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lavoro pubblicato lunedì 3 agosto 2015
ultima lettura sabato 21 novembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

I segreti di un vizio; Capitolo 17

di SherlokEmmes. Letto 1012 volte. Dallo scaffale Eros

Quando la macchina si fermò davanti il vialetto di casa salutai cordialmente l’autista e scesi, Nina stava sull’uscio della porta a...

Quando la macchina si fermò davanti il vialetto di casa salutai cordialmente l’autista e scesi, Nina stava sull’uscio della porta ad aspettarmi come un bambino aspetta il proprio regalo il giorno del suo compleanno. Ero preparata psicologicamente ad affrontare le sue domande ma nello stesso tempo temevo di star tradendo la fiducia di Eric. Lui era da sempre stato estremamente riservato, chiuso e poco propenso ad esternare le sue emozioni e i suoi pensieri, temevo di tradire la sua fiducia ma avevo bisogno di confidarmi con Nina; certamente avrei potuto parlarne con Milly ma lei stessa sarebbe rimasta sconvolta dal mio repentino cambiamento e temevo estremamente il suo giudizio.

“Questo buon gusto nel vestiario non deve essere di certo opera tua!” Disse lei squadrandomi dalla testa ai piedi.

“Eh no, esatto. Non è opera mia.” Dissi lasciandomi scappare un sorriso. Credo proprio che Nina lo interpretò come un input, mi afferrò per la mano e mi trascinò dentro.

“Siediti! Devi raccontarmi tutto!” Disse gettandomi sul divano e tirando fuori dalla tasca una sigaretta.

“Da dove vuoi che io inizi?” dissi come a volerla far stare sulle spine.

“Direi che tu debba iniziare dall’inizio ed arrivare fino alla fine!” Esclamò accendendo la sigaretta.

“Siamo tutta la giornata assieme. Mi ha portato in una villa fuori Seattle e ha cucinato per me. Abbiamo anche fatto una passeggiata in giardino e ammirato il panorama.” Dissi sorridendo e zittendomi.

“E poi? Non avrete mica parlato del debito pubblico e della crisi mondiale?” Disse lei con sguardo furbo, come a volermi dire che aveva già capito tutto.

“Beh poi… ma di chi sono quei boxer?” Dissi guardando la poltrona di fronte a noi.

La sua faccia diventò rossa come un pomodoro, le sue gote sembravano scoppiare dall’imbarazzo. Si alzò di colpo, le prese e le gettò via.

“Non siamo qui a parlare di me adesso!” Disse lei ironicamente.

“Tu e Jeff avete copulato su questo divano?” Dissi con aria sbalordita.

“Può capitare. Eravamo stanchi e un po’ alticci.” Disse lei buttando gli occhi al cielo.

Risi di gusto, quasi non riuscivo più a smettere.

“E tu ed Eric dove avete copulato? Sul tavolo del soggiorno?” disse ironicamente.

A quel punto fui io a diventare rossa come un peperone e rimasi zitta.

“Oh… non mi dire che… no… sei andata a letto con Eric?” disse lei ispirando nervosamente un tiro di tabacco.

“Si.” Risposi alquanto intimidita.

“E io e Jeff che pensavamo fosse gay!” disse lei continuando a fumare.

“Posso assicurarti che non ha niente di gay.” Dissi io guardando altrove.

“Cosa sentono le mie orecchie!” quella voce alquanto familiare mi fece capire che non eravamo sole in casa e che Jeff aveva appena finito di ascoltare tutto il mio racconto.

Si avvicinò al divano e si adagiò accanto a Nina abbracciandola.

“E tu cosa ci fai qui?” Chiesi fortemente imbarazzata.

“Sta tranquilla, non dirò nulla ad Eric, sarò discreto come mai prima d’ora.” Disse lui guardandomi negli occhi.

Tirai un sospiro di sollievo, l’inevitabile era successo.

“Quindi dopo esserci andata a letto mi sembra più che lecito ipotizzare che facciate coppia fissa! Ti compra anche i vestiti!” Disse Nina con aria da Sherlock Holmes.

“Ed è qui che ti sbagli cara investigatrice da strapazzo!” dissi alzandomi e dirigendomi verso le scale.

“Non state assieme?” richiese in maniera più esplicita. Non potevo dirle che Eric da gran egoista che era mi aveva sedotta fino a farmi accettare un accordo vincolante. Sviai il discorso. “Si vedrà.” E presi a salire in camera.

Erano già le dieci del mattino, la lezioni in università si sarebbe svolta alle 12 così decisi di passare dalla libreria per poter acquistare due libri. Presi il necessario e diedi l’ennesima sistemata ai capelli poi scesi di sotto.

“Io esco. Devo andare in libreria, ci vediamo direttamente in aula.” Dissi aprendo la porta di casa.

“D’accordo!” urlò Nina dalla cucina. La sentivo sghignazzare e correre qua e la.

“Fate i bravi voi due!” Dissi chiudendo la porta.

Presi un taxi al volo e andai in libreria. Quel posto era sempre più bello, ai miei occhi sembrava essere un enorme castello pieno zeppo di tesori. Entrai e iniziai a girarmi attorno; salii poi al secondo piano nella sezione dei libri che m’interessava.

“Come conoscere il subconscio”, quel maledetto libro era sull’ultimo scaffale della libreria. Sbuffai, presi la scala e mi arrampicai fino in cima per prenderlo, ma la solita scoordinata che sono, facendo troppa forza per prenderlo mi sentii cadere all’indietro. Chiusi gli occhi aspettando di sentire la testa sbattere sul pavimento, ma dopo un po’ mi accorsi di essere ancora sana ed integra e li riaprii.

Mi ritrovai tra le braccia di un ragazzo e imbarazzata iniziai a muovermi fino a quando lui stesso non mi mise per terra.

“Scusami!” Dissi imbarazzata.

“Tranquilla, capita a tutti una volta nella vita.” Disse lui sorridendo.

“Di prendere una ragazza al volo?” Chiesi io raccogliendo il libro dal pavimento.

“No, di scivolare dalle scalette.” Disse lui ridendo.

Ecco una nuova figuraccia da aggiungere al mio elenco di figuracce world records.

“Comunque io sono Daniel.” Disse tendendomi la mano

“Piacere, Gin.” Dissi alzando lo sguardo e tendendo anch’io la mano.

Rimasi colpita vedendolo bene, era sicuramente un bel ragazzo; la sua carnagione era scura, il suo fisico delineato da un’ottima muscolatura e i suoi grandi occhi color del mare, intensi e freddi come il ghiaccio erano espressivi più che mai. Le sue braccia erano possenti e le sue mani grandi e forti. Le sue labbra erano rosa pallido e sottili mentre il suo sorriso era bianco come il latte, risaltava sulla sua carnagione. I suoi capelli erano medio-lunghi, dei boccoli arricciati neri come la notte.

“Non sei di queste parti vero?” Disse lui continuando a stringermi la mano.

“No, vengo dalla California.” Dissi continuando a stringergli la mano.

“Anche io vengo da quelle parti.” Disse continuando a stringermi la mano.

“Che coincidenza! Potresti… lasciarmi la mano” Dissi io con aria intimidita.

Di colpo la lasciò. “Si certo, scusami! Non mi capita spesso di incontrare gente qui.”

“Ci vivi da molto?” Chiesi audace.

“Da un paio di mesi, sai per via dell’università.” Disse lui indicando con lo sguardo lo zainetto che portava sulle spalle.

“Non lo avrei mai detto.” Dissi guardandolo bene. Non sembrava un universitario, indossava un jeans molto aderente e un paio di scarpe da ginnastica molto costose, una maglia bianca vintage alla quale erano attaccati degli occhiali da sole neri e un cappellino con la visiera rosso e bianco; è vero che spesso l’apparenza inganna.

“Perché?” Chiese incuriosito.

“Direi che sembri più il tipo da skateboard e spiaggia tutto il giorno.” Dissi io un po’ pentita del tono che avevo precedentemente usato.

“Non sei la prima che me lo dice, in realtà studio medicina.” Disse lui con un ghigno sul viso.

“Scusami, oggi colleziono figuracce.” Dissi io iniziando a camminare verso le scale.

“E tu cosa ci fai qui?” disse lui seguendomi.

“Studio psicologia alla Seattle Pacific University.”

“Frequentiamo la stessa università e non ci siamo mai incontrati, strano no?” disse lui accompagnandomi alla cassa.

“O forse siamo stati solo dei dati superflui che il nostro cervello non ha immagazzinato.” Risposi in maniera razionale e logica.

Rimase un po’ basito da questa mia risposta. “Sei una che disarma, non solo fisicamente ma anche con le parole.” Disse con un mezzo sorriso.

M’imbarazzai. “Io adesso devo andare a lezione, mi ha fatto piacere averti conosciuto, Daniel.” Dissi sorridendo.

“Anche a me, Gin.” Disse anch’egli sorridendo.

Lasciai la libreria e andai verso l’università. Presi il telefono dalla borsa e accesi lo schermo per controllare le notifiche, c’era un messaggio di Milly ma di Eric neanche la minima traccia. Aprii il messaggio della mia migliore amica e trovai dentro una foto di lei e Alex che teneramente si baciavano, così risposi.

“Era pure ora che uno dei due si decidesse a fare la prima mossa! Sono felice per voi!”.

Aprii poi la conversazione con Eric e scrissi un messaggio anche a lui: “Scomparso? Ho gradito la colazione ma avrei preferito farla in tua presenza”.

Posai il cellulare in tasca e continuai a camminare verso l’università.

All’entrata vidi Nina e la raggiunsi. “Eccomi qua!” Dissi prendendola sotto braccio.

“La lezione sta per cominciare andiamo.” Disse lei accelerando il passo.

Giunti davanti l’aula trovai nuovamente Daniel, appoggiato sull’uscio della porta come se stesse aspettando qualcuno, quando poi mi vide prese a camminare verso di me.

“Ehi straniera!” Disse avvicinandosi.

“Ehi, cosa ci fai qui?” chiesi io fermandomi, anche Nina si fermò.

“Non ti sei accorta di aver perso la tua agendina in libreria.” Disse lui porgendomela.

“Ti ringrazio. Non me ne sono completamente accorta. Grazie per avermela riportata.” Dissi mettendola in borsa.

Nina lo squadrò dalla testa ai piedi silenziosamente.

“Adesso vado, buona lezione!” Disse lui sorridendo.

Sorrisi anche io e ripresi a camminare. Ci sedemmo in aula e iniziammo ad ascoltare la lezione del professore sui disturbi della personalità.

“Pss…pss…” Nina cercava di destare la mia attenzione.

“Che c’è?” Sussurrai io.

“Come che c’è? Conosci un ragazzo in libreria e non mi dici nulla.

“Non l’ho conosciuto.” Risposi con un filo di voce.

“E come faceva ad avere la tua agendina?” disse lei guardandomi con sguardo indagatore.

“Perché stavo cadendo e mi ha afferrata, deve essermi caduta dalla borsa in quel momento.” Dissi senza distogliere lo sguardo dal professore.

“Sarà, ma quello ti guarda come se ti volesse mangiare, te ne sei resa conto vero?” disse lei continuando.

“Signorina Wail, la mia lezione non le interessa?” Disse il professore interrompendo la spiegazione.

Nina diventò alquanto silenziosa e smise di parlare, il professore poi riprese a spiegare e per il resto della lezione lo seguimmo senza parlare.

A lezione finita uscimmo dall’aula stanche e stremate, erano quasi le cinque del pomeriggio.

“Sono distrutta, che ne dici di prendere un caffè?” Disse Nina iniziando a camminare verso il bar. Annuii con la testa mentre riaccendevo il telefono con la speranza di trovare un messaggio di Eric, ma nulla, neanche un segno di vita.

Arrivate al bar entrammo e ci sedemmo vicino ad una vetrata, una cameriera poi si precipitò da noi per prendere le ordinazioni.

“Cosa posso portarvi?” Disse con in mano una penna ed un taccuino.

“Per me un caffè. Doppio se è possibile.” Disse Nina mettendo i suoi grandi occhiali da sole.

“Io una cioccolata, grazie.” Dissi posando la borsa sul sedile.

“Per me un succo di mele.” Quella voce mi risuonò familiare. Quando mi voltai vidi Daniel.

La cameriera andò via e lui rimase in piedi davanti a noi.

“Posso unirmi a voi?” Disse un po’ imbarazzato.

“Certo che puoi!” Disse Nina con fare entusiasta.

Feci spazio per farlo entrare accanto a me.

“Tre volte in un giorno, casualità forse?” Disse lui guardandomi.

“Non voglio pensare che tu sia un maniaco pervertito e che mi stai spiando, quindi si, casualità!” Risposi cercando di fare un po’ di ironia. Nina tossì nervosamente.

“Ah ti presento la mia collega nonché coinquilina, Nina Wail.” Dissi indicandola.

“Piacere!” Rispose lei con un sorriso smagliante.

“Piacere mio, Daniele. Ma come mai porti gli occhiali da sole alle cinque del pomeriggio?” Chiese lui con fare curioso.

“Mi stavo chiedendo la stessa cosa!” Aggiunsi io.

“Come perché? Quella lezione è stata la più lunga della mia vita e le mie occhiaie ne hanno risentito. Non posso girare per l’università con questa faccia cadaverica.” Rispose lei ironicamente togliendoseli.

Scoppiammo a ridere per qualche momento, poi la cameriera portò le nostre ordinazioni.

“Dio benedica chi ha inventato il caffè!” Esclamò Nina prendendone un gran sorso, “Di dove sei tu?” aggiunse guardando Daniel.

“Io sono originario della California.” Rispose lui sorseggiando il suo succo di mele.

“Accidenti! Proprio come Gin! Sarai un surfista vero?” disse lei con uno strano sorrisetto.

“Si mi piace molto fare surf e devo anche dire che è una delle cose che più mi manca.” Disse poggiando il bicchiere sul tavolo.

“Anche io risento della mancanza del mio splendido mare.” Risposi io dopo aver sorseggiato la mia cioccolata.

“Il mare è la forza più potente che esista secondo me. Un attimo prima è arrabbiato, poi è calmo e poi nuovamente arrabbiato, infonde calma ma anche adrenalina, ti capisce, si potrebbe dire che anche lui cambia come noi cambiamo stato d’animo. Fare surf per me è una scarica di adrenalina.” Rispose lui con gli occhi luccicanti.

Era strano come quel ragazzo la pensasse nella mia stessa identica maniera, mi sbalordiva.

“Sei fidanzato?” Chiese Nina diretta senza mezze maniere.

“Nina! Che domande sono!” Dissi io agitata. Daniel sorrise.

“Tranquilla, non è di certo un segreto. Comunque no, non sono fidanzato.” Disse lui guardandomi.

M’imbarazzai e non risposi.

“Come mai?” continuò Nina.

“Nina!” La guardai come se volessi fulminarla.

“Che c’è? Ho solo chiesto” Disse dipinge dosi sulla faccia lo sguardo di una piccola ragazza innocente. Daniel sorrise nuovamente.

“Credo di non essere riuscito ancora a trovare la ragazza giusta, sai quella che la guardi e non pensi più a niente. Quella che anche se ritarda due ore tu non riesci ad arrabbiarti, la vedi e sorridi come se quelle due ore fossero state solo poche manciate di secondi.” Rispose lui con occhi sognanti.

“Che ragazzo romantico! Sicuramente avrai una scia di donne alle tue spalle!” Disse Nina ultimando il suo caffè.

Di colpo il cellulare squillò, Eric mi stava chiamando. Senza esitare risposi.

“Pronto!” sentivo il fiato spezzarsi.

“Sono passato da casa tua ma non c’è nessuno. Dove sei?” disse lui con aria preoccupata.

“Sono in università.” Risposi emozionata. Era preoccupato per me.

“Sto venendo a prenderti.” Disse riagganciando.

Posai il cellulare nella borsa e mi alzai.

“Vai via?” Disse Daniel.

“Si, devo andare. E’ stato un piacere!” dissi guardandolo.

“Quando torni?” Chiese Nina alzandosi anche lei.

“Non lo so, ti farò sapere più tardi. Sta tranquilla!” Le diedi un bacio e uscii di corsa dal bar.

Il cellulare squillò nuovamente ma questa volta era mamma.

“Pronto!” dissi col fiatone.

“Gin, tesoro! Ti disturbo?” disse capendo che quello non era il momento gusto per stare al telefono.

“No mamma, dimmi pure!” Il mio fiatone era sempre più evidente, correvo il più velocemente possibile e scesi di fretta i gradini dell’università.

“Volevo chiederti se tornerai a casa per la festa del Ringraziamento. Non mi andrebbe di passare questa festa senza di te e poi Zio Phil verrà a stare qui… mi piacerebbe passarlo tutti uniti.” Disse con voce tremante.

Di colpo smisi di correre e mi fermai in piedi sui gradini, mamma al telefono mi aveva chiesto di tornare a casa per la festa del ringraziamento, dinanzi a me poi c’era Eric, appoggiato sulla sua macchina attendeva il mio arrivo.

“D’accordo mamma, tornerò per il Ringraziamento, mi sembra una buona idea. Adesso però sono impegnata, ci sentiamo un’altra volta va bene?”

“Certo d’accordo figlia mia! Ti voglio bene” Disse tutta entusiasta, poi staccò.

Misi il cellulare in borsa e mi avvicinai ad Eric. “Ciao…”

“Ciao!” Disse lui sorridendo.

“Come mai sei passato a prendermi?” chiesi io guardandolo negli occhi.

“Questa sera voglio portarti in un posto. Hai impegni oppure sei tutta per me?” chiese lui mettendo le mani in tasca.

Non risposi, solo mi avvicinai allo sportello, lo aprii e salii in macchina.

Anche lui salii in macchina, l’accese e partimmo. Sicuramente mi attendeva qualcosa che non mi sarei mai aspettata.



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