alle due donne.

Ma proprio qualche secondo prima di premere il grilletto, qualcosa cambiò. L'uomo non capiva bene cosa era successo, sapeva soltanto che tutto sembrava diverso. O meglio, "sentiva" che qualcosa non andava. Barbara e Arianna erano rimaste immobili, sembravano pietrificate, non muovevano neanche un muscolo.

Jack ebbe la conferma che qualcosa di impossibile si era appena verificato quando cercò di sparare. Premere il grilletto era inutile, dall'arma da fuoco non usciva nulla, dare un colpo alla pistola divenne un errore, perché si rese conto che non sentiva nessun rumore. A quel punto decise di dire qualcosa per capire se era diventato sordo, ma così non era, perché poteva udire la sua voce.

Mentre cercava di capire cosa fosse successo, il suo sguardo si posò casualmente sul finestrino anteriore della navicella. Lì vide qualcosa che gli fece venire la pelle d'oca, fuori era presente un'uomo sospeso a mezz'aria. Per lo spavento si allontanò e cercò di utilizzare la console di navigazione. Era tutto inutile, solo in quel preciso momento si rese conto anche di un'altra cosa, la navicella era ferma.

Forse si trattava solo di uno di quei famigerati sogni che sembrano troppo reali, ma i suoi sensi gli suggerivano ben altro. La fronte gli si bagnò per le gocce di sudore che scorrevano, si sentiva in trappola, che fosse stato scoperto? Era caduto in una trappola? Era tutto troppo irreale per trattarsi di qualche marchingegno tecnologico.

Non appena si voltò, vide davanti a lui una figura a mezz'aria che conosceva bene.

«Ronald! Sei stato tu a fare tutto questo? Che diavolo sta succedendo?» Jack sputò subito quelle che erano le domande più logiche da fare.

«No, l'individuo che conosci con il nome di Ronald è solo una maschera che utilizzo per portare a termine la mia missione.» anche la voce era diversa da quella dell'uomo calvo.

«Allora tu... Chi sei?» non poté fare a meno di chiedere.

«E' molto semplice, io sono qui per fermarti. Sapevo già che eri un Trascinatore e conosco il tuo piano. Hai scambiato i dispositivi per terraformare Marte con dei missili, sul terminale hai inserito le coordinate di tutte le agenzie spaziali. Il tuo scopo è distruggerle tutte, per poi eliminare anche questa nave.» rispose, senza però rivelargli il suo nome.

«Ma come... Non ha senso, solo i miei compagni Trascinatori conoscevano questo piano! Sei un traditore per caso?» ipotizzò l'uomo.

«No, non sono un traditore. So delle vostre missioni perché, per dirla breve, io so tutto, posso ascoltare e vedere qualsiasi cosa. Per questo devo fermarvi.» anche questa volta non rilasciò molte informazioni.

«Ma cosa diavolo...» Jack non capiva più con chi aveva a che fare, che si trovasse di fronte a Dio o qualcosa del genere?

«No, non sono Dio.» rispose l'entità, a quanto pare era anche in grado di leggere nel pensiero «Sono semplicemente uno spirito il cui compito è quello di proteggere l'umanità da quelli come te ed i tuoi compagni. Io osservo, ascolto e proteggo il presente ed il futuro, entrando in scena solo quando necessario.» aggiunse.

«Stai scherzando, vero?» l'uomo iniziò a ridere «Sicuramente questa è tutta una buffonata!»

«No, non è uno scherzo. Ho visto il futuro, portando a termine il tuo incarico distruggerai l'intera razza umana, non posso permettere che ciò accada. Conosco le intenzioni di voi Trascinatori, ce l'avete con tutti gli uomini e donne perché, secondo il vostro ragionamento, sono stati loro a distruggere la Terra, inquinando e gestendo male le risorse del pianeta.» disse lo spirito «Il vostro scopo è quello di non far partire nessuno ed ostacolare il piano di terraformazione di Marte ad ogni costo. Per voi la punizione più giusta per la razza umana è quella di morire insieme alla Terra. Mentre alcuni seguono il loro istinto di sopravvivenza portando la vita su un altro pianeta, voi volete trascinarli in un'inferno che non offre nessun futuro. Per questo vi hanno dato questo nome.» concluse.

Dopo qualche minuto di silenzio, Jack si riprese e rispose adirato «Perché, vuoi dire che non è così? Vuoi dirmi che gli esseri umani non sono stati un cancro per la Terra? Prosciugandola poco alla volta?»

«Hai ragione, ma ti dimentichi una cosa. Un pianeta non è tanto diverso da un essere vivente, nasce, cresce e muore proprio come noi. Anche la Terra funziona in questo modo, aveva già dall'origine un'energia limitata, sicuramente senza gli umani sarebbe durata di più, ma prima o poi sarebbe finita comunque.» diversamente dal suo interlocutore, l'entità non sembrava mostrare emozioni «Anche per questo motivo sono nate le esplorazioni interplanetarie, per trovare una nuova casa.»

«Non una nuova casa, ma un nuovo pianeta da distruggere! Come la Terra! Gli umani non cambieranno mai, porteranno distruzione ovunque!» disse l'uomo, sempre più adirato.

«Come ti ho appena detto ogni pianeta ha un'energia che prima o poi finisce, non è solo colpa degli umani. Inoltre in futuro troveranno un modo per "ricaricare" questa energia, ma non solo, la nostra razza è un fiore che deve ancora sbocciare. Tutte le donne e gli uomini di questo mondo hanno delle capacità sorprendenti, che un giorno potranno sfruttare a pieno. Per questo devo fermarti, se ti lasciassi andare, gli umani non potrebbero mai raggiungere la perfezione.» le parole dello spirito sembravano non aver colpito l'interlocutore, che era ancora arrabbiato.

«Cosa vuoi farmi, uccidermi? Non dovresti essere il protettore dell'umanità? Vedi che anche tu uccidi? Sei proprio un mostro come la razza che difendi!» disse Jack.

«No, non ti ucciderò, non posso farlo. Con i miei poteri però posso farti rinascere in un'epoca futura, la tua coscienza vedrà di nuovo la luce tra qualche anno, ma non ricorderai più niente della tua vita passata. Quello che vedrai forse ti farà cambiare idea su di noi, visto che adesso non sei in grado di cambiare punto di vista.» il piano dell'entità era chiaro.

Preso nuovamente alla sprovvista, l'uomo rimase senza parole. Osservò il terreno quasi come se fosse un gesto di sconfitta, solo qualche minuto dopo trovò il coraggio di dire qualcosa «Ma... Chi diavolo sei tu? Perché usi il termine "noi" quando parli degli umani.»

Per la prima volta fu lo spirito a non rispondere subito, ma, dopo un po' di tempo passato a pensare, disse «Io sono quello che rimane del primo essere umano, sono la sua forza di volontà, la sua coscienza e la voglia di proteggere la sua razza. Anche i suoi ricordi albergano nella mia mente.» rivelando la sua vera identità.

«Quindi tu sei... Adamo?» disse velocemente Jack, rimanendo a bocca aperta.

«Si, questo è uno dei nomi che mi hanno dato.» rispose il primo uomo, avvicinandosi al suo interlocutore «Ma adesso il tempo per parlare è giunto al termine. Non ti preoccupare, non ti farò male.»

Anche se l'entità l'aveva rassicurato, l'uomo non si fidava, per questo motivo aveva tutte le intenzioni di scappare. Ma si rese subito conto che non riusciva a comandare il suo corpo, era immobilizzato, probabilmente Adamo era il responsabile di questa stregoneria.

Lo spirito non fece altro che posare una mano sulla fronte di Jack, che venne avvolto da una luce accecante, prima di scomparire nel nulla. Ma doveva fare un'altra cosa, prima di andare via, modificare i ricordi e gli eventi, che avevano subito un'alterazione a causa della scomparsa del traditore.

In un secondo tutto tornò come prima, Barbara ed Arianna si trovavano davanti alla console di navigazione insieme ad altri due nuovi astronauti. Nessuno ricordava più nulla di quanto fosse successo, né di Jack. Grazie all'intervento di Adamo, la missione fu un successo, e gli umani furono in grado di colonizzare Marte, dando il via ad un passaggio fondamentale per la loro evoluzione.



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