ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 10 agosto 2015
ultima lettura giovedì 11 luglio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Settantacinque accumulatori ribelli

di vecchiofrack. Letto 487 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Settantacinque accumulatori ribelliEra passato più di un anno da quando i settantacinque accumulatori ribelli erano stati espulsi da Energia, la maggiore delle trentacinque città stato che dominavano il vasto territorio, un tempo chiamato...

Settantacinque accumulatori ribelli

Era passato più di un anno da quando i settantacinque accumulatori ribelli erano stati espulsi da Energia, la maggiore delle trentacinque città stato che dominavano il vasto territorio, un tempo chiamato Europa.
L’intera, o meglio, ciò che rimaneva dell’intera popolazione della vecchia Europa, sopravviveva dentro quei trentacinque, tetri contenitori di accumulatori.
Accumulatori; così erano chiamati gli umani rifugiati nelle città stato, sorte sulle macerie degli stati sovrani, in Europa come negli altri continenti.
L’inizio della fine della suddivisione del mondo in stati sovrani, più o meno democratici, fu la crisi energetica del duemilacentotrenta, provocata dall’esaurimento di ogni fonte di energia fossile.
Ma la vera causa, la miccia era stata accesa molto prima; quando l’uomo cominciò a consumare energia in quantità abnorme per alimentare industrie, automobili, illuminare a giorno case e città, questo enorme spreco di energia aveva vomitato nell’atmosfera una tale quantità d’inquinanti che finirono per saturare l’aria, opacizzando a tal punto la luce solare da rendere pressoché inutile l’uso di fonti alternative non inquinanti, leggi: fotovoltaico.
L’effetto serra diede il colpo di grazia a un ambiente ormai irrimediabilmente malato; in pochi decenni si sciolsero i ghiacciai delle montagne di tutti i continenti, l’acqua conservata nei bacini artificiali in alta quota iniziò a scemare, calando fino al punto di non poter più alimentare le turbine che fornivano l’energia elettrica alle città, i fiumi perennemente in secca non poterono più raffreddare le centrali nucleari sorte sulle loro rive, che furono abbandonate al loro destino senza preoccuparsi di metterle in sicurezza.
Le piogge, bene raro e prezioso, bastavano appena a rimpinguare la poca acqua rimasta sul fondo dei bacini; bene da usare esclusivamente, con parsimonia, per dissetare le città allo stremo, e i campi riarsi delle grandi pianure avviate verso una rapida e irreversibile desertificazione.
Fu a quel punto che iniziò l’esodo, dalle campagne verso le città, dove l’acqua, bene o male, continuava a fluire; così nacquero le prime città stato, dentro le quali i cittadini difendevano con i denti il proprio spazio vitale dall’invasione di uomini e donne in fuga dalla fame.
In quel periodo buio, piccole guerre regionali nascevano e morivano nel giro di pochi giorni, lasciando sul terreno sangue e dolore; la rabbia scatenata dalla carenza della materia prima necessaria alla vita, l’acqua, stava riportato la terra verso un nuovo medioevo.
In poco più di trent’anni di guerre e pestilenze la popolazione mondiale si era ridotta di un terzo; ma il peggio era ancora di là da venire.
E arrivò, puntuale come la morte che in quel tempo aleggiava feroce sul mondo, quando il ghiaccio dei poli si sciolse.
Impiegò pochi anni il ghiaccio a mutare il suo gelido e solido aspetto, in quello liquido dell’acqua; e in quel breve lasso di tempo il livello degli oceani, già aumentato di qualche metro per lo scioglimento dei ghiacciai d’alta quota, si alzò di ben trentacinque metri, costringendo le popolazioni rivierasche a cercar rifugio all’interno, innescando nuove e più cruente guerre per difendere o conquistare le città stato.
Dopo altri trent’anni di nuove e sempre più cruente guerre, usando anche armi di distruzione di massa, l’intera popolazione mondiale si ridusse a circa: cinquecentomilioni d’individui, un numero abbastanza esiguo da poter essere contenuto per intero dentro le città stato; rendendo inutile il succedersi di guerre per la conquista di spazio vitale.
Invero ci furono uomini che scelsero di vivere in tutt’altro modo; facendo gruppo a se stante cercarono rifugio e sostentamento nei boschi, dove la presenza degli ultimi rivoli d’acqua non ancora irreggimentata, i frutti del bosco e del sottobosco, la selvaggina, permise loro di vivere allo stato brado, senza regole; l’unica legge vigente era quella del più forte.
Fra questi gruppi di umani allo sbando, scoppiavano spesso scontri cruenti; mettevano mano alle armi, fabbricate con quello che il territorio offriva, legno e pietra in primis, anche per rivendicare il proprio diritto su una carogna d’animale… l’uomo era regredito in pochi anni di millenni, agli albori della sua comparsa sul pianeta terra.
Anche vivere dentro le città non era poi un gran privilegio; l’illuminazione nelle vie era pressoché inesistente, dentro le case ridotta letteralmente al lumicino, mentre il riscaldamento era pressoché inesistente; l’energia elettrica era un bene prezioso, largheggiare nel consumo non era consentito a nessuno, nemmeno ai dodici saggi che passavano le loro giornate nelle fredde e oscure sale all’ultimo piano del palazzo del governo, emanando direttive per distribuire al meglio le poche risorse a disposizione.
Il consiglio dei saggi era costantemente rinnovato; ogni anno un nuovo saggio prendeva il posto del membro con più anzianità di servizio; in questo modo si otteneva una rotazione completa del consiglio ogni dodici anni, rinnovando senza mai stravolgere, la linea politica del governo.
La scelta del nuovo consigliere non avveniva né per elezione né per acclamazione; il privilegio di partecipare per ben dodici anni alla guida della città era concesso a chi, nel corso dell’anno solare, aveva riversato la maggior quantità di energia dal suo zaino all’accumulatore centrale.
Va da sé che il consiglio era formato da uomini relativamente giovani e robusti, anche perché l’età media della popolazione si era irrimediabilmente abbassata nel corso degli anni, malattie sconosciute e una vita di stenti fecero si che si attestasse intorno ai cinquantadue anni.
Non tutte le città stato adottarono il sistema di governo di Energia; in alcune, le minori, la democrazia era stata bandita da chi, grazie al suo carismatico ascendente aveva assunto su di se tutte le cariche elettive.
In altre realtà i consiglieri potevano essere in numero inferiore o superiore a dodici, e la loro carica durare più o meno a lungo, in altre ancora si raggiunse un compromesso fra i due sistemi; il capo carismatico era affiancato da due o più consiglieri.
L’unico privilegio, l’unico segno visibile del rango dei saggi, era la schiena; solo loro potevano camminare per strada, passando fra la gente che si prostrava al loro passaggio, con la schiena libera del pesante fardello rappresentato dallo zaino da venticinque chili che, uomini e donne, raggiunta la maggiore età erano obbligati a portare, da quando uscivano da casa fino al rientro.
Lo zaino era un accumulatore di energia collegato tramite fibre ottiche alle scarpe, ogni passo generava un impulso elettrico che veniva inviato allo zaino accumulatore, una volta tornati a casa ci si toglieva lo zaino dalle spalle e lo si collegava a una presa per inviare l’energia, materiale di risulta del deambulare, al grande accumulatore centrale, e da lì veniva ridistribuita alla cittadinanza.
Questa era solo una delle ingegnose tecniche messe in atto per supplire alla cronica mancanza di energia; un altro espediente consisteva nell’affogare recettori sotto i percorsi energopedonabili, così erano chiamate le strade finalmente liberate dalle automobili, oggetto obsoleto e oramai inutilizzabile.
Recettori d’energia erano annegati anche nei pavimenti delle case, e dei negozi, praticamente tutto il calpestabile produceva energia da inviare all’accumulatore centrale.
I cittadini, consci che la sopravvivenza della città stato dipendeva anche dal loro comportamento, stoicamente portavano in giro il loro pesante fardello camminando per ore, anche quando avrebbero potuto farne a meno, sperando nel contempo di riuscire a raggranellare una quantità di energia sufficiente a battere la concorrenza ed essere eletti nel consiglio dei saggi.
E la sera, quando tornavano nelle loro case, mostravano orgogliosi al figlio, o alla figlia, i numeri sul contatore dell’energia riversata nell’accumulatore.
Ho scritto: figlio o figlia, perché la legge non permetteva di averne più d’uno, per non rompere il già precario equilibrio alimentare; le scarse risorse coltivate nei campi riarsi dalla siccità non sarebbero bastate a sfamare un maggior numero di residenti.
Tutto doveva essere regolato al centimetro, ognuno era chiamato a dare il suo contributo, solo così la città stato avrebbe potuto prosperare… beh, prosperare, viste le condizioni in cui era costretto il popolo, mi sembra una parola un po’ grossa… prendetelo come un eufemismo.
Anche nella società più inquadrata, c’è sempre qualche mela marcia che può rovinare il resto del cesto.
Orlando, stanco di portare il pesante fardello sulle spalle, un giorno se ne liberò, gettandolo in mezzo alla via urlò la sua voglia di libertà davanti agli sguardi allibiti degli altri accumulatori.
Durò poco la sua ribellione, due agenti s’incaricarono di bloccarlo e di portarlo davanti ai dodici, che prontamente lo punirono con trenta giorni di lavori forzati alla ruota.
La ruota altro non era che una grande raggiera dove, chi si ribellava o compiva un qualsiasi atto contrario alla legge era costretto a spingerla in avanti, facendo ruotare in questo modo il grande alternatore posto al centro che, ovviamente, produceva energia elettrica da inviare all’accumulatore.
In quei trenta giorni, Orlando strinse amicizia con altri accumulatori ribelli, e una volta liberi iniziarono a frequentarsi.
Il gruppo inizialmente formato da otto accumulatori crebbe velocemente e in poco tempo raggiunse il ragguardevole numero di settantacinque unità.
Allora, il potere costituito che li teneva d’occhio, valutando che i ribelli continuando a crescere in modo esponenziale avrebbero potuto creare seri problemi di convivenza pacifica, agì di conseguenza, espellendo i reprobi dalla città stato.
Dopo un anno passato a vagare per campi, boschi e monti, scontrandosi con gruppi inselvatichiti di umani, il numero degli irriducibili aveva lasciato sul campo ben trenta unità.
Un nuovo inverno era oramai alle porte, e loro, gli accumulatori ribelli, non avevano ancora trovato un luogo dove stabilirsi.
La fame, il freddo, la rabbia di essere reietti in ogni dove, incattivì l’animo di Orlando e degli altri ribelli, accecati dall’odio decisero di giocare il tutto per tutto; tornare in città e fomentare la rivolta degli accumulatori.
Rientrarono di notte, iniziando subito a spargere il verbo della rivoluzione; di giorno trovavano rifugio dentro le fogne, e di notte riunivano gli adepti nei sotterranei della cattedrale che, da quando la religione era stata bandita, era ridotta a un rudere.
Ma anche questa volta il potere costituito non si fece cogliere impreparato, con un’incursione notturna nei sotterranei della cattedrale catturò i rivoluzionari.
La pena per Orlando e i suoi seguaci, marchiati come soggetti pericolosi per la sopravvivenza della città stato, non poteva limitarsi a trenta o più giorni di lavori forzati; costatato che riportare i ribelli nell’alveo della legalità sarebbe stata impresa improba, ne decretarono la condanna a morte.
Naturalmente il processo e la relativa condanna furono resi noti sin nei minimi particolari; in modo che servisse da esempio a chi avesse pensato di seguirne le orme.
Il metodo usato per eseguire la condanna era noto solo agli addetti al lavoro, mentre il trattamento riservato alle salme dei condannati era noto a tutti; venivano riciclate, trattamento standard riservato a tutte le salme delle città stato.
E come non avrebbero potuto sapere che quel poco di carne che una volta al mese trovavano nei loro piatti era quella dei loro simili? Era di dominio pubblico che mucche, galline, e tutti gli altri animali non si potevano allevare per la cronica mancanza di acqua, indispensabile per abbeverarli e far crescere i vegetali con cui nutrirli e farli ingrassare.

FINE



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: