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lavoro pubblicato lunedì 3 agosto 2015
ultima lettura sabato 28 novembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

I segreti di un vizio; Capitolo 16

di SherlokEmmes. Letto 859 volte. Dallo scaffale Eros

Una leggera e soave melodia mi svegliò dolcemente, era sicuramente un bravo estrapolato da qualche opera musicale famosa. Nell’aria alegg...

Una leggera e soave melodia mi svegliò dolcemente, era sicuramente un bravo estrapolato da qualche opera musicale famosa. Nell’aria aleggiava un profumo di dopobarba misto all’odore di diverse schiume da bagno. Era buio e dalla finestra della camera riuscivo ad intravedere le lontane luci della città. Mi girai nel letto e notai che Eric non c’era, guardai l’orologio e vidi che ormai era molto tardi. Mi ero addormentata come un sasso svegliandomi quasi a mezzanotte. Mi alzai dal letto e misi gli slip e una grande camicia, uscii dalla camera da letto e seguii la melodia che mi aveva svegliato fino a raggiungere il salone. Eric stava li, aveva addosso solo i boxer e a torso nudo stava seduto accanto al pianoforte ascoltando quella meravigliosa melodia e fissando al di fuori della finestra. Camminai fino a raggiungerlo e rimasi in piedi accanto a lui.

“Tutto bene?” mi chiese lui senza fissarmi in viso.

“Si, tutto bene.” Risposi senza distogliere lo sguardo dalla finestra.

Improvvisamente sembrò calare un velo di imbarazzo tra noi.

“Vuoi mangiare qualcosa?” chiese voltandosi e guardandomi negli occhi.

Feci cenno di no con la testa.

“Sei diverso e alcune volte nutro il sospetto che tu abbia in te due diverse personalità. Sai essere dolce e protettivo ma anche freddo e distaccato. E’ la prima volta che faccio l’amore con qualcuno e la mia esperienza pari a zero non mi da diritto di parlare ma posso però dedurre che qualcosa non andava, non mi hai fissato negli occhi neanche per un istante, c’era passione ma non calore, come se il tutto fosse gradito ma non accettato. Sento che è così e che non vuoi dirmi il perché…”

Rimase in silenzio per qualche minuto alla finestra, la fioca luce che ne entrava illuminava la sua muscolatura perfetta, ma il suo viso era contrito, spento, come se qualcosa lo turbasse profondamente.

“Tu ti sei fatta un’idea sbagliata su di me. Ti ho già detto come stanno le cose, che non voglio una relazione sentimentale. Io non sono stato fatto per dire ti amo ne tantomeno per apparire in una coppia stabile come se fossi un fidanzato modello. Possiamo passare del tempo insieme, possiamo andare a letto insieme, ma nessuno mi può legare a te come un vincolo di fidanzamento perché io mi sento e sono un uomo libero.”

A quella risposta rimasi un po’ basita e pensai di aver commesso un grande errore a cedere alla mia più grande tentazione ma il flusso dei miei pensieri venne bruscamente interrotto.

“C’è però una cosa, che con te tutto un po’ cambia. Prima d’incontrarti io non mi ero mai sentito così… diverso. Tutto con te un po’ si annulla. Le ragazze che sono venute prima di te erano diverse, furbe esperte ed emancipate. Non facevano altro che cercare la mia prestezza fisica e tentare in tutti modi di accalappiarsi il mio fascino e il mio sesso. Urlavano e godevano e diventavano sempre più bramose cercando il più possibile di scoparmi. Poi un giorno arrivi tu e sconvolgi tutto. Tu che sei affabile, pura, intelligente e che hai amore per te stessa. Tu che non cerchi il sesso ne la scopata facile e che ogni giorno non fai altro che preoccuparti di cose che le ragazze neanche curano. Non cerchi abiti firmati, macchinoni o soldi e tutto quello che possiedo ti stupisce come si stupisce una bambina davanti alle montagne russe. Io nei tuoi confronti mi sento protettivo, in dovere di dover curare ogni punto della tua vita e di dover stare attento ad ogni tuo passo, scelta e decisione. Tu mi stai facendo qualcosa inconsciamente e io non so se sono disposto a farmela fare.”

Il discorso di era nuovamente capovolto e per la prima volta era lui a prostrarsi a mio cospetto come un suddito o un sottomesso, vittima di qualcosa che in realtà non era stata fatta intenzionalmente. Diceva di sentirsi diverso e cambiato ma in realtà non stavo agendo per nulla in questo campo.

“Io non voglio cambiarti ne costringerti ad adeguarti a me. Mi sento una vittima al tuo cospetto. Vittima del tuo sguardo, della tua presenza e di tutto ciò che mi offri. Sento però che tra di noi c’è un velo che non si riesce a spezzare.”

Calò nuovamente il silenzio per qualche minuto.

“Certi veli devono essere superati da se, non forzati. Forse si andrà in la o forse no.”

Rimase vago e non si sbilanciò, si chiuse in un tacito silenzio e più non proferì parola.

Mi prese per la vita, le sue grandi mani erano calde e delicate e con dolcezza mi adagio sulle sue ginocchia. Eravamo li, fissavamo tutto il mondo al di fuori di una piccola finestra. Mi scansò i capelli buttandoli su di un lato e con dolcezza iniziò a baciarmi la spalla e poi il collo, le sue labbra erano carnose e calde e la sua lingua accarezzava dolcemente la mia pelle come fosse la seta di un vestito pregiato. Le sue mani accarezzavano le mi cosce e un brivido mi attraversò la schiena. Aprì un bottone della mia camicia e iniziò a sfiorarmi dolcemente il seno. Di colpo mi prese in braccio e mi adagiò su di un grande tappeto che stava sul pavimento. Mi salì addosso e iniziammo a baciarci, la sua calda lingua iniziò ad intrecciarsi in maniera sfrenata con la mia, le sue labbra si comprimevano sulle mie e il suo sapore pervadeva il mio corpo mandandomi in estasi. Stava tutto ricominciando nuovamente e l’attesa del piacere finale era il piacere stesso che mi mandava in agitazione. Il mio cuore batteva sempre di più e il mio respiro si faceva sempre più irregolare. Sbottonò la mia camicia e me la sfilò con dolcezza, avvicinò le sue labbra ai miei capezzoli e iniziò a baciarli, leccarli e mordicchiarli, provocandomi sensazioni di orgasmo multipli come se ciò che avevamo fatto poche ore prima fosse stato nulla in confronto. Mi sfilò poi gli slip e iniziò a passare la mano dolcemente tra le mie gambe. Mi sentivo sempre più accaldata e umida. Continuava a stare sul mio corpo come un profanatore su di un sarcofago quando poi mi accorsi che stava ancora li ad indossare i boxer. Potevo notare benissimo che il suo membro era sempre più grosso e pulsante riuscivo a sentirlo sulle mie gambe, comprimersi sulla mia pelle.

Un pensiero mi sfiorò la mente, quella era la seconda volta che Eric iniziava a possedermi mentre io non avevo nemmeno tentato di provarci. Mi presi di coraggio e con forza capovolsi la situazione. Adesso io stavo sopra di lui, a cavalcioni tra il suo ventre e le cosce sentivo il suo membro che avvolto nei boxer si strofinava sulla mia intimità. Presi a baciarlo con passione e a risentire nuovamente il suo gusto sulle mie labbra. Le sue mani massaggiavano la mia schiena mentre le mie massaggiavano i suoi muscoli perfetti. Mi staccai dalle sue labbra e iniziai a baciare il suo collo, poi il suo ventre, pian piano fino ad arrivare ai suoi boxer. Li sfilai e lo guardai. La sua faccia non sembrava approvare quello che stessi per fare.

Lo afferrai piano e lo portai tra le labbra, poi pian pino iniziai ad assaporarlo con dolcezza. Lo sentii contrarsi più volte, non ansimò, ma i suoi muscoli che venivano colpiti da spasmi irregolari dovuti al piacere mi facevano capire che non stavo sbagliando e che per la prima ero io a procurargli piacere e a soddisfarlo. Di colpo mi afferrò e mi getto sul tappeto a faccia in giù, mi salì addosso e iniziò a penetrarmi più e più volte. Questa volta era ancora più passionale, misto a qualcosa di selvaggio e un po’ violento ma comunque piacevole. Iniziai ad ansimare sempre più, a godere, a sentire la sua anima fondersi con la mia. La sua mano stava sulla mia schiena e il suo movimento diventava sempre più forte e pressante. Iniziai ad avvertire del dolore ma non m’importava, tutto ciò era eccitante e appagante che il dolore era l’ultimo dei miei pensieri. Questa volta non mise il profilattico e riuscivo a sentire la sua pelle a contatto con la mia e il tutto mi eccitava sempre più, mi accendeva dentro e mi faceva scoppiare. Per la prima volta sentii un breve ansimo proferire dalla sua bocca. Andammo avanti così per tanto tempo, poi mi volto e mi mise sempre sotto di lui e continuò, fino a quando bruscamente non uscì fuori e sentii, posizionandosi sul mio ventre e distendendosi sopra di me come un cadavere, esausto ma felice e appagato.

Restammo li in quella posizione per un po’, poi si alzò e andò a lavarsi. Mi alzai anche io e andai nel secondo bagno concedendomi una rilassante doccia calda.

Quando finii indossai la biancheria che avevo trovato precedentemente nella camera degli ospiti e scesi al piano di sotto. Lui era li ad aspettarmi, stava seduto sul divano a torso nudo e indossava il sotto di un pigiama di colore nero, sicuramente di seta o di qualche altro materiale pregiato. Sul tavolo c’era una bottiglia di champagne e due bicchieri.

“Siediti accanto a me.” Disse lui poggiando una mano sul divano. Annuii e mi adagiai accanto a lui.

“Come mai lo champagne?” Chiesi fissandolo.

“Credo che oggi sia stato un giorno abbastanza sorprendente per entrambi, credo sia giusto brindare, no?” disse stappandolo.

“Non credo tu abbia tutti i torti, ma tanto domani sarà tutto diverso per te.” Dissi allontanandomi da lui.

“Cosa intendi dire?” Disse versando lo champagne nei bicchieri.

“Intendo dire che domani io per te sarò soltanto una delle tante e che tutto questo sarà stato soltanto un giorno di piacere in più, perché sei abituato così.” Dissi irritandomi.

“Sapevo che avresti detto questo, quindi voglio proporti un accordo.” Disse lui passandomi un bicchiere.

“Di cosa si tratta?” Dissi con una faccia stranita.

“Sono stato educato in maniera da poter sempre controllare ogni cosa. Ho il brutto vizio di volere sempre l’esclusiva in tutto quello che faccio e adesso l’esclusiva la vorrei con te. Continuiamo a vederci, come abbiamo fatto in queste settimane e come abbiamo fatto oggi ma ad un'unica condizione. Tu verrai a letto con me e io non sarò sessualmente di altre donne.”

Quella proposta mi lasciava un po’ perplessa e sbigottita. Un uomo come lui doveva sicuramente essere avvezzo al sesso e non poteva rifiutare altri rapporti, il vincolo che stava proponendo era un po’ come un fidanzamento ma la cosa non aveva a che fare con sentimenti o relazioni ma solo con la fisicità. Presi il bicchiere e sorseggiai quello champagne.

“Mettiamo caso che io accetti, tra noi non cambierebbe nulla ma avrei però la certezza che tu non vada a letto con altre donne. Ma come posso credere a questo? Mi sembra di capire che sei stato da sempre abituato ad un rapporto soltanto fisico e quindi il sesso, come lo chiami tu, non ti basterebbe venire a letto solo con me e quindi verresti meno a questo nostro accordo.”

Si stupì del mio ragionamento, prese un sorso dal bicchiere e lo poggiò sul piccolo tavolino accanto a noi.

“Il tuo ragionamento potrebbe benissimo non fare una piega ma non hai messo in calcolo la mia forza di pensiero e la mia estrema voglia a mantenere il controllo su tutto. Se ci riesco su tutto riuscirei a mantenere il controllo anche sul nostro accordo e quindi non lo infrangerei.”

Adesso ero io ad essere stupita, effettivamente il suo ragionamento come il mio non faceva una piega e quindi adesso stava a me decidere se accettare o meno.

Non sapevo che risposta dare, avevo paura di dire di no perché quasi sicuramente sarebbe suonato come un addio, ma avevo anche paura a dire di si perché avrei potuto passare momenti tristi e infelici e quella era proprio l’ultima cosa che volevo.

Quell’enorme flusso di pensieri fu interrotto dallo squillo del mio cellulare, lo presi di corsa, era Nina.

“Gin, si può sapere dove sei? Sono quasi le cinque del mattino! Non sei tornata a casa, ne un messaggio ne un biglietto sulla porta della tua camera. Stavo per chiamare la CIA.”

Ironica come sempre. “Scusami, ma oggi sono rimasta a casa di Eric.” Dissi un po’ intimidita.

“Ci hai fatto spaventare! Ti aspetto domattina a casa, nel pomeriggio avremo lezione, non dimenticarlo.”

“Va bene, a domani.” Dissi riattaccando.

Posai il telefono e tornai sul divano.

“Il tuo accordo e allettante, accetto. Adesso però vado a dormire. Buonanotte.” gli diedi un bacio sulla guancia e mi alzai dirigendomi verso la stanza degli ospiti.

“Buonanotte Ginevra.” Disse lui restando sul divano.

Arrivata nella stanza degli ospiti aprii la finestra per lasciare entrare il buon profumo di sottobosco e mi distesi sul letto. Non facevo altro che pensare a quello che c’eravamo detti e all’accordo stipulato, ma soprattutto non riuscivo a credere a ciò che avevo fatto, ero stata a letto con Eric. Era quella la cosa che desideravo di più? Era lui la persona che desideravo? Ero confusa e non riuscivo a capire se la strada che avevo imboccato fosse giusta o no, così in un vortice di domande mi addormentai come un sasso. Quel sonno mi sembrò lungo giorni poi di colpo sentii una voce chiamarmi.

“Signorina Wilson. Signorina Wilson si svegli.”

Quando aprii gli occhi trovai dinanzi a me un uomo di media statura, aveva i baffi e i capelli bianchi, i suoi occhi erano grandi, espressivi e celesti e il suo portamento molto composto. Indossava una divisa da maggiordomo e stava in piedi dinanzi al mio letto. Per l’imbarazzo mi coprii fino a collo con le lenzuona.

“Chi è lei?” Chiesi diretta.

“Sono il signor Tiboty Arnold, maggiordomo di casa Carter.” Disse senza scomporsi

“Capisco.” Dissi rimanendo coperta.

“Tra dieci minuti serviremo la colazione nella stanza sul prato.” Disse con tono autoritario, poi si voltò e disse: “Il signor Carter le ha lasciato un pacco all’interno della cabina armadio e mi ha pregato di dirle che gli farebbe estremo piacere se lo indossasse.” Prese a camminare e lasciò la stanza. Mi alzai e andai nella cabina armadio, per terra la prima cosa vidi fu un enorme pacco e quando lo aprii trovai dentro dei vestiti, li indossai. Conteneva un coordinato con jeans, camicia bianca, maglioncino color vinaccio, giubbotto e un paio di stivali col tacco. Sistemai i capelli, indossai gli occhiali da vista e presi il cellulare, poi seguii l’odore di cibo che inebriava la casa fino ad arrivare alla stanza sul prato. C’era un lungo tavolo con una tovaglia bianca, e delle porcellane. Dopo essermi seduta il cameriere si avvicinò.

“Cosa desidera signorina?” disse lui impassibile.

“Lei cosa mi consiglia?” Dissi con aria allegra.

“Abbiamo dell’ottimo succo di more e dei cornetti alla crema di mele.” Disse lui avvicinandosi al carrello mobile.

“Prenderei anche una cioccolata se è possibile.” Dissi fissandolo.

“D’accordo.” E con fare da esperto iniziò a posizionare sul tavolo il cibo che avevo richiesto.

“Non aspettiamo Eric?” Chiesi guardandomi attorno.

“Il signor Carter ha dovuto lasciare la villa molto presto per affari di lavoro, mi ha pregato di darle questa lettera se avesse chiesto di lui.” Disse estraendo dalla tasca una busta pergamenata.

Diedi un morso al cornetto, lo posai e aprii la lettera, impugnai la tazza di cioccolata e sorseggiando iniziai a leggere.

“Questa mattina dovrò lasciarti molto presto, ti ho guardata dormire e avrei voluto darti il buongiorno a modo mio. Tiboty si prenderà cura di te. Ti chiamerò io. Eric.”

Come sempre era stato abbastanza evasivo ma mi accontentai, finii di mangiare e chiesi a Tiboty di chiamarmi un taxi, ma con mia sorpresa trovai ad attendermi un’auto nera molto lussuosa che mi avrebbe riportato a casa. Salii e misi le cuffie alle orecchie concedendomi una pausa da tutto quello che avevo vissuto in meno di 24 ore. Il viaggio verso casa iniziò.



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