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lavoro pubblicato mercoledì 5 agosto 2015
ultima lettura mercoledì 22 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Margherita

di salviamocidallanormalita. Letto 434 volte. Dallo scaffale Generico

Faccio giusto in tempo ad appoggiare lo zaino a terra quando entra la prof di tedesco urlandoci di spostare i banchi per la verifica, mentre io penso ...

Faccio giusto in tempo ad appoggiare lo zaino a terra quando entra la prof di tedesco urlandoci di spostare i banchi per la verifica, mentre io penso al perché non si prenda una camomilla la mattina, dannazione.

-Esercizio 1: sottolinea la subordinata ipotetica temporale e cerchia quella casuale dopo aver tradotto le seguenti frasi.- ok, questo è facile, 10 minuti e ho fatto.

-Esercizio 9: completa le frasi inserendo la preposizione corretta.- ecco, queste le sparerò tutte a casaccio. Ma perché i tedeschi hanno una lingua così complicata? Perché -zu-, una parola così piccola, deve causare tanti dubbi? Oh cavolo, questo è an o auf? Scriviamo an...

La campanella strilla facendomi fare un leggero sobbalzo sulla sedia. Consegno la verifica e torno a sedermi.

Adesso abbiamo storia; interroga, fortunatamente non me. Luca torna a posto con un 6 scarso, Riccardo invece si prende un 8 più che meritato.

Latino. È una versione piuttosto difficile, ma in poco più di mezz'ora la finisco. La verità è che a me piace il latino.

Che palle, intervallo. Quegli unici momenti di pausa li dedico alla mia storia, mentre tutti gli altri escono dalla classe. Io resto lì da sola a scrivere; all'inizio dell'anno mi dispiaceva, ora ci ho fatto l'abitudine.

Oggi Lavinia è assente. Vorrei scriverle, ma non ho il suo numero. Non gliel'ho mai chiesto. Non trovo indispensabili tutti questi aggeggi tecnologici, come il computer, il cellulare, gli infiniti social network. Io sono rimasta alle lettere scritte a mano, alle parole dolci sussurrate all'orecchio, agli abbracci. Preferisco guardare negli occhi una persona piuttosto che sorridere davanti ad uno stupido schermo. Sono convinta di aver sbagliato periodo, epoca, di aver sbagliato mondo. Di aver sbagliato tutto.

Finito l'intervallo rientrano tutti in classe come fossero una massa di idioti.

Ecccola già fuori dalla porta, quella di francese. Non interroga; spiega il futuro, il condizionale e i pronomi indefiniti. Poi io mi perdo, non l'ascolto più. Inizio a viaggiare, a tornare indietro nel tempo. Ripenso al mio migliore amico, alla ginnastica, a Silvia, a Luca... Tutti noi abbiamo dei momenti in cui sentiamo il bisogno di farci cullare dai ricordi, che siano dolorosi o meno. Tutti, nessuno escluso.

"Sartini!" Urla la prof. "Ti ho detto di fare l'esercizio 1 a pagina 92. Mi ascolti quando parlo?" "Sì, mi scusi" e inizio a completare quelle fottute frasi. Mi fa leggere solo quello di esercizio, poi mi lascia stare per il resto dell'ora, a volte mi guard e sbuffa.

Ultima ora: motoria. Teoricamente avrebbe dovuto fare la verifica di teoria, e invece si convince di farci fare il test di resistenza. "Prof, non ho il cambio." "Sta' seduta e ascolta almeno." Così resto su una sedia ad osservare gli altri correre e saltellare in giro per la palestra. Uno spettacolo imbarazzante. Qualcuno, nel percorso, cade dalla panchina, altri inciampano negli ostacoli, altri ancora se la tirano perché lo superano in modo eccellente. Appena suona raccatto velocemente le mie cose e mi incammino verso la mia fermata. Diluvia e non ho l'ombrello. Lo sapevo che sarebbe stata una giornata orribile.

Sono sola a casa, come sono sola ovunque. "Marghe, prendi quel dannato coltello." Ormai è diventata una specie di abitudine prenderlo ed appoggiarlo al petto. Sono in molti a non volere la morte, a non capire quanto possa essere affascinante e inquietante allo stesso tempo. Io sì, io ci convivo ogni giorno. Ci vuole un bel coraggio per volerci passate assieme ogni singolo momento della propria vita. Ci vuole molta forza per nascondere questa convivenza alle persone che ti stanno intorno. Sembra facile, no? Un sorriso, un "va tutto bene, grazie" è nessuno fa domande, e allora tu continui a fingere, perché se nessuno fa caso alle tue bugie significa che a loro non importa, o che ormai sei diventata troppo brava a mentire, o che ormai sei abituata a stare male. Non so quale sia il motivo poi spaventoso tra tutti questi.

Domani non andrò a scuola, prenderò il pullman delle 9:00 e mi chiuderò in biblioteca.

Prendo le sigarette, la mia lama e me ne vado al parco, pregustando la piacevole tortura. Ricordo ancora la prima volta: ero al mio posto preferito, su un muretto, disegnai una sola riga. Ebbi paura di me stessa quel giorno; sapevo che se avessi iniziato non sarei più riuscita a smettere, e così è stato. Ora non riesco nemmeno più a contare le righe disegnate sul polso. Quando avrò finito l'intero spazio disponibile mi resterà soltanto una via di salvezza.

mi siedo sulla mia panchina, quella su una collinetta tra due alberi; davanti a me il lago. C'è vento oggi, e io mi perdo ad osservare una fogliolina che lotta contro di lui per restare attaccata al suo ramo. E ce la fa, lei resiste. Io invece no, io ci ricasco. Appoggio delicatamente la lama sul mio polso, dove è rimasto uno spazietto tra due tagli, i più profondi, i più dolorosi, dedicati a lui e al mio fallimento. Piano piano la faccio penetrare nella carne e la trascino per un po'. Inizia ad uscire sangue e dopo qualche istante a bruciare, ma questo male è più sopportabile di quello che provo ogni giorno stando a casa, a scuola o in giro. È un dolore piacevole. Il sangue continua a colare sul braccio e io lo guardo scivolare, lo guardo mentre si allontana da casa, un po' lo invidio: almeno lui può scappare da me.



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