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lavoro pubblicato venerdì 31 luglio 2015
ultima lettura martedì 24 novembre 2020

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Il cortile

di Circasso. Letto 603 volte. Dallo scaffale Pensieri

Questo non è il solito racconto autobiografico legato ai ricordi che affollano parte del nostro pensare e lo condizionano, a volte. E’ solo la ricostruzione di un evento che cambiò la mia vita, totalmente e infelicemente. I motivi m...

Questo non è il solito racconto autobiografico legato ai ricordi che affollano parte del nostro pensare e lo condizionano, a volte. E’ solo la ricostruzione di un evento che cambiò la mia vita, totalmente e infelicemente. I motivi mi sono ancora sconosciuti e penso che, ormai, rimarranno tali. Da tempo volevo trattare questo argomento ma non ho avuto mai il coraggio di affrontarlo, tanto che, pur a distanza di cinquant’anni mi provoca estremo dolore e molta nostalgia. Sì, nostalgia, credo. Anche se molta rabbia, sopita negli anni, lo alimenta.

Il mio paese è un piccolo ma rinomato centro turistico, presente su tutte le riviste migliori, come sede di villeggiatura. Situato in una conca al centro di un golfo offre un mare meraviglioso e bellezze naturali eccellenti. Cinquant’anni fa era poco più di un borgo di pescatori e ancor prima era solo una baraccopoli. Poi arrivarono i salesiani, si rimboccarono, caritatevolmente, le maniche ed aiutarono fattivamente quelle popolazioni che, con l’avvento della cultura e della carità per i più indigenti, si resero promotori della rinascita di quei luoghi. Costruirono quello che è il più grande istituto salesiano del mezzogiorno dove continuarono il servizio per quella popolazione, adibendolo a scuola di ogni ordine e grado. Il liceo classico fu il loro fiore all’occhiello che attirò l’attenzione di tutta la regione.

Una delle due o tre chiese di questo complesso hanno visto il matrimonio di un mio nipote, l’altro giorno. Non salgo volentieri all’istituto, lo faccio solo per occasioni del genere. Quando sono lì qualcosa, dentro di me, mi induce in uno stato di ansia mista a commozione e rabbia, come dicevo prima. Però ci dovevo andare. Posteggio l’auto e faccio sciamare i miei verso la chiesa. Gli sposi tardano ed allora accendo il mio sigaro e mi avvio verso l’entrata del cortile, il cuore dell’istituto. E accade di nuovo ! Le mie orecchie si riempiono del vociare di circa duecento ragazzi. I miei occhi li vedono. Amici miei ! Chi passeggia ripassando la lezione del giorno prima, chi chiacchiera col chierico che fa da assistente e tanti, ma tanti, giocano appresso una pallina da tennis a un fantomatico e improbabile gioco del calcio. Come facevamo a seguire le fasi di gioco resta un mistero. Tra essi vi era anche qualcuno che ebbe successo addirittura in serie A. Ai lati del cortile, all’ombra di qualche alberello, altri facevano colazione, erano quelli dei paesi circostanti che sarebbero giunti a casa più tardi dei residenti. In quella confusione si intrecciavano belle storie di amicizia che sopravvivono tuttora e qualche screzio, qualche cazzotto, uno spintone ma, alla fine, tutto tornava come prima. Mai le due parti arrivavano sub iudice ben sapendo che i salesiani in questo erano duri davvero. Sotto il portico la famosa campanella che segnava l’orario delle lezioni, a noi tristemente famosa perché era il luogo dove andavano a finire coloro che non avevano saputo rispondere all’interrogazione oppure gli indisciplinati. Era una sorta di gogna. Bisognava star lì, studiando e aspettando che il professore, verso le sedici, tornasse ad ascoltare il risultato dello studio forzato. A quell’ora la fame era tanta e pensare che a casa ci aspettava il resto perché i genitori avrebbero immaginato cosa fosse successo. Sembrò che uno di quei minuscoli, reinventati palloni giungesse a me, feci per calciare ma fui distratto da un lieve strattone alla mia giacca. Era un mio nipotino che mi avvisava che tuto era pronto per la cerimonia. Riguardai quel cortile ancora una volta. Negli occhi mi scorsero le immagini di centinaia di ragazzi, anche quelli che ora non ci sono più. Fu così che la rabbia mi prese ancora una volta, ripensandoli. Ripensando a quel mondo che mi era stato sottratto quasi con la forza. La rabbia di averli dovuti lasciare per motivi che, a tutt’oggi, non conosco. Mi sento ancora parte di loro anche se la mia vita, a quindici anni, dovette segnarne una traumatica separazione, cambiandone il corso. Amici miei, addio, vi voglio bene.

Entro in chiesa che la cerimonia era iniziata da poco. Mi becco un’occhiata di traverso da parte di mia moglie che mi fa spazio accanto a lei. Cerco di concentrarmi sulla funzione e mi accorgo che una lacrima fa capolino e inumidisce i miei occhi. Chi mi osservava avrà pensato che fossero lacrime di gioia per mio nipote e la sua sposa. Dentro di me penso di addebitarla ad altro. Per farmi coraggio afferro dolcemente la mano di mia moglie che mi guarda stupita. Lei fa parte del risarcimento che il Cielo mi ha voluto concedere per quello che mi aveva negato. Non solo risarcimento ma, addirittura, premio. Chissà se l’avrei incontrata se non fossi dovuto andar fuori a studiare ! Si sarebbero incrociate le nostre strade ? Spero solo che altri nipoti e parenti non sposino in quella chiesa per non rivedere ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Sto bene così.



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