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lavoro pubblicato venerdì 18 settembre 2015
ultima lettura mercoledì 18 marzo 2020

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Mad Max (Trilogia)

di Batckas. Letto 621 volte. Dallo scaffale Cinema

George Miller ha diretto la trilogia: Interceptor, Interceptor - Il guerriero della strada, Mad Max - Oltre la sfera del tuono. Nei tre film il protagonista è Max Rockatansky, interpretato da Mel Gibson.

Avendo visto per primo Fury Road e, essendomi piaciuto, ho pensato che fosse corretto vedere da dove veniva quel personaggio; venuto a sapere, poi, che il regista era lo stesso, ho superato ogni inibizione e ho preso in mano la trilogia di Mad Max, uscita quando io ero soltanto un progetto (forse nemmeno) dei miei genitori. Ho visto un Mel Gibson giovane che interpreta la parte di un poliziotto in un mondo “a pochi anni da adesso” (ma tanti anni fa). Ovviamente all’inizio Max è soltanto “Max” non c’è ancora quella componente “Mad” anche se capiamo fin dalle prime battute del film che il poliziotto in questione è fuori dagli schemi. Forse ha visto talmente tanto orrore nella sua vita che decide di lasciare le forze di sicurezza per non diventare come i criminali che combatteva. Il tutto per dirci che Max è il tipo di uomo con cui non bisogna scherzare. Innamoratissimo della moglie, forse un po’ meno del figlioletto dato che compare poco sulla scena e soltanto nei momenti di maggiore topos.

Una cosa che salta subito all’occhio in quel nuovo mondo immaginato da Miller, comunque, è la pazzia dei personaggi che lo abitano e dei loro modi di fare “plateali”. Capiamo subito chi è il cattivo, quanto sia pazzo e pericoloso. Nonostante tutto, però, il film procede tranquillo per Max mentre la violenza si consuma a scapito di altri individui (tra cui il collega di Max).
Inutile nascondere che non vedevo l’ora in cui Max diventava “Mad” e cioè alla morte della moglie e del figlio. Per uno che ha visto prima il quarto film e poi i primi tre, davo per scontato alcune situazioni. Ammetto che vedere un Mel Gibson stralunato è stato in perfetta sintonia con le espressioni facciali di Tom Hardy in Fury Road. È un ottimo seguito spirituale.
Il primo titolo, quindi, mi è piaciuto, anche se non tanto come mi aspettavo, in alcuni frangenti mi è sembrato un po’ lento ma c’è anche da dire che sapevo come andava a finire, pertanto eventuali “colpi di scena” li avevo sacrificati.

Il secondo film, però, “Il guerriero della strada” è quello della trilogia che mi ha colpito di più perché mette le basi per quello che si è visto in Fury Road e, soprattutto, sulla psicologia del personaggio di Mad Max. Ormai è folle, vive solo con un cane e con la sua auto, non vuole contatti umani, non si preoccupa di uccidere, vuole ottenere unicamente ciò che gli serve per andare avanti e, in quel mondo, l’unica cosa che serve è la benzina. L’incontro col pilota di elicottero cambierà un po’ le carte in tavola. Max avrà un compagno di viaggio chiacchierone, per compensare il suo silenzio. Max comunica con poche parole e con occhiatacce.
Anche qui abbiamo una componente “nemesi” non comune. Sono folli, si vestono da strambi e sono pericolosi. Max alla fine, però, si trova coinvolto in ciò che sembra perseguitarlo: gente bisognosa d’aiuto. Max decide di aiutarli soltanto perché sa che in cambio può ottenere la benzina ma lo spettatore sa che in cuor suo il guerriero della strada è un buono e vive per fare del bene al prossimo, per rimediare, per espiare la colpa di non aver saputo proteggere la propria famiglia. Inevitabilmente, infatti, volente o nolente, Max aiuta sempre i bisognosi che incontra sul suo cammino (comportamento che è stato mutato, invece, nell’opera videoludica a lui ispirata).
C’è un accampamento che estrae petrolio che ha bisogno di protezione. Un gruppo di criminali, con cui Max già si è scontrato, vuole la loro benzina e chiedono di andarsene. I civili nell’accampamento sanno di non potersi fidare e devono decidere se difendersi fino alla fine o evacuare. Max cerca di tirarsene fuori, ci riesce anche, ma alla fine il destino è più forte e si ritroverà costretto ad aiutare quelle persone. Si sacrifica per loro e, cosa che mi piace tantissimo, non si rende parte della salvezza che procura. Non vuole ringraziamenti o riconoscenze. Significativo il racconto dell’uomo che, ai tempi di Max, era un bimbo e di come Max diventi una leggenda con il passare del tempo.
Un eroe gratuito e silenzioso.
Il secondo film ha impresso nella mia mente, forse perché come tematiche si avvicina tantissimo a Fury Road, la figura di Mad Max.

Il terzo film, un po’ scialbo, secondo me, rispetto al secondo. “Oltre la sfera del tuono”, ci porta in una situazione molto simile al secondo film. Tralasciando la trama. Nel terzo film si scopre un’altra caratteristica di Max che lo allontana molto dall’essere “Mad” ed è la pietà nei confronti degli avversari. Nonostante si voglia far sempre passare l’idea che Max sia uno che è disposto a tutto per ottenere quello che vuole, lo stesso si rifiuta di uccidere un uomo che aveva conosciuto tempo prima e che non era in grado di intendere e di volere. Si può dire quello che si vuole ma identificare Max come “antieroe” non è corretto. Max è un eroe che ha bisogno di qualche motivazione in più per agire. Difatti nella continuazione della trama si ritrova ad aiutare, controvoglia, un altro gruppo di sopravvissuti che avevano ignorato le sue avvertenze sui pericoli del mondo. Niente vietava a Max di lasciarli morire e di continuare con la sua vita. La realtà è che il personaggio che si è voluto creare, allegoria della sopravvivenza umana, è anche allegoria della sopravvivenza della bontà in un uomo che non ha niente da perdere ma tanto ancora da dare. Come alla fine del secondo film, infatti, Max crea un futuro di cui non si rende partecipe. Consapevole che la sua storia non può concludersi perché lui è un guerriero della strada e appartiene all’asfalto, ancora una volta vediamo i salvati che si allontanano da quel salvatore silenzioso. Nel terzo film ho visto anche una maggiore comicità dettata anche dalle condizioni tribali in cui versa il gruppo che salva Max dal deserto. Manca anche un vero e proprio “cattivo” nel terzo film: è proprio Auntie Entity con cui si è scontrato che riconosce la propria sconfitta e lo lascia andare. Forse perché lo scontro si concentra tra Max e Mad Max. Tra la sua parte che vuole aiutare il prossimo e quella che finge di non volerlo fare.

Comunque si veda la storia, però, si scorge un uomo che non vuole affetti stabili, probabilmente per la paura di perderli, come è già successo. La trilogia di Mad Max si conclude senza finale, rimane in sospeso con un Max in mezzo al nulla. Solo un eco nel finale: la storia di Max che va raccontata ogni sera, per sempre.

Ritroveremo Max in Fury Road, un degno successore, una degna continuazione di quella storia che va raccontata ogni sera per mantenere viva la leggenda.



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