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lavoro pubblicato lunedì 3 agosto 2015
ultima lettura venerdì 27 novembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La serva slava . Elena e Rita 2a parte

di AndrewS. Letto 2704 volte. Dallo scaffale Eros

Forse Elena ne avrebbe voluto ancora, ma Rita la dissuase. Ci ritrovammo tutti e tre in cucina, dopo l’ennesima doccia, seduti su dei comodi sgabelli intorno ad un alto tavolo, sorseggiando del gelato vino bianco e mangiucchiando un po’ d...

Forse Elena ne avrebbe voluto ancora, ma Rita la dissuase. Ci ritrovammo tutti e tre in cucina, dopo l’ennesima doccia, seduti su dei comodi sgabelli intorno ad un alto tavolo, sorseggiando del gelato vino bianco e mangiucchiando un po’ di parmigiano e salumi. Lasciai che parlassero loro, di loro. Rita non la smetteva di ringraziare Elena, e Elena continuava con dei ‘non c’è di che’. Avrei voluto chiedere a Rita di suo marito ma d’istinto mi trattenni: se non lo faceva lei ce n’era evidentemente ragione. Si era fatto tardi e sia io che lei dovevamo andare, e vidi Elena rabbuiarsi un attimo per questa similitudine tra me e Rita. Eravamo ancora nudi, e io me le chiamai a me, salutandole palpandole adeguatamente e ovunque, e loro ricambiarono prendendomi in mano l’uccello e facendo battutine tipo ‘mi raccomando, non usarlo troppo, che non sta bene…’ ecc. Baciai profondamente e a lungo Elena, facendole capire che comunque era lei la regina, la mia preferita. Tenevo una mano sul fianco di Rita e lei faceva lo stesso con me. Sentii battermi sul fianco con le dita, come a richiamare la mia attenzione, ripetutamente. Quando smisi di baciare Elena la guardai ma lei distolse lo sguardo e andò a vestirsi. Mi voleva parlare, intuii. Uscimmo insieme e andammo alle nostre macchine, mentre Elena ci salutava distintamente, per non destare l’interesse dei vicini, che invece secondo me avevano capito tutto, e soprattutto sentito. La villetta di Elena dava su una strada di campagna e per tornare in città la via era solo una. Rita mi precedette veloce e io la seguii. A buona distanza si fermò. Feci lo stesso, scesi dalla macchina e la raggiunsi. “Volevo ringraziarti per la splendida giornata… e chiederti una cosa” restai in silenzio, in attesa “Mi porteresti, quando vuoi, a pranzo con te?” “Scusa Rita, non ho capito… cioè, ho capito e ti dico già di sì naturalmente, ma non ho capito…” “Voglio stare con un uomo, per un po’, fare le cose che una donna fa normalmente: andare a pranzo, fare due compere in un negozio… Parlare con un uomo, ascoltarlo, sentirlo, e parlarci io, farmi sentire io… Mi manca…” Scoppiò a piangere. “Scusami… non voglio importunarti, e non voglio che tu pensi altro… solo parlare, stare un po’ insieme, insomma, da donna e uomo… Puoi?” “Ti ho già detto di sì, Rita… Ti va bene domani? Ti porto a pranzo in centro, ok? E poi andiamo un po’ per negozi” “Davvero lo faresti? Dio… guarda, grazie, grazie… non sai cosa significhi per me…” “Non dirmi nulla, adesso… se vuoi ne parliamo domani ok? Ti mando un sms per darti l’indirizzo di dove venire… Adesso va a casa, su…” “Grazie…” la baciai sulla guancia, e sentii le sue lacrime. D’istinto le leccai. E anche lei d’istinto tirò fuori la lingua… Fu un gesto davvero istintivo e naturale, fatto senza alcuna malizia, per me. Ridemmo imbarazzati. Scesi e tornai a casa, ero davvero esausto e dolorante. Arrivò subito un sms di Elena ‘ Tutto bene? ’… Istinto femminile.

Rita parcheggiò vicino a casa mia in un comodo silos a pagamento. La andai a prendere e ci incamminammo tranquilli verso il ristorante che avevo scelto. Mi trotterellava al fianco agile, fasciata in un bel vestito beige sexy ed elegante al punto giusto, e con un paio di stivali scamosciati fantastici. Era carica di bracciali e collane e con dei sensualissimi orecchini a cerchio, perfetti per il suo bel volto. Mi prese il braccio, così potei adeguarmi ai suoi passetti brevi e scattanti, confrontati coi miei lunghi e marziali. Era raggiante, e visibilmente imbarazzata. Facevamo una bella coppia, indubbiamente. Notai che aveva la carnagione piacevolmente abbronzata “Ho fatto una lampada ieri, dopo il nostro ehm… incontro” “Stai benissimo… sei davvero una bella donna, Rita… Penso che lo stiano natando tutti, tra l’altro”. Notai che infatti tutti o quasi, sia uomini che donne, la guardavano, e ci guardavano. Rita volava di fianco a me, a una spanna da terra. “Che bella sensazione… Mi sembra un sogno… Grazie” “Di cosa? Grazie a te… Mi stai facendo fare un figurone… Quasi quasi ti ingaggio per quando voglio far ingelosire qualche ragazza che fa la preziosa: saresti perfetta” “Ma dai, smettila… E poi scusa, non hai già Elena?” mi provocò “Sì, certo… Ma lei e bionda e tu sei mora… Posso scegliere a seconda dei casi, ti pare?” rise di gusto “Ieri è stato fantastico… Rita è una vera… mangiatrice di uomini, e pure di donne! A proposito: ti fa ancora male?” “Un po’... mi prude più che altro” “Anche tu comunque, non ci sei andato piano col mio di dietro… anche a me un po’ fa male” stavo per dirle che avrei fatto più attenzione la prossima volta ma mi trattenni: non volevo rischiare di rovinare la bella l’atmosfera ‘normale ‘ che si era creata tra noi. Entrammo nel ristorante accolti da sorrisi e occhiate dei clienti uomini, ma anche delle donne notai. Rita era davvero deliziosa: era la quint’essenza della femminilità. La sua felicità poi, era davvero contagiosa. Ordinammo, e Rita, piano piano, iniziò a parlarmi della sua vita “Ho avuto molti uomini, lo confesso… Ho iniziato anche un po’ prestino, intorno ai 15 anni, con ragazzi più grandi di me. Mi sono sempre piaciuti, prima i ragazzi, e poi gli uomini. Pensavo di averne sempre una scorta infinità, ma poi, verso i 30 anni, quando iniziai a cercare qualcosa più del sesso e del divertimento in una relazione, quando issai la rete, di pesci dentro ne restarono molto pochi, e anche di scarsa qualità. Non ero vista come una donna da marito, ma solo da letto, da week end… Pagavo il prezzo della mia libertà. Avevo un buon lavoro, ero autonoma, sempre molto appetitosa, ma gli uomini non stavano con me per più di qualche giorno. Le amiche iniziarono a una a una a fidanzarsi e poi a sposarsi. Avevo notato che le stesse ragazze con le quali ne avevo combinate di ogni, trovato il fidanzato, non voleva più frequentarmi: i loro ragazzi imponevano loro di chiudere con me, essendo io ormai nominata come facile. Restai sola. Poi un giorno incontrai Alberto. Stavo acquistando un oggetto di design nel negozio che allora aveva in centro, non molto distante da qua. Mi diede dei consigli… Insomma ci scambiammo il numero di telefono. Valutai subito che era un ottimo partito, anche un uomo piacente… Mi parve anche intelligente… Nel giro di un anno ci sposammo. Avevamo avuto entrambi le nostre storie, e ci piacque pensare che eravamo fatti l’uno per l’altra, che la vita ci aveva condotto fin lì per un motivo preciso. Dopo qualche tempo iniziai a capire che non lo conoscevo poi così bene… Era un immaturo, parecchio ignorante, condizionato dalla sua famiglia, dei brianzoli arricchiti più ignoranti di lui. Ma me lo feci andare bene, dovevo. Non volevo restare sola. Pensai che era giunto il momento di avere un figlio, perché comunque gli anni stavano passando… Niente. Non restavo incinta. Il sesso poi era alquanto scarso, sia qualitativamente che quantitativamente. Ci provavamo, ma niente… Facemmo degli esami, dai quali risultò che lui aveva dei problemi, pochi spermatozoi e anche di forma non coerente. Ovviamente non volle parlarne, si sentì ferito nell’orgoglio. Provammo con la fecondazione assistita… Niente da fare. E’ come se la natura si rifiutasse di farmi concepire con quest’uomo… Sono così delusa e amareggiata…” Le venne da piangere. “Scusa Rita, ma mi pareva di aver capito che tu ed Elena vi foste conosciute a scuola dei vostri figli” “Sì, ma non accompagnavo mio figlio, ma quello della mia amica che non poteva quella settimana” “Capisco. Ogni quanto lo fate tu e tuo marito, perché comunque capiterà che lo facciate ancora qualche volta, o no?” “Una, due volte al mese… Tre se la Luna è giusta, i pianeti allineati… Non è che poi a me piaccia particolarmente sai? Comunque sì, lo facciamo ancora” restai in silenzio, pensoso “Perché mi hai fatto questa domanda?” “Aspetta… Sei sicura di non avere problemi tu vero?” sorrise “Guarda, ho fatto tanti di quegli esami… sono più che sicura. Credimi, è lui… Ma perché me lo chiedi?” abbassai lo sguardo, richiamando tutta la sua attenzione, poi la guardai dritto negli occhi “E se ti mettessi incinta io?”. Rita sbiancò in volto, poi divenne rossa come se stesse per esplodere “Mi stai prendendo in giro?” “No, affatto. La mia è una proposta seria e precisa” “Ma come… saresti disposto? Tu lo faresti veramente?” “Sì. E’ il viatico dell’immortalità per un uomo… uno dei motivi di essere uomo è proprio questo. E poi ti dirò che la cosa mi intriga moltissimo, tolto il fatto che renderei te la donna più felice della Terra, o sbaglio?” “Sì! Assolutamente! Ma dici davvero, non mi prendi in giro… Ti prego non scherziamo su questa cosa…” “Sono serissimo, se vuoi te lo dimostro anche subito… Andiamo in un motel quando abbiamo finito qui, e scopiamo… e ti vengo dentro” “Oddio… Mi sento svenire… Dimmi che dici sul serio!” “Sono serissimo e ripeto, mettimi alla prova”. Mangiammo in fretta e tornammo alla macchina quasi di corsa. Guidai Rita in un bel motel poco fuori città. Era esperta, notai, perché mi porse subito i documenti. Altre donne non lo facevano e mi toccava chiederglieli io, con loro grande sgomento. Entrammo nella bella stanza e ci spogliammo subito. Lei si fece un abbondante bidet, io pretesi che mi lavasse lei l’uccello, una cosa che adoravo far fare alle mie donne. Era emozionatissima. La feci stendere sul letto di schiena e iniziai a baciarla, dappertutto. Lei fece lo stesso a me, delicatamente, quasi castamente. Quando fummo pronti lei allargò le gambe, e io le entrai dentro. Scopammo con calma, del tutto tranquillamente, come due veri amanti. Lei tramava come una foglia, e anch’io mi resi conto di essere molto teso. Forse mi stavo rendendo conto solo in quel momento dell’enormità della cosa che stavamo facendo. “Sto per venire” mi sussurrò nell’orecchio “Godo, godo… Sto venendo” e allora venni anch’io, non mi trattenni più. “Sto sborrando Rita… Ti sto riempiendo di seme” le bisbigliai “Lo sento… Lo sentoooo, Dio che bello…” Le restai dentro il più a lungo possibile, quasi spremendomi i coglioni, sforzandomi. “Cosa abbiamo fatto… E’ incredibile”. La baciai teneramente “Spero che tu rimanga incinta. Ma dovrai farlo sembrare come una cosa di tuo marito…” “Sì, lo so…”. Rita restò a gambe aperte, con me dentro, fino a che il mio cazzo flaccido non le scivolò fuori. Si tappò la figa con una mano, poi se la guardò “Che strano… non esce niente. Eppure mi è fin sembrato di sentire gli schizzi dentro di me… boh…” “Beh, non preoccuparti… lo rifaremo ancora, fino a che non resterai gravida. Mica penserai che sia finito qui… E’ un lungo cammino…” ci sdraiammo nudi, a parlare di quello che da oggi in poi sarebbe potuto accadere soprattutto alla sua vita se… a ipotizzare. “Ovviamente farai in modo di fargli credere che sia suo…” “Sì… Non ti nascondo che mi spiace, ma devo pensare al suo futuro, e al mio. Io voglio bene a mio marito, perché comunque non è un uomo malvagio: è solo un immaturo. Certo, vorrei che mio figlio, o figlia, avesse un esempio diverso davanti…” “Il padre è solo un uomo… scegline uno, seguilo e impara, disse un tale” “Già… beh, non corriamo così avanti!” “Tu sarai stupenda, col pancione… non mi sono mai scopato una donna incinta, o almeno non credo” “Stupido… se resto in cinta non te la do mica più…” “Immagina quanti pompini mi dovrai fare… e il culo” “Quello sì… ma la mia fichetta se resto incinta diventa off limits!” “Senti, che ne dici di darti da fare subito al riguardo…” le porsi il mio uccello. Rita si piegò e me lo prese subito tutto in bocca, iniziando un bel massaggio ai coglioni “Che bel cazzo che hai… durissimo” “Mi fa piacere che ti piaccia” “Se avrò un maschio spero ti somigli… Una femminuccia… Madonna che troia! No, speriamo in un maschietto!” scoppiammo a ridere “Sì, perché se invece somiglia a te… Sai che zoccola… Una bellissima zoccola certo” “Stronzo! Però è vero… Oh, speriamo che sia un maschio”. Questo mi piaceva di Rita: la sua ironia, la consapevolezza di se stessa, l’accettarsi per ciò che si è. Elena non ci sarebbe arrivata mai. Paradossalmente, Elena, che sembrava più riservata e timida di lei, era di gran lunga la troia più troia che ci fosse, e questo non me l’avrebbe mai fatta andare a genio, fino in fondo. Scopammo di bocca e di culo, ma ancora le venni in figa. Dopo, tornando, ci accordammo per incontrarci appena fosse stato possibile, a casa sua. Elena lo stesso giorno le telefonò, e le chiese se le andava di fare un’altra orgetta con lei e con me. Rita accettò, e mi informò subito della cosa. Quando quindi Elena sentì me per organizzare la cosa, chiedendomi di sentire Batu e Olga, io avevo già deciso di non coinvolgerli mai con Rita, temendo che la cosa potesse non andare bene per la sua possibile gravidanza. Elena rimase un po’ perplessa al mio diniego, parziale. Avvertiva qualcosa, ma non sapeva bene cosa. Il giorno dopo, quando arrivai a casa sua, sul bel tavolo in sala trovai ad attendermi una scatola infiocchettata. “E’ per te, un regalino”. Ero più che stupito, ma accettai a scatola chiusa. Aprii la scatola, e dentro ci trovai un bellissimo e prezioso orologio svizzero. “Elena, ma sei matta? Quanto hai speso per questo orologio? E poi perché” “Non posso farti un regalo? Mi piaceva pensartelo al polso” “Beh, grazie. E’ molto bello, davvero” la presi e la baciai. “Ti amo sai?” Me lo aspettavo, e a dire il vero mi fece molto piacere, gratificò il mio ego. Adesso però mi trovavo in una strana situazione, preso tra 4 donne che mi stavano letteralmente portando via la mente e il corpo. Rita arrivò e dopo un poco ci ritrovammo nudi sul bel divano di Elena, che ormai presentava degli aloni evidenti e delle macchie di sborra un po’ dappertutto. Scesero entrambe a farmi un pompino e poi le scopai di figa e di culo, mentre loro si facevano un delizioso 69, inframezzato da delle belle ciucciate di cazzo. Poi, commisi un errore banale per quanto prevedibile: venni in figa a Rita. Elena rimase sbalordita e chiese immediatamente spiegazioni. Fortunatamente Rita prese in mano la situazione, dimostrando di cosa è capace una donna quando è intelligente. “Cazzo… Adesso mi tocca prendere la pillola del giorno dopo…” “Scusa Rita… Pensavo di aver capito che avevi la spirale… Elena ti ricordi?” “Ma, non mi pare…” “Ma sì l’ha detto l’altro ieri” “Ho detto che vorrei metterla…” “Ah cazzo… scusami” “Va beh però non venirle in figa, scusa…” Elena era chiaramente offesa da questo gesto intimo, totale, assoluto. Rita, come poté farlo mi fece l’occhiolino di complicità. Mi spiaceva per Elena: si vedeva che c’era davvero rimasta male. “Però Rita, non mi è sembrato di vederti scappare via quando lui ti è venuto dentro…” “Elena, ti dico, non ce l’ho fatta… Mi è piaciuto tantissimo… sentirsi la sborrata dentro… lo sai no?” “Eh, lo so sì… Cazzo, lo voglio anch’io adesso! La pillola del giorno dopo la prendiamo insieme! E tu adesso mi scopi e mi vieni dentro cazzo!” “Non è mica un sacrificio per me” Elena si precipitò a prendermelo in bocca, perché voleva che la scopassi anche a lei, gelosa. Si mise a gambe larghe e mi guidò dentro di lei. “Dai scopami, montami… Sborrami dentro” sembrava in preda a una trance sessuale. Ogni tanto lo tiravo fuori e lo davo a Rita da leccare e succhiare. Lei mi lavorava di bocca la cappella e me lo menava con dei bei colpi profondi e veloci. Aveva mani piccole e morbide, ideali per farsi fare una sega. Elena subito lo rivoleva dentro però “Montami, monta dai… Ah che bello” le mie due troie erano davvero brave, riconobbi. Sborrai dentro Elena, rabbrividendo di piacere. Lei partì per un viaggio su qualche pianeta nella sua testa. Si portò una mano alla bocca e cominciò a fare di no con la testa. Forse solo ora si era resa conto di quel che aveva fatto: una solenne minchiata, solo per una stupida gelosia. Ancora una volta, provai una penosa rabbia nei suoi confronti: non c’era nulla da fare, era troppo stupidamente femmina. Al posto di usare la sua sessualità straripante e libidinosa a suo favore, se la faceva ritorcere contro. Inoltre penso che la mia goduta dentro di lei le avesse ricordato il suo aborto, di tanti anni prima. Si può essere stupidi, specie se si è belli e abbienti come Elena, ma non si deve approfittarsene troppo… Rita non perse l’occasione e prima succhiò via lo sperma residuo dal mio uccello, poi approfittò di quello che colava fuori dalla figa di Elena per farsi una sgrillettata con il lubrificante più naturale che ci fosse. “Stai attenta Rita!” Le disse Elena “Eh sì hai ragione Ele… rischio di rimare incinta?”. Cazzo, era proprio un idiota… Elena ci rivelò che aveva ordinato una bella vasca tonda, che avrebbe fatto sistemare in una stanza al piano di sopra, trasformandola in una sauna e bagno “Ci staremo minimo in 4… spero che ti piacerà fare il bagno con me tesoro…” la guardai nei suoi bellissimi e tristi occhi verdi “Con te mi piace fare tutto, lo sai… Mi pare una stupenda idea” “Che bello… adoro l’acqua” Rita mi guardò, facendomi capire che aveva registrato quel ‘tesoro’, ed Elena non disse nulla. Era evidentissimo che reputava Rita una minaccia. Io non sapevo nascondere che Rita mi piaceva, sotto vari punti di vista. Ci rivestimmo. Elena mi si avvinghiò addosso “Puoi rimanere ancora un po’? Ho bisogno di parlarti…” “Certo”. Salutammo Rita e andammo a sederci. “Ho bisogno di chiederti una cosa… Potresti venire a cena con me domani sera?” “Sicuro, dove?” “A casa dei miei genitori. Mi farebbe davvero piacere… sai, sono sempre sola” titubai solo un attimo, sufficiente a lei per farsi prendere dal panico “Se non te la senti capisco” il tono della sua voce si era alzato di un paio di toni “Va bene… Come mi presenterai? Tua madre poi mi conosce…” “Come un amico… No?” “Va benissimo… Ti vengo a prendere io?” “Mi farebbe comodo… Poi possiamo tornare qui…” “Certo”. Il suo volto si rasserenò e ci salutammo. Imboccai la strada per il ritorno e vidi l’auto di Rita ferma. Mi stava aspettando. Ci allontanammo un po’ e trovammo un parcheggio isolato. Scesi e andai in auto da lei. “Quella è innamorata cotta e brasata… Hai visto cosa ha fatto? Certo che anche tu però…” “Lo so, ho fatto una minchiata… Ma sai che non ci ho proprio pensato? Mi è venuto, nel vero senso del termine, del tutto naturale” Rita mi guardò intensamente negli occhi. Con un gesto veloce e agile, si alzò la gonna del vestitino e mi venne in braccio a cavalcioni. Si fermò a guardarmi per qualche secondo, dritto negli occhi, e poi mi baciò profondamente, con le labbra e con la lingua. “Quando mi vieni dentro sento come un terremoto dentro… Mi si ritorcono le viscere, sento un calore piacevolissimo. Credo che sia quello che una donna scopa, fa l’amore, con l’uomo giusto. Non sono mai stata meglio in vita mia, sento che sono pronta fisicamente per fare un figlio, perché sei tu che mi stai ingravidando. Sai che ti ho detto che non mi usciva il tuo sperma? Sbagliato: esce sì, dopo qualche ora! Stavo cucinando, e mi sono sentita colare sulle cosce la tua sborra… Sono corsa in bagno a lavarmi. Poi a cena ancora, di colpo. Ho tirato un urletto e mio marito mi ha chiesto cosa avevo. La gatta s’è svegliata… Sono di nuovo corsa in bagno. Lì per lì non ho capito, ma poi sì: sto trattenendo dentro il tuo seme per permettere al mio ovulo di avere il tempo di fecondarsi. Trattenendo dentro capisci? Non lo faccio mica apposta… E’ il mio corpo che lo fa, da solo. I tuoi spermatozoi sono come salmoni che risalgono le rapide di un fiume che ho dentro. Una cosa ancestrale e stupenda… Quindi io so cosa sta vivendo Elena, la capisco. Sei un uomo meraviglioso, e non c’è donna che non ti vorrebbe al suo fianco. Sei forte e deciso, ma anche premuroso e gentile. Sei bello e intelligente… e poi scopi benissimo…” mi baciò ancora. Sentii il mio uccello che si induriva, ancora. Era strano per me, molto strano… Mi slacciai i pantaloni e me li abbassai, lei scostò le sue mutandine sottilissime. Lo prese dentro, e ci baciammo sulla bocca per tutto il tempo, scopando piano, a fondo. Venimmo insieme, benissimo. “Dio che bello… Che cosa meravigliosa… Sento il tuo cazzo così bene… la mia figa lo stringe come se fosse una mano” “Lo sento… Purtroppo non credo di averti dato molto seme: sono un po’ svuotato” “Non fa niente, credo che tu me ne abbia già dato abbastanza… E’ il calore, la libidine che ho addosso che adesso creerà le giuste condizione per i tuoi ‘salmoncini’…”. Ci rivestimmo e tornammo alle nostre case, lei da suo marito, io da mia madre e Olga. Sperai che Olga potesse restare a dormire da noi e che accontentasse lei mia madre stanotte, con la sua mano e il suo polso. Io volevo, dovevo riposare. Elena mi scriveva molto, e così Rita. Non lo aveva detto, ma lo capivo che c’era anche per lei altro con me. Non mi facevo così affascinante. Poi capii. Era la donna, che richiamava le altre donne. Era come la forza di gravità: aumentava più la massa cresceva, era un processo che si autoalimentava. Le donne percepivano la cosa, e volevano far parte del giro. Tolto il fatto poi, che tutto quel sesso e quella promiscuità tendevano ad azzerare quasi del tutto i freni normali inibitori di un uomo, e io ne sapevo parecchio al riguardo.

Arrivammo a bella casa dei genitori di Elena. Lei era emozionatissima. “Salve signora, come sta? Elena mi ha chiesto di accompagnarla…” “Sì… Beh, accomodatevi. Papà arriva subito… C’è anche Teo…” “Ah, e Susanna?” “Sai che se c’è lui non c’è lei… Tua sorella in questo momento non ha molta pazienza. Però guarda, se non ci fosse lui a dare una mano a tuo padre per certe cose… Sempre disponibile”. Si presentò quindi un tizietto, che classificai subito come un gay nascosto. Ci trovammo antipatici subito l’un l’altro, troppo diversi. Elena faceva di tutto per creare atmosfera ma era evidente l’ostile indifferenza che sia i suoi genitori che l’ex di sua sorella, scoprii, manifestavano verso di me. Elena doveva proprio avergliene fatte passare di ogni con gli uomini, ai suoi genitori, e io ero solo un altro di loro. Sarebbe stato superfluo, anche se molto divertente, spiegargli che la loro figlia per me, e non solo per me, era un oggetto sessuale e basta, al limite un gustosissimo esperimento. Elena era molto elegante, fasciata in un vestitino sbracciato nero, a collo alto, che le faceva risaltare i seni e il culo, con scarpe a tacco lato e una bella collana di perle. Non perdevo occasione per toccarla, mi eccitava molto, e volevo che si notasse. Lei era molto imbarazzata ma penso che le facesse piacere che io manifestassi calore e trasporto nei suoi confronti. Non capiva che quella bigotta di sua madre invece vedeva questo come la conferma delle sue paure: “Eccone un altro…” ero certo che pensasse “E questo quanto ci costerà?”. Potevo capirla, ma fino ad un certo punto. Non puoi battere la natura di una persona: la devi gestire. Da madre e da donna avrebbe dovuto capirlo. Il padre era un signore taciturno e parecchio annoiato dalla situazione ritenni. Inoltre stava poco bene. Avevo saputo da Elena che poco prima di ammalarsi però, l’amico si era divertito con una giovane signora, che poi gli aveva piantato dei casini mica male. La madre di Elena, una donna fisicamente ordinaria, e del tipo anziana da sempre, si era incazzata ma poi, si era messa a cercar scuse per il marito: un classico. Ne aveva parlato con Elena, e la cosa mi aveva fatto capire chi mi trovavo di fronte. Gente arricchita, ignorante, parecchio arrogante, con quel tipico atteggiamento pseudo furbesco dei brianzoli, che pensano di aver capito tutto solo perché sono riusciti a non pagare le tasse al momento giusto, e a portare un po’ di soldi in Svizzera. Nutrivo un profondo disprezzo per questa gente. L’ex della sorella invece, lo classificai uno snob che faceva il gay, preferibilmente con il culo dei genitori di Elena. Camuffava i suoi problemi e l’insipienza fisica sotto atteggiamenti effemminati, spacciandoli per eleganza. Era solo ridicolo. Restai silente per tutta il tempo, visto tra l’altro che nessuno mi rivolgeva la parola, in maniera maleducata e falsamente indifferente: sapevo benissimo che morivano dalla voglia di capire che e cosa fossi. Decisi di lasciargli il dubbio, ma misi bene in chiaro che la loro figlia era completamente alla mia mercé, fisica e sentimentale. E a questo loro non avrebbero potuto e saputo farci niente. Sorridevo beffardo ‘Bravi, bravi… Divertitevi pure… Pensate di avere il controllo… Adesso ve lo dimostro io chi ce l’ha veramente’ mi alzai dal tavolo “Elena scusa, dovrei fare una telefonata… Mi fai vedere dove posso mettermi per non disturbare?” “Certo vieni… Ti faccio vedere la mia stanza di quando ero ragazzina così!” mi accompagnò nella sua stanza di ragazza ricca e un po’ tonta, coi poster dei Duran e degli Spandau ancora alle pareti. “Chiudi la porta… Vieni qui” e la presi e la baciai con forza, eroticamente, con la lingua. Lei non si ritrasse, anzi “Anch’io avevo voglia di baciarti… Non resisto a non farlo, a non toccarti quanto mi sei vicino… E’ una cosa fortissima” “Tua madre se ne è accorta…” “Dici?” la feci sedere sul letto, mi tirai fuori l’uccello e glielo misi in faccia “Succhia troia, succhialo bene… Te lo faccio prendere io il dolce” Elena fece per alzarsi, per fuggire via “Se non mi fai un pompino veloce, subito, me ne vado adesso” “Ti prego… non posso” mi riallacciai i pantaloni “Allora ciao, salutami i tuoi” “No! Ti prego…” Mi slacciai di nuovo la patta “Allora lecca, e poi bevi troia…” me lo prese in bocca e iniziò a pompare velocissima, e a menarmelo “Oddio… dai vieni, sbrigati!” “Zitta troia… Tu succhialo bene” lo pompò con foga, con gli occhi rivolti verso la porta. Le sborrai in bocca con gusto, scopandola fino in gola. La sentii trangugiare lo sperma. “Dai andiamo adesso… Ti prego!” Lei scappò via, e io la seguii con calma. Arrivò nel salotto tutta trafelata, e io sperai che capissero quello che avevamo fatto. “Tutto bene Elena?” “Sì, sì…”. Feci un bel sorriso a tutti e mi versai un po’ di vino. Elena fece lo stesso, e pensai che avrebbe sentito il sapore della mia sborra anche se avesse fatto 10 gargarismi di champagne adesso, perché l’odore sarebbe stato nel suo cervello. Era rossa in viso. Ed era davvero bella notai. Il seme di un uomo la faceva fiorire, la impollinava come un fiore. Sospettai che sua madre avesse intuito qualcosa, il padre non alzava la testa dal piatto anche se il gay snob faceva di tutto per attrarre la sua attenzione. “Quindi, lei di cosa si occupa, cosa fa nella vita?” alla fine la madre fu costretta a chiedermi “Quando non mi occupo di sua figlia? Studio” sorrisi. La misi a disagio, e ne fui fiero. Elena avvampò “Sì, fa l’università… sta finendo” “Un po’ fuori corso, mi sembra” “Che fretta c’è scusi? Me la paga lei?” la colpii. Adesso avevo tutta l’attenzione che volevo “No, penso i suoi genitori” “E lei che ne sa, scusi? Per esempio potrei avere un mio patrimonio indipendente, un lascito, una vincita al superenalotto… Fatti sostanzialmente miei, non trova?” “Non c’è bisogno di essere maleducati… Luisa stava solo chiedendo” “Ah, si chiama Luisa… e tu ti permetti di dare a me del maleducato… Ti spiego una cosa: non ti consiglio di rivolgermi mai la parola, mai. Ti ho inquadrato appena ti ho visto, e non mi piaci. E quando uno non mi piace, e si permette di criticarmi, corre seri rischi, credimi sulla parola. Ora, alla luce di questa spiegazione: ripeti quello che hai detto” Il padre si alzò dal tavolo e se ne andò. Il gay lo seguì di corsa. La madre balbettò qualcosa tipo ‘Non voleva mica dire’, Elena guardava nel piatto “Quindi, direi che ci siamo conosciuti e non ci siamo piaciuti. Capita. Elena stai attenta che parecchi dei tuoi problemi vengono da qui. Ti saluto” e me ne andai.



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