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lavoro pubblicato lunedì 10 agosto 2015
ultima lettura lunedì 13 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Sorprendici! (Parte 1)

di Fran92. Letto 536 volte. Dallo scaffale Pulp

<<Un attimo di pazienza e le nostre bellissime ragazze sfileranno e strabilieranno i vostri occhi. Ma ricordatevi, qui siamo a Sorprendici! e la sola bellezza non basta>>.

<<Un attimo di pazienza e le nostre bellissime ragazze sfileranno e strabilieranno i vostri occhi. Ma ricordatevi, qui siamo a Sorprendici! e la sola bellezza non basta>>.

L’illuminazione contribuisce a dare uno splendore lunare al presentatore e a riflettere il sudore che gronda dalla sua fronte. Siamo in pieno luglio, ma all’etichetta non frega un cazzo del caldo, bisogna vestirsi a dovere come l’occasione richiede.<<Fa un caldo di inferno questa sera, ma preparatevi ad avere ancora più caldo quando vedrete le nostre stelle su tacchi!>>. Non riuscì proprio a farsi sfuggire una battuta sul caldo che faceva. Era il suo modo, molto indiretto, di dirgli “Vaffanculo”. L’espressione accomodante che rivolgeva al pubblico nascondeva il disagio della disidratazione. Nelle sue ascelle c’erano le giungle del Laos. Il presentatore è uno di quelli tipo standard, hanno quell’aria così compatibile con la sfera pubblica che l’idea che ne abbiano anche una privata non sfiora neanche lontanamente il pubblico. Quando smette di essere sul palco, smette di esistere. Per esempio: il pubblico non immagina minimamente che l’uomo sul palco, così in ghingheri e con un volto così telegenico da mandare in visibilio la casalinga media, abbia una vita che la farebbe scappare a gambe levate la casalinga media. Non mi dilungo in dettagli, vi basti sapere dell’ultimo pasticcio riguardante una busta bianca anonima fattagli recapitare alla porta di casa sua, il cui contenuto consiste di ben 24 foto, di cui ben 17 con oggetto i vizi particolari del presentatore, tra cui spicca quello riguardante le minorenni asiatiche, e ben 7 che riguardano sua moglie, che di vizio ne ha uno solo: enormi uomini di colore. La busta conteneva anche un messaggio di poche parole ma altisonanti: “NOI SAPPIAMO”. Inutile dire che la vicenda ha costituito l’ennesimo calcio alle palle a un matrimonio ormai in ginocchio che chiede pietà, o che gli si pianti una pallottola in fronte. O una coltellata nella schiena, che, per finire questa retrospettiva su questo povero diavolo, è quella che si beccherà sua moglie tra due mesi, lasciando così a bocca aperta la casalinga media mentre guarda la notizia in tv, e facendole dimenticare il ferro da stiro acceso sulla camicia del marito.

Ma lasciamo per un attimo il nostro povero diavolo per spostare lo sguardo un po’ più in basso, precisamente alla moquette color minerva per accendere i fuochi d’artificio di piccola taglia del palcoscenico a forma di T. Ignara della situazione e invisibile all’occhio umano, faremo brevemente la conoscenza di quella che, per comodità, chiameremo Formica 37/231, di professione esploratrice. La nostra piccola amica, disorientata dalle illuminazioni, è arrivata sul palco, spingendosi abbastanza lontano dal suo formicaio, nell’intento di compiere la sua missione di pattugliamento e ricerca del cibo. In realtà, più che dalle illuminazione è stata spinta da uno strano odore che le manda stranamente in frenesia i sensi. Schivando le suole del presentatore si avvia verso il luogo dove l’odore diventa sempre più forte, più intenso. Ignora le molliche di pane lasciate quel pomeriggio dagli operai in pausa pranzo che hanno montato tutto il palcoscenico, e schiva un po’ abilmente un po’ fortunosamente altre numerose suole che gli si parano davanti la sua metà. Più prosegue più gli viene voglia di staccarsi le antenne dalla frenesia. Percorre corridoi, scende e sale scalini, rischia svariate volte di morire di morti orribili, ed alcune non per mano di suole umane, ma anche di alcuni suoi “colleghi” insetti dall’aspetto molto minaccioso, ma è fermamente convinta che quello che vedrà sarà di grande importanza nel rapporto che farà al formicaio, quando dovranno inviare le operaie cieche come talpe che seguiranno il tracciato creato dai suoi feromoni. E anche qualche battaglione di soldati a bonificare l’area, vista la presenza di qualche ragno dall’aria minacciosa che al suo passaggio hanno risposto con un movimento di zampe che proprio non gli piace. Giurerebbe di averne sentito qualcuno ridere minacciosamente. I rapporti diplomatici tra loro non sono mai stati buoni, che cazzo combinano al Ministero Degli Esteri si chiede 37/231. Arriva ad una porta che separa la nostra amica dall’odore, non è la sua prima incursione in ambiente “non naturale”, ci passa tranquillamente sotto. È davvero troppo, quell’odore adesso la sta letteralmente facendo girare freneticamente e su se stessa e vuole attaccare briga con qualsiasi cosa, è come un metallaro che vuole disperatamente pogare. Ed ora un quesito per voi: Quanto bisogna essere sfortunati per venire schiacciati da un tacco di una scarpa da donna? Non dalla parte dell’avampiede, ma proprio dal tacco. C’è da dire che non aveva scampo, dato che nella stanza ci saranno stati qualcosa come una ventina di paia di scarpe in movimento, e i suoi sensi annebbiati non aiutavano. Comunque la risposta alla domanda precedente è: molto. E proprio nella sua sfrenata ricerca dell’origine di quell’odore, che non avrebbe mai trovato data l’intensità, l’ultima cosa che vede sono delle strane pareti che riproducono fedelmente qualsiasi cosa gli si pari davanti e subito dopo un tacco alto mette fine alla vita della povera Formica Esploratrice 37/231. Nell’agonia dell’ultimo istante appiccicato al tacco dell’oca giuliva che non riceverà alcuna punizione per quello che ha fatto, la nostra affezionatissima si rammarica per i suoi compatrioti che arriveranno seguendo la scia di feromoni e che probabilmente faranno la sua stessa fine, se qualcuno non torna indietro a riferire al QG, e precisamente al Comando della Formica Feldmaresciallo 05/010, di Non-Andare-Assolutamente. Il nazionalismo di queste formiche verso il loro formicaio è ammirevole. E mentre, spegnendosi, 37/231 vola verso il suo spirito guida, guarda in faccia per un attimo l’oca giuliva che sta ancora martoriando il suo corpo passo dopo passo, e gli rivolge un’espressione che in formichese suona un po’ come un “GRAZIE TANTE FIGLIA DI PUTTANA”.

Ringraziamo la nostra piccola amica però che ci fa rialzare lo sguardo e ci riporta tra gli esseri umani. Lasciamo infatti il corpicino esanime di 37/231 per dare un’occhiata a quelle che saranno le bellezze che sfileranno sulla passerella, compresa l’oca giuliva. Sono ben 10 ragazze sfileranno sul palcoscenico a forma di T, e ce ne è per tutti i gusti. Dalla mora con l’abbronzatura e la silhouette tipicamente mediterranea alla bionda spaventosamente ariana; dalla ragazza bassina e graziosa (dove vi troviamo l’Oca Giuliva) alla ragazza con un’altezza da far invidia alle allora atlete ex DDR, qualcuna anche per la stazza. Tutte rigorosamente impegnate nel loro lavoro di ultima messa a punto di fronte allo specchio, tutte a scrutare se stesse. Nella stanza c’è un vociare persistente, ma loro stanno zitte, perse nel loro sguardo gemello, a ripassare mentalmente il loro numero per, appunto, Sorprendere giuria e pubblico e, magari, vincere. Se guardate bene però, nella fila di poltrone con specchi occupate dalle debuttanti e invase da varie persone dello staff addetto al pit stop finale, noterete una poltrona vuota, e uno specchio che non riflette niente, se non lo staff che si gratta il capo basito. Anzi, qualcosa la riflette: una valigetta rettangolare color grigio metallizzato, di poca ampiezza e molta lunghezza, adagiata in un angolo della stanza sotto l’occhio vigile della debuttante in questione, che per descrivervela vi chiedo di immaginare una donna per cui non potete fare davvero nulla per impressionarla, per Sorprenderla, appunto. <<Non si fuma qui dentro, non hai letto il cartello sopra di te , dovresti andare a sederti come tutte le altre>> gli fa un indispettito parrucchiere dall’aria vagamente effemminata, e anche dalla voce. Sempre per darvi un’idea che tipo sia, vi basti pensare che prima di interagire con l’effemminato parrucchiere, si finisce di fumare tranquillamente la sigaretta in una posa a braccia conserte e con lo sguardo di lato, fisso alla finestra, che dimostra tanta nonchalanche, dopodiché rivolge al suo indispettito interlocutore uno sguardo che si potrebbe tradurre benissimo con un “LEVATI DAL CAZZO” e minaccia di ciccare il mozzicone sulla sua guancia. Era più uomo di lui. Ah, ve l’ho detto che è bionda?




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