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lavoro pubblicato sabato 29 agosto 2015
ultima lettura mercoledì 10 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Panacea: Capitolo 3

di FrancescoGiordano. Letto 538 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Dopo l'incendio avvenuto nello studio del dottor Dukas, la polizia diede il via alle indagini sull'incidente che aveva causato la sua morte. Alex aveva organizzato tutto alla perfezione e, come aveva svelato al dottore, gli investigatori trovarono tutt...

Dopo l'incendio avvenuto nello studio del dottor Dukas, la polizia diede il via alle indagini sull'incidente che aveva causato la sua morte. Alex aveva organizzato tutto alla perfezione e, come aveva svelato al dottore, gli investigatori trovarono tutte le prove necessarie per incriminare altri medici e case farmaceutiche. Come nel più classico dei complotti, questi individui non volevano rendere pubblica la miracolosa cura di Dukas, perché in caso contrario non avrebbero più potuto guadagnare nulla.

A nulla era servita la dichiarazione degli imputati, che si ritenevano innocenti ed avevano anche un'alibi, ormai l'opinione pubblica era stata modificata come voleva la Green World.

L'indagine stessa era però una copertura, non c'era solo la polizia ad indagare sul caso, ma anche una società segreta che si occupava di eventi e crimini particolari, come questo. L'associazione era conosciuta con il nome di Secret Strange Investigations, ed i capi avevano deciso di seguire il copione del complotto per non attirare sospetti.

Ma in realtà sapevano già che i colpevoli erano altri, per questo motivo inviarono sulla scena del crimine due agenti, Marx e Lara. Il loro compito era semplice, capire cosa fosse realmente accaduto in quel luogo.

Una volta arrivati trovarono davanti all'entrata dello studio di Dukan due poliziotti, che subito esclamarono «Fermi! Non potete entrare senza un permesso!»

Senza scomporsi, i due agenti mostrarono il loro distintivo. Non appena i poliziotti videro la sigla S.S.I., spalancarono gli occhi come se avessero visto un fantasma.

«O-oh, bene, potete entrare! Vi chiediamo scusa se siamo sembrati scortesi, m-ma sono le regole, sicuramente potete capire...» disse uno dei due poliziotti, poco dopo aver capito con chi aveva a che fare.

«Non si preoccupi, ha solo fatto il suo lavoro.» rispose Lara, senza mostrare risentimento.

I due poliziotti si spostarono per lasciar entrare gli agenti nella scena del crimine, ma non li seguirono. Non potevano farlo perché quelle erano le regole dell'S.S.I., disponevano di oggetti tecnologici che non erano ancora di dominio pubblico ma che utilizzavano per scovare i colpevoli dei vari casi.

«Non pensavo esistessero davvero... Credevo fosse tutta una bufala!» disse poco dopo uno dei due poliziotti.

«Anche io la pensavo come te... Ma adesso tappati la bocca, lo sai che non possiamo dire di averli visti, sennò...» l'altro uomo non fu nemmeno in grado di completare la frase, tanto che era spaventato. Questa era un'altra legge da rispettare, una volta visto un'agente dell'S.S.I., nessuno doveva parlare della sua esistenza con altri. In caso contrario, allo sfortunato che aveva aperto la bocca il destino avrebbe riservato una sola cosa, la morte.

Non dovette aggiungere altro per far tacere il suo collega, che rimase quasi pietrificato nel ricordarsi quella piccola regola. Anche se la società utilizzava delle leggi molto severe, nessuno poteva negare la sua utilità. Tra le sue fila contava solo i migliori agenti, insieme a tecnologie all'avanguardia, era in grado di risolvere quasi ogni caso.

Quasi, perché non poteva mancare l'eccezione che confermava la regola. Ed era proprio quello il motivo che aveva spinto l'S.S.I. ad indagare sul caso di Dukas, non solo perché riguardava quella che doveva essere la cura per ogni male, ma anche perché poteva essere un'indizio per scovare un'organizzazione che seguono da anni. Il tutto era ancora una teoria, ma non erano pochi quelli che erano sicuri del legame tra l'incendio ed un individuo molto conosciuto nell'agenzia.

«Bene, mettiamoci al lavoro.» disse Marx non appena mise piede nella scena del crimine.

Per un normale agente non c'era molto da fare però, le fiamme avevano ingoiato quasi tutto, facendo sparire quelle che potevano essere prove importanti. Nella stanza era rimasto solo un cassetto per i documenti di colore nero diviso in quattro scomparti. Doveva contenere qualcosa di importante al suo interno, visto che era costituto di una lega resistente agli incendi, peccato che i poliziotti avessero già controllato il suo contenuto, non trovandoci nulla.

Sicuramente i carnefici avevano provveduto a rubare e successivamente ad eliminarne il contenuto, che probabilmente riguardava gli studi del dottore.

I due agenti osservarono attentamente il posto confrontandolo con un'immagine che mostrava lo studio quando era ancora integro. Questa strategia era necessaria per scovare qualche sorta di irregolarità nella scena del crimine, anche i più piccoli dettagli potevano nascondere informazioni importanti.

«E' tutto al suo posto... Incredibile, sembra che non sia stato spostato nulla...» disse Lara. Ne era sicura perché aveva utilizzato uno strumento per analizzare le differenze tra lo stato iniziale del luogo e quelle presenti. Anche se la maggior parte degli oggetti del luogo erano stati bruciati dalle fiamme, lo strumento utilizzato erano in grado di studiare gli spostamenti anche dalle ceneri rimaste. Stando alla ricostruzione, quando è stato appiccato l'incendo, tutto si trovava perfettamente in ordine.

«Mi sembra tutto troppo strano per essere una coincidenza... Ho paura che ci troviamo davanti a dei professionisti.» disse Marx, avvicinandosi alla zona dove doveva trovarsi la scrivania.

«Quindi credi che sia stato lui?» chiese la donna, avvicinandosi al suo collega.

«Probabile, lo sai che non sono il tipo che trae conclusioni affrettate.» rispose l'uomo, osservando i dintorni con un altro macchinario. Questo aggeggio era in grado di trovare anche la più piccola ed invisibile traccia, come capelli, peli o altro. Le fiamme però avevano eliminato tutto, l'assassino, o gli assassini, erano stati astuti ad utilizzare un'incendio, in questo modo avevano eliminato le loro tracce in modo facile ed efficace.

«Hai ragione, però solo un genio come "La Volpe" avrebbe potuto fare una cosa del genere, non concordi?» Lara era sicura di aver trovato il colpevole, un individuo che l'associazione cercava da tempo, ed era conosciuto solo con un soprannome, che gli calzava a pennello.

L'S.S.I. non sapeva nulla di questo tizio, sesso, età, carnagione, provenienza, era un totale mistero. Tutti i casi che non erano riusciti a risolvere avevano sempre un punto in comune, il carnefice era sempre perfetto, non lasciava mai tracce o indizi, mettendo in seria difficoltà gli agenti. L'unica cosa che sapevano era che lavorava sicuramente per qualche organizzazione, ma anche su questa non avevano informazioni di nessun tipo.

«Si, è vero... Sembra quasi che sia in grado di prevedere le nostre mosse.» rispose Marx. Il modo in cui La Volpe commetteva i suoi misfatti aveva creato un dubbio tra gli agenti, alcuni pensavano che dovesse esserci una talpa nell'S.S.I. . Era l'unico modo per spiegare come mai anche le loro avanzatissime tecnologie si rivelavano inefficaci contro questo individuo. Nessuno poteva conoscere i loro strumenti, quindi o qualcuno aveva rivelato informazioni ad un civile, oppure era proprio uno dei loro ad essere il carnefice.

Nonostante tutto, anche questa rimaneva solo un'ipotesi. Altri credevano che era nei pieni della Volpe far nascere il dubbio che ci fosse un traditore, in modo tale da sviare gli agenti che gli erano alle calcagna.

«Comunque a questo punto vediamo cosa ci dice il Re-Pax.» aggiunse l'uomo, prendendo dalla valigia un nuovo strumento, che somigliava non poco ad un binocolo. Questo aggeggio era in grado di rendere visibili i passi che avevano compiuto coloro presenti nella stanza. Potevano bruciare tutto, oggetti e perfino peli, ma la traccia lasciata dal loro passaggio non poteva essere eliminata così facilmente.

«Bene... Si vede qualcosa, finalmente.» come era ovvio, l'uomo fu in grado di osservare le orme che avevano calpestato la zona circostante. Quelle dei due agenti non erano visibili perché, grazie allo strumento, poteva decidere il periodo di interesse. Non aveva dovuto far altro che inserire la data e l'ora dell'incendio per ottenere i dati che desiderava.

Sul pavimento apparvero molte orme, che agli occhi dello strumento apparivano di colore verde, mentre una era fissa su un punto preciso. Quello doveva essere il dottor Dukas, probabilmente i piromani lo avevano legato per non farlo scappare. Adesso la possibilità che ci fossero più persone era concreta, visto il numero di passi. Mentre Marx osservava la scena, lo strumento registrava tutto, quasi come una telecamera.

«Bene, ho preso tutti i dati. A quanto pare La Volpe non era solo questa volta.» disse l'uomo, dando l'oggetto alla sua collega per farle osservare i risultati.

«Si, mi sa che hai proprio ragione...» rispose.

«A questo punto è meglio analizzare anche l'esterno per vedere dove portano queste tracce. Non si sa mai che ci porteranno direttamente nella sua tana... Anche se ne dubito fortemente...» propose Marx, un'idea che poteva rilevarsi utile.

«Allora facciamo così, tu va ad analizzare le impronte, mentre io continuo il lavoro con il Re-Pax.» disse Lara.

A quel punto la donna prese dalla tasca una penna USB e la inserì in una fessura presente ai lati dello strumento. Dopo aver pigiato qualche tasto, tutti i dati analizzati fino a quel momento furono caricati sulla penna. Non aveva bisogno di fare la stessa cosa con gli altri aggeggi, visto che Marx li avrebbe portati con se.

I due si divisero per qualche ora, fino a quando non terminarono i loro rispettivi compiti. L'uomo portò a termine l'incarico per primo, dopotutto non doveva far altro che mostrare i dati ottenuti ad un suo collega ed aspettare. Lara invece doveva seguire la scia delle orme, salvare tutto e tornare alla base. Anche se doveva passare per delle strade trafficate, poteva modificare il Re-Pax in modo tale da seguire solo le orme che le interessavano. In questo modo il compito diventava molto più facile da completare.

Diverse ore dopo, i due si ritrovarono nel loro ufficio, con i dati ottenuti si scambiarono alcune opinioni.

«Allora, com'è andata? Trovato qualcosa di utile?» fu la donna a fare la prima domanda.

«Non ci crederai mai ma... Quelle orme... Non indossavano nemmeno delle scarpe, ma delle comunissime ciabatte che si possono acquistare ovunque!» esclamò adirato, appoggiando il palmo della mano sul suo volto e scuotendo il capo. Non poteva credere ad una cosa del genere, era una situazione così assurda che poteva benissimamente essere uno scherzo.

«Ah...» anche l'espressione della donna cambiò, non poteva credere alle sue orecchie «Beh, c'era da aspettarselo, stiamo parlando sempre di un genio del crimine, no?» aggiunse, quasi a voler confortare il suo collega.

«Comunque per sicurezza abbiamo controllato tutti i negozi che vendevano questa marca di ciabatte. Tutti gli individui che le hanno acquistate non hanno precedenti ed hanno un alibi, quindi non è servito a nulla.» Marx riprese a parlare, svelando che la situazione era rimasta invariata «Tu invece? Spero che i tuoi dati siano più utili...» aggiunse.

L'espressione di Lara lasciava intendere che, anche lei, non era riuscita ad avvicinarsi alla Volpe «Purtroppo la mia situazione non è tanto diversa dalla tua. Ho seguito il percorso ma... Le orme si fermano in una foresta lontana diversi chilometri dallo studio. Sappiamo che hanno usato una macchina per raggiungere il dottore, il problema è che poi l'hanno distrutta. Ti lascio immaginare in che modo.»

«Fammi indovinare, l'hanno bruciata?» chiese l'uomo.

La donna rispose di si con un gesto del capo, poi proseguì «Abbiamo utilizzato anche il Kostructor01, ma la vettura non aveva una targa, cosa che ci aspettavamo da un tipo cauto come La Volpe.» Lara si riferiva ad un altro strumento che era in grado di ricostruire digitalmente lo stato iniziale degli oggetti distrutti. La targa era già stata tolta quando avevano commesso l'omicidio, quindi non potevano vederla nemmeno con l'ausilio di una tecnologia tanto avanzata.

«L'unica cosa che sappiamo è che oltre alla Volpe, c'erano altri due individui, anche in questo caso non sappiamo nulla sul loro conto.» aggiunse la donna, sedendosi alla sua scrivania.

«A quanto pare ce l'ha fatta sotto il naso anche questa volta...» la dichiarazione di Marx suonava come una sconfitta. Non era la prima volta che indagava su un caso che poteva avere dei legami con La Volpe, nonostante tutte le idee che gli venivano in mente, non riusciva mai a trovare una soluzione.

«Ed i casi non sembrano nemmeno collegarsi tra loro... Prima distrugge un camion che trasporta mangimi, poi uccide un dottore, poi se la prende con un politico... Questa situazione mi fa pensare ad un mercenario, forse l'associazione per cui lavora accetta qualsiasi lavoro solo per battere cassa.» ipotizzò Lara.

«Potrebbe essere... Il problema principale è che sono troppo bravi in quello che fanno, addirittura per un'organizzazione come la nostra, che dovrebbe essere la migliore. E' questo che non mi va giù.» disse l'uomo, senza nascondere un certo orgoglio. Era quello il motivo che lo spingeva a voler catturare La Volpe, non ammetteva che un solo individuo si prendesse gioco dell'S.S.I. .

«Comunque a questo punto ci conviene tornare a casa, si è fatto tardi e non sappiamo cos'altro fare. Una dormita potrebbe aiutarci a ragionare meglio.» Lara era invece meno ossessiva nei confronti della Volpe, sapeva che prima o poi avrebbe fatto un passo falso, bisognava solo aspettare.

«Hai ragione...» Marx decise quindi di seguire il consiglio della sua collega. Entrambi tornarono nelle loro case per riposare, sperando che il giorno seguente qualcosa sarebbe cambiato.



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