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lavoro pubblicato lunedì 3 agosto 2015
ultima lettura venerdì 27 novembre 2020

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

il conto del capro

di Mornight. Letto 2002 volte. Dallo scaffale Eros

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Quella sera regnava una calma insolita, ovattata. Quella dei momenti in cui il presente sembra sospeso in una vacanza che sedimenta e coltiva un vuoto nel quale alligna l'apertura a un sogno estatico. Frantumi di sensazioni si disegnano nella mente come in un quadro di Picasso, dal quale poi si ricompongono tornando a posto come per incanto. Qualcuno la definirebbe l'irruzione dell'inconscio o dello spirito della storia, l'universo che attraverso i tuoi sensi prende coscienza di se'. Io ricordo che scivolavo in macchina lungo il buio contrappuntato di scialbe luci che sgocciolavano sul parabrezza e si portavano via, nella loro tumultuosa irregolarita', tutti i miei affanni. Quando parcheggiai lungo un marciapiede fiancheggiato da un'alta fila di querce frondose mi sentivo ormai ospite di un mondo alieno che mi spingeva dentro di se' senza pieta' eppure gravido di una grazia pietosa, carezzevole. Sgusciai via lungo vialetti ghiaiosi nel fitto del bosco che profumava di mandorle, agrumi e umidita' notturna. Vidi da lontano la grande polla di luce che si apriva nell'ombra e via via che s'appressava colori apparivano, la grazia di capigliature morbide appoggiate su spalle nude, chignon eleganti troneggiavano su colli sensuali e alteri, fruscii di vesti estive scoprivano dolci carni abbronzate, schiene ed anche classicheggianti, sorrisi rubati alla notte. Ero arrivato al teatro, improvvisato li' all'aperto per le allieve del corso di drammaturgia classica. Il mio giornale mi aveva incaricato di farne un trafiletto, non so per quale oscura malleveria.Prendo posto alle spalle dell'ultimo anello di schiene, estraggo il taccuino e attendo l'ispirazione.A parte il regista, il fonico e gli attori, vedo solo donne, ninfe, nereidi, calate dal mito su questo spiazzo erboso, eteree muse incantate, ingioiellate e sinuose. Il sogno prosegue.Lo spettacolo inizia all'improvviso, nel buio aggressivo si stampano figure senza volto, suoni gutturali e ctoni accompagnano la traiettoria di corpi che si contorcono e in sequenze animalesche mentre si va definendo un violetto di contorno che man mano tutto pervade di se.Mi interrogo in quella violenta sinestesia se sia un lavoro sperimentale quando accanto a me si siede una figura dai boccoli cascanti come una fontana;indossa una canottiera di seta e una gonna indiana. Una collana di madreperla le orna un collo diafano appoggiato su un seno piccolo e regolare, denti bianchi come perle abbagliano un sorriso che si schiude con evidenza verso di me.Si sfila i sandali e posa i piedi sull'erba. Il sogno prosegue.Una schiera di opliti dagli scudi levati si muove in sincrono, sferraglia con lance che percuotono ritmicamente il legno del palco. Ancelle sdilinquite in gorgheggi sensuali protendendo le braccia verso di loro, le vesti si sollevano lungo i polpacci, si scoprono seni candidi. Danzano baccanti senz'anima avvinte dai sensi che strappano vesti, che si slanciano in corsa, che si inginocchiano smaniose, che si toccano le mani, tra loro si lanciano lamenti e guaiti. Le spettatrici, a volte, sorridono imbarazzate da tanta carica ancestrale gettata tra loro dal palco. La mia vicina sembra a suo agio, giochicchia con la collana e mi sfiora ripetutamente la gamba con il ginocchio. Mi giunge un afrore di iris o muschio bianco quando mi accorgo che ho la mano nella sua, le sue dita affusolate intrecciate alle mie, nel buio, sibila come un aspide mentre tira fuori i seni carnosi e li lascia irrorarsi di sangue, all'aria, dove si appuntiscono come punte di frecce.Il suo ovale dolce, rassicurante, mi sfiora di sguardi repentini, appena intravisti, e sicura affissa il palco dove l'erotismo strisciante aumenta di pathos quando le ancelle, le mani tra le cosce invitano lascive gli olpiti per distrarli dalla guerra contro i loro compatrioti.La mia mano tra i suoi seni, se la porta, lei a spasso nella cavita del torace e poi la stringe sulle ghiandole fremendo, la punta dei capezzoli tesa si abbassa al mio contatto e poi si rizza di nuovo, piu di prima.Il taccuino giace ai miei piedi chissa' dove, dove sei tu, vecchia carabattola di una vita di immanenze, perche' non ti estingui con me in questa sera di echi cupi, cupidi, sonanti oltre il velo di marmo delle veglie scadute?Le attrici, vincendo il pudore si voltano di spalle piegate, si sollevano le vesti per mostrare la loro disponibilita' alla monta. Gli opliti tentennano nella furia tra eros e onore.Il mio membro si e' ingrossato come il suono dei timpani che rimbombano con i passi dei soldati che cedono alla lussuria e si avventano sulle ancelle.Ora delle dita sono gia' intorno al mio membro, indice e pollice delicatamente stretti alla base della cappella. Le ruota gentilmente e spinge giu e poi lo lascia cosi, all'aria fremente a stillare piacere.Mi sento piacevolmente violentato da una giovinezza di ritorno, mi sembra di essere io sul palco a simulare un'orgia di metalli battenti e lai femminili. Invece sono qui sull'erba, lei graziosamente solleva il piede e lo posa lungo il mio sesso mentre mi masturba con senno, lenta come una geisha, selvatica come una lince. Mi sfugge un lamento strozzato quando la sua collana e' sulla mia pancia scoperta e il mio sesso dentro la sua bocca perlacea che risucchia con naturale volutta'. Il cerchio dei cieli ovattato sopra di me. Mi piacerebbe stamparlo nella memoria, a futuro decoro, il monumento alle notti lussuriose degli archetipi piu osceni.Le ancelle gridano e incitano a una monta piu cattiva, e io sono tra le sua cosce lunghe, il suo bel cespuglietto mi scortica la pancia mentre mi ingrandisco in lei come poseidone quando scatena la marea della rabbia e della distruzione per un'offesa patita. Mi sorride assente, occhi in alto, mentre mi mangia il sesso col suo, come se volesse trasformarlo in una picca che le trapassi tutto il corpo e le esca dalla bocca voluttuosa.Spero che il buio ci protegga, spero che i nostri corpi siano di vetro, spero che le risatine femminili che sento siano indirizzate al dramma in scena. Mi sento un piede dentro la bocca e spingo nella vagina giovane che cala con violenza su di me ricoprendomi di rugiada la virilita'.Arrivano i nemici, gli opliti colpiti durante l'orgasmo indifesi, cadono e sciamano, stracci, lungo l'inutilita' della loro impresa mancata. Il palco si spegne quando le orgasmo dentro enormi getti di piacere secolare, che rimontano ai dolori violenti delle generazioni andate, tutte, andate.Lei si sfila, madida e muschiosa, rotola via nel buio. Mi rivesto alla meglio, torno al presente, mi volto. Lei cammina, va verso un uomo che la prende sotto braccio e mi manda un gesto di intesa.Sotto volte di pini, cipressi e querce se ne vanno il mio boccoluto sogno estivo insieme al misterioso mallevadore. Riprendo in mano il taccuino e davanti a me una ragazza voltatasi a gambe larghe mi squadra vogliosa. Seduta si cala le mutandine alle caviglie e guardandomi con un labbro tra i denti si infila un dito nella vagina e uno nell'ano, scopandosi. Io mi alzo, le do un bacio e mi allontano, i sogni mantengono il loro mistero fino al climax, poi diventano banali.Il taccuino e' sul cruscotto, il finale della tragedia l'ho perso, ma tanto prima di scrivere la recensione a mano buttero' giu, mentre il sogno dilegua in un esile afflato, un delirante racconto digitale.



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