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lavoro pubblicato giovedì 30 luglio 2015
ultima lettura lunedì 18 maggio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il brutto anatroccolo

di Circasso. Letto 707 volte. Dallo scaffale Amicizia

Il pallone correva inseguito da un nugolo di ragazzini sul terreno dissestato che tra poco sarebbe diventato un grande palazzo, proprio di fronte casa mia. Era, in quel momento, una grande fabbrica di sogni. Sogni di ragazzi non ancora nemmeno adolesce...

Il pallone correva inseguito da un nugolo di ragazzini sul terreno dissestato che tra poco sarebbe diventato un grande palazzo, proprio di fronte casa mia. Era, in quel momento, una grande fabbrica di sogni. Sogni di ragazzi non ancora nemmeno adolescenti. Chi si poteva permettere un paio di scarpe si sentiva il Pelè della situazione, chi non se le poteva permettere, scalzo, cercava una rivalsa di colui che, povero, riusciva a togliere il pallone al più fortunato con le scarpe. Ma erano tutti amichetti, c’era solidarietà fra loro come fra tutti i ragazzi del rione. Sul bordo di quello che avrebbe dovuto essere il marciapiede, giocavano le femminucce, a campanaro o con le pietruzze. Intanto che dal vicino forno, arrivava il profumo dei panini al burro appena sfornati che, chi era fortunato, acquistava al termine del pomeriggio. A un certo punto, dal marciapiede, una ragazzina con le treccioline rosse, si alzò da terra dove stava giocando, con il viso pieno di efelidi e qualche vistosa macchia nera di sporco e con fare petulante si mise a chiamarmi :

· Nino, Nino…

· Lasciami stare non vedi che sto giocando ? – risposi, novello Gigi Riva !

· Ti devo parlare, ti devo salutare…

· Va bene, mi hai salutato ora lasciami giocare !

· Vieni, un momento.

Smisi di giocare e mi avvicinai. La piccola Anna abitava il palazzo che faceva angolo col mio e, dalla parte interna, la mia e la sua abitazione erano tanto vicine che ci si poteva stringere la mano. Ogni giorno mi aspettava attaccata alla finestra e avrebbe voluto scambiare con me qualche chiacchiera. Ma io non potevo fare un simile affronto al Dio Calcio, per cui troncavo subito. Aveva una simpatia per me, chiaramente. Tuttavia non era ancora giunto per me il momento di agguantare le sirene della femminilità. Inoltre era la sorella di due miei amici carissimi che non avrei mai tradito ! Nei rari momenti di condivisione, la piccola, mi aveva messo a conoscenza che da grande avrebbe fatto la ballerina. Sarebbe andata a Milano, dove aveva una sorella e avrebbe imparato. Lo affermava con tanta decisione che sembrava una cosa fatta. A otto anni. A otto anni e con le gambe ad archetto e le lentiggini. Io ci ridevo su e lei se la prendeva a morte.

· Stasera parto, vado a Milano, ci starò degli anni, credo o, forse, non torno più.

· Sarai contenta allora, vai ad imparare a fare la ballerina, come tu desideri !

· Non ti dispiace almeno un po’ ?

· Certo che mi dispiace e col fatto che mancherai, migliorerò anch’io nel calcio, visto che non ci sarai tu a chiamarmi continuamente !

· Ti ricorderai di me ?

· Come potrei dimenticarti ? Non immagini la pace che ci sarà qui al pomeriggio.

· Non mi baci ?

· Guarda che i tuoi fratelli ci guardano…vai, tranquilla…vai.

Andò via in silenzio e sparì dalla mia vita e non potei mai dire di esserne dispiaciuto.

Il tempo passò inesorabile. Quel facsimile di campo di calcio non esiste più, né esistono più quei ragazzi. Sono cresciuti. Ora il divertimento più importante sono le ragazze. E, d’estate, qui da me ce ne sono di tutte le misure. Disponibili, anche. Disponibili a trascorrere un’estate divertente e spensierata. Ormai ho anche la ragazzina, quella fissa, tuttavia, gli ormoni mi impediscono di tralasciare le altre ! Tutta colpa della moda che si era instaurata alla fine di quegli anni ’60. Era estate e, affilati i coltelli, giravamo per le strade in cerca di prede. Un giorno venne a prendermi Nicola, il fratello di Anna, che aveva agganciato due altoatesine, per propormi di condividere il frutto del suo sudore. Eravamo in balcone, mia madre ci aveva elargito due coppe di granita di fragole e panna. Chiacchieravamo tranquillamente, quando dalla strada si udì distintamente chiamare il mio nome, la mia persona.

· Nino, Nino…yuhu

Mi sporgo dalla ringhiera e…incredibile visu…una ragazza, e che ragazza, si sbracciava per farsi notare intanto che gridava il mio nome ! E l’emozione fa brutti scherzi perché rischiai di cadere nel vuoto !

· Ammazza Nicola, hai visto quella ? Che gambe sotto una minigonna da urlo ! Peccato che si sarà sbagliata. Non la conosco…

· La conosci, la conosci.

· Ti dico che non la conosco, se l’avessi mai avuta tra le mai io…non so cosa le avrei fatto. Hai visto bene che cosce. Si, ma anche il petto, la testa, tutto insomma. E’ proprio bona !

· Si, ma non t’allargare troppo, quella è mia sorella !

· Un’altra sorella ? Non sapevo che….ma scusami, non volevo…

· Conoscendoti, invece, credo proprio che volessi…e non è un’altra sorella, e lei, Anna !

· Non scherzare, Anna e a Milano.

· E’ tornata, si fermerà qui, ora, per sempre. Vieni andiamo a dirle di smetterla.

Devo essere onesto. Fu un incontro commovente. Lei mi strinse come forse non aveva fatto nemmeno col fratello. Io cercavo di tenerla distante dal mio corpo che ormai era saturo di calore. Mi abbracciava e mi baciava in modo tenero. Non mi sarei mai aspettato…

· Mi hai pensata, in questo periodo di lontananza.

· A dire il vero, no ! Qualche volta ho pensato a quella bimba con le treccioline che m’infastidiva continuamente.

· Mi basta. Ed ora, come mi trovi ?

· Beh, sei…tanta !

· Ehi, giovanotto, non farti strane idee !

· Lungi da me ! Tra poco entro in seminario…

· Come in seminario…non ti sposi con me ?

· A dire il vero sposo un’altra.

· Più bella di me ?

· No, solo più fidanzata.

· Domani mi porti al mare ?

· Si può fare.

· Allora dovrò indossare il bikini nuovo.

· Beh, ma anche senza costume saresti bellissima. Anzi…

· Il lecca lecca lo porto io…moccioso.

Da quel momento e per tutta l’estate, fummo inseparabili. Solo che, a girar con lei, era come portarsi dietro una bomba innescata. Aveva acquisito la mentalità del nord che per noi, limitati terroncelli, aveva il sapore del peccato. Così folleggiavamo assieme per le strade del paese, lei con le sue mini sempre più corte e i suoi bikini sempre più stretti ed io che cercavo di ripararla dagli sguardi indiscreti per quello che potevo. In fondo era estate ed eravamo in tanti…e mai possibile che venissero tutti dietro a noi ? Cosicché dovetti fare una scazzottata con uno dei playboy locali più audaci e ne diedi… ma anche ne presi tante ! Il nostro rapporto era di pura amicizia, ma, a dire il vero, mi piaceva farmi vedere con cotanta bellezza…purché si coprisse. Intanto la mia fidanzatina era scesa sul piede di guerra, lei che non aveva la possibilità di uscire e farsi vedere con me, aveva un diavolo per capello, specie quando mi “vantavo” di non volerci fare niente con Anna. Per me, si trattava di una semplice amicizia. Sapevo però che non era così. Lo sentivo ogni volta che mi sfiorava, ogni volta che quegli occhi di ladro scrutavano dentro di me. Per non dire degli inviti che riceveva ! Aveva bisogno di una segretaria. Tuttavia, mi guardava, sorrideva e rifiutava. Mi sentivo un po’ colpevole e glielo dissi una sera, mentre ballavamo nel dancing locale.

· Perché non accetti gli inviti che ti fanno per feste private ? Perché balli solo con me e con nessun altro ?

· Perché mi devo rifare degli anni trascorsi lontano da te !

· Eppure, lontano da me, sei venuta lo stesso bene, mi pare. Anche senza il mi pare !

· Mi stai corteggiando ?

· Non mi fare infuriare e rispondi alle mie domande ! Perché vuoi uscire solo con me !

· Perché tu sei Nino, ce n’è uno solo come te ed io, di tanto in tanto, ti rapisco e ti tengo qua, sul mio cuore. Senti…

Così dicendo, mi prese la mano e la portò sul suo seno. Dal mio sguardo ebete e dall’irrigidimento dei muscoli, tutti i muscoli del mio corpo capì che forse non era bene indugiare con quella mossa. Anche io capii, finalmente, quanto mi avesse voluto, di quanto mi volesse bene. Avrebbe potuto avere, quell’estate, il meglio che il nostro piccolo centro poteva offrirle e invece volle restare con me, anche se sapeva che sarebbe, inevitabilmente, finita fra noi perfino la seppur minima possibilità di trascorrere solo dei momenti assieme. Ma è il gioco della vita. A volte hai tutto e a volte niente. Eppure sono contento di averlo vissuto questo affetto, che non lascia nostalgia in me, ma tanta…tanta gioia di sapere che ancora esistono persone come Anna.



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