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lavoro pubblicato martedì 25 agosto 2015
ultima lettura sabato 14 settembre 2019

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Una giornata al mare

di Thenewbeatgeneration. Letto 719 volte. Dallo scaffale Generico

Una giornata al mareEravamo senza droga. Un’importante prerogativa stranamente tralasciata per il progredire dell’organizzazione. Il piano...

Una giornata al mare

Eravamo senza droga. Un’importante prerogativa stranamente tralasciata per il progredire dell’organizzazione. Il piano era di stare 24 ore per vedere gli effetti che un’intera giornata al mare ci avrebbe provocato, o forse più che altro per godere dello spettacolo di alcuni culi sul lungomare marino. Logicamente, un membro, forse a detta di tutti il più pigro, non riuscì a presentarsi in orario al punto di ritrovo e furono costretti ad andare a prenderlo direttamente a casa sua per scrostarlo da quei sogni marmorei. Disse che la sera prima era andato a dormire alle quattro, ma ovviamente non era una scusa plausibile dato che quella giornata era stata organizzata ben cinque giorni prima, che coglione.

Dopo un viaggio sparato al massimo accompagnati da note di alcuni rapper nazionali scadenti arrivarono sul posto. Per prima cosa decisero di andare a bere un caffè nel locale di un loro amico che in quel periodo stava facendo la stagione. Lo videro incredibilmente dimagrito, pallido, con due cazzotti al posto degli occhi, rasente i canoni di un ebreo sotto prigionia; lavorava sette giorni alla settimana con una media di dieci ore a giornata e di sicuro quelli non erano i risultati di uno che si trastulla i pollici tutto il giorno. Eppure era affamato, doveva guadagnare quel misero gruzzolo per dar vita ai propri progetti e nonostante la fatica, il semplice pensiero che quelle estenuanti mansioni gli avrebbero reso un onere diventava efficace per resistere. Lo salutarono con la solita modestia che passa inosservata, tant’è che il capo del locale gli diede un compito nel magazzino per evitare ulteriori molestie ad altri clienti.

Decisero di avviarsi verso la spiaggia. Erano sempre stati avversi alla comodità dello sdraio e dell’ombra degli ombrelloni e ciò li ricondusse a posizionare i propri asciugamani sul bagnasciuga, al limitare della cornice delle onde. Passarono la maggior parte della mattina all’insegna dei soliti giochi balneari nella totale mancanza di rispetto dei vicini: una palla, proveniente da una battuta di schiaccia 7 rimbalzò sull’acqua fino a scontrarsi con la testa di una bambina che cadde in acqua come steccata da uno sparo, il tutto sotto gli occhi inermi dei genitori che videro il proprio tesoro sprofondare tra le onde. Fiamme proruppero dagli occhi dei due che se la presero con il raccattapalle, il quale si scusò proclamando pacifico “Mi dispiace signori, se l’avessimo fatto apposta di sicuro non ci saremmo mai riusciti. “Colpiti dalla frase i due non ostentarono al litigio ed allibiti se ne andarono con la bambina piangente tra le braccia.

Verso le 11 iniziò a farsi presagire l’acquolina di figa.

Due di essi si staccarono e decisero di percorrere il lungomare nell’attesa di vedere qualche bella forma meno svestita del solito, e se possibile anche bagnata.

( Una caccia iniziata male, i cetacei occupavano gran parte della zona e sembrava che alcuni di essi avessero completamente ingerito le sirene , prede sublimi. Un paio di topless, uno rotondo invitante ed un altro completamente succhiato. Nemmeno il ritrovo più commerciale sembrava accogliesse quel giorno una visione arrapante. )

Tornarono come eroi sconfitti, il cerchio dell’indice e del pollice alzati come bandiera abbassò il morale un po’ ovunque.

Pranzarono davanti ad una vetrina che offriva un esigua scelta di fritto e della pizza stranamente tagliata, ove i tranci invece che combaciare si sovrapponevano, infondevano un certa idea di abbondanza. La cameriera annusava di francese ma purtroppo era sublimata da uno strano malessere nevrotico, sembrava una triste marionetta, inavvicinabile. Caffè, poi uno di loro dovette andare a casa per presenziare al compleanno della nonna. Care le nonne. Le quattro. Anche i rimanenti tornarono alla macchina, non si ancora quale sia stata la motivazione che li spinse a camminare sotto il sole carichi di zaini e di una borsa frigo, rimpinguata di svariate bottiglie alcoliche e non; alcuni dicono per recuperare una palla da rugby, che da quando fu tolta dalla macchina vide più da vicino i cerchioni delle auto che un misero granello di sabbia. Nuova obiettivo: cercare l’alcool. Si sa che al mare la gente è solita passeggiare per le vie comuni a petto nudo, ma penso che non ne abbiate mai visto uno gironzolare in un centro commerciale, loro lo hanno reso possibile, anzi, sono stati talmente tanto educati da farci vedere dal security man per vedere se ci sarebbe stata qualche reazione: approvato. Saltuariamente osavano, ma il gesto di porre le bottiglie scelte di alcool nel frigo dei gelati per poi comprarle verso le nove si risultò geniale, se non altro per il sorriso del cassiere. Finirono la giornata in spiaggia giocando a bocce , penso si chiami lo stesso così, quel gioco in cui si lanciano delle pesanti palle colorante ricercando un boccino alla distanza di una decina di metri su una spiaggia ancora semi-praticata da bambini ciechi. Capendo che i lanci probabilmente erano risultato di somme di casualità decisero di fare una partita a boccino coperto, senza sapere dove fosse. Colui che avesse avuto più intuito(?) avrebbe vinto. Dopo numerosi e attenti scavi ne uscì un vincitore.

Tornarono a riprendere l’alcool.

Bevettero sulla spiaggia trastullati dalla musica di un telefono e discorsi riguardanti la vita degli altri. Il guardiano notturno, che in passato avevano conosciuto, li illuminò con la torcia chiedendogli per l’ennesima volta di allontanarsi se non avessero voluto avere degli smeni con i poliziotti in borghese che di lì a poco sarebbero arrivati. La solita balla. Sembrava più insistente del solito e quindi gli diedero corda , organizzandosi per lo spostamento nel parco vicino. “Che caldo anche stasera Dio P…..” disse quasi bisbigliando quasi facendosi sentire, mentre stavano salendo le gradinate per andare al parco. “Prego?” chiese uno “Ah ho solo detto che anche stasera fa caldo” disse tirandosi la maglia “Buona serata ragazzi” concluse “torniamo dopo” risposero, provocandogli una sottile risata, forse vera.

Il parco era un porcile. Quasi tutte le panchine erano occupate da ragazzini che grugnivano fumando erba o bevendo alcool scadente. Ci sedemmo sopra una panca fuori dal percorso che attraversava il parco. C’era abbastanza fauna ma di taglia misera. Provarono a comunicare con il mondo la loro ubriachezza ed eccitazione attraverso battute che divennero sempre più intolleranti : “ Ehi signorine, vi va per caso di fermarvi? Abbiamo dell’ottimo alcool!” , “No, non abbiamo birra , però siamo forniti di ottimo Jager!”,”Come no?! Dai non andatevene si può trovare lo stesso qualche convenevole !” , “Tornate qua piccole troie! Non andrete già da mamma a quest’ora?!”, “ Vaffanculo a te stupida frigida !”. Il parco non andava bene. Optarono per andare a prendere le sigarette per poi andare a raccattare il socio che entro qualche minuto avrebbe finito il turno. Un ragazzo li fermò per chiedergli se volevano fumare, la gola fu molta ma quel giorno avrebbero dedicato la serata esclusivamente all’alcool.

Raggiunsero il bar del compare e andarono in una discoteca. Rinomata per lo squallore, famosa perché tutti prima o poi ci erano passati, all’interno era il solito delirio. Bevvero ancora, e ancora . Qualche spintone assestato, qualche toccatina, iniziavano a macinare ed erano sempre più spinti sino a quando una tipa non respinse un loro compagno preferendo la compagnia di un cinegro che le offriva un bottiglione di vodka. Nient’altro di buono. Uscirono. Si svegliarono sugli sdrai in riva al mare, soffiava vento e faceva un cazzo di freddo. All’alba, ancora inconsci, erano in macchina e stavano andando a casa. “Buona man” si scende e si va a dormire.


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