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lavoro pubblicato venerdì 18 settembre 2015
ultima lettura domenica 15 gennaio 2017

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mad Max Fury Road

di Batckas. Letto 387 volte. Dallo scaffale Cinema

George Miller riprende il personaggio di Max dopo trent'anni dall'ultima pellicola. Questa volta Max è interpretato da Tom Hardy. Fury Road potrebbe essere il primo film di una nuova trilogia.

Le pellicole precedenti di Miller facevano intravedere la volontà di creare un mondo grottesco, capace di ribaltare completamente quella che è la realtà a cui siamo abituati. Non c’è niente di meglio per la dimostrazione di un mondo che è stato devastato dal binomio: guerra-natura. È inevitabile che l’umanità reagisca in maniera diversa, perdendo le radici con quello che era un tempo e fondandone altre. Tra i pochi che ricordano il mondo di un tempo c’è un uomo, un guerriero, una leggenda per molti: Max.
Quell’eroe di cui solo lo spettatore sa il nome, svelato agli altri personaggi soltanto alla fine del film, che intraprende una crociata non sua per espiare le proprie colpe. Ossessionato da visioni delle persone che non è stato in grado di proteggere, torna, più potente e brutale che mai, il personaggio creato da Miller.

Mel Gibson ha rifiutato la parte ritenendosi troppo anziano, Tom Hardy ha preso il suo posto e, bisogna dirlo, è davvero azzeccato. Quei due occhi chiari stralunati, delle espressioni facciali che condensano emozioni inesprimibili a parole, quei gesti meccanici, isterici e violenti danno il giusto temperamento a Max.

Dopo trent’anni torna l’Interceptor.

I nemici di Max sono sempre stati “strambi” ma questa volta Miller si è superato dando vita a un mondo che pare malato e da cui Max, ormai contagiato, deve salvarsi.

Il film non perde tempo, nel giro di pochi minuti non solo abbiamo fatto conoscenza del personaggio ma lo vediamo anche scappare. O meglio, tentare la fuga. Dopo qualche attimo è imprigionato ma non si ferma mai, è la sua natura. Torna a scappare, senza arrendersi, una tenacia fuori dal comune mentre siamo testimoni della sua follia che gli provoca visioni della famiglia che non è riuscito a proteggere, quel debito inestinguibile che ha con la vita di espiare le proprie colpe.

All’inizio del film, però, protagonista non è Max, costretto a rimanere legato come “sacca di sangue” per poter rafforzare i “figli di guerra”, ma Furiosa, l’imperatrice. Furiosa (Charlize Theron) sta portando in salvo le mogli di Immortan Joe, un uomo che controlla l’acqua che chiama “Acqua-cola” per soggiogare la popolazione, che schiavizza delle donne per produrre in continuazione del latte, che tratta le proprie mogli come oggetti: tutte le carte in regole per diventare il cattivo della situazione.

È inevitabile pensare che, con i mezzi di trent’anni fa, Miller non sarebbe mai stato in grado di portare su schermo le idee che aveva. Fury Road è, a livello visivo, spettacolare. Mad Max è un film che parla di guerre su auto: Miller mette in scena guerre su auto. Inventandosi alcune cose mai viste: tizi che suonano la chitarra elettrica ancorati a un camion per dare forza alle truppe, soldati che si spruzzano della vernice argentata sui denti per prepararsi a morire degnamente ed entrare nel Valhalla, un protagonista muto per buona parte del film che fulmina tutti quanti con lo sguardo e grugnisce invece di proferire parola, tanti altri dettagli che rendono “pazzo” il mondo in cui Max si muove.

Come canonico in Mad Max, poi, c’è gente bisognosa d’aiuto. All’inizio è il classico scambio di favori per diventare poi una crociata per la propria redenzione. Max e Furiosa condividono lo stesso obiettivo e decidono di allearsi per donare un futuro alle mogli di Immortan Joe e a tutte le persone che vivono nella Cittadella sotto il suo dominio. Come sempre Max metterà in pratica le sue doti da guerriero della strada, distruttore e sopravvissuto. Riuscirà nella sua missione e, come è giusto che sia, abbandona agli altri la salvezza. C’è solo uno sguardo, un ringraziamento silenzioso che Furiosa rivolge al suo salvatore. Max abbassa gli occhi per far capire che deve andare in quel modo, perché è sempre andata così e sempre sarà così per lui. La leggenda di Max, raccontata ogni sera, riesce a sopravvivere ancora.

Il film è stato un caposaldo per riprendere un personaggio di cui, nel giro di poco, mi sono completamente innamorato. Tom Hardy è meraviglioso in questo ruolo, sembra calzargli a pennello, come se fosse il successore spirituale di Gibson. Mad Max è tornato e, paradossalmente, non è l’eroe che va molto di moda in questi tempi perché, in fondo, è un buono. Non è quell’eroe che si porta a letto la bella donna come ricompensa, non è l’uomo dalla battuta pronta o dal carisma magnetico, non è il salvatore goliardico che ci si aspetta, non è l’eroe che dà spettacolo per essere osannato dalle folle. È quell’eroe silenzioso, non più comune di questi tempi nemmeno nella vita reale, che fa la cosa giusta e, senza nemmeno volere un ringraziamento, riparte pronto a farlo ancora.



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