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lavoro pubblicato venerdì 18 settembre 2015
ultima lettura martedì 19 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Mad Max (Avalanche Studios)

di Batckas. Letto 610 volte. Dallo scaffale Generico

Mad Max è un gioco sviluppato dalla Avalanche Studios, pubblicizzato dalla WBgames. Riprende il personaggio interpretato da Mel Gibson e Tom Hardy sotto la direzione di George Miller e ci permette un viaggio nella mente del Guerriero della strada.

Silenzio. È l’obiettivo ultimo del protagonista. Un uomo che uccide senza battere ciglio, fugge come se rincorso dal diavolo, lotta come se lo avesse in corpo. Gettato più volte in pasto alla morte e continuamente risputato intero. La Mietitrice non lo vuole come sposo.

Un sopravvissuto che ha unicamente la sua auto, l’unico “essere” di cui si fida perché inanimato, perché non può morire, la sua automobile, l’”Interceptor”, non può indagare i lati nascosti della sua anima, non fa domande, non è in grado di guardargli dentro.

Un guerriero che scatena una guerra per poter arrivare in un luogo creato dalla sua stessa mente: le Piane del Silenzio.

Un pazzo appesantito dai suoi sensi di colpa, da visioni, cacofonie di suoni.

Il giocatore si trova ad avere a che fare con un uomo di cui conosce nome e passato. Non vengono indagati i sentimenti di Max, no, quelli bisogna scoprirli, quelli bisogna farli propri. Lo vediamo mentre perde l’auto, combattere Scabrous Scrotus, infilargli una motosega in testa, possiamo capire la sua forza di volontà perché non si ferma davanti a niente, non fino a quando è gettato nella sabbi, apparentemente morto.

Il primo incontro è un cane. “Non voglio altre risse”. Max aveva tutto, persino “la forza d’animo” per affrontare quel viaggio alla volta del silenzio, eccetto il carburante. Ora non ha più niente. Ed è qui che entra in scena il giocatore. Siamo noi che dobbiamo accompagnare Max nella sua missione per ritrovare la pace. Pace che passa, però, sui cadaveri di tutti coloro che tentano di opporsi a colui che diventerà il Guerriero della Strada.

Il cane lo ha aiutato, è stato il primo e forse unico alleato da quando l’Interceptor gli è stata strappata via. Si nota subito la volontà di Max, nel momento in cui si sente il guaito del cane, di voler ricambiare il favore. Si corre con la speranza di poterlo salvare, cosa difficile, in un mondo dove regna la sopravvivenza più crudele e spietata. Lo si trova in una gabbia, catturato da un uomo gobbo, deformato, un mostriciattolo che parla veloce, un profeta di una nuova religione che venera l’Angelo Combustione e per cui Max è il nuovo messia, un santo, l’eletto per guidare l’incarnazione della Combustione stessa.

Mentre si provano a seguire i discorsi senza senso di Chumbucket (così si chiama il gobbo) che chiede perdono per aver solo pensato di mangiare il cane (che chiama Dinki-Di), vediamo un Max che ritrova la speranza non appena il gobbo gli dice di avere un auto che può essere pilotata soltanto da lui: dal santo, dal Pilota per eccellenza.

Si ha il primo incontro con un uomo misterioso. “Non sei ancora pronto” ci dice. Realtà? O frutto della follia di Max?

L’auto che dovrà portare Max alle Piane del Silenzio è la Magnum Opus che, però, è soltanto lo scheletro di un auto quando Max e il giocatore la scoprono. Da lì in poi sarà una continua corsa per potenziare la propria automobile fino ad appropriarsi del motore V8 che si può trovare soltanto a Gastown. Il giocatore guida Max in una lotta contro Scrotus distruggendo avamposti, fermando convogli, aiutando i sovrani di quelle terre a prosperare di nuovo dopo la violenza dilagante che Scrotus ha portato nei loro territori. Il giocatore rende Max, inevitabilmente, una leggenda. La gente che inizialmente lo disprezzava comincia a vederlo come un eroe. Ogni cosa che Max fa, però, è per una ricompensa. Al giocatore non è lasciata la possibilità di rifiutare quel qualcosa in cambio. Perché dobbiamo ricordarci che il giocatore guida Max ma la storia non è la sua, Max ha una sua personalità e spesso le sue decisioni possono anche non essere condivise dal giocatore ma non importa. È Max deve raggiungere le Piane del Silenzio, non noi.

Max è un santo senza nome. Il giocatore è l’unico a sapere come si chiama. Chumbucket gli si rivolge con la parola “santo”, tutti gli altri lo etichettano con lo strascico della leggenda che si porta dietro, di terrore o speranza a seconda di chi si incontra. Per i figli della guerra, le carcasse e i porcospini è un flagello, un distruttore. Per la gente delle lande desolate, invece, è un eroe involontario. Un “santo riluttante”.

Quell’uomo misterioso che ci aveva detto che non eravamo pronti, però, si presenta in più occasioni e accompagna il giocatore alla scoperta di ciò che Max è. Griffa, l’uomo misterioso, è l’unico squarcio che abbiamo sull’anima di Max, su ciò che era, su ciò che è. Max ha paura di quello che un tempo era: un uomo con una famiglia, degli amici, uno scopo. Tutto gli è stato strappato. Dentro di sé mantiene ancora i frammenti dell’uomo che era, di un uomo giusto. Un uomo giusto di cui, però, Max stesso ha paura. Nel momento in cui il dolore è insopportabile, Max si è cristallizzato nella pazzia, ha abbracciato la follia come unica fonte di benessere: per non ricordare, per non pensare, per non essere realmente vivo. Due occhi di ghiaccio sulle lande desolate che sopravvivono ad un’anima ormai morta da tempo con tutte le persone che amava. Un uomo che vuole morire ma che non ci riesce perché addestrato dalla vita ad essere un sopravvissuto.

Una vita che gli impone la redenzione.

Per tutti, però, c’è Speranza. Per Max è una persona, una donna: Hope (“speranza” in inglese).

Nonostante all’inizio sia semplicemente uno scambio di favori, il giocatore non può non notare un attaccamento di Hope verso Max. Attaccamento che, però, Max non ricambia, con la sua mente tutta puntata sul suo essere solitario, sul sopravvivere giorno dopo giorno, sul raggiungere quelle Piane del Silenzio “E se tu le stessi percorrendo proprio adesso?”

Eppure Hope è la consacrazione della vita di Max a fare del bene. È la moglie stessa che, in una visione, glielo dice. Max è sempre stato solo, è tempo che le cose cambino. Il cane, sotto forma umana, sigla l’unione tra Hope e il guerriero della strada. Non importa per quanto: i loro destini sono incatenati.

Il nemico iniziale, rimasto sopito subito dopo l’inizio, dato per morto, però, torna. Anch’egli è rifiutato dalla morte: Scabrous Scrotus. Il terrore delle lande desolate ritorna e sebbene Max non abbia nessuna intenzione di ucciderlo perché, semplicemente, non ne ricaverebbe niente, Scabrous lo vuole morto per vendicarsi della sega elettrica che nel loro incontro precedente Max ha conficcato nel suo cranio.

Da questo scontro, però, per Max inizia una discesa ancora più profonda verso la sua follia, verso la violenza che sempre lo circonda. Hope lo salva e vuole che, in cambio, questi salvi sua figlia dalle mani dei porcospini.

Ed è lì che Max concede ad Hope ciò che era concesso unicamente al giocatore sapere: il nome. Max rivela la sua identità alla donna. Salva Glory. La parola “padre” è fastidiosa come unghie sulla lavagna per Max. Il giocatore vede lo scempio che si consuma mentre il protagonista si condanna ancora una volta ad un’agonia senza fine. Il giocatore può solo essere spettatore di quella tragedia: assistere impotente davanti al massacro di Glory ed Hope per mano di Scabrous Scrotus. Chumbucket, il gobbo fedele che ci è stato al fianco per tutto questo tempo, ha rivelato la posizione delle due donne al nemico mortale di Max. Scabrous ha capito che avrebbe anche potuto uccidere Max, ma gli avrebbe fatto un favore. Decide di farlo soffrire, di colpirlo nell’unico punto dove potrebbe fargli male: gli affetti.

Max ha scritto le note per la canzone funebre che si leva dal corpicino senza vita di Glory. “Nessuno si ricorderà di me” sono le parole che la bambina pronuncia prima di spirare mentre sullo sfondo si vede Hope impiccata. Come la speranza che Max stava coltivando e che il giocatore gli augurava. Max è stato padrone delle sue scelte ma sarà il giocatore a condurlo alla fine. Come all’inizio, quando Max era lasciato senza niente, interviene il giocatore, così alla fine. Quando a Max non rimane più nulla.

“Scrivi il mio nome con il loro sangue”. La voce di Glory suona imperiosa nella testa di Max che distorce i ricordi per trovare uno scopo a cui aggrapparsi. Giocatore e Max, insieme, vedono da lontano il convoglio di Scabrous. È la fine. Le Piane del Silenzio non saranno reali fino a quando Scabrous non avrà smesso di respirare. La colpa della morte di Hope e Glory ricade tutta su Max ma il giocatore non lo abbandona nella sua crociata personale. È la seconda volta che Max perde la famiglia. È la seconda volta che il giocatore lo fa rialzare.

Il grido struggente del guerriero della strada sul cadavere di Glory era l’esalazione dell’ultimo respiro dell’uomo che un tempo era, di quell’anima celata dietro quegli occhi impassibili. Quella stessa anima che stava venendo a galla ma che soccombe quando Scabrous viene ucciso da Max, solo da Max, il giocatore è di nuovo spettatore. La furia assassina per la vendetta ha condannato anche Chumbucket e la Magnum Opus, la crociata personale di Max è giunta al termine e, con essa, la falsa speranza che Hope e Glory gli avevano dato. Fugge da tutto ciò che è stato fino ad allora, con la morte di Scabrous, è morto anche il Max che aveva toccato le labbra di Hope.

La foto della moglie e della figlia.

Si assiste alla scena finale con un Max che abbandona anche l’ultima speranza. L’anima si affievolisce come una fiamma privata di ossigeno. Così come la storia è iniziata, si conclude su una strada. L’Intercpetor, da Max recuperata, macina l’asfalto. Il viaggio verso le Piane del Silenzio è ancora lungo, irto di insidie, di lutti. Il guerriero della strada, però, deve seguire il suo destino. Il giocatore ha visto parte della sua storia.

E come succede sempre con Max, lo vediamo allontanarsi, proseguirà la sua avventura da solo. Il giocatore ha potuto condividere il fardello di una scelta sbagliata, di una caduta eterna nell’errore. Ormai, a Max, la vera follia è l’unica cosa che gli si possa augurare per fargli trovare finalmente la pace. Quella pace tanto agognata ma mai raggiunta.

E in tutto questo, però, rimane un solo interrogativo portatoci dalla canzone che apre il gioco. What is The Soul Of A Man? Cos’è l’anima di un uomo? E cos’è Max? L’allegoria della sopravvivenza umana? Il simbolo della speranza che porta alla sofferenza? Il baluardo di un’umanità che, devastata, ha comunque bisogno di qualcosa per cui lottare? Un uomo che ha perso tutto? O l’ultima speranza, proprio lui, per tutti coloro che hanno bisogno? Un buon samaritano consacrato alla follia, ecco cos’è Max.



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