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lavoro pubblicato giovedì 30 luglio 2015
ultima lettura sabato 30 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Danza di Insetti - Cap.2

di InfoResistere. Letto 506 volte. Dallo scaffale Fantasia

Microcosmo, macrosmo. Ardori, rivalità, gelosie. Crediamo davvero di essere gli unici a provarlo? Cosa ci differenzia dagli altri animali? La mente, la moralità? E se gli animali fossero umani, più umani di noi? Cosa è umano? Cosa è animale?..

2

Per Klenos, con Klenos, in Klenos”. Era un rito, una preghiera, un ringraziamento. Tre Macchie fremeva ogni volta come se fosse la prima. Lentamente le coccinelle, disposte a cerchio, appoggiavano il capo sull'umida e densa fanghiglia che ricopriva la parte superiore delle loro zampe. Nella cavità che Prete Giallo aveva scelto come tempio provvisorio, la penombra ombreggiava tutto, fondendosi con l'aria satura degli aromi lignei del Melo. Al suo segnale le coccinelle giravano attorno, iniziando, di fatto, la seconda parte del rito. Gli ormoni emettevano continue secrezioni i movimenti si facevano più veloci e frenetici le coccinelle giravano intorno Prete Giallo osservava compiaciuto gli umori riempivano la cavità le coccinelle non distinguevano più IO TU NOI i movimenti frenetici per Klenos con Klenos in Klenos la fanghiglia non potevi udire vedere toccare Klenos solo odorarlo movimenti frenetici fratelli mangiati sangue umori carne per Klenos con Klenos in Klenos movimenti frenetici...

Tre Macchie si riposava esausto e contemplava la rinascita di un nuovo fratello. A ogni rito una larva moriva, perdeva le scaglie, il suo misero corpo mortale, impuro, per acquisire una nuova forma, devota all'unico vero Dio. Urlo. La rinascita non era priva di dolore, la carne non voleva staccarsi facilmente. Le croste rossastre cadevano nel liquame, provocando minuscoli singulti.

Prete Giallo, dopo aver accarezzato la rosata pelle molle del nuovo adepto, si diresse verso Tre Macchie. La giovane coccinella osservava estatica l'imponente corpo del suo maestro. Il dorato dorso, le innumerevoli macchie, la stazza, le zanne prominenti... Tutti segni che Prete Giallo non era una coccinella comune, era qualcosa di più, un ponte per un essere più vasto e immortale. Era stato il primo a scoprire gli afidi, il primo a rinascere, ad essere contattato da Klenos. Doveva essere lui a guidarli. Ora Tre Macchie aveva un compito, un onore riservato a pochi: guidare una squadra per recuperare gli afidi fuggiti, spersi verso occidente. Doveva essere il pastore che riconduceva il pascolo all'ovile. Per questo non avrebbe fallito, mai.

Sorvolavano i rami, le labirintiche venature scontornate del Melo, ammiravano i molteplici colori che l’albero offriva ai loro occhi. Le coccinelle erano disposte in plotoni da tre a tre per ogni versante: Nord, Sud, Est, Ovest. Ognuna di loro, benché concentrata sull’obiettivo, non poteva fare a meno di bearsi della gioia del volo. Sentivano che erano fatte per il volo, che le loro ali avevano una struttura perfetta, organica, disposta armoniosamente nel loro corpo, in modo da non farli incontrare nessuna difficoltà. La brezza del mattino li portava continui profumi: l’aroma della rugiada fra le foglie, gli umori dei fratelli, l’odore dei possibili predatori. Il volo era una gioia, li faceva sentire libere e leggere. Davanti a tutti il comandante, Tre Macchie, con il gravoso compito di catturare gli afidi fuggiti. Tre Macchie non si era mai spinto così a Ovest. Dentro di sé ribolliva di eccitazione e timore per l’ignoto, mentre osservava stupito come la vegetazione diventava più lussureggiante e rigogliosa, fino a ritornare curata e ordinaria. Si sentiva come Maculato, eroe delle leggende coccinelliane, raccontate la notte prima di riposarsi. Come lui stava esplorando nuovi mondi, con il continuo pericolo di trovarsi di fronte a sconosciuti mostri. Appoggiatosi a una foglia, decise di fare il punto della situazione. Scegliere la strategia più efficace per catturarli, senza che potessero scappare da tutte le parti. Proprio per questo preferiva coglierli dall’alto uno a uno, in modo che non si rendessero conto nemmeno loro dell’accaduto. La traccia era vicina, lo zuccheroso odore degli afidi si intensificò e per questo iniziarono a pregustare il banchetto che li aspettava al ritorno. Il calo di tensione fu fatale. Gli afidi non erano soli. C’era qualcos’altro con loro. Ma cosa? Per ogni afide c’era una coppia di esseri neri che li tenevano fra le zampe, scuotendoli, nel tentativo di raccogliere qualcosa. Strane creature. Le coccinelle atterrarono sicure di sé. Sebbene le sconosciute creature fossero più numerose, erano più piccole, circa la metà delle coccinelle. Non potevano rappresentare un pericolo. Non si aspettarono tale violenza. Appena si avvicinarono, gli esseri attaccarono. Con ferocia. Erano rapidi, organizzati e forti. Mordevano con scatti repentini, rovesciavano le coccinelle con combinazioni complesse e le allontanavano picchiando con forza le zampe sull’addome. Le coccinelle cercarono di reagire. Inutile. Appena schiacciò una di loro, la sventurata coccinella fu sommersa dalle vendicative creature nere che dilaniarono il suo corpo con mascelle potenti, spargendo il sangue nero sul terreno. Gli occhi estratti e triturati dai morsi. L’addome sventrato dalle acuminate zampe. E infine la testa, tranciata e divorata prima ancora che la vita abbandonasse il suo guscio. Tre Macchie, con gli ultimi residui di una lucidità persa, intraprese la ritirata, seguito da tutti i suoi fratelli. Disfatta e disonore. Aveva fallito come coccinella, come devoto di Klenos. Aveva deluso il suo Maestro.

Prete Giallo sapeva cos'erano. Ne aveva sentito parlare. Formiche. Esseri impuri, infedeli ma pericolosi. Erano più piccoli di loro ma più veloci e forti. Questo non voleva dire nulla però. Loro erano il popolo di Klenos, e Klenos li aveva forniti della fede, l'arma più forte e inarrestabile al mondo. Non avrebbero perso contro gli infedeli. In più avevano bisogno degli afidi, non potevano starne senza. Klenos li aveva creati perché se ne cibassero, non perché degli eretici li rubassero. La sua sicumera tranquillizzava gli animi timorosi e preoccupati dei discepoli. Il loro peccato sarà punito. Li avrebbero massacrati tutti senza alcuna pietà. Fu in quel momento che elaborò la strategia che li avrebbe trascinati in una sanguinosa guerra.



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