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lavoro pubblicato sabato 8 agosto 2015
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La maschera dell'accettazione

di abyss97. Letto 778 volte. Dallo scaffale Fantasia

Quando qualcuno ci lascia ingiustamente, senza alcun motivo, le vecchie ferite non guariscono. La cosa migliore, è sperare di dimenticare, un giorno.....

Capitolo 1

Vergogna, frustrazione, fragilità, paura... tutti termini che possono essere associati alla parola "timidezza". Un soggetto viene definito timido nel momento in cui ha difficoltà a socializzare. In verità c'è un mondo immenso dietro a tutto questo. Cosa ne so io a riguardo? In realtà non molto, so solo di sentirmi intrappolato in una prigione senza via d'uscita.

«Trrr, trrr, trrr!»

Sento la sveglia suonare, ogni suono assordante è un brivido che mi scorre lungo tutto il corpo, mi rigiro nel letto e cerco di riaddormentarmi. Almeno fino a quando non sento mia madre urlare.

«AARON, SVEGLIATI È TARDI!»

Eccola, che grida come di consueto.

Dovrei alzarmi? Ma non ho proprio le forze oggi per sopportare le spiegazioni e i miei compagni che sfottono... voglio stare a casa. Metto la testa sotto il cuscino e cerco di non risponderle. Ma se non lo faccio poi, salirà fin qui e mi getterà fuori dal letto afferrandomi per le caviglie, oppure ancora peggio, mi butta un secchio d'acqua ghiacciata in testa. Scosto le coperte e cerco di alzarmi, metto forza nel farlo ma fallisco al primo tentativo, così appoggio le mani sopra la faccia, strofinandole negli occhi. Riprovo e stranamente ci riesco, in genere nei primi tentativi fallisco.

«AAROOOOOOON!» Urla di nuovo, ma questa volta la sento più vicina...

«MI STO ALZANDO PORCA MISERIA!» Urlo snervato, mi alzo e mi avvicino alla porta per aprirla, giro la maniglia ed È COMPLETAMENTE CONGELATA. Vado verso il bagno e mi butto un getto d'acqua ghiacciata sulla faccia in modo tale da svegliarmi. Mi guardo allo specchio e noto che le mie occhiaie sono sempre più evidenti, forse perché vado a letto tardi la notte e mi rende "sonnambulo" al mattino. Questa mattina c'è una bella giornata, i miei occhi sono più chiari del solito quindi sarà sicuramente così... generalmente li ho verde opaco, adesso, invece, verde acqua. Mi piacciono particolarmente in questo modo, poiché hanno un effetto migliore come contrasto con i capelli neri e la barbetta scura quanto i capelli.

Vado verso la cucina e trovo la tavola piena di cibo che ha preparato mia madre per fare colazione, mia sorella è già uscita. È sempre stata mattiniera di suo in ogni caso. Mi siedo e mangio fette biscottate e Nutella seguite da un bicchiere di succo d'arancia. Finisco di mangiare e corro a lavarmi, giro la manovella dell'acqua in modo tale da farla scorrere... che bella sensazione, una bella doccia tiepida di prima mattino... È proprio questa che mi aiuta a svegliarmi, altrimenti mi riaddormenterei mentre preparo lo zaino, a proposito che materie ho oggi? Ricordo solo di avere francese - ACCIDENTI FRANCESE - questa volta non credo mi faccia entrare. Esco e torno velocemente nella mia stanza per mettermi qualcosa, prendo le prime cose che trovo nell'armadio. Un paio di jeans stretti della Guess, una maglietta bianca sotto, ed infine una felpa nera a tinta unica, molto soft visto che non presenta nessuna scritta al di sopra.

Prendo lo zaino della Eastpak e lo posiziono sulla spalla destra, esco dalla mia stanza, prendo le chiavi e le metto nella tasca sinistra dei jeans. Ne sento subito il peso poiché questo mazzo contiene: le chiavi di casa, quelle della porta principale dell'appartamento, del garage e della macchina che non posso prendere perché serve a mia madre per andare a lavoro. A tenerle raggruppate un carinissimo portachiavi ispirato ai tre doni della morte di Harry Potter: ovvero la Bacchetta di Sambuco, il Mantello dell'Invisibilità e la Pietra della Resurrezione. Molti scambiano questo portachiavi con il simbolo degli Illuminati, che ultimamente sono diventati conosciuti in tutto il mondo, grazie a tutte quelle teorie di cospirazione che circolano sul web. La cosa mi innervosisce molto.

Accidenti è tardi, dovrò correre. Chiamo l'ascensore e guardo l'orologio, mi accorgo che è fin troppo tardi per poter perdere altro tempo così decido di scendere le scalinate con un passo a dir poco velocissimo. Giro a destra e passo davanti il negozio di abbigliamento e ammiro i vestiti in vendita... troppo costosi per le mie tasche. Giro lo sguardo e vedo Sapphira... una ragazza molto bella, magra, con un seno piccolo ma compensato da un sedere prosperoso e all'insù. Mi saluta sorridendo e ricambio con un altrettanto falso sorriso. Continuo a correre ed eccoci arrivati alla "East Boston High School". Entro dalla porta principale e mi dirigo velocemente verso la mia classe.

Ok adesso sono davanti la porta, ho paura di bussare... sono già un bel po' in ritardo, potrei saltare la lezione ma poi penso che ne ho già saltate troppe.

«Toc, Toc.» Busso incerto e ancora intimorito, mi sento in un film horror, dove le insegnanti killer potrebbero ammazzarmi.

«Avanti!» Sento urlare da dentro, apro la porta e ritrovo già la professoressa in piedi che spiega la lezione.

«Posso entrare?» Mormoro impaurito mentre fisso negli occhi, questa "mangia-studenti" che mi squadra con il suo sguardo agghiacciante. È una donna di circa sessant'anni portati malissimo poiché, la morte del marito, l'ha resa, ancora più acida di quanto fosse stata prima; in aggiunta ha cominciato a trascurarsi.

«Aaron com'è possibile che ogni giorno la stessa storia, sempre in ritardo! Oggi non entri!» Rispose con tono arrabbiato.

Mi rassegno all'idea che non mi faccia entrare e comincio a indietreggiare.

«Dai prof, sta molto lontano... non è colpa sua se arriva in ritardo, pensi che ogni santo giorno fa tutta la strada a piedi.» Dice Shannon.

Shannon, una delle poche amiche... anzi direi la migliore amica che ho! Ci conosciamo da molto tempo, ma purtroppo abbiamo legato solamente in questi ultimi anni e anche grazie a un gioco "MMORPG", uno di quei giochi in cui "una ragazza" è la dea, tutti le vanno dietro sperando che riescano ad avere l'opportunità che una di loro gli rivolga la parola.

In effetti, anche esteticamente è molto carina, molto alta con lunghi e biondi capelli ricci e due occhioni verdi impossibili da non notare.

La professoressa sembra titubante sulla decisione da prendere, restiamo in silenzio mentre lei e i suoi pensieri indecifrabili decidano se farmi entrare o meno.

«D'accordo Aaron, per questa volta entri!» Esclama l'insegnante.

Butto un sospiro di sollievo e mi dirigo verso il mio banco, ovvero, quello accanto a Shannon e come al solito sento alcune persone che ridacchiano. Staranno ridendo di me. Sì, sarà sicuramente così.

«DOVETE ANCORA RIDACCHIARE COME GALLINE? Vediamo se di prima mattina devo ascoltare delle ochette che sbraitano!» Disse Phoebe con tutta la spavalderia che si ritrova.

Stranamente l'insegnante rimase in silenzio, mentre, lei con tutta la sua tenacia, zittisce le tre galline.

Phoebe è un'altra delle mie amiche più strette. Posso dire che lei è la più scontrosa e scorbutica che conosco... ma per un amico darebbe l'anima pur di difenderlo. Lei è la classica bionda, occhi azzurri, bassina e abbastanza magra... molto sicura di sé.

«D'accordo ragazzi, prendete pagina 232. Oggi parleremo della Francophonie...»

Neanche il tempo di sentire questa frase che tutti cominciano a utilizzare il cellulare ed ignorare il docente, tranne i due "secchioncelli" della classe ed Andrew che cercano disperatamente la pagina che l'insegnante sta spiegando. Andrew è uno dei pochi ragazzi con cui ho legato, mi aiuta spesso a mantenere un andamento disciplinare decente. Senza lui, credo sarei rimasto ancora al primo anno di superiore.

«Aaron, oggi studiamo insieme giusto?» Sussurra Shannon fissando il cellulare. Credo stia giocando al famoso gioco "Candy Crush Saga".

«Sì, dobbiamo sbrigarci a finire il progetto», risposi mentre ridacchio sulla banalità del passatempo che si è trovata.

«Io ieri ho continuato per qualche ora, ha ricevuto riscontri positivi.» Bisbiglia, con un filo di voce, per non farsi sentire dalla professoressa.

«Grande!» Esclamai con un tono più alto di quanto me ne sia reso conto.

Giro lo sguardo e trovo tutti a guardarmi, arrossisco per l'imbarazzo ma nessuno dice nulla, mi staranno tutti insultando nei loro pensieri. Aspetto pochi minuti e...

«Oggi ho intenzione di finirlo, a breve comincio il set fotografico e se questa volta non ricevo tanti "Mi piace", non credo me ne faranno fare altri.» Dice Shannon fissando sempre l'insegnante.

«Tranquilla, ti basta pubblicare una foto orribile e li avrai ugualmente», borbotto con altrettanto tono e modo, utilizzato da Shannon.

«Ahahah, uno dei vantaggi dell'essere una ragazza.»

***

Che ingiustizia... io lavoro molto di più e ho sempre dei risultati minori, anche nella vita reale non cambia tanto, sono sempre stato chiuso e timido e i pochi amici che avevo, mi prendevano sempre in giro. La stessa cosa a scuola, dove ero spesso oggetto di derisione, rendendomi più timido e chiuso. Poi con l'arrivo delle medie i miei amici (se così si possono chiamare), hanno iniziato ad avere i primi gruppi ed io, naturalmente, sono rimasto solo. Successivamente, a parte questi quattro amici VERI che ho, mi sento sempre preso in giro, non in maniera troppo forte comunque.

Per non parlare della sfera affettiva, ho avuto qualche ragazza ma nulla di serio, solamente una ragazza è riuscita a colpirmi davvero... la ragazza per la quale ho davvero sofferto per un lungo periodo e con la quale ho avuto un breve storia per poi finire con il cuore spezzato in trecento pezzi. SAPPHIRA, per me una delle ragazze più belle. Inizialmente eravamo amici, molto stretti direi... ma, poi si è trasformata in qualcosa di più. In principio, eravamo felici ma non ricordo per quale motivo è finito tutto... credo di non essere mai stato alla sua altezza dal punto di vista estetico, nonché mi senta brutto... non vengo di certo definito "Brad Pitt" ma piuttosto un ragazzo carino. Dopo questa storia mi sento inadeguato, svantaggiato, sento da subito che nessuna donna mi vorrebbe. Mi sento limitato dal fatto che non sono tanto alto, solo 180 cm, e proprio quest'ultima mi causa spesso dei complessi. Per non parlare dell'insicurezza, che è nata dalle situazioni che ho descritto sopra, della forte ansia e degli attacchi di panico che mi ritrovo ogni qualvolta che so, a prescindere, di non riuscire a proteggermi da solo.

Poi, non è che mi sia comportato da antipatico con le persone, ho sempre cercato di essere gentile con tutti, ma niente, ho ottenuto solo delusioni. Per essere accettato ho addirittura cominciato a fumare... vedo donne che si mettono con uomini rozzi, che le trattano come stracci e le mancano di rispetto ed io, invece, sono alla ricerca di qualcosa che mi faccia mancare il fiato. Ecco questo è quanto, non ho minimamente istinti suicidi come farebbe tanta gente, la vita è bella e va vissuta. Sento solamente il gran bisogno di cambiare vita, essere un'altra persona... più carina, più socievole, più estroversa e che venga protetta... che riesca ad essere sé stessa senza gli infiniti complessi sull'essere accettato o meno dagli altri su ogni parola che dico.

Capitolo 2

«DRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR, DRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR, DRRRRRRRRRRRRRRRRRR»

Finalmente la campanella, posso tornare a casa.

«Aaron oggi a casa mia alle 16:00.» Afferma Shannon in piedi davanti al mio banco mentre sistemo i libri.

«Perché invece non vieni tu?» Mormoro sperando e aspettando con ansia un "va bene", mai sentito pronunciare dalle sue labbra.

Ogni volta penso che è, inutile discutere con lei, alla fin fine riesce a trovare sempre delle buone scuse per convincermi a cambiare idea.

«Dai Aaron, a casa tua lo sai che il computer non mi prende.» Rispose con un tono triste.

Come pensavo...

«D'accordo, alle 16:00 a casa tua!» Esclamo sbuffando.

Dopo questa lunga mattinata spero che almeno mia madre abbia cucinato qualcosa di buono da mangiare. Prendo lo zaino e rimetto dentro i libri che non ho neanche utilizzato, attraverso il corridoio fino ad arrivare all'uscita. Esco da scuola e m'incammino verso casa distrutto... attraverso il marciapiede e guardo tutti i negozi, che delineano il percorso, fino ad arrivare alla mia "GRANDE" casa. Mi accorgo che nelle vicinanze ho tutto a disposizione, senza quindi aver bisogno di prendere l'auto. Partendo dalla mia destra c'è: un negozio, dove si possono comprare tutti i vestiti che caratterizzano la moda oggigiorno, dai più costosi ai più economici; un enorme ipermercato dove vendono la qualsiasi... da oggetti per le automobili ai prodotti alimentari. Senza contare, per chi più ne ha, più ne metta, di prodotti per la casa. Un tabacchino dove, in genere, mi fermo a comprare le sigarette: "Camel Activate". Ed infine una caffetteria Starbucks, con degli impiegati che sono davvero ottime persone... ricordo che fino a qualche mese fa passavo lì ogni giorno e mi offrivano sempre qualcosa da mangiare. In seguito, quando è finito tutto con Sapphira -che viene ogni mattina qui a fare colazione- ho deciso di consumarla direttamente a casa. Mi manca un po' questo locale. Senza accorgermene sono già arrivato a casa, cerco nelle mie tasche ma non riesco a trovare le chiavi, non pensando che le ho inserite nella tasca posteriore dello zaino. Le prendo e apro, prima di tutto, il portone e poi la porta. Mia madre ha cambiato disposizione del divano e devo dire che sembra più carino il tutto.

Non ho una casa molto grande, vivo in un appartamento, di circa centoventi metri quadrati. Non è una reggia ma, la passione di mia madre sull'arredamento e lo stile classico, l'hanno reso invidiabile agli occhi di molta gente. Quando entro, davanti a me si affaccia il salone enorme. Gli occhi vengono, generalmente, attratti dai lampadari di Swarovski e dalla vetrina in radica di noce, contenente oggetti di antiquario, molti dei quali, mia madre li ha ereditati dai zii e nonni. Sono sparsi un po' ovunque, anche sul tavolinetto in vetro, posto davanti al salotto, arricchito dai centrini che mia nonna, con cura aveva ricamato anni prima. Sul lato sinistro, un grande arco di legno, si affaccia nel lungo corridoio pieno di porte. Anche qui il tocco di mia madre è stato infallibile. Tappeti di un certo valore sparsi sul pavimento di ceramica bianca, talmente lucido che ci si può rispecchiare. Tutte le volte che lo attraverso mi da l'impressione di visitare una mostra di pittura, dove i quadri vengono disposti in fila, uno accanto all'altro, illuminati da piccoli faretti che evidenziavano il contenuto. La cucina, contrariamente a tutta la casa è la stanza più modesta, come dice sempre mia madre, non vale la pena spendere molto denaro per una stanza dove grasso e fumo s'intrufolano ovunque, durante i suoi deliziosi esperimenti in cucina. E poi a parte noi, gli amici che vengono a trovarci la guardano solo di passaggio. I miei, ci tengono molto ad accogliere gli ospiti nel salone, dove tengono la maggior parte degli oggetti di valore, pavoneggiandosi sulla loro provenienza. Mio padre si vanta di una vetrina che contiene, una collezione di antichi fucili da caccia, e parlerebbe per ore sulla loro provenienza e sul modo in cui li aveva ereditati, mentre mia madre, preferisce restare in silenzio quando serve del tè, in un antico servizio ereditato dalla nonna, che a sua volta lo aveva ereditato dalla sua, attendendo i complimenti delle amiche sulla porcellana fine. La mia camera è la più pratica e comoda, era così che l'avevo desiderata sin da piccolo. Un luogo dove potermi muovere con tranquillità, senza temere di inciampare in qualche cianfrusaglia, cinese o di cristallo, piazzata sul pavimento. È in stile moderno, molto simile alla stanza di Shannon, colorata e con lo stretto necessario: un armadio, un letto, un comodino, una scrivania con un computer e una pratica libreria dove gli inserisco di tutto. Un po' disordinata, contrariamente al resto della casa ma, è il mio spazio, il mio mondo, dove posso fare ciò che voglio, senza temere che nessuno lo intralci.

Entro nella stanza, svuoto le tasche e mi dirigo in cucina.

«Ciao mamma.» Dico con un tono da far percepire la mia stanchezza, mentre mi sbrigo a coricarmi nel divanetto, rivestito di stoffa arancione con dei cuscini dello stesso rivestimento ma con una fantasia a fiori.

«Amore, com'è andata oggi?» Rispose con tono affettuoso mentre sta servendo a tavola, con i capelli legati in una coda stretta e il grembiule dei cartoni animati.

«Tutto ok, nulla di nuovo... cosa mangiamo di buono?» Dissi speranzoso mentre alzo la schiena in modo tale da essere seduto.

«Minestra», replica scherzosamente.

«Rettifico, cosa mangio io?» Rispondo con altrettanto tono mentre mi alzo per andarmi a sedere davanti al tavolo da pranzo.

«Ahaha, dovresti imparare a mangiare tutto quello che cucino, alla fine si avvererà il mio sogno? Magari seguito dallo smettere di fumare!» Mormora speranzosa.

Quasi quasi mi mancava la frase "Quando smetterai di fumare?" Sinceramente io vorrei smettere, con tutto me stesso, ma purtroppo ho iniziato per sentirmi più "figo" e sono finito per prenderne il vizio...

«Mamma! Non cominciare.» Dissi con tono seccato.

«Ahhh... Aaron, sei il figlio perfetto che tutte le mamme vorrebbero avere! Peccato per la pecca di questo brutto vizio.»

«Mamma ti ho detto di smetterla...»

«Non smetterò mai di preoccuparmi per te.»

E siamo arrivati alla sua arma preferita, lei a differenza delle altre madri, che sgridano i propri figli, utilizza il SENSO DI COLPA.

«Mamma non cominciare a farmi venire i sensi di colpa...»

«Dai mangia che si raffredda.»

«Ma, è già fredda!»

«Se aspetti ancora, si congelerà.»

È simpatica quanto la mia prof di letteratura che fa battute sulla sua età.

«Layla non è ancora tornata a casa?» Mormoro con tono protettivo.

«Mi ha mandato un sms qualche ora fa, pranza da una sua compagna di scuola.»

Finito di mangiare, qualche ora dopo mi preparo. Devo correre da Shannon, ogni volta mi sgrida perché arrivo sempre in ritardo... ma non è colpa mia se perdo la cognizione del tempo!

«MAMMA IO VADO DA SHANNON, CI SENTIAMO PIU' TARDI!» Urlo dal salotto mentre mi fermo di colpo e penso che mi scoccia tantissimo camminare a piedi. Ritorno subito in cucina.

«Posso prendere la macchina?»

«D'accordo amore, chiamami ogni tanto eh!»

Prendo le chiavi, apro la porta e mi dirigo verso l'auto con un passo veloce.

Shannon mi apre la porta ed è in pigiama, con i capelli arruffati e attorcigliati mentre una pinza li tiene fermi.

«Accidenti! Sono le 15:45... Aaron sei addirittura in anticipo!» Disse Shannon sorpresa.

Perché deve polemizzare su tutto? Quando sono io in ritardo me lo fanno notare sempre, mentre, se capita a una ragazza è giustificata. Entro dalla porta principale e mi giro intorno guardando questa casa.

La sua casa era distinguibile tra le altre, per il profumo di lavanda che era nell'aria, appena aperta la porta di accesso, anche se in verità, si sentiva già dal pianerottolo. Accedendo in casa, la prima stanza è un grande salone arredato in stile arte povera, no che m'intendessi tanto di arredamento ma, ogni stanza è simile all'altra, eccetto la camera di Shannon, piuttosto colorata e in stile moderno. Ciò che mi attrae in casa sua, sono i quadri che adornano le mura di casa, tutti sofisticamente incorniciati in oro e che ritraggono, per la maggior parte, donne di altre epoche. Quello che amo osservare, è un quadro che ritrae un paesaggio di montagna, sembra il panorama visto da una finestra, tanto è vero simile. Passerei ore a guardarlo e a fantasticare di trovarmi lì, a godermi l'aria fresca, la pace sotto un albero di abete circondato solo dalla vegetazione e dai suoni della foresta. Vado avanti ed entro nella camera di Shannon, dalle pareti arancioni e gialle, che sembrano dar luce all'intera stanza, al mobile di legno chiaro, alle ante, blu e arancioni dell'armadio. La grande libreria, che sta sulla parete destra, rende evidente la passione della mia amica, in altre parole la lettura. Ha libri di ogni genere posti, uno, affianco all'altro, in ordine di colore o collezione. L'immensa scrivania, dove il padrone assoluto è un computer, e la tv poco distante, dove spesso e volentieri guardiamo dei vecchi film.

«Dai sbrighiamoci, dobbiamo essenzialmente finire questo lavoro prima che ne lascino altri.» Mormoro con tono seccato mentre m'incammino verso la sua camera e mi siedo sul suo letto.

«Ah lo sai che riscontri ha avuto il mio aggiornamento del progetto?»

«Fammi indovinare record di condivisioni?»

«Esatto!» Esclama Shannon.

«Hai tutto in modo semplice tu!» Rispondo con altrettanto tono.

«Non è colpa mia se la gente mi da, tutto quello che voglio.» Replica Shannon.

«Ah se fossi anche io, una ragazza, non solo avrei tutto più semplice ma potrei farla pagare a tutti quelli che mi tormentano ogni giorno...» dissi sbuffando.

«Chi te lo impedisce? Alla fin fine nessuno saprebbe chi sei.»

Accidenti, potrebbe essere davvero possibile una cosa del genere?

«Secondo te sarebbe una cosa credibile?» Mormoro incerto.

«Sì Aaron!» Esclamò.

«Da cosa cominciamo Shannon?»

«Bisogna avere, prima di tutto, un profilo, magari su qualche social network.»

«Ma bisogna postare anche qualche foto...»

«Potremmo trovare qualche bella ragazza di altre nazionalità, chi potrebbe mai riconoscerla?»

«Ok, cominciamo a cercare allora.»

«Da dove dovremmo cominciare a cercare?»

«Non ne ho idea sinceramente.»

«Dai Aaron, impegnati! Non hai una parente straniera tu?»

«Sì, è Italiana... possiamo partire da lei e dalle sue amiche.»

«Perfetto, questa per esempio sembra carina.»

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NOME: Anna

ANNI: 24

NATO/A A: Roma

COMPLEANNO: 18/09/1990

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Ragazza abbastanza carina, occhi castani e capelli corti, dello stesso colore degli occhi.

«Ma è troppo vecchia! Shannon.»

«Non avevo capito che la volevi anche molto giovane.»

«Che ne dici di questa?»

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NOME: Elisabetta

ANNI: 18

NATO/A A: Napoli

COMPLEANNO: 15/02/1997

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Molto bella, corpo da modella, seno prosperoso, occhi verdi scuri, quasi da sembrare castani e capelli color mogano.

«No Aaron, fin troppo perfetta.»

«E allora?»

«Non voglio che mi rubi la scena!»

«Ahaha, Shannon, sei incredibile.»

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NOME: Giuliana

ANNI: 16

NATO/A A: Napoli

COMPLEANNO: 12/04/1999

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Ragazzina dell'età di mia sorella... è palesemente piccola, molto magra quasi da sembrare una stecca di legno visto ancora l'età poco sviluppata.

«Questa mi sembra troppo infantile.»

«Eh non ti va bene niente!»

«Shannon, andiamo avanti dai.»

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NOME: Nicole

ANNI: 17

NATO/A A: Milano

COMPLEANNO: 01/02/1998

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Esteticamente carina, un corpo accettabile ma, messo in mostra da un abbigliamento molto attillato.

«Aaron, questa no! Solo il nome mi ricorda quella tr**a.»

«Ahaha, va bene Shannon.»

Shannon è rimasta molto scossa da quel tradimento da parte di Math con Nicole, in effetti, essere tradita proprio da un'amica è una delle delusioni più grandi. Mi dispiace molto per lei.

«Aaron, l'hai vista la sua immagine del profilo? Cos'è che c'è scritto?»

«Credo significhi: "La mora che spacca

«Cos... cosa?!?»

«Più che la scritta farei notare i pantaloncini di sette taglie inferiori con i bottoni, che implorano pietà da quanto sono stretti e la materia adiposa che, in fuga, si riversa sulla pancia facendola sembrare un canotto da sbarco per corazzati!»

«Non sarei riuscita a descriverla meglio.»

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NOME: Giorgia

ANNI: 22

NATO/A A: Napoli

COMPLEANNO: 13/04/1993

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Ragazza perfetta per quanto riguarda l'età che dimostra e l'estetica, ma purtroppo ha la privacy.

«Aaron questa è molto carina.»

«Sì ma ha poche foto...»

Tantissimi profili, ma nessuno di questi poteva essere credibile... e se tutto quello che stavamo creando, si rilevasse una stupidaggine da ragazzini?

«Shannon mi sono un po' stancato!»

«Che ne dici di questa?»

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NOME: Ellison

ANNI: 17

NATO/A A: Palermo

COMPLEANNO: 24/06/1998

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Eccola, una ragazza da far mancare il respiro... un bel corpo, occhi azzurri molto simili al ghiaccio e lunghi capelli rossi! Stranamente mi sembrava fin troppo familiare...

«Aaron secondo me è perfetta!»

Sembrava una cosa molto semplice, fin troppo.

«Ok adesso, dobbiamo solo creare un profilo.»

«Sembra una cosa da pazzi!»

Sono molto titubante a riguardo, ma questo potrebbe rendermi tutto più semplice.

«È una tua scelta.»

E adesso? Che faccio?

«Ok, facciamolo!»

Capitolo 3

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Età:

Sex:

Città:

Descrizione:

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«Ok Shannon, pensiamo ad un nome.»

«Che ne dici di Lucy?»

Lucy, mia cugina si chiama Lucy ed è il genere di ragazza casa a chiesa...

«Preferirei di no.»

«Jennifer?»

Jennifer è il nome della ragazza di cui avevo una cotta alle scuole medie. NO.

«Non mi piace.»

«Accidenti Aaron, non ti piace niente.»

«Dai Shannon!»

«Che ne dici di Maryanne?»

Maryanne... non conosco nessuno con questo nome, molto carino e sembra anche delicato.

«Mi piace, grande amica mia!»

«Finalmente!»

«E adesso il cognome?»

«No Aaron, quello ci pensi da solo...ti ricordo che ancora devo finire il progetto!»

«Che ne dici di Harrison?»

«Perfetto.»

«Ok adesso possiamo continuare.»

«L'email, potremmo crearne una al volo.»

«Per l'età metterei circa...17 anni?»

«Sì Aaron, anche perché si vede subito dalla sua faccia che non è molto grande ma neanche molto infantile.»

«Aaron, come username metti "Maryanne98"! Non perdiamo tempo che a breve passa a prendermi mio padre per andare a scattare le foto per il progetto.»

«Va bene!»

«Città e password, possiamo utilizzare le nostre.»

«Aaron io devo andare... per la descrizione puoi pensarci tu?»

«Sì certo, ho quasi finito.»

«Va bene, sbrighiamoci allora»

Ok, devo mettermi a lavoro per questa descrizione... ma cosa dovrei scrivere? Accidenti sono davvero in difficoltà. Non ho la minima idea da dove iniziare, magari potrei inventare una storiella strappa lacrime... in genere le persone che hanno avuto una vita difficile hanno più successo.

Ok, descrizione creata! Forse ho esagerato un po'. Mi manca solamente l'immagine del profilo da aggiungere e il gioco è fatto!

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Nome: Maryanne

Cognome: Harrison

E-mail: mary_herri@live.com

Username: Maryanne98

Password: ********

Età: 17

Sex: Femmina

Città: Boston (U.S.A.)

Descrizione: Sono nata a Mosca in Russia il 24 giugno del 1998. Sono stata adottata all'età di 10 anni visto che entrambi i miei genitori biologici hanno perso la vita quando ero piccola. Mia madre... è morta durante il travaglio. È nato l'unica gioia della mia vita, Dimitri. Siamo stati entrambi adottati da una famiglia in Romania.

Dopo 2 anni mi sono dovuta allontanare, visto che non riuscivano a mantenerci entrambi economicamente. Mi sono sentita persa, il non poter vedere mio fratello quando voglio, nel momento del bisogno mi distrugge anche adesso. È proprio vero che molte volte si sottovaluta l'importanza di avere un fratello. Molte persone desiderano essere figli unici per il semplice motivo che sarebbe più facile! Forse è la cosa più stupida che io abbia mai sentito dire! Non poter vedere crescere il proprio fratellino, non poterci litigare anche per scemenze... il non poter dare consigli, consolarlo nei momenti difficili, nel periodo adolescenziale con i 300 complessi e poter scherzare sul suo abbigliamento. Tutto questo mi manca, sento un vuoto dentro che credo non riuscirò mai a superare. Comunque mi sto dilungando fin troppo... dopo 2 mesi mi hanno trasferita qui a Boston visto che una famiglia cercava di adottarmi. Questa famiglia, che è quella con cui sto in questo momento, mi ha accolta come se fossi davvero loro figlia... infatti per me sono "mia madre" e "mio padre", sono felicissima di stare qui. Ovviamente non prenderanno mai il posto dei miei genitori biologici, quelli non li dimenticherò mai. Questa è la storia della mia vita...spero di non essere stata troppo depressiva ??

___________________________

***

«Aaron la cena è pronta!»

«Sì mamma arrivo.»

Finalmente pizza! Finisco di mangiare e corro a dormire, domani sarà una lunga giornata! Accidenti! Sono già a ventiquattro richieste di amicizia, i ragazzi alla vista di una bella ragazza perdono la testa... anche un messaggio, vediamo un po' chi è...

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Edward: Ciao

Inviato alle 01:05

Io: Ciao

Inviato alle 09:12

Edward: Piacere! Hahaa

Inviato alle 09:22

Io: Piacere

Inviato alle 09:23

Edward: Sei davvero bella...

Inviato alle 09:25

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Mi fa molto ridere, passano subito all'attacco! Neanche rispondo va. Accidenti altri 2 messaggi

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Josh: Piacere

Inviato alle 09:23

Io: Piacere

Inviato alle 09:27

Josh: Anni? (più dei miei)

Inviato alle 09:28

Io: Credo di sì, ne ho 17

Inviato alle 09:29

Josh: Quanti me ne dai?

Inviato alle 09:29

Io: Non mi va di tentare ad indovinare.

Inviato alle 09:31

Josh: Ottimo, ottimo direi... 16 comunque. I'm a little boy.

Inviato alle 09:31

Josh: Grazie per la considerazione

Inviato alle 09:34

Josh: No vabbè, se vuoi posso anche smettere di scriverti... a piacere tuo.

Inviato alle 09:35

Josh: Mi rispondi?

Inviato alle 09:36

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BASTAAAA! Quanto sono rompiscatole questi ragazzi!

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Lorenz: Ehii ciao piacere Lorenz. Ti va di conoscerci?

Inviato alle 09:22

Io: No

Inviato alle 09:30

Lorenz: Perche'?

Inviato alle 09:31

Io: Perché non mi va!

Inviato alle 09:35

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Forse ho fatto troppo "l'antipatica" ma lo conosco questo genere di ragazzo! Non sopporto quelli che ci provano con tutte per sperare ci esca qualcosa. NO. Accidenti oggi è venerdì, sarà meglio che dorma... almeno domani non farò lo zombie!

Capitolo 4

«Amore, sono le 13:40, hai intenzione di alzarti e magari, pranzare?»

«Sì, adesso mi alzo...», dico con un tono da bambino appena sveglio.

Finisco di mangiare e subito corro a vedere le notifiche sul profilo. Quarantadue richieste di amicizia e trentadue likes sull'immagine del profilo, non ci credo che sia così semplice... non posso veramente crederci.

Per tutta la mia vita ho avuto solo sventure, comportandomi da angelo per farmi accettare, finendo ugualmente per essere messo da parte, e adesso basta accalappiare quattro creduloni, con un falso profilo, e ti cambia la vita, virtuale ma è sempre un inizio.

Shannon mi sta chiamando ed io aspetto qualche secondo, prima di rispondere, per sentire più a lungo la suoneria. Quest'ultima la considero come la canzone della mia vita... adoro il testo di questa melodia, davvero! Quasi quasi, vorrei non rispondere, per continuare ad ascoltarla, ma ne sono costretto...

«Pronto?»

«Aaron, si esce alle 18:00! Mi raccomando puntuale.» Detto circa con tono minaccioso.

«Sì Shannon...»

«Bene, mangeremo al locale vicino casa mia.»

Oh no, quel locale l'odio con tutto me stesso... ci sono rimasto veramente uno schifo quando mi hanno licenziato per dare il mio posto ad una ragazza carina che avrebbe potuto attirare clienti. Tuttavia se mi rifiuto di andarci, passerei per quello invidioso che ha comportamenti infantili... meglio evitare.

«D'accordo!»

«Perfetto!»

Mi sdraio sul letto e comincio a pensare a tutto, sono state delle giornate molto forti ma del resto, ogni giorno è sempre stato così! Mi chiedo puntualmente: "Perché a me? Perché sono così? Perché non sono un ragazzo figo con tutte le credenziali per essere popolare? Perché non sono uno di quei ragazzi che non si fermano davanti a niente continuando la propria vita esattamente come se non fosse successo nulla?"

L'unica cosa che mi rafforza è il pensiero che ci sia qualcuno che sta peggio, che ha problemi più gravi dei miei e che magari non riesce a trovare la forza per superare gli ostacoli.

Cazzo! Sono già le 17:33 ed io devo ancora prepararmi, il tempo di una doccia veloce e sono pronto.

«Amoreeee! Shannon e gli altri sono giù.»

Di già? Devo ancora vestirmi, sistemarmi...

«Digli che sto scendendo.»

Come faccio ad essere pronto in così poco tempo?

Infilo jeans, camicia e giacca, mi spruzzo un profumo a caso, preso dal primo scaffale del bagno, stando attento a non utilizzare uno di quelli di mia madre. Ok, sono pronto! Adesso posso scendere.

«Aaron non ti ho raccomandato altro che essere puntuale.»

La ramanzina di turno, ormai diventata un'abitudine del sabato sera.

«Aaron, devo dare ragione a Shannon, abbiamo molta fretta.»

«Dai, Phoebe non ti ci mettere anche tu, sono le 18:08 non è, in fin dei conti, così tardi... sarebbe meglio muoverci piuttosto che discutere!»

«Sì, infatti. Dai, tutti e due, salite in macchina.»

Spero tanto che Phoebe non corra, ogni volta mi fa venire collassi con la sua guida spericolata. Mi sento quasi soffocare in questa macchina, con tutti i suoi finestrini chiusi e l'insopportabile profumo di Daniels - il fidanzato di Phoebe, anche lui biondo ma con occhi color nocciola- che mi buca le narici e Shannon che porta un calore ancora più forte di quello di mio padre appena tornato dalla palestra.

«Scendete che io vado a parcheggiare», detto con tono preteso.

«Phoebe, vuoi che ti accompagni?» Pronuncio con un filo di voce, con la speranza che capisca, appunto, che non mi va proprio di camminare, a piedi fino al locale ma, allo stesso tempo comprenda, che non mi va di lasciarla sola.

«No, Aaron tranquillo viene Daniels con me.»

Per fortuna... voglio un gran bene a Daniels in questi momenti!

Riesco già a sentire la musica ad alto volume, seguita dai grandi ballerini, tra i quali si possono, evidentemente, vedere i ragazzi più popolari della scuola. Tra i tanti, ci sono anche quelli che continuano a torturarmi fin dalle scuole medie. Quanto vorrei avere la mia vendetta! Troverò un modo alla fine. Soprattutto su Kevin, il leader del gruppo che ha successo in tutto.

Caro Kevin, mi vendicherò! Ma, non ho intenzione di farti male fisicamente ma piuttosto, troverò un modo più subdolo che ti faccia soffrire davvero.

«Aaron, vieni a sederti.»

«Sì arrivo Shannon.»

«Phoebe! Daniels! Siamo qui.»

«Eccovi, la macchina l'abbiamo dovuta posteggiare nel parcheggio un po' distante da qui...»

"Ti voglio sempre più bene Daniels" dico tra me e me.

Ci accomodiamo sul tavolo e neanche a dirlo che Miss cameriera "bella sono tr*****a" si sta avvicinando...

«Avete deciso cosa ordinare?» Afferma con molta dolcezza e naturalezza, quasi come un'attrice che sta per improvvisare.

«Kebab con ketchup.»

«Stessa cosa per me.»

«Idem.»

«Anche per me va bene.»

«D'accordo, quattro kebab... arriveranno, il prima possibile.»

Brava! Brava! Tr**a, cammina con i tuoi tacchi a spillo per attirare, con il tuo culo sensuale, la gente!

***

«Pronto? Mamma!» Phoebe, cambia completamente tono di voce quando parla con sua madre, fa molto ridere.

«Cazzo! D'accordo vado subito.»

«Che è successo, Phoebe?»

«Hanno avvisato mia madre che a breve passeranno a confiscarmi la macchina visto che l'ho messa in un luogo riservato...capisco perché era l'unico vuoto.»

«Ma, non l'avevi parcheggiata nel posteggio del locale?»

«Macché era pieno»

Bello avere come madre la moglie del sindaco che viene informata, in tempo reale, di tutto quello che succede.

«Aaron vieni con me?»

Cazzo!

«Certo.»

Una lunga corsa per prendere la macchina e arrivare giusto in tempo! È anche fortunata.

«Dai sbrighiamoci dobbiamo fare tutto il giro.»

Eravamo quasi arrivati a destinazione quando le suona lo smartphone, rispondendo con una certa ansia.

«Daniels? Com'è che hai dimenticato il portafoglio a casa? D'accordo sto arrivando.»

«Ahaha che serata eh?»

«Ma veramente. Facciamo una cosa... passiamo davanti al pub così vado a pagare il conto e tu fai nuovamente il giro con la macchina, neanche per perdere tempo a cercare posteggio.»

«D'accordo non preoccuparti.»

«Ci rivediamo qui davanti, va bene?»

«Sì sì.»

Passo nella postazione guida e comincio a fare il giro, per fortuna non ho bevuto nulla altrimenti non mi sarei potuto mettere alla guida. Per una volta in tutta la mia vita, il semaforo è verde! Mi allontano di qualche isolato, giro a destra, poi a sinistra e imbocco la strada di ritorno verso il pub. Tutto d'un colpo ho la sensazione che qualcosa non sta andando per il verso giusto... oddio perché lo sterzo è diventato così "duro"? Cerco di mantenere il più assoluto controllo, anche se, in realtà, sono nel panico più totale. Scavo nella mia memoria, nelle mie conoscenze, per capire la causa, ma niente. Tutto è successo in così poco tempo, senza accorgermene l'auto virava automaticamente a destra, sempre più a destra... fino ad arrivare ad un fatidico incrocio. Qualcosa sbuca dal nulla più assoluto, oscurandomi la vista, come se stessi dormendo in una stanza super buia e una LUCE si accende all'improvviso.

Capitolo 5

Che sogno strano, eppure sembrava così reale... mi giro dall'altra parte del letto, tirandomi le coperte fino alla testa e cerco di riaddormentarmi.

Credo sia inutile stare a letto a non fare nulla, mi alzo e vado a lavarmi la faccia con la speranza che mi svegli.

Giro la manovella e metto le mani sotto l'acqua fredda gettandomela a colpo secco sul viso, alzo lo sguardo e...

«Aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaah!» Un urlo di disperazione esce automaticamente dalla mia bocca. Sono nel panico, prendo una felpa lunga, il primo paio di scarpe che mi sono capitate davanti e scappo dalla finestra senza farmi notare.

Corro sperando che nessuno mi veda e m'infilo nello spogliatoio del primo negozio di abbigliamento che mi ritrovo davanti. Mi guardo allo specchio e non vedo più me, vedo un'altra persona... vedo una ragazza, vedo Maryanne! Mi do un pizzico per cercare di svegliarmi da questo incubo ma non succede nulla. Guardo il mio riflesso più attentamente.

Esamino il mio viso dai tratti fini con una carnagione simile al color della luna, così delicata, chiara, luminosa che andava oltre ogni limite di bellezza, oltre ogni limite d'immaginazione...

Ma la cosa che più colpiva, che bloccava il respiro, quasi impossibili da non guardare, che ti opprimevano facendoti annegare dentro questo immenso oceano erano gli occhi, così azzurri come il cristallo più lucido seguiti da una cascata di capelli color rubino che m'incorniciavano, il viso. Delle labbra sensuali, morbide, dolci e accattivanti allo stesso tempo. Così piene e rosee che si contraevano in un sorriso così beato, sereno, furbo, spontaneo quasi comunicativo.

Molto magra ma con molte curve, vita stretta e fisico a clessidra con un sedere rotondo, formoso, sporgente, grande e allo stesso tempo sodo e armonioso.

Un seno non molto prosperoso... oserei dire nella media che mi causa un leggero fastidio, adesso riesco a capire l'importanza del reggiseno. Infilo le mani nella tasca della felpa ritrovandomi il portafoglio dietro.

«Pss, Pss.» Bisbiglio alla ragazza più vicina che vedo.

«Potresti prendermi un paio di jeans e una maglietta a caso? È un'emergenza.»

«Sì...», disse facendo una smorfia leggermente spaventata, come se si fosse ritrovata una persona pazza davanti.

«Ti ringrazio.» Mormoro.

Infilo il paio di jeans, levo la felpa e metto la magliettina... mi avvicino alla cassa pagando il tutto con una carta prepagata per poi sgattaiolare fuori.

Finalmente sono uscito, all'improvviso un tremendo vuoto di memoria mi colpisce. Dove sono? Non ricordo che strada ho preso. Provo a girare alla prima curva a destra e mi ritrovo davanti una bellissima spiaggia desolata, mi avvicino guardandomi intorno come se fosse la prima volta che vedo questo luogo anche se, allo stesso tempo, mi ricordava qualcosa di familiare.

Mi getto a terra disperato e tutto a un tratto mi sento travolgere da miliardi di emozioni, sento il bisogno di gridare, il bisogno di distruggere tutto quello che mi capita davanti, sento il bisogno di piangere. Senza accorgermene una lacrima mi scende sfiorandomi il viso, non mi era mai successo... tutte queste emozioni, così forti, che prima riuscivo benissimo a reprimere, ora non posso fare almeno di esprimerle.

Una goccia e un'altra ancora fino a scoppiare in una valle di lacrime, che cerco di coprire mettendomi le mani sulla faccia.

«Tutto bene?»

«Come scusa? Parli con me?» Dissi singhiozzando e con un tono imbarazzato.

«Certo! Vedi un'altra bellissima ragazza in una valle di lacrime?» Disse sorridendo.

Qualcuno che non conosco s'interessa a me... che mi vuole aiutare senza neanche sapere il mio nome.

«Sì tutto bene, ti ringrazio molto per l'interesse», mormoro con un tono imbarazzato.

«Non c'è nulla da ringraziarmi... ah scusa, che maleducata! Non mi sono neanche presentata mi chiamo Eleanor, potrei sapere il tuo nome?»

Resto qualche istante ad ammirarla, sembra un angelo con degli occhi verdi come foglie, e sembrava esserci anche la rugiada tanto erano luminosi! Capelli lunghi, lisci e castani e la pelle chiara, quasi traslucida.

«Aar... Maryanne.» mi correggo immediatamente.

«Allora, ti va di raccontarmi il motivo per cui piangi?»

Perché mi sta facendo questa domanda? Perché, anche se mi sembra invadente, penso che lei sia qui, solo per me? Cosa, dovrei dirle? Se le racconto quello che succede mi prenderà per una persona scappata dal manicomio. Non rispondo, abbassando lo sguardo verso la sabbia.

«Ok, ho capito.» Mormora, sedendosi accanto a me, cercando di confortarmi.

«Vuoi che ti riaccompagni a casa?»

E adesso come le spiego che non posso stare a casa mia? Come le spiego che io sono una perfetta estranea nella casa in cui ho abitato fino a questo momento?

«Non ho una casa...»

«Cosa? E dove vivi?»

«È proprio questo il problema.» Risposi singhiozzando.

«Allora alzati e seguimi, puoi stare da me per un po', se vuoi.»

Non capisco, come fa a ospitarmi senza neanche conoscermi?

«Davvero?»

«Certo!» Mi pone un fazzoletto. «Asciugati le lacrime e vieni con me.»

Mi alzo e m'incammino insieme a lei verso casa sua.

«Allora Maryanne, da dove vieni?»

Oh no, e adesso?

«Sono nata in Russia...»

«Ah davvero? E come mai sei venuta qui a Boston?»

«Ho perso i miei genitori naturali quando ero più piccola e sono stata adottata da una famiglia che vive qui.»

«E i tuoi genitori adottivi che fine hanno fatto?»

Ecco un'altra domanda a, cui non voglio rispondere, non rispondo e velocizzo il passo sperando che questo tragitto interminabile finisca.

«Va bene, siamo arrivati!» Disse con un tono leggermente urtato.

«Bene...»

Alzo lo sguardo e mi ritrovo una reggia, una casa a tre piani per un totale di settecento metri quadrati! Entro e vedo un enorme salotto con un pavimento in ceramica beige, adornato da lussuosi quadri ottocenteschi e collezioni costosissime riposte in delle vetrine, che espandono i colori dell'arcobaleno di ogni singolo pezzo di cristallo, grazie ai raggi di sole che filtrano attraverso la finestra. Mobili antichi di legno di ciliegio, due divani color crema e da un camino marrone che emette un calore piacevole.

Superato un lungo corridoio contornato da lumi surriscaldati, ci troviamo nella sontuosa sala da pranzo abbellita con un tavolo di legno in mogano e delle comode sedie tappezzate in broccato beige, alzo la testa ritrovandomi a guardare un fantastico lampadario di cristallo. Che meraviglia, anche qui il sole crea i colori dell'arcobaleno su ogni singolo ciondolo. Anche la camera di Eleanor era bellissima. Entrando, la prima cosa che risaltava, ero lo stile moderno. La sua grande scrivania era stata pensata come una moderna scultura, difatti il piano era stato realizzato con cristallo temperato, mentre il basamento, in fusione con alluminio e finiture in oro. Anche il letto a baldacchino era stato realizzato allo stesso modo, così come lo erano i due comodini sui lati del letto e il comò.

Una nota di arte moderna-contemporanea, in una casa che sembrava di certo un mausoleo, ricco di antichità e storia. Un meraviglioso lampadario, inoltre, pendeva dal soffitto e dalle ampie finestre la luce che filtrava, irradiava la camera da tutti i riflessi che il lampadario proiettava. Come nelle altre camere che in precedenza, avevo visto.

«Vieni ti mostro la tua stanza.»

Cammino lungo un corridoio interminabile, Eleanor mi precede, per poi girare nella stanza a destra. Apre la porta, una piccola apertura, quel che basta per inserire la sua mano all'interno e accendere la luce dall'interruttore. Poi, spalanca la porta.

«Ecco questa è la stanza dove dormirai fin quando vorrai.»

Entro camminando fino al centro della stanza girandomi intorno sbalordita. A sinistra c'è un letto a una piazza, con un copriletto lilla. Affianco a esso c'è un comodino, con sopra una lampada e dei libri. A destra invece si trova una libreria, contenente libri scolastici, diari, dizionari ed enciclopedie. Di fianco ad essa c'è un pianoforte abbastanza antico, Eleanor mi osserva mentre squadro tutta la stanza.

«È un pianoforte molto antico risale al 1895, è un "Carl Doerr di Wien

«Era di mio nonno», mi disse con una nota nostalgica. «Lui amava suonarlo.»

Non volevo attristarla con la mia curiosità, chiedendole del nonno così, le accenno un lieve sorriso e torno a guardare la stanza. Non era certo bella quanto la sua, ma era sempre un tetto sopra la testa, e poi mi trasmette un senso di calore. Sì, mi piace molto!

In fondo alla stanza, c'è un ampio armadio a più ante e una scrivania con appoggiato sopra un computer. I muri che la racchiudono sono dipinti da un verde chiaro e viola, e sono decorati con foto e frasi. Non sono mai stata in questa stanza eppure mi sembra così familiare, come se avessi vissuto qui da una vita.

«Fai come se fossi a casa tua.» Mi dice uscendo dalla stanza con un passo accelerato e chiudendo la porta.

Mi affaccio dalla finestra e guardo tutte le case senza riuscire a riconoscere più la mia, come se fosse un ricordo passato che, senza volerlo, sto dimenticando.

Mi getto sul letto, mi metto sotto le coperte,metto la testa sotto il cuscino e mi lascio alle spalle i miliardi di pensieri addormentandomi nuovamente per sperare in un risveglio normale.

Capitolo 6

Mi sveglio con un suono soave, una canzone... ma non una canzone normale, questa è la mia canzone! Faccio nuovamente una particolare attenzione al testo e noto che rispecchia perfettamente la situazione in cui mi trovo adesso.

"Fisso il mio riflesso nello specchio [...] ho quasi lasciato il vero me sullo scaffale, [...] vedere è ingannevole, sognare è credere, [...] a volte è difficile seguire il tuo cuore, le lacrime non significano che stai perdendo, tutti sono lividi, basta essere fedele e non c'è niente di sbagliato in quello che sei!"

"Who You Are"... che canzone stupenda, mi scendono le lacrime sentendola. Mi alzo e mi incammino fino alla cucina dove trovo tanto cibo per la colazione.

«Buongiorno Mary, spero tu abbia dormito bene.»

«Sì, grazie.»

«Dai mangia, ci aspetta una lunga giornata!»

«Questa canzone è la mia preferita, come facevi a sapere che mi piaceva?»

«Non lo sapevo, è anche la mia preferita! Mi emoziona molto ogni volta che ascolto il testo, Jessie J in questa canzone si è superata.»

Mi siedo e comincio a mangiare velocemente come se non mangiassi da giorni, mi verso del succo d'arancia e poi corro sopra per farmi una doccia per schiarirmi le idee.

Apro il box doccia e regolo con precisione la temperatura dell'acqua, sposto il regolatore in modo da rendere l'acqua bollente e il vapore annebbia gli specchi e fa della stanza da bagno un nido di vapore. M'infilo dentro la doccia e insapono ogni parte del mio corpo ed è così che le tensioni accumulate scivolano via con l'acqua che scorre.

Adesso sono qui, e vorrei trovare un senso, alle parole per capire com'è possibile tutto questo.

Alzo la testa verso l'acqua e lascio che ogni goccia che scende dall'alto, mi colpisca sul viso schiarendomi ogni dubbio che ho.

Dovrei smettere di fare domande, pormi dubbi e crisi esistenziali, forse dovrei accettare realmente questa vita che mi è stata data e sfruttarla al meglio.

Esco dalla doccia, mi asciugo per bene e mi avvolgo l'asciugamano per coprire le parti intime. Vado nella mia stanza e ritrovo sul letto della biancheria intima di colore bianca, in pizzo, un abito in seta pura rosa, caratterizzato da una scollatura a V abbastanza lunga ma stretta, con una gonna che arriva poco sopra le ginocchia, il tutto seguito da un paio di décolleté bianche abbinate alla borsa. Metto il tutto e con molta grazia cerco di camminare su quelle scarpe scomodissime.

Scendo le scale e trovo Eleanor con un vestito sbarazzino realizzato in taffetà che sfumava dal color verde smeraldo al verde mela. Presenta un taglio sotto il seno dal quale partono due pieghe baciate sul davanti e sul dietro, fermate da quattro fiocchetti con punti luce.

«Quanta eleganza Maryanne, quelle scarpe danno il tocco finale al vestito.» Detto con un linguaggio da perfetta fashionist.

«L'eleganza di un elefante cara Eleanor.»

«Mi fai morire Maryanne, si vede che non hai mai portato scarpe del genere...ma rimedieremo al più presto.»

Sarà una lunghissima mattinata.

«Punto primo, dei passi piccoli e lenti, facendo attenzione a non piegare le ginocchia non più di quanto faresti normalmente.» Detto con tono da maestrina.

«Punto secondo, prima appoggia a terra il tallone, poi le dita dei piedi. Una volta che il tuo peso sarà sui tacchi, sposta il peso in avanti come se stessi camminando sulle dita delle punte e spingi in avanti per il passo successivo.»

Ma, come accidenti fa a sapere tutte queste cose e soprattutto come fa a saperle in questo modo?

«Punto terzo, metti le spalle indietro e verso il basso e mantieni le braccia rilassate ai tuoi lati. Oscilla leggermente le braccia mentre cammini per rimanere in equilibrio.»

«C'è altro?» Mormoro.

«E per ultimo, ma non meno importante, metti un piede leggermente davanti all'altro per dare più ondeggiamento ai fianchi.»

«Ma hai fatto qualche corso a riguardo?» Dissi sorridendo.

«Mia madre teneva all'eleganza.» Rispose senza batter ciglio.

«Allora, cosa ci aspetta oggi?» Dissi cercando di cambiare discorso.

«Shopping! Non puoi di certo indossare per sempre i miei vestiti.»

«Ma non ho soldi per comprarli.» Mormoro imbarazzata.

«Sapevo che lo avresti detto, ecco perché oggi cercheremo anche un lavoro!» Detto con tono scherzoso.

«Ah Maryanne, ho dimenticato a chiederti se tu frequenti la scuola.»

Accidenti è vero, con la scuola adesso che faccio? Sono all'ultimo anno prima di andare al college prima che succedesse il tutto! Potrei ugualmente iscrivermi.

«No...»

«Come no?» Risposte con tono quasi inorridito.

«Maryanne devi iscriverti, domani andremo insieme.»

Ci tiene davvero tanto eh! Anche a me va di frequentare la scuola, voglio vedere le reazioni dei miei compagni. Cavolo! Ho completamente dimenticato di andare da Shannon... cosa le dirò, quando la rivedrò?

«D'accordo.»

«Dai andiamo che è già molto tardi.»

Comincio a camminare seguendo le indicazioni di Eleanor e devo dire che è piacevole, mi sento elegante e per la prima volta in tutta la mia vita posso dire che sto bene con il mio corpo. Salgo sulla macchina di Eleanor e ascolto la musica ad alto volume.

Ci fermiamo davanti ad un negozio imponente, dove Eleanor con estrema naturalezza lascia le chiavi al parcheggiatore, mi prende a braccetto e camminiamo così fino all'entrata.

«Buongiorno Signorina O'Connor» disse, il commesso in giacca e cravatta.

«Buongiorno», rispose Eleanor.

«Gucci, Chanel, Louis Vuitton, Dior della taglia di questa ragazza qui con me.»

Tutti i commessi cominciarono a correre e a prendere tutti i capi ideati dalle ditte elencate da Eleanor.

«Questo sì, sì, sì, sì, no, no, ma questo neanche per sogno!»

Mi siedo e mi godo la scena mentre Eleanor impartisce ordini, all'interno di un negozio di alta moda. Quanto costeranno questi vestiti? Non posso mica lavorare tutta la mia vita per ripagarla.

«Dai Mary, adesso prendi gli abiti che più ti piacciono e provali.»

Mi alzo e punto lievemente il dito su alcuni di loro. La commessa m'indirizza verso il camerino, aiutandomi allo stesso tempo a portare ognuno dei vestiti scelti. Ogni volta che me ne porge uno, m'informa con una breve descrizione.

Vestito n°1

Cappotto in lana grigia di linea giovanile: presenta il taglio stile impero con abbottonatura a doppio petto, arricchito da pieghe baciate sul davanti e sul dietro, con maniche a fantasia.

«Questo è da comprare, ti sta benissimo Mary!»

Vestito n°2

Tailleur in lana grigia. La giacca presenta la manica raglan con scollo a cratere. Abbottonatura a doppio petto, con pieghe baciate. La gonna è a tubino con la baschina.

«E siamo al secondo vestito.»

Vestito n°3

Vestito blu giovanile, presenta la scollatura a cratere e maniche a kimono. È ampio nella parte superiore e trattenuto da una stretta baschina.

«Questo no, assolutamente no!» Esclama schifata.

«Peccato, sembrava il più carino.»

Vestito n°4

Abito da giorno in tessuto damascato a fantasia. Si presenta aderente fino al bacino e svasato alla lunghezza totale, con tre pieghe una sul lato destro del davanti, e due sul dietro. Il collo è a barca ed è arricchito da un collo di organza gialla che viene chiuso dietro con un fiocco.

«Questo è fantastico!»

Vestito n°5

Completo da giorno composto da una gonna a tubino in cady nera che presenta dei tagli obliqui sul davanti e sul dietro. La blusa in seta ha una linea ampia e pulita ma è arricciata e sblusata in vita da una fusciacca in organza nera.

«Cavolo, Mary dobbiamo andare... ho avuto un problema con il gran gala che ho organizzato per la prossima settimana. Compro tutti gli abiti restanti, mandateli al mio indirizzo.»

Mi cambio con grande velocità e vado dietro Eleanor.

«Adesso ti farò conoscere, le mie amiche del club.»

Salgo in macchina e mi lascio portare in questo "Club".

Mi ritrovo dinanzi a un grande cancello di metallo, apparentemente chiuso ma senza serratura né catena. Oltre ad esso, si scorge un rigoglioso giardino, con tanto di prato all'inglese, perfettamente curato. È circondato da siepi alte circa tre metri e mezzo che oscurano la visuale su quello che c'è fuori. Al centro, una grossa fontana circolare sprizza acqua allegramente. Oltre la fontana, il giardino finisce con un'altra siepe, apparentemente senza uscita. Sullo sfondo, poco distante, si vede un'incredibile costruzione: una villetta con un'entrata accompagnata da un lungo viale circondato da alberi. La casa tutta in legno, caratterizzata da ampissime vetrate tutt'intorno. E sono proprio quest'ultime che mi permettono di intravedere l'interno: una casa ammobiliata super moderna ma con il minimo indispensabile, pezzi unici e semplicissimi, dove il padrone assoluto è il legno, il vetro e l'allumino. Non riesco a catturare i particolari che una voce mi distrae.

«Eleanor che piacere vederti.» Disse dandole due baci guancia a guancia come perfetta snob.

«Un piacere anche per me Cassandra, ti presento Maryanne.» Detto con tono quasi vanitoso.

Mi pietrifico davanti questa donna, avrà circa 40 anni ma li porta benissimo. Ha un vestito di un'eleganza assurda, vestitino bianco senza scollatura e smanicato e dei tacchi a décolleté dello stesso colore del vestito, il tutto adornato da gioielli... all'apparenza molto costosi.

«Maryanne... ma sei davvero identica a... » mormora Cassandra stupita mentre mi squadra dalla testa ai piedi.

«Scusami Cassandra ma dovremmo parlare del Gran Gala.»

Identica a chi? E perché Eleanor l'ha fermata... mi nasconde qualcosa? Eleanor si comporta in modo strano, a chi si riferiva? Se penso che un'estranea sbucata dal nulla, mi offre alloggio e cibo e mi compra abiti firmati, non è del tutto normale a meno che, non abbia qualcosa da nascondere o la spiegazione meno logica e che sia un angelo, sceso sulla terra a darmi una mano.

«Sì hai ragione. Maryanne ti presento mio figlio Kevin. Mentre noi discutiamo di questo accaduto, ti terrà compagnia.»

Kevin? Non può essere lo stesso Kevin!

«KEVIN!» Dice Cassandra ad alta voce.

Cazzo! È il Kevin, della mia classe. È un ragazzo alto e magro, viso ovale e due occhi grigio perla, capelli neri e corti, pelle chiara e non ha traccia di barba o di baffi. Porta una camicia in cotone blu notte, semi aderente con il colletto stile "coreano" abbinata ad un pantalone di cotone rasatello. Affusolato a tubo e dal colore simile al celeste ghiaccio... magari più ghiaccio che celeste.

«Kevin fino a quando non torniamo terrai compagnia a questa bellissima ragazza.» Detto con tono quasi cattivo. È molto scocciato di dovermi fare compagnia, è immobile in un angolo e sbuffa continuamente tenendo gli occhi puntati verso il cielo.

Eleanor e Cassandra entrano all'interno dell'edificio e mi lasciano con Kevin.

«Ciao.» Dice infastidito.

È ancora più scorbutico di quanto ricordassi, non voglio passare tutto il tempo qui. Di certo non con una persona che mi tratta in questo modo.

«Non esprimere troppa gioia, potresti rischiare anche di starmi simpatico.» Rispondo sbuffando, non che sia possibile una cosa del genere.

«Piacere ragazza dagli occhi azzurri, potrei sapere il suo nome?» Mormora inchinandosi, prendendomi la mano e baciandomela come quasi fosse un galantuomo. È palese che mi stia prendendo in giro, subito dopo riprende lo stesso atteggiamento di prima. Rifiuto questo suo atto "Romantico" e mi allontano facendo due passi indietro.

«Maryanne.» Rispondo con tono disinteressato.

«Se ti va, possiamo fare un giro, oppure no... fa come ti pare.» Dice camminando verso un punto preciso e senza neanche aspettarmi! Lo raggiungo e camminiamo lungo la strada, si gira spesso a fissarmi lanciandomi degli sguardi fulminei. Mi fa sentire molto a disagio e m'imbarazza. Ma, aspetta, perché Kevin mi fa provare queste emozioni? Sto diventando pazza.

«Vieni qui spesso?» Chiedo per spezzare il silenzio imbarazzante mentre continuo a camminare cercando di non guardarlo neanche per un momento.

«Già.» Detto con tono quasi infastidito e sbuffando senza nascondere minimamente che vorrebbe stare per gli affari suoi.

«Capisco.» Rispondo imbarazzata «Si sta bene qui» replico guardandomi intorno. Non ci credo, sto cercando di essere gentile con questo essere...

«Non ti stanchi mai di parlare?» Dice lanciandomi uno sguardo assassino, che mi fa quasi paura! E poi chi si crede di essere per parlarmi in questo modo? Non sono di certo sua sorella! Intravedo un parco giochi, c'è un'altalena! Voglio andarci. Non ho mai reagito così per una semplice altalena. Che mi sta succedendo? Scuoto la testa. Camminiamo fino ad arrivare in questo parco giochi pieno di scivoli, altalene, giochi gonfiabili, saltarelli, percorsi d'avventura e tutti i più moderni ritrovati per il divertimento.

Mi siedo sul sedile dell'altalena e comincio a dondolare, quanto adoro questa sensazione di volare, tra il vento. Senza rendermene conto comincio a sorridere dalla gioia... mi giro e trovo Kevin che mi fissa. Credo di intravedere uno sguardo sbalordito, poi si riprende e ridacchia. Starà per dirmi qualche cattiveria.

«Sembri una bambina a cui hanno dato le caramelle sai?» Dice ridendo, che nervi! Ho voglia di prenderlo a schiaffi, oppure potrei direttamente spaccargli in testa il sedile dell'altalena. La catena che la tiene è abbastanza lunga da centrarlo in pieno viso. Levo ogni sorriso dalla mia faccia e m'incupisco. Finiamo per arrivare in un silenzio imbarazzante, dove pur di fare qualcosa mi guardo intorno.

«Maryanne, dobbiamo andare!» Esclama Eleanor mentre impassibile si dirige verso la macchina che dovrebbe riaccompagnarci a casa. Senza farmelo ripetere due volte cammino verso Eleanor con un passo molto accelerato. Più mi allontano da lui, meno potrà colpirmi con le sue battute e i suoi modi di fare.

«Arrivederci Cassandra» dissi sorridendo. Lei mi sorride a sua volta, sembra molto buona... non capisco da chi, Kevin abbia preso!

«Arrivederci anche a te Kevin» dico con tono antipatico e scorbutico, quasi uguale al suo.

Mi fa cenno con la mano senza neanche guardarmi, CHE ODIO, chi si crede di essere? Mi ripeto tra me e me, di lasciarlo perdere, tanto sarebbe inutile. Gli darebbe solo soddisfazione. Entro in macchina e Eleanor mi fissa sorridendo.

«Mary, quel ragazzo ti ha importunata?» Dice ridendo mentre accavalla le gambe da perfetta donna altolocata.

«Non proprio.» Risposi. Importunata? Mi ha umiliata, derisa.

«Adesso andremo a casa, sono stanchissima e ho bisogno di rilassarmi.» Sussurra Eleanor con un filo di voce, è palese che sia stanca.

«Va bene, è stata davvero una bellissima giornata!» Esclamo per compiacerla un minimo, almeno per quello che posso... sta facendo molto per me, senza neanche conoscermi! Ciò mi porta a chiedermi: Perché lo sta facendo?

«Mi fa piacere che per te sia stata una bella giornata Mary.» Risponde poggiandosi la mano sul viso in modo da coprirsi gli occhi.

Che intendeva dire? A lei non era piaciuta o le era accaduto qualcosa in mia assenza?

Arriviamo davanti casa, scendiamo dall'auto, Eleanor apre la porta e subito dopo ci sediamo sul tappeto davanti il camino.

«Eleanor posso chiedere una cosa?» Dico turbata, ma anche imbarazzata mentre mi corico a pancia in giù, con i gomiti sul tappeto poso il mio viso tra le mani.

«Certo Mary, dimmi pure.» Risponde Eleanor strizzando leggermente l'occhio, credo di averla turbata...

«Ma quella signora, Cassandra credo... cosa stava dicendo?» Dico balbettando, sono arrossita... non voglio che si arrabbi...

«Cosa intendi?» Replica guardando il fuoco, fa finta di non capire... forse non vuole dirmelo, ma io lo voglio sapere!

«Ha detto che sono una goccia d'acqua, ma di chi?» Mi prendo di coraggio e lo dico senza sviare, ne diventare rossa... o almeno cercando di trattenermi.

Silenzio imbarazzante, ma non mi arrendo... voglio una risposta.

«Assomigli molto a mia sorella, viso molto simile, occhi azzurri e capelli rossi proprio come i suoi... aveva all'incirca la tua età quando l'aereo è precipitato con lei e i miei genitori all'interno...» dice scoppiando improvvisamente in singhiozzi.

Spalanco gli occhi, mi sento in colpa per aver fatto emergere questi ricordi... deve essere stato un trauma per lei superare tutto questo.

«Mi dispiace tanto Eleanor.. non ne avevo idea.» Mormoro desolata.

«Non ti preoccupare.» Rispose coprendo il dolore con un piccolo sorriso e asciugandosi le lacrime che le scendevano sul viso, con la mano.

Mi avvicino, appoggio la mia testa sulla sua spalla prendendole la mano e stringendola il più possibile sperando di riuscire a confortarla.

Capitolo 7

«Signorina Maryanne, l'auto è giù che l'aspetta... le conviene sbrigarsi prima di arrivare tardi. La signorina Eleanor la raggiungerà appena arrivata.» Mi dice il maggiordomo.

L'emozione mi sta mangiando viva... e se non piacessi ai miei compagni? Meglio non pensarci adesso. Questo breve viaggio sembra durare un'eternità. Forse è meglio ritornare a casa, non mi va proprio di andare a scuola. Ma Eleanor ci tiene così tanto, ok devo fare uno sforzo.

«Eccoci arrivati signorina, la verrò a prendere all'orario di uscita.»

«La ringrazio.» Mormoro.

Ok ci siamo, sono qui davanti... È enorme questa scuola vista da qui, potrei sgaiattolarmela! No, no devo entrare.

Cammino lentamente lungo il tragitto per arrivare davanti l'entrata principale della scuola. Do uno sguardo veloce alla struttura come se fosse la prima volta che la vedo. Salgo i gradini e mi dirigo verso l'ufficio della preside. Arrivo davanti la porta e trovo Eleanor seduta sulla poltrona in pelle nera situata dinanzi la scrivania della preside con una tazzina di tè.

«Eleanor ho fatto uno strappo alle regole solo perché, sei tu, mi raccomando che sia l'ultimo favore che ti faccio.» Sento bisbigliare.

Apro lentamente la porta.

«Permesso...» dico timorosa mentre apro la porta timidamente.

Una strana aria si diffonde con la mia entrata, perché? Mi chiedo... come se fossi in un luogo dove non dovrei stare.

«Salve Maryanne, io sono la Preside di questa scuola... come avrai ben capito.»

Non ci vuole di certo un genio a capire chi tu fossi! Si capiva già dai vestiti: camicia bianca e tailleur nero. Sui 50 anni, portati abbastanza bene.

«Piacere di conoscerla.» Dissi con aria intimorita.

«Io e la tua tutrice abbiamo appena finito di compilare l'iscrizione», disse con autorità. «Seguimi, ti mostro la tua nuova classe.»

Ok è arrivato il momento, sento il cuore in gola... camminiamo lungo il corridoio, sembra interminabile. Arriviamo davanti la porta, sono pietrificata. La preside mi lancia un sorriso che stranamente mi tranquillizza.

«Toc, Toc.»

Con l'entrata della preside tutti si mettono in piedi, mi viene quasi da ridere.

«Buongiorno ragazzi, lei è Maryanne... la vostra nuova compagna di classe, concluderà l'anno con voi.»

Tutti mi squadrano dalla testa ai piedi, come se fossi un'aliena... mi dirigo verso l'unico banco libero e mi siedo, giro lo sguardo e... c'è una ragazza, che stranamente mi ricorda qualcuno di familiare, sento di essere legata a lei... sento di potermi fidare e di poterle raccontare tutto. Neanche si è accorta di me giacché sta giocando con il cellulare.

«Shannon sempre con questo cellulare, la prossima volta te lo sequestro», disse l'insegnante con tono arrabbiato.

Posa il telefono e si gira verso di me con uno sguardo a dir poco sconvolgente.

«Riprendiamo la lezione.» Disse con voce squillante, quasi fastidiosa.

Il tempo passava e io fissavo l'orologio sperando che questo momento finisse presto.

«DRRRRRRRRR, DRRRRRRR.»

Mi alzo e con passo molto veloce mi dirigo verso la sala mensa, prendo un vassoio, lo riempio e vado a sedermi nel primo tavolo libero. Vedo Kevin con i suoi amici, gira lo sguardo e i suoi occhi incrociano i miei... sembra stupito di vedermi qui, dovrei salutarlo o no? Meglio di no, non mi va di essere umiliata. Si sta avvicinando verso il mio tavolo, che cosa vuole? Perché sta venendo?

«Ciao ragazza petulante dagli occhi azzurri, anche tu in questa prigione?» Disse con tono scherzoso gira la sedia al contrario e si siede.

«Sono stata costretta da Eleanor, secondo lei la scuola è molto importante.» Dico rivolgendo lo sguardo altrove, infastidita dalla sua presenza.

«Questo mercoledì c'è una festa allo "Spuntino" ti va di venire?» Dice speranzoso mentre continua a fissarmi. È fastidioso essere guardata da lui. Arrossisco. Perché sto arrossendo mentre mi guarda? E poi "Spuntino"? Ma che razza di nome è? E perché mi sta chiedendo di andarci?

Prima che potessi aprire bocca, mi scrive qualcosa su un bigliettino "Rupert Street".

«Questo è l'indirizzo, ti aspetto, ci vediamo lì, alle 21:00.» Mi ordina.

«Maryanne!» Sento urlare dal corridoio che porta alla sala mensa.

«Noi siamo: Jessica, Michelle, Ashley.» Dice con tono altezzoso.

Le tre oche della classe, non ci vuole molto a riconoscerle. Tutte e tre sembrano uguali, vestono allo stesso modo, stesso modo di parlare, stesso colore di capelli.

«Ciao» mormoro con tono quasi infastidito.

«Kevin, ma tu la conosci già?» Disse Michelle.

«L'ho incontrata al nostro club!» Sottolinea Kevin

«E noi non c'eravamo! Che disdetta.» Dice Michelle, al quanto sconvolta.

Trattengo le risate per quell'affermazione alla "OH MIO DIO".

«Scusate ma, devo andare alla toilette!» Affermo copiando il modo di parlare delle bamboline di porcellana "NON TOCCARCI O CI ROMPIAMO". Kevin mi guarda mentre sto per andarmene, sembra dispiaciuto. Perché è così lunatico, sto ragazzo? Prima mi tratta male e poi sembra un ragazzino innamorato. Saranno i sensi di colpa. Mi alzo e con molta velocità, poso il vassoio sul bancone e mi dirigo verso il bagno, apro la porta e guardo il mio riflesso sullo specchio del bagno, apro il rubinetto e bruscamente mi getto l'acqua sul viso... alzo lo sguardo e vedo Shannon che mi fissa esterrefatta.

«Ciao.» Dico, mentre mi asciugo con un tovagliolo.

«Non è possibile.» Risponde spaventata con un filo di voce.

Cosa vorrebbe dire? E soprattutto cosa io dovrei dirle? Siamo entrambe senza parole. Volgo lo sguardo verso il pavimento cercando di non incrociare il suo.

«Guardami!» Esclama Shannon, si avvicina molto velocemente, mette la mano sotto il mio mento e solleva il mio viso.

«Non posso credere che sia possibile, chi sei?»

«Chi credi che sia?» Rispondo con una certa arroganza e sperando che lei sappia qualcosa perché io non ricordo assolutamente nulla di quello che ero, so soltanto di non essere sempre stata così.

Mi prende per un braccio, mi tira verso di lei con forza e mi abbraccia stringendomi talmente forte da lasciarmi senza respiro e sussurrandomi:

«Penso di aver capito chi sei!»

Entrano altre ragazze e ci distacchiamo.

«Ci vediamo dopo?» Sussurra Shannon.

Le scrivo su un biglietto l'indirizzo, rimane di stucco per qualche secondo... subito dopo ognuno va per la strada che deve seguire.

Capitolo 8

Qualche ora dopo, l'uscita dalla scuola, suona il campanello di casa.

«Salve, sono Shannon... un'amica di Maryanne.» Disse Shannon stupefatta. Li riesco a sentire dalla mia stanza.

Sento il silenzio per qualche minuto, che strano... dovrei scendere a vedere che succede?

«Pr... pr... prego, entra.» Rispose Eleanor balbettando.

Trascorre qualche minuto e sento bussare alla mia porta.

«Toc, Toc.»

«Entra Shannon!» Esclamo mentre sono coricata sul letto a guardare il soffitto.

Shannon è entrata sbalordita, ha le lacrime agli occhi... si gira intorno e la situazione sembra non migliorare.

«Tutto bene?» Dico preoccupata mentre mi alzo dal letto per avvicinarmi a lei.

«Sì... sì hai una bella stanza» mormora strofinandosi gli occhi e facendomi un sorrisetto. «Raccontami tutto, ti ascolto.» Replica sedendosi sul pavimento con le gambe incrociate.

«È iniziato tutto qualche giorno fa quando mi risvegliai...»

Le raccontai come iniziò tutto, o almeno per quello che ricordavo... sembrava quasi una favola senza conclusione... ad ogni mia parola uno sguardo incredulo, finii di raccontarle tutto e lei quasi divertita cominciò a prendermi in giro per sdrammatizzare. Mi ha creduta, davvero? Non ha pensato fossi pazza.

«Kevin mi ha invitata alla festa di giovedì», l'informo per spezzare il silenzio.

«Vorrà provarci probabilmente.» Rispose Shannon.

«Avrà pane duro da mangiare.» Esclamai.

«Di solito in queste serate ci si veste più sistemati, non troppo eleganti ma neanche troppo casual. Potrei truccarti io, oppure potrei prestarti i miei trucchi... ricordi come truccarti decentemente?»

Ricordi? Ma cosa sta dicendo?

«Emmm, no...» rispondo stringendo le spalle e alzando gli occhi al cielo.

«Iniziamo allora, vieni da me... ti darò alcuni miei prodotti!»

Ci incamminiamo verso casa sua, apre utilizzando le chiavi e ci collochiamo direttamente nella sua stanza, scompare per un paio di minuti e ritorna con una scatola piena di prodotti.

«Allora, per quanto riguarda i capelli utilizza questi: shampoo e balsamo della John Frieda che li rende molto morbidi. La maggior parte dei prodotti li acquisto da CVS: lo scrub all'albicocca di ST. Ives, la crema Eucerin, il deodorante Secret Flawless Clear, l'unico che riesco a usare che non crei residui bianchi sulla mia pelle; da non poter dimenticare è il balsamo per le labbra alla rosa di Dior

Non ho capito una parola!

«Ma passiamo al make-up: i prodotti e strumenti fondamentali per tutti i giorni sono il fondotinta Koh Gen Do Aqua nel n.O13, il pennello della Tarte AirBrush Finish Bamboo, il correttore Maybelline SuperStay 24 ore, il blush minerale della Jouer, il mascara Diorshow Iconic Overcurl e il piegaciglia della Covergirl

«Ma quando dite "metto solamente un filo di matita" volete dire questo "ambaradam"?» Dico ridendo, anche lei sbuffa a ridere.

«Vieni ti spiego come si utilizzano.»

Dopo svariate ore d'inutili tentativi, qualcosa sono riuscita ad impararla... mi ha anche consigliato un canale su YouTube di una make-up artist, da vedere in caso voglia sperimentare qualcosa di nuovo.

«Va bene, ti ringrazio», chiudo il discorso.

«È abbastanza tardi, ci vediamo, domani a scuola?» Le chiedo.

«D'accordo, a domani allora "BAMBOLINA"» e dandomi una pacca sul fondoschiena, rispose ridendo.

Scendo le scale e con molta calma m'incammino verso casa. Apro la porta e vado nella mia stanza... sopra il letto trovo una scatola impacchettata con un nastro decorativo dorato. Scarto la scatola e meravigliata con le lacrime agli occhi, trovo un telefono... ma non un telefono qualsiasi, IL TELEFONO. Ho sempre voluto avere un iPhone. Vedo una scheda nuova dentro il pacco, la sistemo nell'apposito contenitore interno.

«Mary, è pronta la cena.» Urla Eleanor.

Scendo a ringraziare Eleanor con un grande abbraccio e tanti baci... come se avessero dato una caramella a un bambino. Mi sedo a tavola di fronte Eleanor, la servitù ci serve i piatti prestabiliti e cominciamo a cenare.

«Com'è andato il primo giorno di scuola?» Disse Eleanor mentre prende coltello a forchetta.

«Meglio di quanto immaginassi!» Esclamo, mentre do una forchettata al cibo.

«Mi fa piacere, vedo che hai già un'amica.» Afferma perplessa.

«Chi? Shannon?» Chiedo un po' titubante, perché è stato così strano vedere Shannon per lei?

«Sì... sembra una brava ragazza.» Dice come se la conoscesse già.

«Si, lo è.» Affermo sicura di me. «Più tardi ho un appuntamento con Kevin, credo ci sia una festa in un locale.»

«A proposito di feste, sabato sera ci sarà alla casa degli specchi una festa in maschera al fine di raccogliere fondi per ripulire il lago del "Boston Common" vorrei che mi rappresentassi come debuttante, potrei chiedere a Kevin di accompagnarti... tu saresti d'accordo?» Mi chiede speranzosa, sembra importante per lei.

«Davvero vuoi che ti rappresenti?» Risposi quasi scioccata.

«Ovviamente!»

Sono lusingata che mi abbia chiesto di rappresentarla, non sono mai stata trattata così in vita mia... di solito non venivo "calcolata"... finisco di mangiare e chiedo con permesso se posso alzarmi, Eleanor acconsente. Mi alzo e vado nella mia camera, fra circa due ore dovrò essere pronta per questa benedetta festa... non sono mai stata invitata a una festa e tanto meno da persone popolari.

Comincio a truccarmi secondo "gli insegnamenti di Shannon". Innanzitutto applico la base, il fondotinta, correttore, cipria, poi stendo sulla palpebra mobile un ombretto carne e sotto l'arcata sopracciliare del bianco non brillante. Poi in tutta la piega dell'occhio fino alla metà dell'occhio o poco più, applico dell'ombretto nero con un apposito pennellino e vado a sfumare verso l'esterno per dare intensità allo sguardo. Un po' di matita nera all'esterno visto che ho l'occhio abbastanza piccolo e del mascara. Stendo una linea non marcata di eyeliner nero sulla palpebra mobile attaccandomi alle ciglia e finendo il tratto di eyeliner con una codina verso l'alto sulla coda finale dell'occhio!

Per le guance un blush rosato e per le labbra un rossetto rosato o un semplice gloss trasparente!

Credo di aver fatto tutto correttamente.

Come vestito abbastanza elegante ne ho scelto uno beige chiaro, abbastanza corto con una fantasia monocromo, le coppe a cuore sembrano imbottite... presenta una sottoveste e un bustino con stecche interne... sembra fatto interamente da poliestere, penso si debba lavare a mano un vestito del genere per non farlo rovinare. Ad accompagnare il vestito sono delle scarpe con il tacco -alto 12 cm- beige con allacciatura trasversali.

Adesso sono pronta per andare, scendo lentamente le scale.

«Mary, ma sei stupenda!» Esclama Eleanor mentre le luccicano gli occhi.

«Ti ringrazio.» Risposi lusingata. Incrocio le gambe per l'imbarazzo, sono arrossita... perché sono così emotiva ultimamente?

«Ti manca una borsa per accompagnare il tutto.» Corre verso il suo armadio e tira fuori una pochette nera di dimensioni ridotte, giusto per mettere l'essenziale... posso affermare che è proprio una bella borsa, molto semplice ma al tempo stesso misteriosa, molto leggera e funzionale.

«Ecco a te Mary, farai un figurone con questa.» Dice con tono altezzoso.

«Ti ringrazio...»

Saluto velocemente Eleanor, apro la porta e sorprendo Kevin ad attendermi davanti la sua elegante Porsche 198 tutta grigia, con il tettuccio apribile e con mille spie.

È li a fissarmi, sembra sbalordito. Perché oggi si sbalordiscono tutti a guardarmi?

«Che ci fai qui?» Dissi sconvolta.

«Av... av... av... avevo pensato che ti servisse un passaggio.» Rispose balbettando, continua a fissarmi e mi fa sentire a disagio.

«Poteva accompagnarmi l'autista...» rispondo scontrosa in modo quasi uguale a come si comportava lui quel giorno al club.

«Ho già parlato con lui, si è preso la serata libera visto che non aveva nessun impegno.» Dice distogliendo lo sguardo, si gira per aprire lo sportello e intravedo un sorrisetto.

Cammino nel modo più naturale possibile, mi avvicino allo sportello ed è lì ad aspettare che io entri come un vero "gentlemen".

«Prego signorina!» Esclama sorridendo, sembra un'altra persona. Forse giacché sono la nuova arrivata, pensa di poterci provare.

«La ringrazio.» Risposi sorridendo. Perché gli ho sorriso?

Salgo in macchina e accavallo le gambe guardando fuori dal finestrino.

«Sei bellissima questa sera.» Disse Kevin con voce quasi dolce.

«Grazie.» Risposi imbarazzata, arrossisco e lui sembra compiaciuto da questo.

«Sei mai stata ad una festa? Vero?» Mi domanda titubante.

«Non di recente.» Rispondo. «Come mai sei così gentile oggi? L'altra volta eri molto scontroso e antipatico!» Replico con tutta la spavalderia possibile.

«Sei diversa dalle altre ragazze, hai qualcosa che le altre non hanno... dico seriamente.» Risponde imbarazzato. Rimango immobile, sono esterrefatta... Starà fingendo e devo dire che, come attore, è davvero convincente.

Rimango in silenzio toccandomi i capelli e fissando la strada.

«Siamo arrivati.»

Vado per aprire lo sportello ma, mi blocco nel vederlo scendere frettoloso. Si precipita davanti a me per continuare la scena da gentiluomo.

Mettendo un piede fuori dalla macchina, mi porge la mano... la prendo e mi da una spinta per uscire più facilmente. Ci incamminiamo verso l'entrata, cerca di prendermi la mano e come scusa per rifiutarmi cerco il telefono dentro la borsa, subito dopo lo riposo e continuo a camminare. Entriamo all'interno del locale, dove un grande gruppo di persone ci viene incontro per salutarlo.

«Ciao Kevin, non ti sei fatto per niente sentire ultimamente.» Lo rimprovera un suo amico.

«Ho avuto da fare.» Rispose Kevin con tutta l'antipatia che ha in corpo. Allora è davvero Kevin, pensavo fosse un gemello gentile.

«E questa bella ragazza? È la tua nuova fidanzata?» Disse l'amico ubriaco schiacciando l'occhiolino a Kevin.

«Che t'importa?» Dice con tono quasi infastidito. Mi prende per mano prima che potessi rifiutarmi del gesto e mi porta in mezzo alla pista da ballo. Comincia a ballare a tempo di musica da discoteca e io imbarazzata lo guardo sorridendo.

«BALLA!» Disse urlando per rendere più semplice la comunicazione.

«NON NE SONO CAPACE!» Risposi.

Mi prende per le braccia e mi tira con forza verso di lui, comincia a muoversi a tempo e in qualche modo mi costringe a seguirlo.

«Balla con me...» mi sussurra.

Comincio a muovermi spaventata, dopo pochi minuti tutta la timidezza va via... mi muovo senza pensare a chi mi sta intorno.

«Balli bene per essere una principiante.» Mi dice.

Continuiamo a danzare senza sosta per ore, il tempo passa e io mi sono completamente persa in questo giro pieno di adrenalina, giro lo sguardo verso il bancone, un ragazzo sta ordinando da bere... ci sono tantissimi ragazzi e ragazze qui, perché mi colpisce solamente lui? Mi avvicino velocemente e nel momento in cui arrivo non trovo nessuno, solo un bigliettino sotto il bicchiere con scritto un numero di telefono, lo prendo e lo ripongo nella borsetta. Mi giro verso Kevin... è lì a fissarmi, mi avvicino.

Ricomincio a ballare e... mi sto divertendo, non pensavo di potermi divertire con Kevin, CON KEVIN. Il tempo passa ma non me ne rendo neanche conto. Prendo il suo braccio e guardo l'orologio. È tardissimo!

«È TARDI!» Urlo con disperazione.

«HAI RAGIONE, MEGLIO ANDARE.» Rispose.

Ci incamminiamo verso l'uscita con una certa fretta, ci dirigiamo verso la macchina e a un tratto mi sento tirare per un polso da Kevin, mi avvicina a lui e mi bacia lentamente. Per un attimo dimentico tutto, chi sono, dove mi trovo... sono solamente qui, apprezzata, per la prima volta in tutta la mia vita apprezzata! Riprendo coscienza e lo respingo.

«Riportami a casa.» Dico con tono furioso.

È dispiaciuto, ma non sembra del perché l'ho rifiutato ma per altro... quanto vorrei potergli leggere nel pensiero. Tutto il viaggio, senza dire una parola, entrambi imbarazzati dall'accaduto. Arriviamo davanti la porta di casa mia, e scendo dalla macchina.

«Buonanotte!» Esclamo.

«Notte...» risponde con tono depresso.

Faccio un passo verso la porta di casa, mi giro e risalgo in macchina, donandogli un bacio sulla guancia. Riscendo e mi dirigo verso casa. Prendo le chiavi dalla borsa, apro e mi giro verso la strada. È ancora lì ad aspettare che entri, sta sorridendo, ma sembra un sorriso falso... ha gli occhi lucidi. Entro in casa e velocemente richiudo lasciandomi cadere sul pavimento per la forte stanchezza.

Ma cosa ho fatto questa sera? Cosa mi sta succedendo? È Kevin, non è il ragazzo dolce che sta con una ragazza. Non mi riconosco più, chi sto diventando? Quasi non ricordo più nulla di me, di chi ero, dovrei concentrarmi sul presente? Salgo le scale, mi dirigo verso la mia stanza e mi butto sul letto addormentandomi in ben che non si dica...

Capitolo 9

Che trambusto, oggi è il giorno del "Gran Gala"... mi alzo, mi rendo presentabile e scendo le scale.

«Maryanne, a breve arriverà la parrucchiera e la truccatrice per te.» Mi avvisa Eleanor frettolosamente, mentre corre dietro la servitù, per varie faccende.

«Ma quale vestito dovrei mettere?» Le chiedo.

«Vai nel mio guardaroba, il tuo vestito è già lì sul manichino in fondo alla stanza. Spero ti piaccia!» Esclama.

Salgo le scale e mi dirigo verso questo guardaroba, apro la porta e trovo una stanza enorme, piena di abiti, gioielli, coroncine e scarpe di marca; questa stanza è più grande di molte case in cui mi sono trovata, vado in fondo alla stanza e prima che potessi vedere questo vestito mi sento chiamare dalla cucina, scendo e trovo la truccatrice e la parrucchiera che aspettano me per svolgere il proprio lavoro.

«Faccio una doccia veloce e arrivo» mormoro frettolosamente mentre corro verso il bagno della mia stanza.

Entro nella stanza e ritrovo parecchi vestiti sul pavimento giacché ho dimenticato di portarli in lavanderia... li prendo velocemente e vedo cadere un bigliettino in mezzo a questo mucchio. Mi chino a prendere il biglietto e mi torna in mente il ragazzo misterioso della festa, prendo il telefono e mando un sms a questo numero.

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Io: Ciao

Sconosciuto: Finalmente! Aspetto un tuo messaggio da giorni.

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Un mio messaggio da giorni? Si sarà confuso con qualche altra persona, non posso essere di certo io.

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Io: Temo tu stia sbagliando persona.

Sconosciuto: Non credo proprio bella ragazza.

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Sono perplessa, sa veramente chi io sia? Credo sia impossibile... ma dopo tutto quello che mi è successo non esiste l'impossibile!

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Io: Se è davvero così, sai il mio nome?

Sconosciuto: No, no so il tuo nome, so che sei una ragazza da far mancare il respiro... un bel corpo, occhi azzurri molto simili al ghiaccio e lunghi capelli rossi!

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Ma...

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Io: Cosa vuoi da me allora?

Sconosciuto: Non voglio niente ma, allo stesso tempo, più di quanto tu possa immaginare.

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Cosa vorrebbe dire con questo?

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Io: Mi dispiace ma ho una certa fretta, devo andare.

Sconosciuto: D'accordo, ci vedremo questa sera al ''Gran Gala" mi riconoscerai subito. Ti auguro una buona giornata.

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Cosa vorrebbe dire? Chiudo la conversazione e mi sbrigo a entrare in bagno per una doccia veloce e subito dopo scendo per il make-up e l'acconciatura. Qualche ora dopo, m'incammino nuovamente verso il guardaroba di Eleanor, indosso il vestito preparato e mi guardo allo specchio...

Quest'abito è stupendo, lungo, elegante, in voile con spalline e scollo a punta. Corpetto drappeggiato e gonna anch'essa drappeggiata con apertura centrale, dal colore blu notte luccicante; ad accompagnare il vestito una collana di diamanti, pochette a bustina grigia e delle scarpe a décolleté grigie con un tacco di 12 cm.

Scendo le scale, apro la porta e cammino lungo il viale fino ad arrivare alla limousine bianca con l'autista pronto ad aprirmi lo sportello per salire. Salgo in macchina e mi dirigo verso la struttura degli specchi riflettendo sulla grande serata che mi aspetta.

Eccoci qui... al "Gran Gala", una delle serate più attese dell'anno e io sono tra le protagoniste.

«Signorina Maryanne, la signorina Eleanor mi ha incaricato di darle questa maschera.» Dice l'autista.

Metto questa maschera quasi interamente bianca e nera nella parte intorno agli occhi che viene prolungata con una coda lunga fino alla parte inferiore della maschera e nella parte superiore della maschera stessa che forma quasi un triangolo, essa è rivestita in pizzo nel contorno e addobbata a fantasia con dei simboli che sembrano "chiavi di fa".

Scendo dalla macchina e cammino lungo un tappeto rosso interminabile... arrivo all'entrata e vengo accompagnata da un uomo della servitù, nella stanza al piano di sopra dove si trovano tutte le debuttanti. Prima che tutti potessero vedermi poiché l'unico ingresso alla vista di tutti, dovrà essere insieme al resto delle ragazze che ne partecipano.

«Maryanne, sei stupenda...» disse Cassandra salutandomi con un doppio bacio guancia a guancia.

«La ringrazio.» Risposi.

«Ragazze due minuti e iniziamo.» Disse l'organizzatrice «I vostri accompagnatori saranno giù ad aspettarvi.»

I nostri accompagnatori? Kevin sarà già lì?

Tutte le ragazze cominciano ad affrettarsi mettendosi una dietro l'altra.

«Maryanne tu sarai l'ultima.» Disse Cassandra.

«D'accordo.» Risposi.

«ADESSO SIGNORE E SIGNORI LE DEBUTTANTI.» Annunciò l'organizzatrice.

«LA SIGNORINA SCHUETEMBERG.»

«LA SIGNORINA DIELEBERT.»

«LA SIGNORINA ROBINSON.»

Dopo aver nominato tutte le debuttanti, si avvicinava il mio turno e la mia ansia continuava ad aumentare.

«LA SIGNORINA HARRISON.»

Ecco, adesso è il mio turno... scendo le scale e davanti a me non trovo Kevin, TROVO IL RAGAZZO MISTERIOSO. C'è qualcosa che non va, non posso crederci.

Prende la mia mano e ci incamminiamo verso il centro della sala, una sala enorme tutta adornata di specchi. Quasi inquietante come stanza. Parte la musica e cominciano le danze sotto la canzone "Mirrors" di Justin Timberlake.

Mi lascia la mano per iniziare il ballo, ci distanziamo e ci portiamo uno di fronte all'altro. I nostri occhi s'incontrano, sento una sensazione di mancanza quando il contatto fra le nostre mani si è interrotto, ma il dispiacere venne spazzato via come piume al vento non appena ritrovai i suoi occhi scuri. Chi sarà mai? Ha un'aria così familiare...

Passo in avanti, inchino. E mentre una voce dolce cominciava a cantare parole d'amore, mossi il primo passo e alzai la mano, aprendola e portandola a pochi centimetri da quella del ragazzo misterioso, che aveva fatto la stessa cosa. Cominciammo a ballare accompagnati da quella musica ultraterrena, mi dimenticai subito di tutto mentre la mia attenzione era focalizzata sul ragazzo misterioso. Mentre le nostre mani s'intrecciano e i nostri occhi s'incatenano sempre di più, in un modo indissolubile mi ritrovai a sorridergli e a guardarlo come un'innamorata, guarda il suo sposo, mentre il mio cuore batte forte e dai suoi occhi lascia trapelare i sentimenti. La musica finì e ci separammo, ma i nostri occhi no. Mi riprende per le mani, mi avvicina stringendomi in modo così forte da lasciarmi senza respiro e sussurrandomi all'orecchio.

«"Non sei forse qualcosa da ammirare? Perché il tuo splendore è qualcosa che somiglia a uno specchio e non posso fare a meno di notare che il tuo riflesso si proietta sul mio cuore; se ti sei mai sentita sola e il bagliore mi rende difficile trovarti, sappi solo che sono sempre dall'altra parte a guardarti, perché con la tua mano nella mia [...] posso dirti che non esiste un posto in cui non possiamo andare. Dai semplicemente uno sguardo al passato, sono qui e sto provando a spingerti per farti entrare.

Devi solo essere forte perché non voglio perderti, sto proprio cercando l'altra parte di me. [...] C'è uno spazio ed ora tu sei a casa... mostrami come combattere per adesso e ti dirò, tesoro, [...] che tornando in te realizzerai che sei sempre stata qui. È come se fossi il mio specchio, il mio specchio che mi fissa...non riuscivo a diventare più grande con qualcun'altra accanto a me, adesso tutto è chiaro come questa promessa che stiamo facendo...due riflessioni in una, perché è come se fossi il mio specchio, il mio specchio che mi fissa"...»

Cosa vuol dire? Cosa significa tutto questo? Stringe con più forza e mi bacia lasciandomi incredula di quello che sta succedendo, siamo rimasti soltanto noi due in questa stanza inquietante, tutto questo scaturisce in me una mancanza di aria e una pressione irragionevole, guardo i nostri riflessi negli specchi che a un tratto si infrangono in mille pezzi.

I vetri che s'infrangono, il rumore assordante di quelle schegge di vetro che cadono sul pavimento. Tutto d'un tratto il vetro si dissolve nell'aria senza lasciarne la minima traccia, una stanza bianca mi circonda ed io sono qui... davanti al ragazzo misterioso, inpassibile davanti questa strana situazione, impaurita di quello che potrebbe succedermi. Il ragazzo misterioso si allontana, si siede sul pavimento anch'esso bianco e m'invita a sedermi di fronte a lui.

Mi siedo e lo guardo dritto negli occhi.

«Leva la maschera!» Disse il ragazzo misterioso con fermezza e dolcezza allo stesso tempo.

Levo la maschera, lui la prende e la stringe nelle sue mani...

«Anche tu dovresti levare la maschera.» Gli suggerisco.

«Hai ragione ma non credo tu sia pronta per vedere il mio viso!» Risponde.

Non sono pronta a vedere il suo viso?

«Cosa vorrebbe dire questo?»

«È buffa questa situazione» dice sorridendo.

Ogni sua parola corrisponde a miliardi d'incertezze inspiegabili.

«SPIEGAMI COSA STA SUCCEDENDO!»

Esclamo urlando e allo stesso tempo singhiozzando.

«Ricordo l'ultima nostra conversazione, in cui eri tu a spiegarmi quello che stava succedendo.» Dice sorridendo.

La nostra ultima conversazione? Ho già parlato con questo ragazzo?

«Cosa ci trovi di cosi divertente?» Dico con tono infastidito.

«Tempo a tempo ragazza mia, ogni tua domanda avrà una risposta...»

«Ma perché non posso averle direttamente ora?» Chiedo.

«Perché, nel momento in cui ti feci questa domanda, la tua risposta fu la stessa che ti ho appena dato. Possiamo dire che mi sono vendicato per quel che è possibile.» Dice ridendo.

«Voglio sapere che succede!» Richiedo.

«Tempo fa, un tempo incalcolabile ho vissuto in pieno quello che hai vissuto tu, in questo ultimo periodo.» Dice.

«In che senso?»

«Ho voluto cancellare quello che sono realmente... ricordi, tutto. Ma sono finito per lasciare solamente la sofferenza. Più passava il tempo più volevo dimenticare la mia vita con la speranza di placare questo vuoto, poi ti ho vista, eri pronta a spiegarmi quello che adesso io sto spiegando a te. Adesso ho una visione chiara di quello che devo e voglio fare ma, prima di tutto devo darti la possibilità di scegliere nello stesso modo in cui è stata data a me.»

«Ma scegliere cosa?» Dissi con tono sofferente.

«Vedrai ragazza dagli occhi azzurri, ricorda bene le mie parole... Tu sei l'artefice del tuo destino.» Disse sussurrandomi all'orecchio.

«Ma cosa dovrei scegliere.» Mormoro.

«Dovrai scegliere la tua vita, il tempo sta per scadere... ci vedremo alla fine di tutto ragazza mia, spero farai la scelta giusta per te.» Disse con tanta serenità.

«Ah dimenticavo, se avrai bisogno di me, guarda il tuo riflesso nello specchio... Perché io sono il tuo specchio, il tuo specchio che ti fissa.»

Capitolo 10

«LA SIGNORINA HARRISON!»

Cosa è successo? Dove mi trovo? È come se non fosse successo nulla, scendo le scalinate e trovo Kevin, come tutto doveva essere. Nuovamente incredula di quello che sta succedendo, mi lascio trasportare da Kevin in mezzo alla sala da ballo; ripetiamo il ballo ma a differenza dell'ultima emozionante e irripetibile volta mi sto divertendo, quasi fosse un semplice lento da eseguire nelle feste. Giro lo sguardo e rivedo il ragazzo misterioso camminare verso l'uscita, mollo la mano di Kevin e mi affretto ad andargli incontro, mentre lui rimane a fissarmi ed io, con passo affrettato cerco di fermare quel ragazzo.

«ASPETTA!» Urlo a squarcia gola.

Arrivo davanti la porta dell'uscita e non vedo più nessuno, nessun messaggio, nessuna traccia che possa aiutarmi a capire cosa stia succedendo.

«MARYANNE!» Urla Kevin affaticato dopo avermi rincorso.

Mi giro e lo guardo negli occhi facendomi scappare una lacrima per la rabbia, l'ansia, la tristezza e la frustrazione che mi hanno provocato questa serata.

«Puoi riportarmi a casa?» chiedo, piagnucolando.

«Tutto bene?» Rispose Kevin mettendomi una mano sulla spalla.

Sembra davvero preoccupato per me...

«Riportami a casa, ti prego.» Richiedo girando lo sguardo e incamminandomi verso la sua macchina.

Aspetto che Kevin apre e con fretta entro in macchina.

«Vuoi dirmi cosa succede?» Mi chiede, con tono molto dolce.

«Non credo tu possa capire e tanto meno aiutarmi, grazie comunque per il gesto.» Rispondo con un filo di voce.

Rimaniamo in macchina in silenzio mentre io, arrossata dal calore provocato dalla mia sfera emozionale, cerco di riprendermi mascherando il tutto.

«Mi dispiace di averti rovinato la serata.» Sussurro dolcemente.

«Non preoccuparti di nulla, a me interessava di te non della serata.» Risponde con altrettanto tono.

Arriviamo davanti casa mia e rimaniamo a fissarci senza dire una parola, con occhi lucidi che fanno trasparire miliardi di emozioni quasi impossibili da recepire. Mi prende la mano e la stringe con delicatezza, un flash mi colpisce in quel singolo momento, mentre scendevo le scalinate e trovavo il ragazzo misterioso.

«Sembri troppo pensierosa ragazza dagli occhi azzurri.» Disse Kevin con tono scherzoso.

«Questo perché, cerco di recepire i tuoi di pensieri.» Rispondo utilizzando il suo stesso tono.

«Non credo sia un buon momento per rivelarti i miei pensieri, ma credo li avrai capiti anche tu... sono un libro aperto, faccio trapelare tutte le mie emozioni in ogni momento!» Afferma Kevin.

«Questo lo credi tu perché io non ho capito nulla!» Risposi.

«Non capisci oppure non vuoi capire?» Controbatte.

Caro Kevin io sono un casino, non capisco più nulla di me stessa, figuriamoci degli altri... rimango in silenzio senza dire una parola. Dopo qualche minuto di silenzio mi giro verso di lui, che continua a guardarmi costantemente negli occhi, aspettando che dica qualcosa.

«Forse è meglio che vada... ti ringrazio per tutto Kevin.»

«Figurati, non crearti mai problemi, puoi contare su di me!»

Scendo dalla macchina e mi affretto a entrare a casa, mi volto e Kevin è ancora lì che aspetta che io sia entrata a casa sana e salva. Apro la porta e mi affretto ad andare nella mia stanza. Getto con forza le scarpe nell'atrio della stanza, sfilo il vestito e lo getto a terra con non curanza, entro nel bagno e con aggressività levo il trucco, fino ad arrossarmi la pelle e annodo i capelli, in una coda talmente stretta da pressare sulla cute. Esco dal bagno, mettendomi nel letto sotto le coperte e inizio a piangere fino all'esaurimento. Passano ore in questo modo e, a un certo punto, sento bussare alla porta...

«Posso entrare?» Chiede Eleanor.

«Certo.» Rispondo fingendo un sorriso e asciugandomi le lacrime con i polsi.

«Vuoi dirmi che succede?» Disse Eleanor sdraiandosi sul letto e accarezzandomi i capelli portandomeli dietro l'orecchio.

Perché tutti mi chiedono cosa succede? Perché quando potevo dare spiegazioni, nessuno voleva mai sapere come stavo mentre adesso mi tormentano tutti?

«Sto bene, non preoccuparti.» Risposi girando gli occhi verso la parete.

«D'accordo, sai che, anche gli accompagnatori delle altre debuttanti sono rimasti sbalorditi della tua discesa?» Dice Eleanor con tono affettuoso e scherzoso nello stesso tempo.

«Per quale motivo?» Chiedo imbarazzata.

«Forse non ti sei resa conto di quanto eri bella questa sera!»

Mi appoggio sulla spalla di Eleanor e rimaniamo a parlare per ore, scherzando. Quanta serenità che mi trasmette, per la prima volta mi sento nel mio posto, nella mia casa come voglio essere e con chi voglio essere. All'improvviso Eleanor cessa di ridere e con occhi lucidi mi guarda.

«Non so come dirlo... ma grazie a te, una piccola speranza è rinata in me. Dopo la morte dei miei familiari mi sono sentita persa, come se mi sentissi condannata a vivere la mia vita da sola. Il tuo arrivo mi ha spaventata, parecchio, perché il tuo aspetto esteriore è quasi identico a quello di Ellis, lo stesso sorriso, le stesse smorfie facciali sia di felicità che di tristezza. Forse è stato il destino a fare in modo che ci incontrassimo in modo da aiutarci a vicenda per raggiungere per quel che è possibile la felicità. Non mi era mai successo prima di affezionarmi tanto a una persona che non conosco da molto... quando ti ho vista in difficoltà, non ho potuto fare a meno, di trasformare le tue lacrime in gioia. Non voglio spaventarti e tantomeno far sembrare che tu sia un rimpiazzo per colmare il mio vuoto, nulla del genere! Volevo solo dirti che io ci sarò sempre per te in qualsiasi momento, anche dopo aver litigato perché mi sento responsabile di te e di tutto quello che potrebbe succederti. È così che si comportano le sorelle maggiori no?» Disse Eleanor con un tono commovente mentre scorrevano le lacrime sul suo viso.

«Eleanor...» risposi commossa ed emozionata.

Le prendo la mano, la porto al petto e stiamo in silenzio pensando a tutto quello che è successo in questa serata che, apparentemente è sembrata sconvolgente, ma, in effetti, è stata una rivelazione.

Mi sveglio nella completa armonia di una bellissima giornata, mi giro e noto che Eleanor si è già alzata. Mi alzo, accendo lo stereo e con la musica ad alto volume vado a lavarmi velocemente. Esco e ballando mi vesto, fatico a ballare mentre contemporaneamente cerco di infilare i jeans abbastanza stretti... cado, ingarbugliando i piedi e finendo per sbattere la testa nella libreria, facendola vibrare talmente forte da far cadere un libro. Mi alzo, raccolgo il libro da terra e cerco di rimetterlo nell'apposito spazio, ma non c'è neanche uno spazio vuoto dove inserirlo.

Guardo la copertina, tutta gialla con una scritta arancione: "Chiunque trovi questo diario è pregato di non aprirlo, persona avvisata mezza salvata!".

Per la sfegatata curiosità decido di aprirlo e...

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15/03/2014

Caro diario,

oggi è stato un altro giorno come i tanti, pieno di delusione e tristezza. Non ne posso più di vivere una vita in cui non mi sento a mio agio, non sopporto che tutti pensino che io debba essere protetta. Vorrei essere un'altra persona, una persona in grado di dimostrare di riuscire a proteggersi, una persona che non debba sopportare dolori come il ciclo mestruale e tutte le altre complicazioni femminili. Non voglio più stare in una famiglia, dove l'immagine è l'unica cosa importante. Avere un padre senatore avrà anche i suoi vantaggi, ma per me sono solamente sventure... per non parlare di una madre fissata con il galateo e una sorella maggiore sottomessa da entrambe le parti. Voglio cambiare vita. Non m'importerebbe nulla dell'aspetto fisico, l'importante è che io riesca a essere fiera di me stessa in ogni circostanza. Avere una famiglia normale che ti rimproveri nel momento in cui combini qualche danno ma subito dopo essere coccolata per la pena che riuscirei a suscitare in loro. Questo mio desiderio non è per nulla dovuto alla mia sessualità, per me non c'è differenza tra uomo e donna, sono entrambi persone in grado di provare dei sentimenti e in grado di amare in diverse circostanze. Forse essere un ragazzo non solo, risolverebbe parecchi dei miei problemi ma riuscirebbe a colmare il vuoto di mio padre. Ha sempre sperato di avere un figlio ma che purtroppo non è riuscito mai ad avere. Sento davvero il gran bisogno di cambiare vita, essere un'altra persona... una persona che non venga criticata solamente perché carina, socievole ed estroversa...ma che invece riesca a trasmettere le proprie emozioni anche, senza essere séstessa e avendo le normali problematiche adolescenziali.

Se fossi stata da sola, senza Shannon che mi capisce veramente, non saprei cosa avrei potuto combinare fino ad ora... Mi dispiace per Kevin, non dico di non esserne innamorata perché sto con lui da molto tempo. Il suo essere così protettivo m'infastidisce... mi fa sentire come, una ragazza buona a nulla, se non avessi lui al mio fianco. Non so perché mi vengono in mente questi pensieri, ma non posso parlarne con nessuno, anche se ho amici che potrebbero capire... solo il pensiero che sappiano la mia vera io mi rende nevrotica.

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Kevin? Shannon? Sono senza parole... e le sue parole corrispondono a tutto quello che ho odiato di più... è una circostanza fin troppo strana! Il modo di scrivere, le diverse sfaccettature e la sua scrittura... sembrano così simili alle mie, quasi sorprendente, Ma è possibile che...

«MARYANNE È PRONTA LA COLAZIONE!»

Urla Eleanor dalla cucina.

Nascondo il diario sotto il materasso del letto, mi guardo allo specchio... mi avvicino per notare le occhiaie dei miei occhi che fino ad adesso non avevo notato insieme agli occhi che sembravano cambiassero tonalità, da un azzurro accesso ad un verde intenso. Sono distolta nei miei pensieri mentre guardo il mio riflesso nello specchio.

«MARYANNEEE!» Urla Eleanor con un tono molto più alto rispetto al precedente.

Mi volto a guardare la porta, mi rigiro a guardare lo specchio e le occhiaie sono scomparse... così senza motivo. Non mi stupisco visto, tutte le stranezze accadute ultimamente e mi sbrigo per andare a fare colazione.

Capitolo 11

Sono nella mia camera, da sola... Eleanor non c'è così io riprendo il diario per continuare a leggere i pensieri più profondi di questa ragazza così simile a me.

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19/3/2014

Caro diario,

oggi è stata un'altra delle giornate come le tante, nulla di nuovo e un senso di vuoto inspiegabile. Molte persone della scuola m'invidiano, pensano che la mia vita sia perfetta: popolare, estroversa, socievole, senza paura, capitano delle cheerleader, fidanzata con il capitano della squadra di football, figlia di un senatore e molto ricca. Be' una vita da sogno, peccato che io mi senta, intrappolata in questa vita. Non c'è nulla che mi soddisfi abbastanza da rendermi felice, non ho nulla che mi porti a pensare di riuscire a realizzare qualcosa nella mia vita. Qualunque cosa faccia sarò sempre e per sempre la figlia del senatore e quindi dovrò sempre mantenere un comportamento consono alle regole. MAI e dico MAI uscire senza scorta perché potrei essere rapita e usata per ricattare mio padre, prendere costantemente il massimo dei voti e indossare sempre un abbigliamento raffinato perché altrimenti rovinerei la figura della famiglia. Insomma io non posso farcela, sono chiusa in una prigione senza via di fuga come Raperonzolo nella propria torre... a differenza che nessun cavaliere verrà mai a salvarmi.

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È proprio vero, nessuno è mai felice di quello che si è... ognuno di noi vorrà sempre un'altra vita da vivere, insoddisfatto di quella che si sta realmente vivendo. Cambio pagina e continuo a leggere.

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13/05/2014

Caro diario,

oggi ho avuto una brutta discussione con i miei genitori. Io sono follemente innamorata di Kevin e lo sarò sempre... non capisco perché loro non possano accettare il nostro rapporto solamente perché le nostre rispettive famiglie non vanno d'accordo. È pur vero che stiamo insieme da non più di qualche mese ma abbiamo così tante cose in comune: entrambi siamo figli di senatori oppressi dalle buone maniere e dalla perfezione prefissata dalla società. Poi è così dolce... mi fa sentire protetta e apprezzata. Ci siamo conosciuti al club, dove io e la mia famiglia andiamo spesso e che io che Eleanor odiamo "AMABILMENTE"; durante una cena, dove io, tormentata dallo stress causato dalla mia famiglia, scappo dirigendomi vicino il parco giochi e sedendomi sul sedile dell'altalena, mi comincio a dondolare. Per un momento ho dimenticato tutto per la fantastica sensazione che provavo mentre mi dondolavo... quasi come se stessi volando tra il vento. Giro lo sguardo e trovo quel fantastico ragazzo dagli occhi grigi che mi guardava sorridendo. Sono rimasta a dir poco allibita da lui, quasi affascinata e mi causava un'emozione stupefacente. Si avvicinò a me e mi fece ricordare che da piccoli giocavamo insieme finché i nostri genitori sono entrati in conflitto. Abbiamo passato tutto il giorno a parlare dei nostri genitori e di come fossero assillanti. Più passava il tempo e più ognuno si sentiva più legato all'altro senza neanche accorgercene, fino a quando, le guardie del corpo non riferiscono, il tutto ai nostri genitori. I genitori di Kevin non avevano nulla in contrario mentre i miei, decisero di tenermi a stretta sorveglianza ogni qualvolta dovessimo andare al club, senza contare che io e Kevin frequentiamo la stessa scuola e di certo non ho mai avuto l'intenzione di dirglielo. All'uscita da scuola utilizzavo la scusa di dover andare da Shannon per studiare, scappavo dalla finestra e passando in mezzo ad un piccolo bosco, mi riunivo con Kevin davanti al lago, che non era mai frequentato da nessuno. Stavamo lì, insieme fino al punto di innamorarci, completarci a vicenda ed essere felice, quasi fosse una favola. Rimane sempre il problema dei miei genitori, non voglio per sempre scappare come una ladra per essere felice. Lo capiranno? O per lo meno lo accetteranno mai?

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Una storia d'amore così intensa con Kevin? Sono con le lacrime agli occhi mentre leggo ogni rigo di questa pagina... sembra una semplice ed emozionante storia di un film. Sarà per questo motivo che Kevin si comporta in questo modo con le altre ragazze?

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14/06/2014

Caro diario,

non sopporto di vedere Shannon litigare con Kevin, lei non si fida di lui. È la mia migliore amica, capisco che possa ingelosirsi di lui ma dopo aver parlato con la nonna Mary a riguardo, mi è sorto un dubbio. È possibile che ritrovi una stabilità emotiva in me? Non è mai stata brava con le relazioni, non per colpa sua naturalmente... non ha mai trovato nessun ragazzo in grado di farla innamorare realmente e quei pochi, l'hanno maltrattata al punto di deprimerla e farla spaventare nel momento in cui crede di stare per affezionarsi a qualcuno. L'unica persona che lei sa, che ci sarà sempre, in fin dei conti sono io. Adesso che deve condividermi con qualcuno forse non riesce ad accettarlo? Oppure è solamente gelosa per la relazione che ho con Kevin? Lo so, non sono cose che dovrei pensare, ma come posso ristabilire l'ordine in modo che tutti possiamo essere sereni senza sapere neanche la motivazione di questo comportamento?

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Non avrei potuto mai immaginare un comportamento del genere da parte di Shannon.

Giro pagina e continuo a leggere, su questa pagina intravedo dei lievi segni d'increspatura sul foglio, mi è quasi spontaneo pensare che ci sia scappata qualche lacrima.

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25/06/2014

Caro diario,

ieri è stato il giorno del mio compleanno, i tanto attesi 18 anni sono la prossima tappa e non manca molto prima di fare le valigie per andare al college. Kevin è molto dispiaciuto a riguardo, probabilmente i nostri college saranno abbastanza distanti l'uno dall'altro. Ricapitolando, per l'atteso giorno, non avevo organizzato nulla e nessuno a parte Shannon, la nonna e Eleanor mi hanno augurato un buon compleanno. Arriva la sera e Eleanor, con una scusa, mi convince ad andare in un locale, qui vicino, perlomeno per brindare... cominciamo a camminare, ma prende la parte opposta al luogo deciso. Mi trasporta vicino il bosco, dove con Kevin mi posiziono abitualmente, le chiedo perché siamo qui, senza nessuna risposta mi fa scendere e con fretta se ne va lasciandomi lì da sola, senza sapere che sta succedendo. Giro lo sguardo e trovo una candela profumata accesa, poco dopo un'altra e un'altra ancora che segna un tragitto che mi porta vicino il lago... seguo il tragitto e trovo miliardi di candele che circondano il lago, nonché una tovaglia per terra circondata anch'essa da candele. Dal nulla spunta Kevin con una piccola torta e un pacco in mano, ci sediamo sulla tovaglia e mi porge il pacco con una lettera sopra. Gli domandai se potevo aprirla e subito annuì.

"Caro amore mio, oggi è un giorno speciale per una ragazza speciale. Non stiamo insieme da molto, ne sono consapevole, ma non mi sono mai legato a nessuna in questo modo e tanto meno ho amato nessuna. Adesso siamo qui, in questa sera illuminata da miliardi di candele che mi hanno fatto faticare una giornata intera, ma per te ne vale la pena... per tutta l'acidità e la "stronzaggine" che porto dentro. Sei comunque il mio amore. Tanti auguri, auguri di vero cuore. Non sono parole buttate al vento, sono parole che magari vorresti che ti dicessi più spesso, ma sai come sono, e non è affatto una giustificazione. So di commettere errori ogni giorno nonostante non lo dimostri. Spero potrai apprezzare o magari potrà farti piacere ricevere questo messaggio. Buon compleanno... ci sarò se avrai di bisogno, sono sempre qui. Anche quando ti dirò che non voglio esserci e quando ti urlerò contro, tranquilla ci sarò.

P.S.: non ti abituare a questa dolcezza, e conserva gelosamente questo messaggio! Hai la dimostrazione che quasi due metri di pura malvagità sa anche essere dolce ma che soprattutto ti ama da impazzire"

Con le lacrime agli occhi mi butto su di lui baciandolo con affetto, mi respinge per pochi secondi, mi gira e mi abbraccia con una mano alla vita e con l'altra mi accarezza i capelli, mentre io lo fisso interrottamente. Mi domanda se voglio aprire il pacco, lo prendo e lo scarto. Dentro trovo un piccolo telescopio e un certificato dentro una busta. Mi pone il mini telescopio e mi porta a guardare il cielo stellato.

«Guarda, la vedi quella stella?» Kevin mi sussurra dolcemente.

«Sì.» Rispondo con serenità.

«Adesso quella stella porta il nome della ragazza più bella del mondo.»

Levo il telescopio, lo metto da parte... mi giro e riprendo a baciarlo come non abbiamo mai fatto prima, in modo così affiatato... metto la mano sinistra tra i capelli della sua nuca e gli sussurro: «Sono pronta» continuando a donargli piccoli baci sul suo collo. Metto la mano sotto la sua maglietta e la sfilo mentre energicamente continuiamo a baciarci... lui fa altrettanto e continuiamo, godendoci ogni istante di questo momento. Sfila la mia e subito dopo ci corichiamo uno sopra l'altro, io sto sopra di lui serena e sento il suo cuore battere in una velocità spaventosa. Mi sfila il reggiseno e scende lentamente baciandomi fino al seno per poi risalire, baciandomi sulle labbra... sbottono i suoi jeans e cerco di sfilarglieli mentre lui mi aiuta con i movimenti; con forza mi rigira affinché lui stia sopra e ripetiamo la stessa procedura, aiutandolo con altrettanti movimenti. Scende nuovamente sfilandomi l'ultimo indumento di biancheria rimasto, rigiro per stare sopra, sfilo i suoi... siamo completamente nudi, uno sopra l'altro, pronti a fonderci in un'unica persona.

Lui si alza di schiena facendo in modo di essere seduto mentre io sono seduta su di lui; improvvisamente mi sento riempire, sento il mio ventre contro il suo e nessun dolore che non sia sopportabile. Ci dimeniamo lentamente, prendendo dei ritmi sempre più vivaci mentre lui tiene una mano sopra il mio fondoschiena e nell'altra tiene i miei capelli in pugno. Io sono completamente gettata su di lui con le mani intorno al suo collo. Si ferma per qualche istante, riprendiamo a baciarci per poi ricominciare ancora più velocemente. Un gemito involontario esce dalla mia bocca mentre lui mi fissa negli occhi lucidi e palesemente pieni d'amore. Dopo un po' di tempo, sfiniti rimaniamo uno sopra l'altro per ore ridendo e scherzando e concludendo la serata più bella della mia vita.

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È proprio vero, non giudicare mai un libro dalla copertina, ognuno di noi ha un lato nascosto, c'è un infinito indecifrabile dietro ognuno di noi.

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28/06/2014

Caro diario,

sto piangendo dalla disperazione, la nonna Mary oggi ci ha lasciati e non ho neanche avuto l'occasione di raccontarle tutto quello che mi è successo ultimamente. Io e mia sorella sembriamo le uniche disperate da questa situazione. Lei ci ha cresciute dandoci tutto l'amore e l'affetto possibile, consigliandoci e dandoci la possibilità di raccontarle tutto senza mai dire una parola ai nostri genitori. Sento come se fosse stata strappata da noi, stava bene fino a pochi giorni fa e tutto d'un tratto è svanito tutto. Perché ho la sensazione che una parte di me se ne sia andata? Mi sento cambiata, mi sento come se il mio mondo si fosse distrutto e il tragitto per ricostruirlo sembri interminabile... come se il mio gomitolo di lana stesse continuando a scorrere annodandosi in miliardi di nodi incalcolabili. Non ho la minima idea di come io possa andare avanti senza il mio punto di riferimento, ricordo che da piccola, quando mamma e papà andavano fuori per lavoro, io stavo da lei, mi preparava qualcosa di buono da sgranocchiare e poi ci immergevamo nell'arte... nell'ammirare qualcosa che non tutti capiscono, nell'ammirare le sensazioni e le emozioni che trasmette una tonalità di colore. Un dipinto non è diverso dai libri, non è diverso da una canzone cantata da un dolce usignolo, anzi è quello che trasmette più emozioni... il pennello per un pittore è la penna per uno scrittore, è la voce di un cantante, è la corda vibrante di uno strumento.

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Con le lacrime agli occhi finisco di leggere, una lacrima mi cade accidentalmente andandosi a intersecare perfettamente con quella precedente.

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11/07/2014

Caro diario,

sono passati parecchi giorni da quando la nonna è venuta a mancare, continuo a ripetermi di andare avanti, ma solo il pensiero mi uccide. Sono chiusa nel mio guscio mentre Kevin cerca di consolarmi! Non ho bisogno di essere consolata, non ho bisogno di essere protetta come una bambina appena nata. Voglio solamente stare da sola, pensare e ricordare tutti i momenti più belli che ho avuto con lei.

Shannon continua a tartassarmi di messaggi e chiamate che non ho neanche avuto intenzione di guardare. Eleanor è sconvolta quanto me, è nella sua camera e non ha dato segno di vita. A quanto pare è davvero mia sorella, pensavo fossimo state adottate per la notevole differenza estetica e anche caratterialmente... ma a quanto pare siamo più simili di quanto pensassi. Forse questo è il suo buon momento per ribellarsi, sono sempre stata io la pecora nera della famiglia, che non si accontenta mai e che ha ambizioni al di fuori delle aspettative di chiunque, o almeno fino ad adesso sembrava così. Per il mio carattere la colpa è sempre stata data alla nonna Mary, visto anche la strabiliante somiglianza che ci ha sempre legate di più, ho visto parecchie sue foto da giovane e la differenza è quasi impercettibile. Mi manca, mi manca, mi manca, mi manca, mi manca, lo continuerò a dire fino al mio ultimo respiro.

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Ecco spiegato il suo cambiamento, è stata davvero toccata da questa persona che è morta e per qualche motivo mi colpisce dritta al cuore...

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20/07/2014

Caro diario,

siamo in piena estate ed io sono sempre più disperata, non riesco a colmare il vuoto che mi è stato lasciato. Forse dovrei chiudere in me stessa, tutte queste emozioni e andare avanti, non ho mai perso nulla di così importante... non ho mai avuto neanche un animaletto su cui piangere, i miei genitori non sono mai stati d'accordo. Sento sulla mia pelle un bruciore che non smetterà mai di farmi male. Mi affaccio dalla finestra è vedo un cielo instabile che sembra stia per piangere senza nessuna certezza che lo faccia davvero, senza sapere se si stia trattenendo per non causare un'alluvione nel suo interno... quasi l'equivalente del mio stato emotivo.

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Ogni parola letta, è un colpo al cuore e un singhiozzo travolgente. Mi fermo a leggere per paura di andare avanti, chiudo il diario e lo pongo nuovamente sotto il materasso guardando il cielo e il mio riflesso nel vetro della finestra.

Capitolo 12

Oggi è un'altra bella giornata di sole e devo andare a scuola, scosto le coperte e mi alzo strofinandomi le mani tra gli occhi. È ancora presto e ho tutto il tempo per lavarmi e fare colazione. Entro nel bagno, levo il pigiama e la biancheria e li metto dentro la cesta, dove mi è stato imposto di mettere i vestiti da lavare, vista la mia grande "disordinatezza".

Entro nella doccia, faccio scorrere l'acqua che inizialmente è congelata e quindi mi scosto fuori, facendo in modo che non sia colpita da questo liquido gelido. Stempero la temperatura e m'infilo nuovamente dentro. È per questo, che Kevin è legato in questo modo a me? Perché gli ricordo lei? Sento rimbombare nella mia testa sempre la stessa parola "LEI, LEI, LEI, LEI". Io non potrò mai essere lei, perché per quanto possiamo essere simili, sia caratterialmente che esteticamente e in tutte le altre sfaccettature, io non lo sarò mai. E Eleanor? E Shannon? Si comportano tutti in questo modo perché ho occupato il posto di questa ragazza che ha perso la vita? Non capisco il motivo per cui nessuno me ne abbia parlato, non sono così fragile da non riuscire a sopportarlo. Sono più forte di quanto loro credano, mi sento tanto forte da sopportarlo. In ogni caso, la cosa che mi "stranizza" è che, mentre leggevo il suo diario mi ritrovavo in lei... come se non fosse nulla che io non abbia già letto ma piuttosto qualcosa che non riesco a sopportare. MA COSA STO DICENDO... mi sento forte per poi non sopportare una cosa del genere? Ma che razza d'ipocrita sono? E quel ragazzo misterioso? Mi ha sottolineato, che il tempo sta per scadere e che devo sbrigarmi a scegliere il mio destino... Ma in che senso? Che cosa vuole? E soprattutto chi è? La sua scelta è già stata fatta e adesso tocca a me? Come posso scegliere qualcosa di cui non ho la minima idea di cosa sia? Ma sono davvero innamorata di Kevin? Davvero mi piace così, tanto? Quel senso di odio che provavo per lui è sparito, non ricordo nemmeno il motivo per cui lo odiavo!

Esco dalla doccia e mi accorgo che non è poi così presto, asciugo i capelli e passo la piastra affinché sembrino più sistemati. Apro l'armadio e metto il primo paio di biancheria intima che mi capita all'occhio, un paio di leggings e una maglietta bianca senza maniche così da stare più comoda. Un paio di calzini della Nike, e un paio di Converse. Adesso comincio a truccarmi, innanzitutto sciacquandomi nuovamente il viso e dopo applico il fondotinta. Prima, lo metto nel naso, contorno occhi, fronte e mento. Lo comincio a sfumare con tocchi leggeri verso le zone esterne del volto. Metto un tocco di phard con un pennello ampio. Decido di non mettere l'eyeliner, non sono abbastanza esperta da metterlo velocemente... farei un pastrocchio, prendo invece una matita nera e faccio una riga sottile sull'arcata superiore dell'occhio. Un velo sottile di mascara che non appesantisce le ciglia, il lucido alle labbra e the end. È più facile di quanto sembri.

Scendo le scale, prendo un bicchiere di succo d'arancia e do un bacio a Eleanor dicendole che sono troppo in ritardo per fare colazione e che la faccio direttamente arrivata lì. Prendo la tracolla mettendo i libri delle materie del giorno, infilo il diario di Ellis ed esco dalla porta, dove trovo Kevin ad aspettarmi e sorridermi, ricambio il sorriso e mi dirigo verso la macchina dandoli un bacio sulla guancia come saluto; durante il tragitto lo guardo mentre lui non mi nota visto che sta guardando la strada. Non ho mai notato quanto fosse affascinante questo ragazzo, molto alto con un fisico da palestrato, quegli occhioni così grigi potrebbero ammaliare chiunque. Si gira a guardarmi mentre lo fisso e scoppia a ridere.

«Che fai mi ammiri?» Mi disse con un tono da sfida mentre girava lo sterzo per affrontare la curva.

«Non posso?» Risposi con altrettanto tono mentre trattengo il più possibile di non far notare l'imbarazzo.

Credo di essere arrossita... se ne sarà accorto.

«Se mi guardi entro in panico e non riuscirei più a fare nulla» ammette con tranquillità.

Rimaniamo in silenzio fino all'arrivo mentre io, soddisfatta e compiaciuta, sorrido come una stupida.

Arriviamo, scendiamo dalla macchina e camminiamo durante il tragitto spingendoci e scherzando. Davanti l'entrata troviamo Shannon insieme ad altri due ragazzi. Corro verso Shannon e l'abbraccio energicamente, volto lo sguardo verso gli altri due che mi guardano in modo un po' incerto. Porgo la mano per presentarmi ma restano qualche secondo a fissarmi senza muovere il minimo muscolo.

«Piacere, io sono Maryanne» dico in modo dolce mentre inclino la testa e sorrido.

«Piacere, io sono Phoebe...» risponde sbalordita. Rimane a fissarmi per un po' di tempo e mi sento in imbarazzo, cerco sostegno nello sguardo di Kevin.

«Ah... lui è Andrew.»

Phoebe sembra molto sulle sue. Andrew invece ispira molta bontà, è molto alto con un colore della pelle direi quasi mulatto, fisico abbastanza tonico e occhi azzurri con un contorno più blu del zaffiro più lucente... molto simili ai miei a differenza che i suoi sembrano più scuri. Mi sorride, ha un sorriso agghiacciante, denti così bianchi e perfetti.

Ci incamminiamo, tutti insieme, all'entrata della scuola, siamo ancora in anticipo ma entriamo ugualmente. Entra l'insegnante e tutti siamo seduti rispettivamente nei nostri posti. Giro lo sguardo verso Kevin e mi sta sorridendo, compiaciuta ricambio il sorriso.

«Ragazzi io ho delle faccende da sbrigare, in silenzio fate quello che volete» disse l'insegnante di letteratura inglese. Credo sia la più bella insegnante che abbia mai visto, è molto alta e snella. Molto giovane, direi sui ventotto-ventinove anni. Lunghi capelli biondi e mossi e occhi verdognoli. Approfitto del tempo che ci ha dato per leggere il diario di Ellis, apro la tracolla e lo prendo senza farmi notare. Non ho mai letto le prime pagine, Ellis era piccola e quindi non l'ho preso in considerazione.

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22/02/2007

Caro diario,

la nonnina mi ha regalato il diario e sono ipercontentissimissimissima, io voglio tanto bene alla nonna perché lei mi vuole tanto bene. La nonna mi chiama Ali, mi piace molto quando mi chiama così. La nonna mi vuole tanto bene e non vedo l'ora di andarci di nuovo. La mamma e il papà non mi vogliono bene quanto la nonna, loro sono cattivi. Mi rimproverano sempre. Eleanor non viene più dalla nonna, adesso esce sempre con i suoi amichetti, la nonna non è arrabbiata con Eleanor, perché lei vuole più bene a me. La nonna mi cucina sempre cose buone, la mamma non lo fa mai, la mamma non sa cucinare. La mamma non mi fa mangiare sempre perché non vuole che io diventi grassa. Il papà non vuole mai stare con me, ha sempre da lavorare, non ha tempo da perdere con me. Eleanor non vuole giocare con me, vuole sempre stare con i suoi amichetti e non vuole che io vada con lei. Io non voglio andare con lei, la nonna altrimenti rimarrebbe sola e non voglio che la nonna sia sola, io mi diverto con lei. La nonna mi fa colorare con i suoi pennelli, ne ho rotti tanti ma la nonna non si arrabbia mai. Devo comprarle tanti pennelli così può colorare. Il mio papà è ricco, ha una macchina grande grande quindi può comprarli. Non vedo l'ora di andare dalla nonnina. mi manca...

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Giro pagina e continuo a leggere.

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26/02/2007

Caro diario,

oggi ho conosciuto un bimbo molto carino, si chiama Kevin. È molto buono, oggi mi ha preso una mela dall'albero perché avevo fame e la mamma non voleva darmi da mangiare perché abbiamo mangiato da poco. Lui mi ha fatto vincere sempre quando giochiamo. Giochiamo a nascondino e se mi trova non dice nulla e corre per trovare gli altri bimbi. La mamma scherza dicendo che io e lui ci sposeremo. Faremo tanti bimbi che giocheranno anche loro a nascondino e forse si sposeranno a loro volta. Ho ancora la sua giacchetta perché sentivo freddo e me l'ha regalata, la sua mamma si è arrabbiata con lui perché le ha detto di averla persa.

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Che carini, sorrido per la dolcezza di questa bambina e continuo a guardare Kevin mentre si è addormentato sul banco. Mi fa ridere, vorrei svegliarlo gridandogli nell'orecchio. La campanella suona e lui si sveglia all'improvviso, ci dividiamo ognuno nelle sue rispettive lezioni. Mentre continuo a leggere.

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28/02/2007

Caro diario,

sono molto triste, papà oggi ha litigato con il papà di Kevin per discussioni di lavoro. Papà e la mamma non vogliono più farmi giocare con lui, mi tengono vicino a loro ogni qualvolta dobbiamo andare al club. Perché sono così cattivi, voglio andare a stare con la nonna. Non ci voglio più stare con la mamma e il papà, la nonna è più brava di loro. La nonna vorrebbe essere la mia mamma? Potrebbe farmi anche da papà. Solo l'idea mi fa sorridere tanto tanto di gioia. La nonna oggi mi ha promesso di venirmi a prendere per farmi vedere dei nuovi quadri e io non vedo l'ora. Non sto nella pelle.

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Non posso leggere più le storie di questa bambina. Come può una coppia di genitori farsi odiare fino a questo punto?

Mi metto a guardare il cielo dalla finestra della classe, mi perdo nella luce di quel sole così lucente. M'isolo nei miei pensieri mentre l'insegnante continua a spiegare la lezione... dovrei chiamare il ragazzo misterioso, del resto ho ancora il suo numero. Non capisco per quale motivo non ci ho pensato prima, provo a mandare un sms ma neanche invio il messaggio. Decido di ascoltare la lezione, del resto mi distrarrà un po' dai miei pensieri.

Adesso devo andare alla mensa. Esco dalla classe e c'è Kevin davanti il mio armadietto ad aspettarmi.

«Andiamo?» Mormora mentre con il gomito è appoggiato all'armadietto accanto al mio.

Scuoto la testa dall'alto al basso e insieme camminiamo lungo il corridoio per arrivare in quell'enorme mensa, piena di tavoli rotondi un po'alla "High School Musical". Ci raggiungono Shannon, Andrew e Phoebe, prendiamo i vassoi e li riempiamo del cibo del giorno che offre la mensa e andiamo a sederci nel tavolo dove abitualmente Shannon e gli altri si collocano. Kevin è seduto vicino a me, mi lancia sempre degli sguardi dolci e io non posso farne a meno di ricambiarli.

«Questa sera uscita con le moto da cross Kevin?» Disse Andrew.

«Potremmo fare una uscita anche con le ragazze» risponde Kevin guardandomi cercando di percepire che ne penso a riguardo.

«Io sono d'accordo» mormora Phoebe. «Daniels credo vorrà venire pure, è pazzo per le moto da cross e non esce la sua da un po' di tempo.»

«Tu che ne pensi?» Mi domanda Kevin quasi intimorito dalla mia risposta.

«Per me va bene, sembra divertente» mormoro guardandolo come se ci stessi andando solo per compiacerlo, se ne sarà accorto? "Ovvio che se ne accorto". Arrossisco all'idea.

«Allora... Maryanne salirà con Kevin, Shannon con Andrew e io con Daniels.» Disse Phoebe autoritaria per come sembrava.

«In tutto questo Daniels è il mio fidanzato» mormora ridendo e guardandomi amichevolmente visto che io non avevo la minima idea di chi fosse.

Guardo Shannon che parla con Andrew, sembra molto attratta da lui. Per quello che ho capito, potrebbe essere la persona giusta per lei, del resto credo sia simile a me... stanca, stanca di trovare sempre persone che vogliono cambiarla, che pretendono una ragazza che non c'è, una ragazza migliore, nessuna di noi due è così! Siamo piene di difetti ma almeno siamo noi stesse, siamo sincere, diciamo quello che pensiamo in ogni momento senza aver paura di quello che pensa la gente di noi, odiamo la gente che fa la vittima. Non diamo sempre amore, siamo orgogliose, tanto orgogliose, ma quando facciamo anche un piccolo gesto d'amore ci piacerebbe che fosse apprezzato perché non è facile ricevere dolcezza da noi, ma purtroppo siamo circondate da un mondo pieno di gente che pretende troppo, che pretende una persona che non sbaglia, perfetta. E questo non ci sta bene. Lei è una di quella che urla continuamente, sì, è un brutto difetto, però sarebbe bello se qualcuno invece di rimproverarla facesse qualcosa per farla calmare, sì, che non ci andasse con rabbia, ma con dolcezza e non si può pretendere amore litigando ogni giorno, è una ragazza difficile ma nessuno si impegna di capirla e alla fine la colpa ricade sempre su di lei facendo sempre uscire il lato più brutto di lei, spingendo quello buono sempre più in fondo finché non si arriverà a farlo scomparire completamente.

Mi distolgo dai miei pensieri mentre gli altri conversano e io faccio l'asociale. Tutti parlano tra di loro e io li osservo, Kevin sposta il braccio sempre più vicino al mio finché non mi sfiora la mano destra. Arrossisco involontariamente e lui mi guarda e mi sorride. Tutta l'emozione svanisce e sono serena, è bastato il suo semplice sguardo e il suo sorriso a calmarmi, che effetto strano.

Passa il tempo e finalmente è ora di uscire da scuola, non è molto facile reggere la mattinata se sei presa da miliardi di pensieri. Kevin è nuovamente fermo ad aspettarmi davanti l'armadietto, sono sconvolta da tutto l'amore che è in grado di dare questo ragazzo. Siamo di nuovo in macchina e penso che non sarebbe male averne una tutta mia, non dovrebbe venire sempre Kevin a prendermi e a quanto ho capito, abita in un quartiere molto distante dal mio. Però, è piacevole vederlo ogni mattina davanti casa. Partiamo e andiamo verso casa mia, gli arriva una chiamata da sua madre e le dice che arriverà subito.

«È successo qualcosa?» Chiedo preoccupata.

«No nulla di importante, mia madre ha bisogno urgente di aiuto per trasportare tutti gli scatoloni da dare per beneficenza. Vuoi venire con me?» Risponde sorridente come al solito.

«Va bene.» Dico imbarazzata.

Arriviamo davanti casa di Kevin, c'è un gran trambusto. Molti scatoloni pieni di vestiti e altri già chiusi da cui non è possibile capire cosa ci sia dentro, solo una scritta al di fuori con scritto "FRAGILE". Questa casa è enorme, più che una casa, sembra una villa, la classica villa che ogni americano sogna: immense vetrate che ne delimitano il perimetro regalando a ogni stanza una visuale mozzafiato del panorama tutto intorno. Immersa nel prato inglese ben curato. Un garage per un elevato numero di macchine, un back yard con barbecue e relativo steccato che separa la casa da quella del vicino, un frigorifero con distributore di bevande ghiacciate e cubetti di ghiaccio, vasca idromassaggio riscaldata e un parquet a profusione. Una piscina enorme in muratura con due scale per salire e un trampolino per potersi tuffare nell'acqua stemperata, giacché il misuratore della temperatura della piscina segna dai 30° ai 35°. L'edificio è diviso su due piani e ha il suo cuore pulsante nell'immenso salone centrale dotato di un grande camino in pietra e di vista mozzafiato. L'arredamento è, per lo più, in pregiato legno di mogano, completato da dettagli unici e particolari. Sui divani e sulle tende, morbidissime stoffe fantasia che danno un'immediata impressione di calore e intimità. Molto grandi sono anche la cucina, la cantina e la biblioteca che si trovano tutte quante al pianterreno; al primo piano, invece, ci sono le lussuose camere da letto dotate anch'esse di vista mozzafiato e soffitti in legno. A disposizione degli ospiti c'è anche la vicina depandance, completamente indipendente poiché dotata di cucina e soggiorno. Mi chiedo come faccio a saperlo. Ma, sembra tutto, così stranamente famigliare.

Kevin mi fa cenno di sedermi mentre lui aiuta i genitori a trasportare gli scatoloni, mi rifiuto di sedermi e comincio a prendere di peso gli scatoloni un po' pesanti ma non impossibili da trasportare per il mio gracile corpo. Cassandra mi vede e stupita di vedermi, posa lo scatolone sopra quello di Kevin appesantendolo e facendo espellere un involontario sospiro.

«Mary!» Esclama Cassandra mentre con braccia aperte pronta ad abbracciarmi mi viene incontro. Poso lo scatolone sul pavimento e mi lascio abbracciare ricambiando l'abbraccio con altrettanto entusiasmo.

«Sono molto felice di vederti.» Dice Cassandra mentre mi squadra dalla testa ai piedi compiaciuta.

«È lo stesso per me» rispondo sorridendo.

Kevin ci guarda con la coda dell'occhio spaventato, me ne accorgo subito e lo guardo con un'aria del tipo "Vieni subito" sperando lo abbia capito. Si precipita verso di me respirando in modo un po' affannoso visto lo sforzo.

«Mamma c'è altro?» Domanda Kevin.

«Ci sarebbe da lavare la macchina di papà...ho dato la giornata libera a Ted, suo figlio è in ospedale per problemi di salute. Non mi sembrava giusto tenerlo qui» risponde Cassandra.

«Ma...» Kevin stenta a replicare mentre la madre lo agghiaccia con gli occhi dello stesso colore del figlio.

«Va bene, sto andando» mormora con tono snervato.

Lo seguo mentre mi porta nel garage, esce la macchina e la posteggia davanti la villa nel punto in cui si trovano i tubi per poterla lavare, spinge la leva in modo tale da far scorrere l'acqua e comincia a bagnarla. C'è già un secchio con l'acqua e una spugna. Lo prendo e lo metto vicino alla macchina, prendo la spugna e comincio a strofinarla, Kevin alza il tubo e comincia a bagnarmi. Incredula di quello che sta facendo comincio ad urlare.

«SEI MORTO!»

Prendo il secchio e glielo butto in testa bagnandolo completamente, mi prende per i fianchi da dietro per bloccarmi e puntandomi il tubo sopra la testa. Riesco a liberarmi e scappo correndo sul giardino mentre lui corre all'inseguimento, cadiamo entrambi e dopo pochi millesimi di secondo cominciano a spruzzare gli irrigatori per il giardino. Cominciamo a ridere mentre lui è sopra di me, mi guarda negli occhi fissi. "Quanto può essere bello con i capelli bagnati e la maglietta fradicia che mi da modo di intravedere il suo petto".

Improvvisamente smettiamo di ridere rispecchiandoci uno nello sguardo dell'altro, il cuore mi batte in una velocità incredibile e sembra che anche lui sia nelle mie stesse condizioni. Infila la mano destra sotto la mia schiena, mentre con l'altra prende la mia mano nella sua... comincia a baciarmi e non ho la minima incertezza di rifiutarlo, non riesco, sono bloccata "lo vuoi anche tu", mi lascio baciare finché non diventa sempre più intenso, sento la sua lingua girare nella mia ed è una bella sensazione "non voglio che smetta", involontariamente sollevo la mano destra e la pongo sul suo collo mentre con l'altra gli accarezzo i capelli. L'acqua ci bagna ma sembra rendere l'atmosfera più eccitante, sono felice, perché sono felice? Non capisco... continuiamo in questo modo per un tempo incalcolabile, gli irrigatori smettono di spruzzare acqua e si interrompe la magia. Ci alziamo bagnati fino all'ultimo capello. Cassandra esce a guardarci e comincia a ridere in modo spropositato.

«Sarebbe meglio che vi cambiate» dice Cassandra continuando a ridere.

Entriamo in casa lasciando le impronte e gocce d'acqua per tutta la casa fino alla stanza di Kevin. Che bella stanza! Pareti e pavimento dalle tonalità forti anche se a tinta unita. Splendido il letto con la testata imbottita, perfettamente in pendant con le tende a stampa floreale. Sulla parete ci sono dei quadri a dir poco bellissimi, pop art di Andy Warhol o le "Bandiere americane" di Jasper Johns... mi meraviglia sapere di chi siano quei quadri. È molto diversa da come la immaginavo, pensavo ci fossero dei poster di giocatori di football e un canestro per giocherellare. Invece è molto più profondo. Mi giro intorno e non mi fermo, mi sento sempre più uguale a lui, non mi sono neanche accorta di essere ancora con lui mentre fissa ogni smorfia che faccio. Ciò che provo io, non è più importante "Ti piace davvero", fare a modo mio non ha mai risolto niente. Forse è il momento di abbandonarmi a lui.

Comincia a spogliarsi per levarsi i vestiti bagnati, è qui davanti a me con i suoi boxer neri, mentre lo guardo scioccata e con la bocca a forma di O. Si gira a guardarmi e nota che sono arrossata e sbalordita, più imbarazzata che altro. Continua a guardarmi e sorride, quasi compiaciuto. Mette un altro paio di jeans e una maglietta e mi pone una felpa lunga. Capisce che non mi spoglierò mai davanti a lui, si gira e fissa la finestra. Mi cambio mentre faccio attenzione che lui non si giri, questa felpa è enorme, mi arriva fino alle cosce coprendomi completamente. Noto che mi sta guardando dal riflesso della finestra, arrossisco da morire e lo colpisco alla nuca con la mano destra con tutta la forza che ho. Sbraita facendomi capire che si è fatto male ma sta comunque ridendo, mi scappa una risata spontanea per la sua buffonaggine e mi siedo sul letto.

Continuiamo a guardarci con occhi lucidi e accesi, nessuno dei due vuole distogliere lo sguardo. Adesso però è arrivato il momento che mi riaccompagni a casa prima che succeda altro.

Capitolo 13

Un'ombra di spensieratezza si cela sulla sua faccia... lei è lì, impassibile con i suoi occhi azzurri che si rivolgono verso l'orizzonte. Un lungo attimo di bellezza vissuto in totale armonia, come se finalmente si potesse intravedere quella strana atmosfera e il filo conduttore che ci lega.

Mi do un'idea di ciò che provo per lei e mi rendo conto che è quasi un privilegio starle così vicino.

Mi accingo a proseguire sulla stessa strada fino all'incrocio posto subito dopo il ponte. Qualche centinaio di metri ed eccoci arrivati.

«Grazie per il bel pomeriggio passato insieme» dissi con un tono gioioso.

Lei reagisce con un sorriso a 32 denti, caldo e caloroso. Mi si stringe il cuore a guardarla, vorrei prenderla, abbracciarla e stringerla, facendole mancare l'aria come la reazione che lei suscita a me ogni qualvolta che i nostri sguardi s'incrociano. Com'è può essere così? Il mio cuore vola con lei, è già volato prima ancora di risanare le sue ferite, che sembrano tenere grazie a lei.

La vedo voltarsi e avvicinarsi sempre più a me. Nel frattempo un raggio di sole, che sta tramontando, la illumina facendo scintillare i suoi occhi... e che occhi! Non mi stanco mai di guardarla! Sono così fortunato ad averla al mio fianco ...

Contemporaneamente, le sue labbra rosee, carnose e delicate sono sul punto di darmi un bacio sulla mia guancia. Sono sbalordito di quanto possa far piacere ricevere dei gesti d'affetto... mi fa sentire così sollevato... ma col profondo del cuore, sento che questo non è il gesto che desidero ricevere oggi. Prima che le sue labbra tocchino la mia guancia, giro il viso verso il suo e le nostre labbra si trovarono in un miscuglio coinvolgente, caldo, ma soprattutto inimmaginabile. Lei ricambia il bacio con la mia stessa passione. Mi si ferma il cuore per poi ripartire a palpitazioni, ad un certo punto sento la sua mano tra i miei capelli, che sensazione fantastica, la voglio, ora, io e lei, solo noi due, solo due persone, solo due anime, ma non è il momento o lo è? Dopo poco tempo si allontana e mi manca il fiato, mi sta spezzando... riesco a mettermi nuovamente insieme mostrandomi un sorriso con quei denti a dir poco perfetti. "Non smettere di sorridermi non farlo".

Scende dalla macchina e continua a guardarmi andando all'indietro, spero che non si faccia male visto che non vede quello che ha dietro. Durante tutto questo tragitto le sorrido, non riesco a non farlo! Lei apre la porta e io non la vedo più... sento una sensazione orribile, lei non c'è e mi sento vuoto. Sicuramente lei avrà intuito questo mio stato di fragilità, e l'ho appunto capito nel momento in cui mi guarda dritto negli occhi.

Ritornai a casa. Il viaggio fu, se si può dire, un momento di riflessione sulla serata. Le ragazze amano essere coccolate, stupite...e qual è il miglior modo per farlo? Be' sicuramente la SORPRESA. Cerco di dare sfogo alle idee che mi vengono in mente, scartando quelle che risultano banali. Tutti possono regalare degli anelli. Il mondo è pieno di queste cose. Ma non tutti sanno quanto è semplice fare sentire importante una ragazza, la differenza è la maniera in cui lo si fa. Quanto fosse carino portarla su una montagna e farle guardare il panorama più bello che esista.

Arrivo davanti la villa, entro con la macchina dentro il garage e mi incanalo velocemente verso la mia stanza. Prima di fare la doccia, passo dal guardaroba per decidere cosa mettere stasera. Scorro alcune camicie, ma credo che nessuna possa essere adatta per stasera. Mi soffermo su una maglietta nera a maniche corte che evidenza i miei muscoli, un paio di jeans stretti e le converse. Mi dirigo verso il bagno della mia camera ed entro per farmi una doccia. Forse una doccia sarà utile per schiarirmi le idee.

Apro l'acqua, mi tolgo i vestiti e subito m'immergo in quella nuvola di vapore. Adoro l'acqua che esce delicatamente e ricopre il mio corpo con una pioggerella da sogno, l'acqua scorre, scorre, scorre, sento ogni goccia sulla mia pelle. Per un secondo appoggio la testa sulle piastrelle della doccia e ripenso a lei, mi eccita solo il pensiero... con le altre ragazze non mi era mai capitato.

«Kevin voglio fare l'amore con te, mi abbandonerei completamente ai tuoi desideri.» La sto guardando, pronta a fare quello che io voglio, ma io non voglio questo io voglio Ellis, voglio che Ellis ritorni da me.

Mi risveglio dal mio sogno, mi manca l'aria, sono nel panico senza un preciso motivo. Mi siedo sul pavimento della doccia e pongo la testa all'indietro appoggiandola sul muro.

«Adesso faremo un gioco molto eccitante.» Sto tremando solo all'idea, non mi eccita questa ragazza, non mi eccita nessuna! «Non posso, mi dispiace.» «Sei solo un patetico ragazzino, pensavo fossi un uomo.»

BASTA, BASTA, USCITE DAI MIEI PENSIERI. Alzo le braccia e mi prendo i capelli tirandoli leggermente, sperando che tutti questi pensieri se ne vadano.

«Come mai non sento nulla sotto i pantaloni Kevin? Le voci che girano allora non sono vere?» «Non c'è nulla di vero, semplicemente che né tu né le altre galline della scuola riuscirete mai ad eccitarmi. Le cose utilizzate da tutti non mi attirano» «Questa la pagherai Kevin.»

Sento soffocare, mi stanno soffocando, non respiro, cerco di respirare e mi dimeno. Urlo, Urlo, Urlo, ma nessuno mi sente. Cerco di alzarmi ma un tremolio alle gambe mi fa cadere sbattendo non troppo violentemente le ginocchia, mi ritrovo di nuovo la testa al muro e con il braccio destro cerco di darmi forza per alzarmi.

«Amore» «Ellis non andare!» «Ti amo» «ELLIS» «Ti amerò sempre qualunque cosa succeda.» Va via lasciandomi un bacio, sono solo, sono tremendamente solo, la parte più importante di me se ne va...

Adesso respiro, lei mi fa respirare, Mi alzo, apro bruscamente la porta del box doccia e mi accascio sul pavimento. Sono esausto, mi alzo e corro a vestirmi.

Sono pronto, scendo nel garage ed esco la moto da cross: Honda cfr 450. Prendo il mio casco AGV AX-8 EVO bianco e rosso. Cerco anche un casco per lei, ne avrà uno? Non credo proprio. Le prendo un'Affroad Airoh terminator 2.1 bianco e nero. Metto il casco, prendo una busta e posiziono il casco di Maryanne lì dentro. Accendo e parto.

Non mi limiterei a descrivere il motocross come uno sport o una semplice passione... il motocross è fatica, sudore, è mangiare polvere e fango. Il motocross ti rompe le ossa e ti fa davvero male alle volte.

Il motocross è svegliarsi al mattino presto, fare centinaia di km per raggiungere la pista e ritornare casa, distrutto ma sei ugualmente pronto a ripartire, quando fuori è già buio. Mia madre ha paura che io pratichi questo sport ma lo faccio perché non c'è niente al mondo che ti trasmette le emozioni che provi quando sei in sella alla tua moto, l'adrenalina, la voglia di scappare via per quelle poche ore, la voglia di sentirti libero per una volta, la voglia di spaccare il mondo. Quando hai il casco in testa sei solo tu, la tua moto ed il cervello sgombro da ogni pensiero. Ma, non stavolta che il mio unico pensiero e lei.

La sto andando a prendere, sono felice. Il contachilometri sale, sale, sale, cambio marcia, risale, risale, risale, cambio marcia. Vado veloce, mi sento libero, non penso a nulla, mi sento libero, non ho nessun pensiero in testa, mi sento libero, sto volando... è come se volassi.



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