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lavoro pubblicato sabato 19 settembre 2015
ultima lettura martedì 18 aprile 2017

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Fratelli unici

di Batckas. Letto 420 volte. Dallo scaffale Cinema

Fratelli unici è un film del 2014 diretto da Alessio Maria Federici, con Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina Crescentini e Miriam Leone. Il film segna la prima collaborazione di Raoul Bova e Luca Argentero.

Colpito da un’immagine tratta dal film, decido di recuperarlo e vederlo. Premetto che non vedo molti film italiani, quasi nessuno, ma Raoul Bova mi piace molto come attore e Argentero mi sta, “a pelle”, simpatico, anche se il suo primo film che vedo.
È un film morbido, distensivo, sereno, familiare ma anche riflessivo, buono d’animo, se si può dire di un film.

Raoul Bova e Luca Argentero sono fratelli ma che conducono due vite completamente separate. Il primo è un medico di successo, divorziato e con una figlia. Il secondo vive alla giornata con il suo lavoro da stuntman e non è fatto per una relazione stabile. Le cose cambiano quando Raoul Bova subisce un incidente che gli provoca una perdita della memoria; non ricorda chi è sua moglie, sua figlia e nemmeno il fratello. Inoltre la sua mente è quella di un bambino piccolo che ha, di nuovo, tutto da imparare. Mentre la moglie di Raoul (Carolina Crescentini) e il fratello litigano su chi debba avere in carico Raoul, capiamo che quest’ultimo non è ben voluto da, praticamente, nessuno. Alla fine, però, sarà proprio il fratello ad accollarsi il “piccolo” Bova che scopre nuovamente il mondo con lui. Ad aiutare in questa impresa Argentero c’è la sua vicina di casa, Miriam Leone, che si innamora di Argentero, passa una notte con lui ma poi si rende conto della meschinità dell’uomo che non è disposto, nonostante la passione, ad avere una relazione stabile con lei. Nel frattempo, però, Raoul bambino trova l’amore in una donna che non ricorda essere stata la sua precedente moglie da cui si è divorziato. Confidato questo segreto al fratello, Argentero deve fare in modo che Bova dimentichi l’ex moglie (Bova non ricorda di essere stato sposato e un pessimo marito). Da qui parte un’epopea alla ricerca della compagna ideale di Raoul che, però, non vuole altre donne se non la sua ex, l’unica in grado di fargli sentire un bruciore allo stomaco. Fattosi coraggio, riesce ad avvicinarsi alla donna che dapprima lo respinge, ma poi si rende conto delle emozioni genuine dell’uomo che un tempo era il marito. Emozioni che, durante il matrimonio, non aveva mai dimostrato, presentandosi sempre freddo, distaccato e assente. La Crescentini, però, è promessa sposa ad un altro uomo. A causa dell’insistenza di Bova, alla fine si trovano seduti per il cenone di Natale in cui Bova ritrova la memoria perduta e si rende conto del pessimo padre che era stato per la sua bambina. Scopre, inoltre, che la moglie lo tradì con il fratello. Le cose sembrano tornare come all’inizio del film con i due fratelli che non si sopportano ma che si ritrovano perché la figlia di Bova chiede loro due una mano per impedire alla madre di sposare il nuovo marito che, chiaramente, non ama.
La Crescentini chiede perdono a Bova per averlo tradito ma spiega di aver avuto bisogno del calore umano che lui non era mai stato in grado di darle. Spiega che era stato un errore di cui ancora porta il peso.
Il film si conclude con Argentero che dichiara il suo amore per Miriam Leone e che è pronto a “fare colazione con lei la mattina”; con Bova e la Crescentini che ricostruiscono quel rapporto che avevano perso e con la figlia dei due che viene premiata per un progetto di scienze e ringrazia, nonostante tutto, il padre, che da quel momento in poi sarà presente nella sua vita, divenuto consapevole delle cose importanti grazie al suo ritorno all’essere bambino.

Durante tutta la durata del film non potevo non apprezzare il Raoul Bova bambinone, soprattutto quando si trova ad avere contatti con il sesso femminile, sotto i consigli del play-boy Argentero, suo fratello, che gli ha dato tutte le tecniche giuste per portarsi a letto una donna in poche mosse. In Raoul Bova c’è quella semplicità fanciullesca che un po’ fa venire il magone. Tutto era più facile quando si era bambini, quando non c’era quella malizia nelle relazioni sociali che erano pura e semplice alchimia. Fatto sta che il bambino si innamora perdutamente della donna di cui l’adulto se stesso si era già innamorato, che aveva sposato e che aveva perso perché insensibile e incapace di coltivare quei sentimenti iniziali. Il ritorno del “fanciullino” interiore permette all’adulto di relazionarsi con semplicità al mondo, riscoprendo quelle emozioni che la maturità aveva deturpato, garantendosi la gioia anche nelle piccole cose e nei piccoli gesti. Un fanciullino, però, che ben presto si trova a dover fare i conti con la realtà dei fatti, diversa dalle favole che si leggono prima della buonanotte. L’adulto torna con prepotenza, scalciando via il fanciullino e cristallizzando l’insensibilità come mezzo di sopravvivenza. Le colpe sono ormai venute a galla per tutti i personaggi, ognuno deve fare i conti con le conseguenze che avevano lasciato sepolte troppo a lungo. Fantastica, secondo me, la soluzione del perdono. I personaggi chiedono scusa gli uni agli altri per i comportamenti che hanno avuto e da lì trovano un modo per andare avanti, per superare gli ostacoli. Inizialmente tutti i problemi erano celati, non si parlava, non si discuteva, le accuse erano sospiri rumorosi di un malessere dell’anima mai denunciato. Alla fine, invece, si ha l’esplosione dell’unica cosa che serve e che garantisce il benessere in una relazione: la sincerità. Quando i personaggi cominciano ad essere sinceri gli uni con gli altri riescono a ricostruire quelle relazioni che erano state spezzate. Per fare tutto questo, però, c’è stato bisogno dell’intervento di un bambino, dell’animo candido di chi si chiede ancora il “perché” delle cose e non le accetta per quello che sono. L’intervento di chi si chiede ancora cosa sia l’amore, invece di ritenerlo estraneo alla propria vita o darlo per scontato. Anche il play-boy Argentero alla fine capisce, smette di avere paura di una relazione stabile, è pronto “a fare colazione la mattina” con la donna che si rende conto di amare (Miriam Leone). È un film che rispecchia la favola dell’amore, quello vero, non dettato dall’istinto ma che va oltre e che richiede, prima del contatto fisico, quello dell’anima. È un film che non rispecchia la realtà, se vogliamo fare i cinici. Il film è una favola che termina al meglio, tutti vivono felici e contenti. E mi va benissimo così.

Il feeling che c’è poi tra i due attori rende benissimo il loro fittizio rapporto fraterno che inscenano sul set. Sembrano veramente fratelli che si divertono, che litigano, che vivono insieme un rapporto che hanno perso da tempo. Nonostante l’opportunismo del personaggio di Argentero in diverse parti del film, si capisce che anche lui subirà una conversione totale, troppo toccato dalle parole dell’innocente fratello tornato bambino e da quelle pronunciate da Miriam Leone, che lo mette davanti alla sua meschinità e pochezza d’animo.

Divertentissime anche le scene degli errori, trasmesse durante i titoli di coda. La colonna sonora anche è molto importante perché contorna perfettamente le emozioni che sono rese sullo schermo.

Un film che mi ha sorpreso. Forse perché avevo bisogno di un film in cui l’amore trionfa senza “se” e senza “ma”. Forse perché è un appello a ritrovare quel “fanciullino” di cui anche Pascoli ci diceva di non perdere mai traccia.



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