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lavoro pubblicato mercoledì 5 agosto 2015
ultima lettura mercoledì 10 luglio 2019

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Danza di Insetti - Cap.4

di InfoResistere. Letto 435 volte. Dallo scaffale Fantasia

Microcosmo, macrosmo. Ardori, rivalità, gelosie. Crediamo davvero di essere gli unici a provarlo? Cosa ci differenzia dagli altri animali? La mente, la moralità? E se gli animali fossero umani, più umani di noi? Cosa è umano? Cosa è animale?..

Estate

4

Scalafoglie non ce la faceva più. Zampe fratturate, emicranie, dolore. Sofferenza. Guardava i suoi compagni menomati e feriti. Nessuno di loro sarebbe tornato uguale. La guerra li stava prosciugando. Scalafoglie cercò di alzarsi dalla fogliolina d’infermeria. Fra un giorno la marcia sarebbe riiniziata. Appoggiandosi sulla zampa, ripensò all’addestramento, ai suoi amici, alla fiducia, alla conquista facile, alla sua ingenuità. Tutti, dalla prima recluta al generale Mandibola, avevano creduto a una vittoria fulminea. Le prime battaglie avevano alimentato questa illusione. Nell’intrico di foglie e arbusti, nel territorio che divideva i due popoli, le formiche avevano sconfitto ripetutamente le coccinelle. Le intrappolavano nei sottili e vischiosi rami del Melo, per poi eliminarle definitivamente. Nel deserto arido delle coccinelle le cose erano cambiate. Il calore rallentava i corpi, la polvere bruciava ogni orifizio, il vento screpolava le labbra. Tutto questo sfiancava le truppe nere. Non si aspettavano un logorio simile. Le coccinelle attaccavano dall’alto, all’improvviso, rendendo le formiche sempre nervose. Non potevano riposarsi. Mai. Sempre in attesa di un attacco dall’alto, sempre in tensione per la calura e i pochi viveri. Debilitate, dovevano affrontare un nemico sfuggente che si nascondeva tra i pochi rami secchi, simili a dita screpolate. Le formiche vagavano per il deserto, alla ricerca di un fantasma da affrontare. Avevano pensato che avrebbero scovato il nido facilmente e divorato il loro capo. Quale nido? Quale capo? Sotto l’arsura del disco giallo, in molte cominciavano a chiedersi se le coccinelle esistevano davvero o se fosse l’ennesimo miraggio di questo dannato deserto. Scalafoglie emerse dall’improvvisata infermeria. Lo spettacolo sotto ai suoi occhi era raccapricciante. Un globo mugolante nero stava ammassato sotto l’ombra di una tremolante e rattrappita foglia. Ognuno pensava per sé. Si spingevano, calpestavano gli arti dei compagni, si azzannavano, il tutto pur di ottenere lo spazio ombroso che avrebbe lenito il loro caldo. La mancanza di un’organizzazione era deterrente per un popolo come le formiche. Arrancò fra le secche fratture del ramo, arrivando al campo base. Scorse Mandibola. Scalafoglie si era arruolato per due motivi: vendetta e gloria. Vendetta per la morte della madre e la gloria della guerra. Lui sapeva di cosa parlava. Era un veterano di tante battaglie. Formica adulta, dal petto sviluppato e grosse zanne che gli avevano valso il suo nome. Un vero soldato, un vero generale. Confabulava con i suoi strateghi. Non contemplava l’idea di una sconfitta. Avrebbe solcato l’intero deserto, eliminato personalmente ogni coccinella, piuttosto che arrendersi. Scalafoglie lo ammirava. Nei momenti di maggior sconforto, guardava a lui per rinfrancare il suo spirito abbattuto. Gli mancava il padre e i fratelli. Il padre, onesto operaio, lo aveva scongiurato di non partire in guerra, di restare con lui, a imparare il mestiere. Sarebbe potuto essere un grande artigiano, ne aveva le capacità. Lo aveva deriso. Con disprezzo lo aveva trattato. Artigiano? Un grande soldato come Mandibola, ecco cosa sarebbe diventato. Scalafoglie volse lo sguardo sui suoi compagni sofferenti. Gli echi dei lamenti e delle urla lo frastornarono ancora. Forse suo padre aveva ragione: la guerra non era fatta per lui.

Tre Macchie osservava il corpo maciullato del prigioniero. Le sue urla non lo toccavano, il suo odore sì. La formica, in punto di morte, aveva emesso un odore particolare: paura. Tre Macchie lo aveva già sentito, tutte le volte che stava per porre fine alla vita di un nemico, lo aveva percepito. Solo lui sembrava accorgersene. Lo ripugnava, lo spaventava e lo bramava. La formica osservava la coccinella sporgersi verso di lei. Sapeva che era la fine. Fin dall’inizio aveva perso le speranze. Le ore di tortura, di interrogatori, di dolore, di morsi le aveva accettate tutte . Ora voleva la pace. Perché non la lasciavano stare?

Prete Giallo avanzò tra le fila dei suoi sottoposti. Il lercio della capanna improvvisata non lo scuoteva. Il sudore che si infilava fra le pieghe del suo carapace, lo faceva sentire vivo. Per te Klenos, il mio sudore, il sangue del mio nemico, la carne dei tuoi figli.

Appena sentirono la presenza, tutte le coccinelle vibrarono ed emisero un forte odore. Onoravano la loro guida. La piccola formica sentendo il lezzo aumentare, venne travolta da conati di vomito. Vedeva l’enorme coccinella gialla avanzare verso di lei. Sapeva chi era e come giustiziava i prigionieri. L’autocontrollo tenuto finora scomparve. Prete Giallo si avvicinava Tre Macchie osservava le coccinelle danzavano la formica tremava il caldo asfissiava i corpi si muovevano Prete Giallo avanzava Tre Macchie osservava la formica tremava. Un morso. Bastò un solo morso perché la testa della formica si staccasse dal tronco. Le coccinelle esultarono. Il nemico sarà sconfitto, le larve mangiate saranno vendicate. Prete Giallo voleva la conquista finale. Ora sapeva tutto del formicaio. Tutti i punti deboli della costruzione. Avrebbero espugnato la colonia e resi schiavi i suoi abitanti. Per la gloria di Klenos.



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