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lavoro pubblicato domenica 6 settembre 2015
ultima lettura domenica 20 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le ho promesso un racconto...

di Reb. Letto 353 volte. Dallo scaffale Generico

una scatola di cioccolatini, un ricovero, dei viaggi, un disegno promesso, una storia da raccontare. tutto per un incontro in libreria.... (intanto è un idea)

"Non ti devi arrabbiare" .

Con un leggero sbuffo spense i tizzoni che iniziavano a diventare sembre più accesi e respinse giù fino allo stomaco quell'acido che le faceva conficcare, senza dolore, i denti nelle guance.

"Non ti devi arrabbiare" bisbigliava attraverso i denti serrati.

Le mani battevano frenetiche nulle tempie, i pugni tenevano strette poche ciocche di capelli e gli occhi si chiudevano ogni volta che i palmi suonavano quel ritmo straziante. Era sola nella stanza, la sola compagni della voce che non la lasciava mai.

"Sua madre?" chiese al dottore la donna fuori dalla porta guardando attraverso lo spioncino.

"Era la voce di sua medre quella? Dottore, smetterà?"

L'uomo col camice non seppe dare risposte, si limitò a un cenno istintivo che portò gli occhi dei due ad incontrarsi. Nulla. Nulla esprimeva quell'espressione, così nulla fu quello che ebbe Annie dopo ore nella sala d'attesa.

Sapeva solo che oggi non avrebbe potuto vederla, il motivo sembrava ignoto a tutti.

Si sporse di nuovo verso lo spioncino della porta. La stanza era bianca, le foto alle pareti ricordavano ad Annie perchè era lì. Il letto oggi era disfatto, altre volte lo aveva trovato perfettamente in ordine, una simmetria perfetta; in quei giorni poteva vederla. Non sempre la riconosceva. In realtà ricordava una sola volta in cui entrambe si erano riconosciute. Quella volta J. si era offesa per la sua presenza. Non voleva vederla lì. Era la prima e unica cosa che le aveva chiesto prima di entrare, quando ancora s'era speranza.

"Non voglio che tu venga a trovarmi. Promettilo. Piuttosto mandami della cioccolata ogni tanto ma non venire qui, voglio che tu mi mandi qualche cartolina dai posti che andrai a vedere ma non voglio più vedere la tua faccia a culo! Promettilo!"

Ogni settimana arrivava un pacco di cioccolatini alla nocciola, quelli col cuore morbido e al centro la nocciola croccante. I suoi preferiti. Erano accompagnati da una cartolina.

L'aveva fatto davvero, per anni Annie aveva viaggiato senza dimenticare una cartolina. Per anni aveva spedito cioccolatini e cartoline.

La luce della stanza si spense, J. aprì le tende verdi che coprivano la finestra, rifece il letto come capitava e accese la musica.

Il dottore aprì la porta ed entrò nella stanza dalla porta che dava sul cortile. Aiutà J. ad alzarsi dal letto dove era setuda da tutta la mattina e la accompagniò fuori bisbigliandole qualcosa all'orecchio.

J. sorrise.

Dall'altra parte della stanza, dietro la porta c'era ancora Annie. Non si era mossa da lì.

Non chiese niente al dottore, scorstò l'orecchio dalla porta e si avvicinò a lui lentamente. Negli anni i suoi passi si erano fatti più pesanti ma non meno fieri. Adesso la porta sul giardino era aperta.

"Se vuole può uscire adesso" sospirò l'infermiera sommersa dalle scatoffie.

"Grazie" .

Il sole era alto, all'ombra del primo albero J. guardava i fiori. Annie le si sedette accanto senza dire una parola.

"Odio i fiori, puzzano..." affetmò J. senza distogliere lo sguardo dal manto erboso.

Annie spinse verso di lei una scatola di cioccolatini alla nocciola.

Mancava la cartolina, al suo posto un disegno.



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