ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 31 luglio 2015
ultima lettura martedì 24 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Come un raggio di sole

di Lenora. Letto 684 volte. Dallo scaffale Amore

Scommetto che è uno scherzo! E che questa è tutta opera di quel coglione di Josh! Sicuramente sarà da qualche parte, magari dietr...

Scommetto che è uno scherzo! E che questa è tutta opera di quel coglione di Josh! Sicuramente sarà da qualche parte, magari dietro questo enorme specchio che ricopre l'intera parete della sala, che se la ride alle mie spalle.
Oppure sono ancora in ospedale sotto effetto di qualche strano farmaco e tutto questo è uno strano incubo o un'allucinazione.

Quando entro nella sala 5, tutto mi aspetto fuorché ritrovarmi in un'enorme sala di aerobica dove all'interno vi sono circa una quindicina di anziani. A colpo d'occhio l'età media è settanta anni. Io con i miei trentacinque la sto abbassando di un poco.
Sento addosso quindici paia di occhi che mi scrutano e mi scansionano dalla testa ai piedi. Dovrebbero farsi assumere all'aeroporto, scommetto che sarebbero infallibili a scovare i criminali o i traffici illeciti tra una partita a bocce ed un giro di maglia!
Mormoro un incerto e generico «Salve...» rivolto a nessuno in particolare e guardandomi intorno sempre più perplesso da quello che mi circonda, mi faccio strada in fondo alla sala con aria di chi sa perfettamente quello che fa e dove si trova e, trovando una piccola panchina, mi siedo aspettando il mio turno.
In risposta ricevo dei confusi cenni di assenso e non perdendomi mai d'occhio, i vecchietti riprendono a chiacchierare tra loro.

E' vero, non ho esperienza nei massaggi, ma non credo ci voglia chissà quale conoscenza per capire che qui dentro qualcosa non quadra.
Innanzi tutto penso « Ma non dovrebbe esserci un lettino da qualche parte? Uno spogliatoio... » poi noto una piccola porta chiusa sul lato opposto della stanza e mi convinco che quella dove mi trovo probabilmente è una specie di sala d'aspetto provvisoria.
Poi ancora guardando la moltitudine di gente che è nella sala insieme a me «O questa Hannah è in ritardo spaventoso oppure "Miss French Manicure" alla reception, ha fatto casino con gli appuntamenti».
Chissà perché senza conoscere questa Hannah, opto per la seconda ipotesi da subito.
Ed infine «Calcolando un'ora a massaggio... Dunque... Ad occhio e croce qui non esco prima delle otto di domani mattina! A meno che questa tizia non abbia i tentacoli come Ursula forse i tempi potrebbero dimezzarsi» ma escludo a priori una cosa del genere. Anche se nel lavoro che faccio, quando ancora mi occupavo di reportage sociali e naturalistici, credo di aver visto davvero di tutto in giro per il mondo.
Guardo l'orologio, sono le 19.50, comunque sia è davvero tardi e calcolando quanti siamo anche se dovesse dedicarci trenta minuti a testa, stasera vorrei cominciare a sviluppare alcuni negativi e non posso certo tornare a casa troppo tardi.

Sto per alzarmi in piedi ed andarmene via quando la vedo.
E' giovanissima, forse appena diciottenne. Sarà alta circa 1,65; corporatura esile e dalla pelle diafana; due enormi occhi azzurri e capelli biondissimi, raccolti con degli elastici di spugna colorati, in tante piccole ciocche arrotolate da cui spuntano delle punte dritte come gli aculei di un porcospino.
La prima cosa che mi viene in mente quando la vedo, è uno di quegli strani folletti di cui una volta mi raccontarono si credeva popolassero i boschi della Cornovaglia, anche se il suo abbigliamento dai colori accesi e la una miriade di braccialetti ed anelli che porta ai polsi e alle dita, la associano più ad una zingara.
«Scusate il ritardo ragazzi, ma quel catorcio di automobile mi ha lasciata ancora una volta a piedi! Ho dovuto prendere due autobus per arrivare qui! Ero dall'altra parte della città e non sapete che casino che c'è giù in centro! La prossima volta vengo in bici, scommetto che faccio prima!» esclama con voce allegra e squillante, entrando come una furia nella stanza e lanciando un'enorme borsone in un angolo a terra.
«Ehy... Ho sentito bene? Ha detto "ragazzi"? Ha umorismo da vendere la bambina!" penso mentre la guardo sorpreso. Francamente non me la immaginavo così giovane.
«Potevi chiamarmi, dolcezza! Ti avrei dato un passaggio molto volentieri! Per te arriverei fino in capo al mondo, lo sai!» esclama un vecchio sull'ottantina, che assomiglia allo spaventapasseri del Mago di Oz.
«Grazie Saul! La prossima volta vorrà dire che ti chiamerò per essere salvata da te!» gli risponde lei con voce affettuosa e regalandogli un sorriso molto dolce.
«Ah... Se avessi trent'anni meno a me piacerebbe farti tante altre cose, oltre che salvarti!» sento sghignazzare poco distante da me, un tipo coetaneo di Saul, ma dalla corporatura più massiccia, che guarda con aria quasi famelica, il sedere della ragazza.
Istintivamente i miei occhi si posano sull'oggetto del desiderio dell'uomo ed effettivamente, nonostante sia coperto da dei pantajazz neri, la visione non è affatto male e devo ammettere, mio malgrado, che quel vecchio ha buon gusto!
« Forza togliamoci le scarpe, prendiamo i nostri tappetini che si comincia! » la sento ordinare all'improvviso mentre a piedi scalzi si dirige ed entra nella misteriosa porta, da dove esce pochi minuti dopo con un tappetino di gomma blu in mano.

Una musica rilassante che riproduce i suoni della natura, comincia a diffondersi nella stanza insieme ad uno strano profumo il cui odore non so definire.
Dio! Fà che non abbia acceso uno di quei fastidiosissimi incenzi puzzolenti! Non mi va affatto di cominciare a starnutire come un indemoniato!
Anche se questo odore devo dire che è molto gradevole e non mi da per nulla fastidio, anzi...
«Hannah, non ci vuoi prima presentare il nostro ospite di oggi? » commenta una signora sulla settantina, in tuta giallo canarino e improbabili capelli arancioni, che continua a lanciare verso di me dei fastidiosi sorrisetti ambigui.
«L'ospite di oggi?» le risponde Hannah, guardandosi intorno con aria confusa, attraverso il grande specchio davanti a lei.
Quando mi vede si blocca di colpo ed esclama un sorpreso «Oh...Salve!»
Deve davvero averle fatto una strana impressione trovare in mezzo ai suoi "ragazzi" una faccia più giovane, perché l'espressione con cui mi guarda è sorprendente. E' come se non credesse a quello che vede.
«Salve!» le rispondo io.
Stranamente mi sento impacciato e nervoso. Saranno nuovamente i quindici, sedici con quelli azzurri di Hannah, paia di occhi che ho addosso e che mi scansionano dalla testa ai piedi ma non riesco a dire nient'altro.
«Tu sei...» mi chiede lei continuando ad avere quell'espressione meravigliata che le diffonde una strana luce sul volto.
«Alex! Alex Matthews» mormoro mentre non riesco a pensare ad altro se non a quanto mi piacerebbe poterle scattare una foto in questo momento. Cavolo questa luce è perfetta!
«Alex Matthews... Alex... Alex...» annuisce piano mentre ripete il mio nome, quasi sussurandolo, un paio di volte fissandomi sempre attraverso lo specchio, con quella strana luce negli occhi.
Improvvisamente è come se le venisse in mente qualcosa e sorridendo esclama «Bhè... Alex Matthews! Questa è la classe di yoga over 70, ma a guardarti escludo che tu rientri in questa categoria...» si gira verso di me ed, incrociando le braccia al petto, mi squadra dall'alto in basso con uno sfacciatissimo sorrisetto stampato sul viso.
«Ehy amico... Se non dovesse essere così, devi assolutamente dirmi che roba prendi perché la voglio anche io! » sento commentare un vecchio in tuta blu, che a causa della sua bassa statura, ricorda tanto uno dei puffi.
La sua battuta suscita le risate generali ed altri commenti ironici che fanno echeggiare la sala di risate e schiamazzi indisciplinati.
«Sono sicura però che nessuno di loro si seccherà se facciamo uno strappo alla regola per una volta e ti inseriamo nel nostro gruppo, vero ragazzi? Ok adesso direi che possiamo finalmente cominciare!» continua Hannah riportando in fretta l'ordine.

Sarà la musica rilassante o quello strano odore di cui la stanza si è impregnata, ma non so spiegarvi perché io non riesca a dire assolutamente nulla. E cioè che si tratta di un grande malinteso e che io, in realtà, sia li non per fare yoga con un gruppo di ultrasettantenni, ma un massaggio shiatsu per il mio dannato mal di schiena. Inoltre è davvero tardi e devo filare di corsa a casa a lavorare.
Non dico nulla nemmeno quando Hannah mi si avvicina per porgermi uno di quei tappetini di gomma blu e mi sussurra piano all'orecchio «E' davvero molto dolce quello che stai facendo... », riesco solo a percepire il suo alito caldo sul lobo del mio orecchio e l'intenso profumo di cioccolato che emana la sua pelle.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: