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lavoro pubblicato mercoledì 9 settembre 2015
ultima lettura mercoledì 24 aprile 2019

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Il cuore di latta

di AnnaRossi. Letto 605 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Oddio, ma dove l'avrò cacciato?" Marisa fu presa dal panico, cominciò a rovistare dappertutto, sotto il letto, nei cassetti, nell'armadio, nelle varie borse, ma non c'era traccia...! Allora urlò dal piano di sopra: "...

"Oddio, ma dove l'avrò cacciato?" Marisa fu presa dal panico, cominciò a rovistare dappertutto, sotto il letto, nei cassetti, nell'armadio, nelle varie borse, ma non c'era traccia...! Allora urlò dal piano di sopra: "Mamma , mamma hai visto per caso il mio cuore di latta?" La mamma rispose spazientita, anche perché, ogni qualvolta smarriva qualcosa, la chiedeva sempre a lei. Urlò: "No Marisa, non ho visto il tuo ciondolo." La figlia ribatté: "E adesso come faccio senza? Proprio oggi che ho l'esame di Biologia? Senza il mio portafortuna non lo supererò mai con quella arcigna della professoressa Gozzo." La mamma salì in camera della figlia; conoscendola sapeva che non avrebbe nemmeno provato ad uscire di casa, senza il suo cuore.
Iniziò anche lei una spasmodica ricerca, ma senza alcun risultato e poi, con pazienza, cercò di convincere la figlia: "Marisa mi meraviglio di te, una ragazza intelligente, moderna, che crede che un semplice oggetto possa condizionare l'esito di un esame: sei preparata, hai studiato tantissimo e poi sai benissimo che queste sono solo delle sciocchezze, quindi, non mi deludere, vai tranquilla a fare l'esame e vedrai che andrà tutto bene:"
Ma le parole della mamma anziché tranquillizzarla, la fecero agitare di più, a tal punto che sbraitò: "Non ci vado, non capisci che solo con quello mi sento sicura... Guarda che ora è! Fra poco chiameranno l'appello ed io?" La mamma continuò dicendo: "Va bene, facciamo così, se l'esame andrà bene, anche senza il tuo amuleto, c'è ne andremo per qualche giorno in vacanza, su in montagna.
Da quando erano rimaste sole, non si erano mai allontanate da casa e questa era l'occasione buona per farlo. Marisa ricordava con emozione quella notte speciale in cui aveva trovato il cuore. Aveva perso da pochi giorni il suo adorato papà, morto in un incidente sul lavoro. Era caduto da un'impalcatura che non era a norma, un volo da parecchi metri e poi, il botto sull'asfalto e per Gianluca, non c'era stato più nulla da fare.
Marisa e la mamma erano distrutte dal dolore e cercavano di farsi coraggio a vicenda. Così quella notte, Marisa era uscita da sola sulla spiaggia per piangere, senza che la mamma se ne accorgesse. Si era seduta su un grosso scoglio e mirava il mare illuminato da una splendida luna piena. Ad un tratto, vide luccicare qualcosa sulla sabbia, si avvicinò raccogliendo l'oggetto e vide che era un ciondolo a forma di cuore...un cuore di latta.
Non era di valore ma a lei sembrò luccicare in modo straordinario. Più lo teneva fra le mani più sentiva che era qualcosa di speciale, come se fosse un dono del suo papà. Da quel momento, non se n'era più distaccata, lo portava sempre con sé, era il suo portafortuna, le dava forza e per lei era impensabile uscire senza, figuriamoci sostenere un esame all'Università.
Carla guardava la figlia con tenerezza anche se non sapeva più come convincerla, poi pensò che l'unico modo fosse ricordarle ciò che avrebbe desiderato il padre e le disse: "Marisa tesoro, ascolta, papà non avrebbe sicuramente voluto che tu rinunciassi ad un esame per una superstizione, sarà molto dispiaciuto nel vederti così." Questa fu la spinta, infatti, prese la borsa ed uscì, la mamma l'accompagnò all'ascensore e le diede un bacio. Ma si accorsero che si era rotto improvvisamente e non partiva. Allora la figlia rivolgendosi a Carla esclamò: "Hai visto... questo è un segno...lo sapevo." Scese velocemente per le scale, la mamma alzò le braccia al cielo in segno di disperazione e rientrò in casa.
Marisa saltò giù per le scale facendo i gradini a due a due, con il rischio di cadere. Arrivò nell'atrio con il fiato corto, indossò il casco e montò sul suo scooter, ma con grande sorpresa, appena cercò di metterlo in moto, si accorse che era rimasta senza benzina, sbraitò: "Accidenti ho dimenticato di fare il pieno." L'ansia oramai, se n'era impadronita, a tal punto che le tremavano le mani, aveva la tachicardia ed una sudorazione profusa. Soffiò nervosamente su un ciuffo di capelli ribelli che uscivano dal casco e si guardò intorno per trovare un passaggio.
Notò fra la gente la sua amica Adriana che si stava dirigendo verso la sua auto, iniziò ad agitare le braccia per farsi notare, sollevandosi anche, sulle punte dei piedi. Nel fare questo, non si accorse del gradino del marciapiede, inciampò e miracolosamente riuscì a mantenere l'equilibrio, ma tutto il contenuto della sua borsa si sparse a terra.
Mentre era intenta a raccoglieva le sue cose, Adriana la raggiunse dicendole: "Marisa ma perché ti agiti tanto? Hai qualche problema?" Lei sollevò il viso, illuminandosi: "Meraviglioso, mi hai visto, mi dai un passaggio all'Università? Sono rimasta a secco con il motorino e l'auto di mamma è all'officina. Devo arrivare entro le nove, per l'appello, perché ho l'esame:" Adriana rispose: "Dai vieni che ti accompagno."
Seduta accanto all'amica non riusciva a stare ferma, poi cominciò a mordicchiarsi le labbra facendole sanguinare, lo faceva sempre quando era particolarmente nervosa. Una goccia di sangue le macchiò la bianca camicetta, provò a pulirla ma al contrario la sporcò di più. Esclamò: "Non ci posso credere, anche questo ed ora come mi presento in queste condizioni." Adriana vedendola nel pallone le propose di indossare la sua maglietta; per fortuna avevano la stessa taglia.
Si appartarono in una stradina secondaria per scambiarsi gli indumenti e mentre erano intente a fare ciò, spuntò dal finestrino la faccia sorpresa di un poliziotto; il quale, vedendo quello strano spogliarello, chiese loro che stessero facendo. Adriana rispose: "Agente non è come potrebbe sembrare." Ed imbarazzata per la situazione grottesca gli raccontò l'accaduto. Ma intanto, il tempo passava e Marisa era terribilmente in ritardo. Finalmente, dopo un po', riuscirono a convincere il poliziotto della loro buona fede e velocemente si avviarono verso il campus universitario. Appena giunte salutò l'amica, la quale, con un in bocca al lupo, le diede un bacio di incoraggiamento.
Marisa entrò trafelata sentendo il suo nome, la professoressa la richiamò nuovamente: "Spinelli Marisa...Spinelli:" Lei, con il poco di fiato rimasto, farfugliò: " Presente...presente:" E si lasciò cadere esausta sulla sedia. Avvertiva l'impulso di fuggire; senza il suo ciondolo si sentiva persa. Non ricordava più niente di ciò che aveva studiato, cercò di ripassare nella mente gli argomenti che le erano parsi più difficili, ma zero... tabula rasa.
Dopo alcuni studenti fu il suo turno, sentì nuovamente il suo nome, ma era come se fosse stata inchiodata alla sedia, la professoressa la richiamò seccata per la terza volta, a quel punto Marisa ripensò a suo padre e trovò tutto il coraggio che aveva, si sedette davanti alla commissione d'esame. Balbettò nuovamente il suo nome consegnando il suo libretto universitario. Poi iniziò a parlare, rispondendo a tutte le domande correttamente e con sicurezza. Alla fine la professoressa compiaciuta le rivolse una domanda: "Le basta un trenta o vuole pure la lode?" Non riusciva a crederci balbettò: "Certo professoressa mi accontento." Questa le fece i complimenti e lei uscì dall'aula come se stesse volando.
Solo allora si accorse di avere qualcosa nei jeans, mise la mano in tasca e toccò qualcosa di metallo, lo estrasse fuori ed incredula lo fissava, non poteva crederci il suo amuleto era lì, nascosto nei pantaloni, quasi a volerle mandare un messaggio, l'importante è credere in sé stessi, amarsi un po' di più ed anche se a volte possono capitare degli imprevisti, come erano successi a lei, se si ha la volontà, con un po' di ottimismo si possono anche superare. Indossò il cuore, felice di averlo ritrovato, perché anche se non possedeva alcun potere, per lei era ugualmente importante. In quella notte piena di dolore e disperazione, dove per lei sembrava che niente avesse più valore, trovandolo, aveva scoperto in sé la forza per reagire , credendo che fosse un magico dono, del suo adorato papà.


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