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lavoro pubblicato martedì 18 agosto 2015
ultima lettura venerdì 9 agosto 2019

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Sfogo di una diciannovenne

di Phalaina. Letto 613 volte. Dallo scaffale Pensieri

Mi ritrovo spesso a rimuginare sulla mia vita. E l’unico pensiero a riguardo è “Che schifo”. Non voglio fare la vittima, ma non voglio nemmeno dire che c’è chi sta peggio di me, come per esempio chi soffre di canc...

Mi ritrovo spesso a rimuginare sulla mia vita. E l’unico pensiero a riguardo è “Che schifo”.

Non voglio fare la vittima, ma non voglio nemmeno dire che c’è chi sta peggio di me, come per esempio chi soffre di cancro, o di altre malattie incurabili o quasi.

Quando un demone astruso s’insinua nell’anima, e ti rode dentro, ti divora ogni energia vitale, è la stessa cosa, verosimilmente.

Ero una bambina vivace, propensa alla risata e alle sciocchezze, mi piaceva scherzare e giocare. Poi qualcosa è cambiato, non so cosa, e sono diventata completamente un’altra persona.

Una ragazza introversa, chiusa, timida, che a stento parlava. Una ragazza che piuttosto di chiedere quant’era il conto del bar preferiva mandare un’amica.

Un’amica, mai un amico. Non ho mai avuto amici maschi, se non alle elementari, quando, appunto, ero una bambina solare e felice.

Spengo la sigaretta, dopo averla fumata avidamente, e chiudo il libro che stavo leggendo.

E’ terribile il momento in cui realizzi che tutto quello che ti sembrava andare per il verso giusto, alla fine va storto.

Scendo in garage, ma prima mi fermo da mia nonna. Mi chiede come va con il ragazzo – quale ragazzo? – e me ne vado, dopo averle risposto forse un po’ male, mentre lei ancora rogna. Ascolto, o meglio, sento le sue parole divenire sempre più lontane man mano che scendo le scale.

Incontro mio padre. Mi chiede come va, ovviamente sa tutto, e mi offre una birra.

Trattengo a fatica le lacrime. Mi apre la bottiglia di alcool, oh, caro alcool, e inizia a parlare. Io lo ascolto, questa volta per davvero, e dice cose come “Tutti ti diranno che ce ne sono molti altri, ma per te c’era solo lui ora” e varie altre cose a cui, sinceramente, non do molto peso.

Tenta di abbracciarmi, ma lo respingo. Alla fine ricambio, ma per pochi secondi.

Voglio bene a mio padre. Non ha mai mancato in nessuno dei suoi doveri paterni. Mi è sempre stato vicino anche nella distanza, mi ha sempre sorretta, mi ha sempre amata. Ma in questo momento, non ho voglia di sentirlo parlare.

Tornano mia zia e mia madre, e anche loro prendono a parlare della stessa questione, e io cerco di liquidare la faccenda, e in parte ci riesco. Salgo ancora di sopra da mia nonna, le racconto cos’è successo con quel cretino, e anche lei comincia. Allora dico buonanotte a tutti, mi faccio altre due rampe di scale, entro in cucina, prendo quel fottuto Abilify da 5 milligrammi, lo mando giù con un sorsetto d’acqua, e un’altra rampa di scale. Finalmente sono in camera. Di nuovo qui, a rimuginare sulla mia vita.

Forse sarei dovuta uscire coi coscritti a levare le bandierine dal paese, ma non ho voglia. O meglio, ho voglia e non ho voglia, entrambe le sensazioni allo stesso tempo.

Non ha importanza. Anche se perdo questo giro di conoscenze e forse anche di amicizie, me ne ricostruirò un altro. Oppure vivrò nella totale solitudine, come sto facendo da 19 anni a questa parte.

Comunque, torno alla mia vita.

Ho sempre avuto tutto, tutto ciò che potessi desiderare era tra le mie mani. Eppure mi mancava, e tutt’ora manca, qualcosa, che non saprei definire.

Penso a quel ragazzo, 20 anni, del mio paese. Gentile. Siamo usciti qualche volta, in preda al furore alcolico mi ha chiesto di metterci insieme. Ho acconsentito, felicissima. Ci siamo visti ancora, ieri gli ho chiesto se davvero stiamo insieme, mi ha sussurrato “Sì”. E oggi? Oggi non ci siamo incontrati. Mi ha scritto un messaggio.

“Riguardo a quello che mi hai chiesto ieri, io aspetterei un po’ prima di metterci insieme, non sono convinto di volerlo. Scusami.”

Come se io fossi veramente una deficiente, come se non l’avessi intuito. Eppure è successo tutto d’un colpo. Fino a due giorni fa andava bene, anzi, mi pareva di lambire il firmamento con la punta delle dita. Ora vorrei solo sfiorare la sua vista con la punta del medio. Ma questo non ha rilevanza.

Ciò che importa, invece, è la presa in giro. Nessuno si deve permettere di prendermi per il culo in questo modo. Innanzitutto, uno non mi dice che stiamo insieme, e poi si rimangia la parola così bellamente. Infine, cos’ho combinato io?

Mi sono sottoposta ad un esame di coscienza, e il risultato è negativo, nel senso che io non ho fatto nulla di male. Se non essermi mostrata forse un po’ troppo insicura.

Ma come fare, quando nella mia breve e insulsa esistenza mi hanno “tradita” troppe volte? E’ ovvio che non mi fido di nessuno, in questo mondo!

Non è colpa mia se sono crollata in una depressione che mi stava ammazzando, se ho tentato di uccidermi quattro volte, se i miei “segni del dolore” si vedono a metri di distanza! Non è colpa mia se mi sono tagliata con qualsiasi oggetto che fosse degno dello scopo, se mi sono bruciata sigarette addosso!

Ma soprattutto, non è colpa mia se ho marcito più di due anni in una comunità psichiatrica!

A volte le sventure capitano. Come quella di essere nata così, “malata”.

Come mi hanno definita? Cos’ho secondo loro? Un “disturbo della personalità misto, con tratti borderline e narcisistici”.

E in più, la depressione di cui ho sofferto.

E il paese parla, e blatera, e sparla senza nemmeno sapere di cosa. Secondo me, gli è giunta una voce cattiva sul mio conto, e da quel momento in poi, non ha più voluto saperne di me, anche perché io sono intelligente, e forse troppo per lui.

D’altronde, quando incroci una ragazza bella, dagli occhi verdissimi, dai capelli riccioli, comunque un po’ grassoccia, che veste in maniera strana e forse anche diversa, che fa il classico e che è appassionata di letteratura antica e di cultura in generale, che aveva sempre 8 e 9, ma ora ha una dignitosa media del 7, cosa dici al suo riguardo? Tutto e niente, le parli alle spalle, perché è più facile comportarsi così che conoscerla davvero, solo perché è strana e non ha un carattere formidabile.

Fa caldo in questa stanza. Sto sudando, sono stanca.

Penso di finirla qui. Basta con questo delirio. Che qualcuno mi dia del Talofen.

Ah no, non sono più in comunità.

Ecco, un buon motivo per continuare ad andare avanti. E riprendere la mia vita in mano, senza lasciarmi abbattere da niente e da nessuno.

Sono forte, anche se non sembra. E se a volte mi piango addosso, succede.

Si vede che sono borderline da quello che scrivo e da come lo scrivo.

Fa niente.

Penso che andrò a fumarmi un’altra sigaretta.



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