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lavoro pubblicato domenica 9 agosto 2015
ultima lettura domenica 10 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Danza di Insetti - Cap.6

di InfoResistere. Letto 530 volte. Dallo scaffale Fantasia

Microcosmo, macrosmo. Ardori, rivalità, gelosie. Crediamo davvero di essere gli unici a provarlo? Cosa ci differenzia dagli altri animali? La mente, la moralità? E se gli animali fossero umani, più umani di noi? Cosa è umano? Cosa è animale?..

6

Muoversi. Lanciare. Tornare. Sforzo. Fatica. Miglioramento. Echi di ordine e urla risuonavano
nel campo delle formiche, fatto di sudore e suono. I rumori si coagulavano in un'unica cacofonia
compatta. A forza di provare la manovra stava migliorando. La precisione si avvicinava al 90%.
Ogni 10 lanci sarebbero cadute 9 coccinelle. Proprio per questo l'esercito era stato diviso in due
parti: i lanciatori e i missili. La strategia era molto semplice: una fila orizzontale di 10 lanciatori
si sarebbe disposta per catapultare le dieci fila da dieci dei missili, posizionati dietro di loro. Il
morale era alto. La fiducia era salita, grazie al neo-capitano Scalafoglie. Era trattato come un
eroe, come il successore di Mandibola, come... come un debole. Scalafoglie tremava come un
debole. Aveva paura per domani
. Sentiva la morte più vicina del solito. Il suo respiro gelido sulla
nuca. Non condivideva l'euforia, sapeva che sarebbe stato un massacro, manovra o non manovra.
Le stavano sottovalutando ancora. Credere che la manovra sarebbe stata realizzata perfettamente
era un errore. Credere che avrebbero vinto era un errore. Credere che le coccinelle fossero
inferiori era un errore. Forse questa inconsapevolezza li avrebbe salvati. Se ogni formica
avesse avuto i suoi stessi dubbi, sarebbero stati sbaragliati clamorosamente. La compattezza
persa, il morale abbattuto. No, le formiche avevano bisogno di questa illusione per vincere.
Questa era la vera strategia: credere. La fede verso l'esercito, la Regina e la colonia. Il dubbio
sulla vittoria, avrebbe intaccato non solo l'esercito, ma qualsiasi macro-ingranaggio del
formicaio. A questo Scalafoglie non pensava ma il germe del dubbio si stava trasformando in un
fiore di rivolta. Per ora dubitava solo della vittoria.

Il denso odore delle coccinelle era stato spazzato dalla brezza del meriggio. Ogni secrezione
aveva una sfumatura diversa, un'intonazione che si contraddistingueva dalle altre. Nessuna era
uguale, ognuna era una variazione della stessa matrice. Queste differenze sparivano quando
pregavano.Le intonazioni si fondevano in un unico e penetrante odore. Il senso di comunanza
leniva la tensione per domani. Stavano per affrontare un nemico difficile e pericoloso. Eppure
non lo temevano. Prete Giallo le aveva rassicurate. Klenos gli aveva suggerito la strategia adatta:
avrebbero volato in modo imprevedibile, caotico, senza fornire appigli alla catapulta degli
avversari. Prete Giallo voleva sfruttare la caratteristiche dei suoi discepoli. Combattere
diversamente li avrebbe portati alla sconfitta. Avrebbero usato l'istinto e creduto in Klenos. Era
sufficiente. La fede stava diminuendo. Questo era il segreto di Tre Macchie. Mentre i fratelli
lo guardavano ammirati, lui si angosciava per lo sgretolarsi delle sue certezze. Ci aveva
combattuto. Aveva lottato, negato, ignorato questa sensazione. Ogni volta tornava più forte di
prima. A Klenos ci credeva sempre meno. Non lo aveva
mai visto, sentito, annusato. Le parole di
Prete Giallo non lo convincevano più. Dov'era Klenos quando le formiche avevano mangiato le
larve? Dov'era Klenos quando i suoi fratelli erano stati massacrati? Il tarlo lo rodeva sempre più.
Anche Prete Giallo gli sembrava diverso. Non più una guida, ma un mistificatore. Con questi
dubbi Tre Macchie avrebbe guidato le coccinelle in battaglia.

I piccoli afidi grigi mangiavano placidamente. Osservavano con distacco l'infuriare della
battaglia sotto la loro foglia. Non erano più numerosi come una volta. Le formiche pur non
mangiandole, le avevano spremute a forza di succhiare il loro nettare, diminuendo il loro arco
vitale. Eppure non le incolpavano, né avevano astio verso i loro predatori. A loro interessava la
linfa. Non era nemmeno più un discorso nutritivo, era diventato un rapporto osmotico. Gli afidi
si sentivano parte del Melo. Il rumore li distraeva. Sembrava che i due fronti pareggiassero.
Inizialmente le coccinelle, sfruttando la loro danza caotica, si erano avvantaggiate. Le formiche
non riuscivano a colpirli con la catapulta, i movimenti erano troppo prevedibili. Solo dopo tanti
sacrifici riuscirono a portarle a terra, rovesciando l'esito. Ora si gettavano gli uni addosso agli
altri, coperti di sangue, disperati, con ancora la speranza di vincere, di sopravvivere a questa
scontro.

Ogni popolo riteneva che avrebbe vinto grazie alle loro qualità: la fede, l'organizzazione,
l'ordine, l'istinto. Nessuno di loro sapeva che il finale era già stato scritto. Il futuro era congenito
al ritmo biologico. Il popolo vincitore sarebbe stato quello più adatto a vivere nell'ecosistema
vigente. Il Melo rispondeva ai vari stimoli, adattandosi e adattandoli. Quello che poteva essere
un grande evento storico per gli insetti, non era altro che un piccolo anello di una catena vitale
molto più ampia. Il Melo non aveva coscienza di sé e per sé. Non era un demiurgo. Il Melo era le
coccinelle, gli afidi, gli insetti, gli usignoli e qualsiasi popolo o forma vitale che vivesse o
proliferasse in lui. Fu per questo che le coccinelle vennero sconfitte.

Mentre gli occhi si stavano appannando, vedevo il mostro alato venirmi incontro. Le tre macchie
sul dorso, la forza, le zanne... Un nemico forte e vigoroso. Aveva rispetto per lui. Aveva
combattuto bene. Con la forza della disperazione aveva guidato i suoi fratelli anche quando la
speranza svaniva. Mi aveva individuato come capitano e guida. Sfidato e vinto. Ora mi guardava
morire.

Vedevo il mostro nero di fronte a me morire. Avevo rispetto per lui. Aveva combattuto bene, con
coraggio. Lo onoravo, perché nella sconfitta aveva vinto. Si era sacrificato per il suo popolo
come avrei fatto al suo posto io. Dovevo tenergli la zampa e guardare la sua luce abbandonare il
corpo.

Papà sto andando a trovare la mamma. Fa freddo e ho un po' paura. Io non voglio morire. Ti
prego papà, non lasciami, ti prego, ti prego.

Tre Macchie si allontanava dal corpo senza vita di Scalafoglie. Sentiva dolore. Dolore per la
morte dei fratelli, per la guerra, per tutto. Scappava via Tre Macchie con le coccinelle superstiti,
tornando a casa, aspettando che le finissero.



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