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lavoro pubblicato lunedì 7 settembre 2015
ultima lettura martedì 25 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Momenti: Il Bar - Bozza

di Scrittore. Letto 405 volte. Dallo scaffale Generico

Normal 0 14 false false false IT X-NONE X-NONE MicrosoftInternetExplorer4 Premessa: Come accennato dal titol...

Premessa: Come accennato dal titolo, il seguente lavoro è una bozza. L'ho voluto pubblicare con tutte le sue imperfezioni, seguirà una riscrittura, ma ogni commento è ben accetto. Se volete potete lasciarlo qui sotto, anche se sarebbe meglio se cliccate sul mio nome utente e usate la funzione "Contatta Scrittore" presente sulla pagina, in quanto non riesco a visualizzare correttamente i commenti. Grazie per l'ascolto (se avete letto), e vi auguro buona lettura. ---------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Serena era seduta sullo sgabello di legno di un piccolo locale, nella periferia della città in cui viveva, ormai, da sette anni. Una luce forte e giallognola illuminava il locale vuoto. Davanti a lei, sul bancone, c'era il boccale ancora pieno di birra che aveva ordinato qualche ora fa. Oltre a lei non c'era anima viva, se n'erano andati tutti, anche il barista che l'aveva servita. Dopo che era andato via l'ultimo cliente, gli aveva lanciato un sorrisetto, e in tutta fretta si era diretto verso la porta dedicata allo staff. Serena non vedendolo tornare, pensò che era scomparso.

Il silenzio padroneggiava la situazione, ma non era un silenzio qualunque. Era un silenzio che faceva riflettere, che la faceva riflettere su quella storia d'amore finita troppo in fretta. Serena non riusciva a smettere di pensarci. Ogni volta che la mente rievocava il bel faccino del suo ultimo ragazzo, lei avvertiva una dolorosa fitta allo stomaco, un pugno al cuore e un forte senso di apatia. Non poteva ancora credere che era finita.

Dopo la loro piccola e rapida discussione, avvenuta sotto casa del suo ragazzo, lui era montato sulla sua spider rossa fiammante ed era partito sgommando le ruote. L'aveva lasciata sola, con mille domande che le passavano per la testa. Serena lo aveva aspettato per qualche minuto, sperando che tornasse, mentre gli occhi incominciavano a velarsi, ma non c'era nulla da fare. Lui non era tornato. Decise di incamminarsi lungo il marciapiede, per sopprimere i suoi maledetti pensieri. Era notte, il buio la faceva da padrona, ma le insegne luminose dei locali e dei negozi la colpivano, illuminando debolmente la sua figura. Passo dopo passo, arrivò davanti alla porta di quel locale. Da fuori vide che c'era poca gente, e decise di entrare. Si fiondò subito al bancone, e sedendosi ordinò il suo boccale, che ora le sue dita tastavano, governate dall'indecisione.

Sospirò e chinò leggermente il capo. I bei tempi se n'erano andati e adesso erano stati sostituiti dai nuovi, più duri, più difficili. Rialzando la testa, scrutò con attenzione le mensole di vetro fissate sulla parete color crema del locale, su cui erano poste numerose bevande alcoliche. Le mensole erano piene e arrivavano fino all'estremità più in giù del bancone.

All'improvviso, sentì una porta aprirsi con un leggero scricchiolio. Girò il suo sguardo verso destra e vide uscire una ragazza dalla stessa porta in cui era entrato il barista. Serena la guardo attentamente.

Era giovane e doveva avere sui ventotto anni. Aveva una corporatura snella ed era alta all'incirca un metro e settanta, quasi quanto Serena. I suoi capelli marroni erano ben curati, lisci e lunghi, e due piccole ciocche, le cadevano sulle spalle della polo nera che indossava, arrivando fino all'altezza dei seni. Le sue lunghe gambe erano coperte da jeans blu e consumati dall'utilizzo, mentre ai piedi indossava scarpe da ginnastica bianche perfettamente linde. Il suo volto era tondo, la sua bocca di un colore violaceo. Ma i suoi occhi avevano un colore stupendo, che Serena invidiava: erano verdi.

I loro sguardi si incrociarono per un istante, poi la ragazza percorse velocemente i pochi metri che la separavano dal bancone, e le passò davanti agli occhi, fermandosi davanti al lavello, il cui piano era pieno di bicchieri da lavare. Con rapidità si chinò leggermente, e Serena la vide aprire un cassetto. La ragazza prese uno straccio e lo richiuse con forza, dopodiché si ritirò in piedi e aprì il rubinetto, non curandosi minimamente dello sguardo di Serena. Prese un bicchiere e lo mise sotto l'acqua, lo riempì diverse volte, poi lo svuotò altrettante, e richiuse il rubinetto. Strofinò lo straccio dentro e fuori il bicchiere con abile maestria, e poi lo riposò sul piano. In quel momento, i loro sguardi si incrociarono di nuovo.

Serena non poté trattenere il peso dei suoi occhi, e volto il capo, rivolgendo di nuovo la sua attenzione alla porta dov'era uscita la ragazza.

-"Allora..."- sentì la sua voce forte, sicura, sprezzante del pericolo.

Voltò di nuovo il capo, ma non riuscì ancora a guardarla negli occhi. Le dita delle sue mani smisero di armeggiare con il bicchiere, ma il suo sguardo era rivolto al suo contenuto.

-"Lo svuotiamo quel boccale o no? Devo lavarlo"-

Serena fece un cenno d'assenso con il capo.

-"Si..." rispose con voce flebile. Poi, aggiunse, con tono tremolante -"Ancora un attimo"-

Sentì che stava per crollare, ma doveva resistere. Non doveva mostrare nessuna debolezza.

-"Bè, se non lo fai tu, lo faccio io... oppure lo butto"-

-"Fai come vuoi..."- rispose Serena più rapidamente che poté.

I suoi occhi continuavano a fissare il contenuto del boccale. Qualche attimo dopo, un rumore di passi si fece sempre più vicino. All'improvviso vide il bicchiere scomparire dal suo campo visivo, e fu in quel momento che alzò gli occhi, e incrociò il suo sguardo attento.

-"Giornata da dimenticare?"- chiese, con tono curioso.

-"Il mio ragazzo mi ha mollata"-

-"Al diavolo i ragazzi"- disse, alzando per un attimo gli occhi al cielo. Poi, riprese a guardarla negli occhi. -"Sono la causa di ogni male. Ti amano, ti scopano, poi ti mollano per nulla.- Tacque per un istante, poi chiese: -Ti ha usata, dì la verità...-

-"Bè, può darsi"-

La ragazza sorrise leggermente. Nel suo gesto, Serena notò che c'era qualcosa di strano, di magnetico. Per un momento pensò che poteva parlarci come se fosse una buona amica.

-"Amica mia"- disse, poggiando la sua mano destra sul bancone e chinando leggermente il busto. -"Lascia perdere. Loro non ti amano mai."-

-"E allora?"- chiese Serena.

-"Scegli le donne."-

-"Le donne?"- chiese di nuovo Serena, curiosa di sapere cosa volesse dire la sua affermazione.

-"Si, le donne"- confermò lei. -"Il tuo stesso sesso. Le donne sono diverse, e poi farlo con una donna..."-

Rivolse un rapido sguardo al soffitto e fece cenno con il capo di guardare all'insù.

-"È divino"-.

Serena arrossì. Uno strano torpore pervase il suo corpo e il suo volto. Adesso sapeva cosa stava dicendo.

-"Le donne amano"- disse la ragazza, riportando e concentrando il suo sguardo su Serena. -"Le donne amano"- ripeté, poi aggiunse: -"I ragazzi no."-

-"Il mio per esempio non l'ha fatto"-

-"Visto!"- esclamò, mentre la sua mano si alzò, stringendosi in un pugno, e battè leggermente sul legno del bancone. -"Le donne lo avrebbero fatto!"-

Tacque per un altro istante che a Serena sembrò un'eternità.

-"L'hai mai fatto con una donna?"- chiese.

-"No..."- rispose Serena sottovoce, mentre un forte calore le irradiò tutto il corpo. Si sentì quasi scottare, e la timidezza prese il sopravvento.

-"Visto!"- esclamò di nuovo, stavolta portando l'altra mano sul bancone. -"Allora non sai che si prova"-.

Serena non rispose. Sentì il suo cuore iniziare a tamburellare nel suo petto ed iniziò a sentirlo anche in gola. Tutto, in quel momento, le sembro irreale. L'ansia iniziò a prendere il sopravvento, bloccandogli quasi del tutto il respiro. Iniziò leggermente a tremare. Sbarrò gli occhi, mentre vide la ragazza chinare sempre di più il suo busto. Il suo volto era pericolosamente vicino al suo. Serena avvertì un nodo formarsi in gola, mentre sentì un istinto primordiale risvegliarsi.

Fu un attimo. La ragazza sfiorò le sue labbra. Serena avvertì il debole contatto, e tremò come una foglia. Il suo corpo fu pervaso da un fremito di piacere che gli indurì, per un attimo, le vette delle sue grazie. Qualcosa di strano successe anche al suo sesso. Lo sentì inumidirsi.

Chiuse gli occhi, poi li riaprì. La ragazza si era portata ad una distanza di sicurezza, la stessa di quando avevano iniziato la conversazione. Era ritta in piedi, con le mani appoggiate ancora sul bancone.

-"Allora, l'hai sentita?"- chiese. -"L'hai sentita la paura, il piacere, il calore?"-

Serena stava tremando. Si raddrizzò un attimo, inspirò profondamente, poi con voce tremolante e flebile, rispose:

-"Si... L'ho sentita..."-

La ragazza alzò una mano e puntò un dito contro di lei.

-"Questo!"- esclamò. Poi, ripeté: -"Questo... è perché sei Vergine"-

Abbassò il dito e riappoggiò la mano sulla scrivania.

-"Sei Vergine. Vergine di donne, s'intende"-.

Serena riuscì a sciogliersi, ma il calore ancora pervadeva e faceva arrossire il suo corpo.

-"Ooook..."- disse, sorridendo leggermente. -"Bene, adesso devo andare"-.

Scese dallo sgabello, e non appena mise i piedi per terra fu fermata dalla voce della ragazza.

-"Aspetta"- le disse, facendole cenno con la mano.

Si voltò per qualche secondo. Serena si sporse verso un lato per capire cosa stesse facendo, ma non fece in tempo. La ragazza si voltò di nuovo e le porse un pezzo di carta, chiuso in quattro parti.

-"Prendi"- disse, abbozzando un sorriso. -"Se mai vorresti... provare cosa si prova"-.

-"Provare cosa si prova..."- ripeté Serena. -"Divertente"- disse, mentre prese il biglietto.

Lo strinse tra le mani per qualche secondo, poi lo mise in tasca. Senza salutarla, si avviò all'uscita, e dopo aver aperto la porta, fu di nuovo strada. Percorse qualche passo sul marciapiede, nel buio quasi totale. Sentì la tensione sciogliersi del tutto, ma adesso non riusciva a non pensare a cosa aveva provato. Era per lei qualcosa di nuovo, inaspettato. Sospirò.



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