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lavoro pubblicato lunedì 3 agosto 2015
ultima lettura venerdì 27 novembre 2020

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Vita da marciapiede

di vecchiofrack. Letto 509 volte. Dallo scaffale Amore

Vita da marciapiedeTrenta passi, da questo a quel lampione; poi altri trenta per tornare, come si può concepire di racchiudere l’esistere in questo tratto di marciapiede?Eppure l’ho fatto, lo sto facendo… ancora per poco per&o...

Vita da marciapiede

Trenta passi, da questo a quel lampione; poi altri trenta per tornare, come si può concepire di racchiudere l’esistere in questo tratto di marciapiede?
Eppure l’ho fatto, lo sto facendo… ancora per poco però; il volo l’ho prenotato, il coraggio… quello spero di trovarlo all’atterraggio.

Quanti sogni saranno andati perduti fra questi palazzi, in questo triste quartiere?
Domande a cui ognuno può rispondere per se.
Eppure un tempo immaginai, di esser felice… fu quando dentro il parco dietro la scuola, incontrai l’amore, quello lacerante della prima volta.
Fremevo dalla voglia di provare anch’io: il piacere del dolore che la prima volta ti sa dare, così narravano l’addio alla verginità le amiche del liceo.
Ma in classe, nessuno mi filava, con chi avrei potuto condividere: la gioia della prima volta?
Luigi lo incontrai per caso in corridoio durante l’intervallo, e al primo sguardo… fu amore!
Aveva diciotto anni, uno in più di me, e un sorriso ammaliante; era bellissimo… beh, non esageriamo, diciamo che non era da buttare, insomma, voglio dire, nel mazzo ci poteva stare.
E poi, in tutto l’istituto, era l’unico che mi filava, e tanto bastava a far di lui il semidio invincibile del mio fantasticare.
E il semidio dentro quel parco, mi regalò il lacerante dolore del piacere, non so se il mio dolore fosse uguale superiore oppure inferiore a quello che provarono le amiche del liceo, non confidai a nessuno, nemmeno alla mia migliore amica, il segreto della mia perduta verginità.
Con Luigi fu amore lacerante, non solo fisicamente, ci si prendeva e ci si lasciava… a volte, quasi ci si odiava; ma poi insieme si tornava: a riveder le stelle.
Avrei dovuto capirlo che in fondo non ero poi il suo tipo; ma l’amore non vede al di là dell’oggetto del desiderio.
Pillole, poi iniezioni, e infine anche il chirurgo plastico; di tutto provai, per rendermi più attraente ai suoi occhi.
Lui guardava, toccava, tornavamo a far l’amore e, alla fine, insoddisfatto se ne andava.
Ed io mi maceravo, perché non riuscivo a capire il suo modo d’amare.
Ho dovuto attendere che se ne andasse con quella troia dell’Enrica, e poi che ci facesse pure quattro figli, per cacciarlo in malo modo fuori da quel che resta della mia vita.
Avrei dovuto capirlo fin da subito che era un bisex dominante, solo l’uomo voleva fare lo stronzo; scommetto che ancora adesso tradisce quella troia con qualche bel ragazzo senza mai farsi sverginare.
Povera Enrica, mi fa pena, lei briga per tirare grandi i figli, e quel porco corre appresso ai ragazzi.
In fondo il suo esser donna, non l’è servito a molto se, come e forse più di me, soffre per quello stronzo bisessuale che non ama farsi penetrare… ma allora se è così, che cambio a fare?

Quando avrò soddisfatto questo cliente, butterò nel cesso, insieme allo sperma con cui mi sta riempiendo il culo, il biglietto aereo per Casablanca, poi me ne torno a passeggiar sotto i lampioni; anche se si fa sempre più duro, camminare seminudi in pieno inverno in equilibrio instabile sui tacchi a spillo, mi tengo le mie palle… così se un giorno decidessi di cambiare sponda, l’attrezzatura l’ho già belle pronta!

FINE



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