ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 5 agosto 2015
ultima lettura domenica 24 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Trent'anni per sempre

di vecchiofrack. Letto 584 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Trent’anni per sempreRenato Rachiti, cinquantenne imprenditore, roteava gli occhi, impauriti, lungo le candide pareti del megastudio del dottor Alfio Potenza, sito all’ultimo piano della torre: millecinquecento; il nome, scelto con poca fan...

Trent’anni per sempre

Renato Rachiti, cinquantenne imprenditore, roteava gli occhi, impauriti, lungo le candide pareti del megastudio del dottor Alfio Potenza, sito all’ultimo piano della torre: millecinquecento; il nome, scelto con poca fantasia dal progettista, si riferiva all’altezza dell’edificio, la più alta costruzione mai eretta dall’uomo sulla terra.
Le nuvole, spinte da un vento teso, sembravano infrangersi contro l’ampia vetrata posta alle spalle della scrivania, dietro la quale troneggiava la poltrona presidenziale, bianca come il resto dell’arredamento.
Renato puntò lo sguardo sulla poltrona vuota e, dopo una rapida occhiata all’orologio da polso, sbottò: “Ma dove diavolo è andato a finire… son più di dieci minuti che aspetto!”.
Trascorsero altri cinque minuti prima che il dottor Potenza facesse il suo ingresso nello studio.
Alto e prestante, il dottore entrò da una porta laterale e, con poche imperiose falcate, si diresse a stringere in una vigorosa stretta, la mano al suo paziente; poi, girando attorno alla scrivania andò a sprofondarsi nella poltrona, congiunse le mani davanti alle labbra e si mise a scrutare il volto di Renato.
Renato riuscì a sostenere lo sguardo indagatore per pochi attimi, poi guardando l’ora esordì fingendosi sorpreso: “Le undici! Non pensavo fosse così tardi, avrei un appuntamento fra mezz’ora!”.
Il tentativo di velocizzare il colloquio fallì miseramente; con la pacatezza tipica dell’uomo forte, il dottore lo gelò: “Lo disdica!”.
“Come?”.
“Senta, lei ha preso un appuntamento con me per le dieci e quaranta, non mi dica che non ha previsto che l’incontro avrebbe potuto protrarsi ben oltre le undici.”.
“Beh, sì…”.
“E allora chiami la sua segretaria e le dica di disdire l’altro appuntamento.”, lo interruppe con decisione, offrendo al malcapitato il ricevitore posto sulla scrivania.
“La ringrazio ma non serve… dovevo solo consegnare dei preventivi, lo farà la mia segretaria.”, ribatté Renato, dopo un attimo d’esitazione.
Una scusa puerile, questo non sa che fare; pensò il dottore sorridendo mentre leggeva sullo schermo del P.C. la cartella clinica del paziente.
“Questo è il terzo e decisivo incontro, le analisi ci dicono che possiamo procedere… ora sta a lei decidere il da farsi?”, disse dopo aver letto cifre e diagrammi in silenzio per cinque lunghissimi minuti.
“Quale sarebbe l’aspettativa di vita?”, chiese con tono emozionato.
Il dottore scrisse una cifra sul notes che aveva davanti poi, senza fiatare, strappò il foglio e lo spinse sul piano della scrivania.
Renato lo prese e, con avidità, getto gli occhi sulla cifra: “Sessantuno!”, esclamò sconcertato.
“Sperava in qualcosa di meglio?”, replicò ironicamente il dottore.
“Beh, sì, almeno sulla settantina…”.
“Settant’anni?!”, sbottò sorpreso, senza lasciargli il tempo di concludere la frase.
Tornò a studiare le analisi sullo schermo del P.C. poi aggiunse: “Ha trattato male il suo fisico… troppo male, non ha mai curato l’alimentazione, mai fatto sport… come può pretendere di vivere più a lungo di quanto la natura ha previsto per lei?”.
Spaventato dall’analisi impietosa del dottore, Renato s’immerse nella poltrona: “Dottore cosa dicono quelle analisi, mi sta nascondendo qualcosa?”, chiese con tono ansioso.
“Le sue analisi non dicono un bel niente… lei è sano come un pesce, ma anche i pesci prima o poi devono morire.”, disse tentando di rassicurarlo, comprese che la chiusa non era stata delle più felici e aggiunse: “Non esiste la verità assoluta, lei potrebbe vivere fino a cento anni. Questo si sentirebbe dire da chiunque esaminasse le sue analisi.”.
“Allora, anche questo è solo un numero aleatorio.”, sospirò Renato, mostrando il foglietto vergato dal dottore.
Il dottore scosse il capo: “Aleatoria è l’età media della popolazione mondiale, in continuo arretramento per le condizioni in cui abbiamo ridotto il nostro habitat… no! Questo è matematico!”, esclamò, sfiorando con la punta della penna il numero sul foglio che Renato teneva fra due dita.
“Non capisco!”, disse lasciando cadere il foglio sulla scrivania.
“Eppure è così semplice; le sue cellule reggeranno la cura da qua… a qua…”, spiegò, indicando con l’indice destro un punto davanti allo sguardo di Renato, e subito dopo, con l’altro indice, un punto al lato opposto.
Ruotando gli occhi Renato congiunse i due punti.
“Le sembra poco?”, chiese il dottore.
“Beh, ho quarantacinque anni, facendo due conti, me ne rimarrebbero da vivere poco più di sedici, non è che siano poi molti.”.
“Sedici anni possono essere pochi oppure moltissimi, se riflette sul fatto che buona parte dell’umanità oggigiorno non è più autosufficiente dopo i settanta… noi stiamo parlando di sedici anni vissuti alla grandissima… non è mio costume insistere, decida lei come vuole proseguire il suo cammino; deambulando appoggiato a un bastone, nella migliore delle ipotesi… oppure correndo come un centometrista fino al traguardo.”.
“Conserverò la stessa forza e lucidità mentale per l’intero arco della vita?”.
“Lei non conserverà! Lei riconquisterà la forza, l’aspetto e l’agilità mentale dei suoi trentacinque anni; questo hanno detto le sue analisi, questo è il tempo che le sue cellule riusciranno a reggere per sedici anni… lei può dirsi fortunato!”.
“Fortunato?”.
“Sì, ha capito bene; fortunato! Ho avuto pazienti che si sono dovuti accontentare di correre verso il traguardo con cinquant’anni sulle spalle… eppure quando giunse l’ora se ne andarono sereni, non pentendosi mai della scelta, fatta anni prima, di modificare il corso naturale della vita. Le posso giurare che nessuno, nemmeno chi ha sperimentato la cura per meno di dieci anni, ha mai manifestato un seppur minimo segno di pentimento.”, disse il dottore, infervorandosi a difesa del suo operato.
“Non s’inalberi dottore, cerchi di capire il mio stato d’animo, non è una scelta facile.”, replicò sommessamente Renato.
“E no che non lo è… cosa c’è di facile a questo mondo? Conquistare la posizione sociale che ha raggiunto, è stato facile? Vivere è difficile… sopravvivere può essere a volte facile, vivere no!”.
Il tono stentoreo del dottore intimidì a tal punto Renato, da indurlo a un prolungato silenzio.
“Allora… ha deciso?”, chiese il dottore tornando ad un tono pacato, dopo avergli lasciato il tempo per riflettere.
“La forza, l’aspetto fisico dei trentacinque anni… per tutta la vita.”, disse fra se, indeciso sul da farsi.
“Mi guardi.”, disse il dottore girando attorno alla scrivania, mostrandosi in tutta la sua imponenza davanti allo sguardo di Renato: “Quanti anni dovrei avere secondo lei?”.
“Perché, anche lei…”, esclamò stupefatto Renato, sgranando gli occhi.
“E che sono il più fesso io! Coraggio butti lì una cifra?”.
“Trenta… trentadue…”, azzardò Renato.
“Trentatré!”, precisò, compiaciuto, il dottore
“Trentatré… da quando… per quanto tempo ancora?”, chiese Renato, poi si corresse: “Mi scusi, non avrei dovuto…”.
“No, non avrebbe dovuto.”, lo interruppe senza mostrarsi contrariato: “Quanto tempo ancora… è una domanda da porre agli esseri mortali. Noi che abbiamo sconfitto lo scorrere del tempo, apparteniamo alla genia degli immortali.”.
Deve essere impazzito, prima dice che, come i surgelati, chi accetta la cura ha una data di scadenza certa e inderogabile… poi crede di appartenere alla genia degli immortali… non sarà che l’invecchiamento lasciando le cellule del corpo si riversi su quelle cerebrali, pensava, sempre più dubbioso sul da farsi.
“Mi serve ancora un po’ di tempo per riflettere.”, disse alla fine.
“Come desidera, è sua la scelta.”, replicò il dottore, sprofondando nella poltrona.
“Una settimana, fra una settimana farò la mia scelta definitiva.”.
“Ok, le fisso l’appuntamento fra sette giorni, rifletta… e rifletta bene su tutto quello che ci siamo detti, analizzi i pro e i contro e poi prenda la sua decisione.”, concluse il dottore accompagnandolo alla porta.
“Ah, dimenticavo!”, esclamò il dottore, fermando Renato con la maniglia della porta stretta nella mano.
“Mi dica dottore?”.
Il dottore si avvicinò, trasse dal taschino del camice un biglietto da visita e, porgendoglielo, disse: “La settimana prossima non ci sarò, ho già passato la sua cartella al dottor Bugiardis, questo è il suo recapito, se le servono altri chiarimenti, lo chiami pure.”.
Renato prese il biglietto da visita, diede una rapida occhiata al recapito, lo mise in tasca e sorridendo esclamò “Allora buone vacanze… posso chiederle, dove andrà di bello?”.
La risposta del dottore spense il sorriso sulle labbra e gelò il sangue nelle vene di Renato: “Al camposanto… fra tre giorni il mio, formidabile tempo, potrà dirsi concluso.”, e chiosò accompagnando la sconvolgente rivelazione con una gran risata.

FINE





Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: