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lavoro pubblicato venerdì 31 luglio 2015
ultima lettura lunedì 23 novembre 2020

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Il rumorista

di vecchiofrack. Letto 774 volte. Dallo scaffale Amicizia

Il rumoristaGuidone si sbracciava e sudava copiosamente nell’afoso pomeriggio estivo; saliva, scendeva e poi risaliva e ridiscendeva dalla sua Fiat Punto parcheggiata davanti al bar.L’aveva ritirata una settimana prima, ed era già l&...

Il rumorista

Guidone si sbracciava e sudava copiosamente nell’afoso pomeriggio estivo; saliva, scendeva e poi risaliva e ridiscendeva dalla sua Fiat Punto parcheggiata davanti al bar.
L’aveva ritirata una settimana prima, ed era già lì che sbraitava per gli scricchiolii sinistri dell’abitacolo.
E s’infervorava il buon Guidone, un ragazzone di un metro e novanta, apriva la portiera si sedeva al posto di guida, indicava il cruscotto, poi scendeva, sbatteva la portiera e via, riprendeva il rosario delle maledizioni, partiva da Marchionne srotolando i grani arrivava fino al meccanico della concessionaria.
Il sole che arroventava le lamiere delle automobili, non sembrava scalfire Albertino, appoggiato alla portiera della sua Fiat Panda parcheggiato di fianco alla Punto, osservava le evoluzioni di Guidone ascoltando con interesse l’analisi dei difetti che, la concessionaria, nonostante l’impegno del meccanico non riusciva a risolvere.
“Dimmi tu se una concessionaria ufficiale, può essere gestita da un branco d’incompetenti!”, esclamò rosso in volto, dopo aver terminato di esporre il problema che lo assillava.
Albertino scosse il capo: “Guidone…”, esclamò, cadendo subito dopo in un lungo riflessivo silenzio.
Guidone pendeva dalle sue labbra, Albertino indicò la ruota anteriore: “Se devi cambiare una gomma… vai dal gommista.”, disse con un tono esasperatamente calmo e involontariamente ironico.
Guidone assentì, allora Albertino indicò il cofano: “Se si guasta il motore… ti serve un… meccanico… se hai un problema all’impianto elettrico… un elettrauto.”, proseguì con la solita calma infarcendo il discernere di pause sempre più lunghe.
“Se l’arredamento interno scricchiola… il problema mica te lo risolve il meccanico… o il gommista… e nemmeno… può farlo l’elettrauto.”.
“Sì, va bene ho capito il concetto! E allora, in conclusione?”, sbottò Guidone irritato dall’esasperante lentezza usata dall’amico per esprimersi, quasi che fosse una fatica immane far uscire ugni singola vocale o consonante dalla bocca.
“Guidone… se vuoi far sparire i rumori molesti dall’abitacolo… devi rivolgerti… al rumorista.”, concluse Albertino, indicando un ragazzo pingue seduto a un tavolino esterno del bar davanti a una birra scura, con le mani intrecciate appoggiate sulla voluminosa pancia, debordante dalla canottiera bianca.
“Gino?!”, esclamò l’incredulo Guidone, puntando lo sguardo negli occhi a fessura del ragazzo, cercando di capire se stesse dormendo o lo stesse guardando.
“Se conosci qualche altro, rumorista… presentamelo.”, disse Albertino, tornando ad appoggiarsi alla sua Panda.
Gino, il rumorista, era noto fra i ragazzi del paese per il suo orecchio fino, capace di andare a scovare ogni rumore, anche quelli impercettibili a motore acceso, all’interno dell’abitacolo delle automobili e, in molti casi, di farlo sparire.
Gino lavorava come guardiano notturno in una grande logistica, di giorno, quando non esercitava il secondo lavoro di rumorista (in realtà poco più di un hobby visto che raramente pretendeva un corrispettivo per le sue prestazioni) lo si poteva trovare seduto al bar davanti a una birra scura.
“Non volevo mettere in dubbio la bravura di Gino, ma l’auto è in garanzia, se qualcun altro ci mette mano e la concessionaria se ne accorge… addio garanzia!”.
“Non so che dirti, la macchina e tua… fai come ti pare.”, tagliò corto Albertino.
Guidone ci pensò su, poi si decise: “Va bene, chiamalo!”.
Albertino fece un cenno a Gino, lui si alzò e trascinò stancamente la sua mole (cento chili abbondanti) fino al parcheggio.
Albertino lo presentò a Guidone, il quale espose il problema a Gino.
“Uhm… facciamo un giro!”, disse Gino.
Deambulando lentamente attorno alla macchina si arrestò accanto alla portiera dall’altro lato, attese che Guidone usando il telecomando la sbloccasse, la aprì e, non senza fatica, riuscì a sistemare la sua mole dentro l’abitacolo.
Guidone si pose alla guida, mise in moto e si avviò: “Senti questa vibr…”, fece appena in tempo a dire.
“Silenzio!”, lo zittì Gino.
Girarono per un buon quarto d’ora per le vie del paese senza proferire verbo: “Ora a motore spento scendi piano.”, esclamò Gino quando furono in cima alla salita del castello.
Guidone obbedì, spense il motore, lasciò il freno e la macchina iniziò a scendere sempre più velocemente; quando giunsero alla fine della discesa, Gino esclamò soddisfatto: “Ok, ho capito dove sta il problema, torniamo al bar.”.
Albertino li aspettava seduto fuori dal bar con Santo: “Allora? Qual è il problema?”, chiese a Gino.
“Credo di averlo individuato... domani ci darò un’occhiata.”, rispose Gino sedendosi, poi si rivolse a Guidone: “Ti aspetto alle due a casa mia.”.
“Le Fiat sono tutte così, non ci puoi fare niente!”, sentenziò Santo.
“Non solo le Fiat!”, precisò Gino.
“Di sicuro non le Golf, la mia l’ho ritirata quindici giorni prima di quella di Guidone e ti assicuro che di rumorini o scricchiolii non se ne sentono. La precisione teutonica non la puoi certo trovare in Italia, se la vuoi, la devi importare comprando i loro prodotti.”, concluse Santo, guardò l’orologio: “E’ tardi, devo andare al lavoro, ci vediamo stasera.”, si alzò salì sulla sua Golf e se ne andò guardato con invidia da Guidone.
Passò più di due ore, il rumorista, chiuso nel suo garage, per tentare di silenziare gli scricchiolii provenienti dal cruscotto della Punto, inserendo pezzi di morbido poliuretano da sotto il volante, riuscì nell’immane compito di far felice il buon Guidone.

“Devo parlarti, hai tempo?”, esclamò Santo.
Gino indicò la sedia, finì di bere la birra scura e disse: “Fino a stasera alle nove, poi devo andare al lavoro.”.
Erano passati appena tre giorni da quando Santo aveva esaltato la precisione teutonica, e adesso era lì al tavolo del rumorista a pregarlo di risolvere una strana risonanza all’interno della sua Golf.
Gino guardò la Golf argento metallizzata, parcheggiata davanti al bar, scosse la testa ed espresse l’infausta diagnosi: “Mi spiace, non posso fare niente per la tua Golf.”.
“Perché?”, chiese fra il sorpreso e lo spaventato Santo.
“I tedeschi sono troppo precisi, non sanno mettere la fantasia nel lavoro, ripetono all’infinito gli stessi gesti senza sbagliare di un millimetro, sono come dei robot senz’anima. Gli italiani invece sono ricchi di fantasia, magari su tre bulloni due li stringono troppo o poco; però l’anima, loro ce la mettono sempre, anche quando sbagliano… è questo che fa la differenza.”.
Santo lo guardò basito: “Scusa ma proprio non riesco a seguire il tuo modo di ragionare... sei sicuro di star bene?”, disse con un tono fra l’ironico e il compassionevole.
Guardò il bicchiere della birra scura sul tavolino: “Quella è la prima?”, concluse mettendo in dubbio la sobrietà etilica del rumorista.
Gino non si scompose, e mantenendo il tono calmo di chi è convinto di quel che va affermando, concluse l’esposizione della sua teoria: “Io posso scoprire i difetti che hanno un’anima, se un operaio pur lasciandoci l’anima ha sbagliato, poniamo ad avvitare un bullone, io annusando la traccia dell’anima posso arrivare fino a quel bullone. I teutonici, come hai detto tu, sono delle macchine dei robot che eseguono le operazioni mettendoci molto impegno, poca fantasia e niente anima. Gli Italiani, al contrario dei tedeschi che l’anima la lasciano nell’armadietto prima di mettersi al lavoro, se la portano sempre appresso, e se quel giorno lì, un qualsivoglia problema famigliare e non, li angustia, finisce per ripercuotersi sul lavoro.”.
Osservò lo sguardo smarrito di Santo e concluse sconfortato: “Non hai capito niente di quello che sto dicendo… semplificando; le macchine italiane hanno un’anima perché gliela infondono gli operai che non la lasciano nell’armadietto per riprenderla alla fine del loro turno di lavoro, Come posso annusare il profumo dell’anima per cercare l’errore se loro, i robot teutonici, non ce l’hanno messa?”.
Santo lo guardò sconcertato: “Ma stai scherzando, o dici sul serio?”, esclamò incredulo.
Gino sorrise: “Pensa quello che vuoi… io so curare l’anima delle macchine, non è colpa mia se hai comprato una macchina senz’anima… vuoi un consiglio d’amico? Vendi la Golf, compra una Punto, poi vieni da me, scoverò anche il più insignificante rumore, e tu te ne andrai felice di guidare una macchina assemblata con l’anima.”, concluse lasciandolo senza parole.

FINE


























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