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lavoro pubblicato giovedì 30 luglio 2015
ultima lettura domenica 10 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Danza di Insetti - Cap.3

di InfoResistere. Letto 324 volte. Dallo scaffale Fantasia

Microcosmo, macrosmo. Ardori, rivalità, gelosie. Crediamo davvero di essere gli unici a provarlo? Cosa ci differenzia dagli altri animali? La mente, la moralità? E se gli animali fossero umani, più umani di noi? Cosa è umano? Cosa è animale?

3

Muoviti. Costruisci. Caccia. Impegno. Lavora. Clack. Forza. Raccogli. Alleva. Cresci. Meccanismo oliato. Le formiche nere erano i piccoli ingranaggi di un perfetto orologio. Non c'era tempo per oziare, pensare o divertirsi. Il formicaio doveva crescere. La crescita significava impegno e volontà. Una struttura forte e solida doveva essere per forza gerarchica, ma non una casta. Se una formica era adatta a fare il soldato, faceva il soldato. Una propensa a costruire, non aveva senso che cacciasse. Se una formica si sforzava e otteneva risultati, era premiata. La società delle formiche era meritocratica, i migliori erano ricompensati. I deboli e gli incapaci non avevano salvaguardie, erano poco utili. Al di sopra di tutti stava la Regina, capostipite della colonia. Tre ministri la affiancavano: Mandibola, Ministro della Guerra, Guercio, Ministro degli Interni e infine Meccano, Ministro dei Lavori.

La colonia era nascosta nell'interstizio di un ramo e del tronco, nel versante occidentale. La costruzione complessa di ramoscelli e foglie dava l'impressione di un grosso bulbo, cresciuto giorno dopo giorno sotto le zampe esperte delle formiche-operaie. Il lavoro era faticoso, le ricompense poche, eppure, abituatesi fin da giovani, lo facevano automaticamente, come automi.

Scalafoglie seduto sul suo picciolo preferito, guardava il formicaio dall'alto. Le sue forme geometriche e squadrate colpivano la giovane larva. Nata da un'operaia e un soldato, non sapeva ancora che strada intraprendere. Per ora non se ne curava, le larve di formiche finché non diventavano adulte potevano essere spensierate. Amava osservare il cielo azzurro, si sentiva libera con esso. Oggi c'era un intruso però. Scalafoglie cercava di capire che creatura fosse. Stava planando proprio dentro il formicaio, chissà a quale scopo...

La coccinella atterrata dentro il formicaio fu facilmente circondata e catturata. Cosa credeva di fare? Invadere da sola il formicaio? Chi credeva di essere? Eppure stava sogghignando... Eppure...

Il rumore assordante sorprese l'intera colonia. Larve, operaie, soldati, ministri, Regina. Tutti si bloccarono nell'attesa di sapere cosa celasse quell'urlo mostruoso.

I due usignoli non credevano ai loro occhi. Quella coccinella si stava dimostrando veloce e sfuggente. Già la seconda era scappata, non potevano lasciare anche questa. E cos'era quello strano bulbo sotto a loro? E quei piccoli esserini neri? Incuriositi, gli usignoli si avvicinarono.

Scalafoglie inorridito osservava lo sterminio fatto da quei mostri. Stavano distruggendo il suo mondo. Lo stupore diventò paura. Paura per i suoi fratelli e amici. Cominciò a correre, ansimando e inciampando sul terreno informe per raggiungerli. Quando arrivò, la scena lo lasciò senza fiato. Gli uccelli soddisfatti e sazi avevano lasciato il formicaio in condizioni disperate: le solide pareti trasformatesi in macerie ostacolavano le vie. Nei cunicoli risuonavano urla di dolori e pianti. Il sangue sgocciolava dai ramoscelli spezzati, creando un funebre ticchettio. Il formicaio, da fortezza inespugnabile, era ora un coccio vulnerabile. Chiunque poteva essere cacciato, anche le formiche.

Bisognava reagire. Questa era lo stato d'animo della Regina. Bisognava reagire con fermezza. Mai la Regina era apparsa così decisa ai Ministri. L'avevano informata delle condizioni del formicaio, difficili ma recuperabili, nulla di preoccupante. L'attacco aveva piuttosto alleggerito il vero problema della colonia. Da giorni la Regina si tormentava sull'aumento del numero di nascite. Maggiori nascite, significava maggiore forza/lavoro ma anche minore quantità di cibo e spazi. La Regina si sedette sul trono bianco. Nonostante le dimensioni, era l'essere più fragile e prezioso della colonia. La pesante sacca ovifera la costringeva a movimenti lenti e riflessivi. Le coccinelle potevano essere la soluzione. I loro territori potevano essere conquistati senza il timore di incorrere in pericoli, data la presenza degli indigeni. E le loro riserve di afidi avrebbero rifornito il formicaio di nutrimento per il futuro. Mandibola aveva assicurato che le probabilità di vittoria erano alte, non si correva il rischio di una sconfitta. Le coccinelle erano poco numerose e meno organizzate. Erano esseri inferiori e selvaggi, di una tribalità religiosa e rituale. Facilmente battibili. In possesso di ampi territori... Avrebbe aiutato la colonia a crescere, e per questo aveva deciso: la marcia sarebbe iniziata. L'invasione del mondo delle coccinelle.



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