ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 


Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato domenica 26 luglio 2015
ultima lettura martedì 19 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La figlia del capo pt 5.

di Andrert. Letto 935 volte. Dallo scaffale Pulp

Nell'ultima parte è descritta la fine della serata tra Amanda e Peter. Il giorno dopo Peter si recherà a lavoro e lì scoprirà che il signor Finningan è venuto a sapere qualcosa. E desidera parlargli. Privatamente.

Amanda indicò la strada a Peter fino a quando non li disse di accostare.

-Ecco, io abito proprio in quel palazzo.

-E’ una bella zona.

-Carina, sì. Senti, Peter…

Amanda si era fatta improvvisamente timida nel guardarlo negli occhi seduti in macchina.

-Dimmi, Amanda..

-Non diciamo in giro di questa serata. Sono in una crisi con il mio ragazzo.

“Allora sei veramente una troia..”

-Oh, non preoccuparti..

-Ah, Peter…

-Dimmi..

-Non mi hai detto come ti chiami di cognome.

-Non te l’ho detto?

-No… io sono Amanda Finningan. Sui social mi trovi. E a te.. come faccio a trovarti?

-Non hai detto che sei in crisi?

-E’ una forte crisi… forse non ci riprenderemo.

-Ti aggiungo io sui social. Il mio cognome non è importante.

-Posso avere il tuo numero? In genere non lo chiedo a molti ma tu… mi sembri diverso, ecco.

Nell’ascoltare queste parole, Peter non poté fare a meno di notare una certa sincerità nelle parole di Amanda. Le cose avevano prese una piega improvvisa. Non dovevano andare così le cose: doveva semplicemente sbattersela; accompagnarla a casa; scaricarla lì e poi andare a casa sua a dormire. Ed invece adesso Amanda si stava infatuando di Peter.

-Amanda, penso sia un po’ presto..

-Ah..

-Facciamo così: dammi tu il tuo numero. Ti chiamo io.

-Lo farai?

-Perché no?

-Perché non posso avere io il tuo sin da su subito?

“Fammici pensare: ah già! Perché sei la figlia del mio capo! E se quello scopre che ti ho scopata a sangue una sera mi apre il culo! Ah ma c’è di più: io ti ho scopata a sangue solo per dimostrare che siete una famiglia di piglia inculo e che nel vostro gene scorre l’essere figli di puttana. A proposito di ciò: tu oltre ad essere figlia di puttana, sei davvero una puttana. Le tradizioni di famiglie le tramandate davvero bene, complimenti. Ma poi, anche se vi fosse un sentimento, te l’avrei fatto capire senza trattarti da troia”. Ovviamente non disse mai tutto ciò.

-Non lo lascio mai alla prima occasione.

Stronzata.

-Ah… non è la prima volta che mi capita

“Troia e stupida: che accoppiata”.

-Ascolta, Amanda: sei una bella ragazza, e molto probabilmente ti vorrò rivedere. Non temere. So come ritrovarti.

Amanda si sentì strana. Forse era l’effetto dell’alcol, ma voleva conoscere più a fondo questo ragazzo. Non seppe per quale motivo di preciso, ma sentiva che di lui si poteva fidare. E forse fu ciò che fece in modo che accettò le parole di Peter.

La figlia di Finningan sorrise.

-Come vuoi, Peter. Ti aspetto..

Peter ricambiò il sorriso.

-Ora vai, è tardi.

Amanda scese dalla macchina e si avviò al portone di casa sua. Prese le chiavi ed entrò, salutando però prima con la mano a Peter.

-Buonanotte… . Sussurrò Amanda con una punta di dolcezza.

“Oh Dio..”.

Quando si richiuse il portone, Peter ingranò la prima e tornò a casa.

Si fece una doccia e si mise a letto. Dormì tranquillo e felice.

Dopo qualche ora suonò la sveglia del suo comodino: aveva dormito solo qualche ora, eppure si sentiva riposato. Probabilmente avrebbe sentito la stanchezza nel corso della giornata.

Arrivò a lavoro con un leggero ritardo, ma nessuno se ne accorse.

Si mise a lavorare contattando qualche cliente e informandolo dell’andamento dei loro affari.

Poco lontano c’era David. Non appena vide Peter, si avvicinò a lui, si mise vicino al suo orecchio in modo da poter fare in modo che l’unico a sentirlo fosse solo il suo amico.

-Tu sei un folle pazzo. Ti sei condannato a morte, lo sai, vero?

-Sta calmo, David. Lei non sa nemmeno che lavoro qui.

-Lo scoprirà. Ti ho visto ieri quando vi siete baciati.

-Bacia bene la ragazza. Commentò cinico Peter.

-Ti prego non dirmi che te la sei scopata.

Peter finora stava al computer senza guardare David, ma quando gli fece questa domanda, s’interruppe e lo guardò per qualche secondo: il silenzio parlò più di mille parole.

-Oh, Cristo…

-Sta calmo, David. E’ tutto sotto controllo.

-Finningan lo verrà a sapere, fidati.

-Quando accadrà, affronterò il problema.

-Io non sarò li a pararti il c…

-Fletcher! Nel mio ufficio.

A parlare fu lo stesso Finningan che era vicino il tavolo di lavoro di Peter. Dopo avergli dato questo semplice ordine si allontanò e tornò al suo ufficio privato: uno di quelli con le mura e le porte; uno dove la privacy era garantita; un ufficio decente.

Sia che a Peter e David gelò il sangue.

-Hai cantato?

-Ma sei pazzo, Peter?

-E allora che cazzo vuole, ora?

-Io te l’avevo detto…

-Senti, sta zitto: me la sbrigo io. Feci Peter alquanto nervoso improvvisamente zittendo David

Peter si alzò dalla sua sedia da lavoro e si diresse verso l’ufficio di Finningan. Provò ad assumere un’espressione calma.

Bussò.

-Sì?

-Signor Finningan? Sono Fletcher.

-Vieni avanti.

La voce di Finningan era fredda e severa.

-Buongiorno, signor Finningan.

Il suo capo era intento ad esaminare qualche carta sulla sua scrivania.

-Buongiorno, Fletcher. Chiudi pure la porta. Finningan non lo degnò nemmeno di uno sguardo.

-Sì, signor Finningan.

Peter cercò di restare composto il più possibile.

Il signor Finningan smise di osservare le sue carte e lo guardò in volto. La sua espressione sembrava imperscrutabile.

-Ho saputo cosa hai fatto ieri, Fletcher.

“Cazzo! Cazzo! Cazzo! Cazzoooooo!!!!

-“Ieri”, Signor Finningan?

-Sì, ieri. Non penserai mica che queste cose non le venga a sapere, vero Fletcher?

Nonostante Peter si impegnasse, cominciò a mostrare i primi segni di tensione: si passò una mano tra i capelli; poi sulla barba ancora ispida e curata; poi si limitò a sorridere nervosamente.

-Io.. non capisco..

-Oh avanti Fletcher, non sono un coglione: lo sappiamo entrambi a cosa mi sto riferendo.

Peter per un momento pensò di dire tutta la verità in maniera accettabile: che aveva bevuto un po’ troppo. E che non sapeva minimamente che Amanda Finningan fosse sua figlia. E che gli dispiaceva se l’avesse ferita e sarebbe stato disposto a sposarla domani stesso, se ciò era quello che Amanda voleva. No, no. Non quello che Amanda voleva: ma quello che Amanda imponeva.

“Gran prova di palle, Peter!”

-Beh, signor Finningan io non so come lo è venuto a sapere…

-Coraggio, Fletcher: non eri solo ieri in fondo.. ed io sono pur sempre il capo qui dentro. Vengo a sapere tutto prima o poi.

-Penso allora sia giusto…

-Complimentarmi con te, Fletcher: lo so!

Peter non capì se quello che aveva sentito era veritiero o se lo era solo immaginato.

-Prego, signor Finningan?

-Coraggio, Peter… posso chiamarti Peter, vero?

-Beh, io.. si certo.. ma..

-Sei stato fino a tardi ieri sera in ufficio per scrivere quella lettera di scuse e finire il tuo lavoro ordinario. Lo devo riconoscere: avrei giurato che avresti buttato tutto all’aria e ti saresti licenziato.

“Questo è perché ho un’etica del lavoro, testa di cazzo”.

Peter si sentì come se un treno stava per metterlo sotto i binari e qualcuno lo avesse tirato fuori dai binari qualche frazione di secondo prima che fosse stato preso in pieno. Si sentì miracolato. E, forse, quel “testa di cazzo” che aveva rivolto a Finningan era dovuto alla tensione del momento anziché all’odio che provava verso di lui.

-Oh, signor Finningan… grazie. Commentò Peter in un misto tra imbarazzo e ben celata ipocrisia.

-Non ringraziarmi, Fletcher. Può capitare di sbagliare. Ma lo hai fatto con le persone sbagliate. Ad ogni modo, so che hai inviato la mail di scuse alla “Sunday&Co.”: ho parlato con loro poco fa. Sono ancora un po’ irritati ma sono riuscito a farli ragionare. In ogni caso, penso che la lettera che hai inviato loro abbia avuto un ruolo determinante.

Peter ora si sentiva meglio. Nettamente meglio. Il mondo stava tornando nella sua giusta dimensione: Finningan non aveva scoperto di Amanda (“E perché mai avrebbe dovuto? Pensò Peter).

-Quello che devi capire, però, Fletcher, è che questi sono clienti tosti.

-Sì, signor Finningan, capisco. Disse Peter quasi assente.

-Mi fa piacere. Mi dispiace se ieri ho inveito contro di te. So che non è stata la prima volta che l’ho fatto contro di te. E so anche che non sarà l’ultima. Ma andava fatto. Mi capisci, vero?

Ripreso il controllo della situazione, Peter guardò il signor Finningan negli occhi, e benché avesse voluto sputargli in un occhio, si limitò a sorridere e a dire: -Si, capisco, signor Finningan. Rispose nuovamente assente.

-Molto bene. Puoi andare, Fletcher. Stai tranquillo: ti rioccuperai della “Sunday&Co.”nuovamente tu tra un po’ di tempo. Devi però far solo calmare le acque.

Peter si limitò a congedarsi con un semplice saluto. Richiuse la porta e rifletté sulla situazione.

Un certo piacere sadico si impossessò di lui: si era scopato la figlia del capo; aveva dimostrato che erano dei piglia inculo, specie Amanda (non solo metaforicamente parlando); aveva dimostrato come Finningan fosse un figlio di puttana, o che quantomeno aveva un figlia puttana; e per di più era riuscito a farsi fare delle scuse dallo stesso Finningan.

Con un senso di pace interiore, Peter si rimise a lavoro. Felice.

Andrea Motta.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: