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lavoro pubblicato sabato 25 luglio 2015
ultima lettura giovedì 10 gennaio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La figlia del capo pt 3.

di Andrert. Letto 727 volte. Dallo scaffale Pulp

Peter scopre dell'esistenza di Amanda Finningan, la figlia del suo datore di lavoro. La vede ballare in discoteca e decide di portarsela al letto al solo scopo di vendicarsi contro il signor Finningan. In questa parte si tratta del loro approccio.

Peter concentrò il suo sguardo sulla ragazza indicatagli da David.

-No, non posso crederci..

Gli bastò uno sguardo più attento per capire chi fosse: la ragazza che lo aveva scavalcato nella fila senza troppi problemi.

-L’hai riconosciuta?

-Mai vista in vita mia. Ma quella ragazza con le sue amiche era in fila con me per entrare, prima. Non si è fatta troppi problemi nel scavalcarci tutti. Il buttafuori nel vederla si è semplicemente limitato a farla passare.

-E’ una col culo pieno, Peter. E con qualche litro di alcol già in giro per il corpo: una figlia di papà a tutti gli effetti.

Che fosse la figlia del signor Finningan non lo sapeva minimamente; che quella ragazza per il solo fatto di essere la figlia del suo datore di lavoro gli stesse antipatica, quello sì, lo sapeva lo benissimo. Oh sì.

-E’ davvero la figlia del Signor Finningan?

-Ci puoi scommettere. E’ la sua cocca; l’unica persona per cui Finningan ucciderebbe; “stellina”, così la chiama ancora nonostante abbia ormai venticinque anni. Non mi dire che non te ne sei mai accorto.

-No, mai accorto. Si limitò a dire Peter quasi assente.

La osservava. L’osservava intensamente, concentrato. La musica da discoteca divenne un sottofondo; le luci, un elemento quasi assente. L’osservava con occhi attenti. Era di sotto, con le sue amiche forse già più ubriache di lei, sicuramente più brille.

Non seppe di preciso cosa stava pensando Peter, ma qualcosa nella sua mente cominciò a muoversi, forse anche per via dell’alcol nel suo corpo che stava entrando in azione.

Continuava a osservarla e cominciò a immaginarla nuda. Eppure, ora che la vedeva meglio non era così bella: gli occhi erano piccoli, il naso un po’ storto, le labbra carnose ma non sensuali.

Ma quel seno… Dio, per quel seno Peter avrebbe potuto uccidere.

Nella sua mente cominciarono a crearsi fantasie sessuali sfrenate, violente. Avrebbe voluto prenderla e sbattersela nel primo cesso del locale fino a quando tutti non avrebbero sentito urlarla come una pazza; avrebbe voluto godersi quel corpo con violenza fino al punto in cui lei avrebbe raggiunto il miglio orgasmo della sua vita. E poi? E poi scaricarla da qualche parte. Magari con la scusa più banale del mondo. Anzi: ben vengano le scuse più banali del mondo.

Ma perché quei pensieri? Perché quelle voglie? Perché quei desideri?

Peter ci rifletté un po’. Poi, assorto ancora nei suoi pensieri, una risposta gli venne in mente.

Non seppe dire se fu dovuta all’alcol o all’eccitazione del momento. Ma in quel momento nella sua mente girava un pensiero fisso: vendicarsi.

Ecco quello che voleva fare: vendicarsi. Vendicarsi contro Finningan. E vendicarsi mediante la sua “stellina”. Se proprio Peter non sarebbe riuscito a dimostrare che Finningan era un figlio di puttana, almeno avrebbe dimostrato che Finningan aveva una figlia puttana. E per fare ciò si sarebbe portato la figlia di Fletcher anche nel posto più squallido pur di scoparsela.

-Peter! Ma ci sei?

-Sì, scusami, Flora, stavo pensando.

-Quando pensi sembri ancora più coglione del solito.

-Pensa te che sembri cogliona anche quando non pensi.

I due risero. Nonostante si scambiassero queste battute scurrili, non vi era cattiveria in esse. Un’ironia scurrile fine a se stessa.

Attesero che l’atmosfera si accendesse e si scaldasse la pista, poi William propose di andare a fare due salti in pista.

-Io penso che dovremmo andare. La serata pare sia iniziata. E non vi nascondo che la musica che il dj sta trasmettendo non è davvero male.

-Sai, caro William- lo apostrofò Peter che si era alzato ma che fissava concentrato la pista da ballo con un sorriso sulle labbra –penso proprio tu abbia ragione: ci si butta. Scolò il suo scotch con ultimo e grande sorso e poggio il bicchiere quasi con violenza sul tavolo dove erano seduti.

La musica era la classica musica commerciale remixata dal solito dj di turno che credeva di essersi distinto rispetto alla massa degli altri dj solo perché perche aveva introdotto un suono che rendeva il suo remix unico. A sua detta, almeno.

Scesero in pista.

-Ragazzi, per un po’ fate finta che non ci sia. Vado a prendermi una cosa da bere e poi vi raggiungo. Se non ci vedessimo più, ci vedremo domani a lavoro. O mi cercherete voi in qualche obitorio chiedendo di me.

-Peter- lo ammonì David- non fare cazzate: so che vuoi fare.

-Sta tranquillo. Commentò laconico Peter.

Peter la cercò con gli occhi in mezzo a quell’ambiente di trentenni lavoratori vogliosi solo di rilassarsi dopo l’ennesima spossante giornata di lavoro e cinquantenni che forse avrebbero fatto meglio a comportarsi per gente della loro età, anziché spacciarsi per trentenni.

Non la vide.

“Avanti, Amanda, dove ti sei cacciata?!” pensò nervosamente Peter.

L’occasione stava per farsi ghiotta e non voleva farsela scappare.

La sua ricerca continuava tra una risata e una musica messa dal dj. Poi decise di andare a prendersi qualcosa da bere. L’ennesima.

-Martini. Disse al barman.

Stava mischiando troppe cose e il suo fegato quella notte si sarebbe vendicato.

Prese il bicchiere e la vide. Era di fronte a lui intenta a bersi un qualche stupido cocktail con le sue stupide amiche nella pista da ballo.

Peter la guardò ballare e vide i suoi capelli muoversi in maniera scomposta; i fianchi muoversi in maniera composta; le sue gambe andare a ritmo di musica. La contemplò aspettando che lei si girasse in quella massa di corpi e lo guardasse, anche se per un solo istante; anche per sbaglio.

Stette fermo appoggiandosi al bancone del bar della discoteca coi gomiti e dando le spalle al barman e alle decina di bottiglia piene di alcolici che da lì a qualche ora si sarebbero tutte svuotate.

Amanda ballava nella pista da ballo con le sue amiche assieme ad altre centinaia di persone, era praticamente impossibile si accorgesse di un ragazzo al bar che la fissava. Eppure...

Peter se ne accorse. Vide gli occhi di lei fissarlo. Durò un solo istante. O forse è meglio dire qualche istante. Troppo pochi per dire che lo stesse osservando; abbastanza per dire che di lui si era accorta. Oh,sì.

Notò che il suo corpo si scatenava a ritmo di musica, ma il suo viso ruotava verso di lui in maniera tale che con la coda dell’occhio potesse scorgerlo.

Peter bevve un sorso del suo drink continuando a fissarla.

Entrò in azione: se fosse rimasto fermo, non ci sarebbe riuscito. Se si fosse messo in azione, forse ci sarebbe riuscito. Tra un certo fallimento ed un probabile successo, Peter scelse la seconda opzione.

Aveva il bicchiere all’altezza del petto come per proteggerlo quando arrivò vicino accanto alla figlia del capo.

Cominciò a ballare accanto a lei facendo finta che la cosa fosse del tutto casuale. Non la degnò neanche di uno sguardo: voleva vedere cosa avrebbe fatto lei.

La musica cambiò e le amiche di Amanda l’accolsero con un urlo di felicità perché evidentemente doveva piacere loro parecchio. Eppure Amada Finningan si limitò a sorridere alle loro amiche con un sorriso simpatico, senza lasciarsi andare troppo. Evidentemente non voleva passare per la gallina della situazione.

Peter, forse a causa di un senso improvviso di vanità e sicurezza, interpretò il tutto come un segnale a suo favore.

“Allora non sei così stupida come sembra, Amanda.”

S’avvicinò.

La sua preda prese il suo cocktail e lo bevve un po’ come per darsi un tono. Lo stesse fece il predatore.

E poi cominciò a sondare il terreno in maniera più concreta. Facendo finta di ballare, Peter allungò la mano e le sfiorò leggermente la maglietta per vedere la reazione della ragazza.

Fu una mossa calcolata: la sfiorò in maniera tale da far apparire il gesto come casuale. Ma il punto fu vicino al fianco in maniera che la ragazza, seppur coperta dalla maglietta a righe di seta che indossava, sentisse sulla sua pelle il tocco di due dita di un mano.

Non si allontanò e Peter capì che o lei non aveva sentito il tocco, o poteva continuare. Nessun segnale negativo. Al momento, almeno.

Rifece il gesto e la ragazza guardò le sue amiche come per chiedere se il ragazzo che le stava ballando di fianco fosse carino o no.

Qualche sguardo delle sue amiche fu sufficiente per capire che la risposta era positiva.

Nella vita si possono fare progetti ben calcolati o mal calcolati. In ogni caso, comunque, ci sarà sempre qualcosa che va storto; qualcosa che non va come previsto e che fa andare a monte un piano ben congegnato.

Capitò questo a Peter quando vide, ad un certo punto, un tipo alto con una giacca bianca posizionarsi dietro Amanda e ballandole vicino. Molto vicino. Troppo vicino.

Evidentemente questo stava osservando Amanda da più tempo di Peter e decise di lanciarsi alla conquista prima.

Vide che il ragazzo alto con la giacca bianca si avvicinò alla schiena di Amanda. Stette a guardare facendo finta di nulla e sorseggiò il suo drink ancora un po’.

Amanda doveva essersi resa conto dell’energumeno alle sue spalle perché cominciò a scostarsi quel tanto che bastava per interpretare quel gesto come un “no, grazie: non fai per me”.

Evidentemente, però, il ragazzo con la giacca bianca aveva qualche problema di comprensione perché non colse minimamente il segnale lanciatogli dalla figlia di Finningan.

Andò nuovamente vicino alla schiena di Amanda, vedendo se stavolta l’approccio si sarebbe concluso positivamente.

Peter si spostò in modo di essere un po’ defilato ma in maniera di poter vedere Amanda se solo avesse ruotato leggermente la testa verso il suo viso.

Amanda, lo si intuiva, sembrava non apprezzare troppo la corte di quel ragazzo dietro di lei, eppure Peter a momenti si chiese perché non se ne andasse altrove. Avendo visto come aveva fatto all’ingresso, un rifiuto esplicito ad un ragazzo come quello sarebbe stata la minima cosa.

Decise di cogliere la palla al balzo e gli venne un’idea.

Beve un lungo sorso del suo drink.

“O la va, o la spacca” pensò.

Si avvicinò ad Amanda. Lei lo vide avvicinarsi, i loro corpi sempre più vicini; i loro visi sempre più prossimi a toccarsi. Ma Peter si avvicinò all’orecchio della ragazza e disse con un tono di voce alto ma non troppo (luci e musica impedivano di poter parlare con un tono di voce normale): - Se vuoi, te lo levo dalle palle questo dietro di te.

Amanda ascoltò la frase, poi Peter allontanò il suo viso dall’orecchio della figlia del capo, l’odore del suo corpo che già invadeva le narici di Peter.

Lo guardò, abbozzò un sorriso e poi si avvicinò lei all’orecchio di Peter.

-Fallo.

L’adrenalina cominciò a invadergli il corpo.

Fu così che Peter cominciò a ballarle vicino. Molto vicino. Troppo vicino.

La ragazza lo lasciò fare, il viso del ragazzo vicino al suo che la fissava in maniera decisa. Le cinse i fianchi con le mani in maniera decisa ma non invadente. Amanda non lo respinse.

Il ragazzo con la giacca bianca era evidentemente alquanto stupido. Ma non troppo stupido: capì che la preda era stata già agguantata e si allontanò, imprecando qualcosa sotto voce sicuramente di poco carino verso la figlia di Finningan.

“E come darti torto, amico mio? È troia, lo so: ma, spiacente, stasera serve a me”.

Peter tolse le sue mani dal corpo mozzafiato di Amanda e tornò a mantenere una distanza minima da lei. Come per far accrescere il desiderio di riavere il contatto dei loro corpi.

“Sarai pure una figlia di puttana, ma, Dio: hai un corpo da far uscire pazzi”.

-Penso che il tuo amico abbia capito di lasciarti andare.

-Grazie. Quella testa di cazzo seguiva me e le sue amiche da quando siamo entrate.

-Se vi seguiva da quando siete entrate e non ha capito che non poteva far nulla, allora sì: era una testa di cazzo.

Rise.

Ora erano soli. Certo: attorno a loro vi era una massa di altra gente. E le sue amiche si sarebbero potute riavvicinare in maniera tale da far saltare tutto. Ma l’approccio c’era stato. E non saltò.

Continuarono a ballare per qualche secondo a ritmo di musica.

“Chissà cosa staranno pensando Flora, David e…. ah, accidenti, come cazzo si chiamava quello… Walter?... William!” pensò questo Peter mentre si lasciava trasportare dalla musica. Ma in fondo non era la prima volta che accadevano cose del genere. E per di più la situazione era troppo ghiotta per lasciarsela scappare.

Si guardarono negli occhi ancora una volta, per l’ennesima volta. Ma, stavolta, per più di qualche istante.

Le avvicinò il suo drink e glielo offrì.

-Che cos’è? Chiese lei avvicinandosi al suo orecchio per far in modo che sentisse

-Assaggia. Rispose Peter nella stessa maniera.

Le labbra di Amanda si poggiarono sul bicchiere di vetro in cui c’era il Martini. Lo bevve, guardando Peter con uno sguardo in cui vi era probabilmente un pizzico di malizia.

-Non male. Disse lei avvicinandosi all’orecchio di Peter.

-Il classico non passa mai di moda.

Amanda rise. Peter sorrise.

“Ridi, testa di cazzo, ridi, brava”.

La figlia del capo ricambiò il favore e gli offrì un sorso del suo drink.

Si limitò a prendere il bicchiere e berne il contenuto. Era dolce, ma forte. Non seppe riconoscere cos’era, ma la ragazza aveva gusto in materia.

-Non male, ragazza. Commentò Peter.

-Ti ringrazio, ragazzo. Rispose Amanda guardandolo con la stessa malizia di prima. Voleva essere provocante. E, Gesù: ci stava riuscendo.

Bevve un altro sorso del suo Martini, ormai finito.

-Era Martini il tuo, vero?

-Esatto.

-Allora hai ragione: il classico non passa mai di moda.

Peter le fece il gesto che il suo drink era vuoto; Amanda fece lo stesso. Decise così di prenderli entrambi e andarli a buttare per far sì che entrambi avessero le mani libere. Si allontanò solo per qualche secondo. Poi tornò e ricominciò il flirt in maniera sempre più provocante.

Corpi sempre più vicini; adrenalina incalzante.

-E quindi che dicevi a proposito dei classici alcolici? Chiese Peter.

-Che concordo con te: non passano mai di moda.

-No, mai. Anche se, se vuoi, posso farti assaggiare lo stesso alcolico ma con un gusto leggermente diverso.

“Cristo, che battuta di merda e da quattro soldi, Peter!”

-Sarei curiosa di assaggiarlo.

Fu lì che Peter capì che la ragazza era veramente già ubriaca.

Avvicinò lentamente le sue labbra a quelle di lei. Lei accennò un piccolo e leggero movimento verso le labbra di Peter. Ma non fu il movimento la cosa più spontanea. No. La cosa più spontanea furono le loro bocche che cominciarono a sorridere; le labbra che si appoggiarono reciprocamente; le loro lingue che cominciarono ad assaggiarsi e a mordersi le loro stesse labbra, vogliose di assaggiarsi reciprocamente.

E fu lì che tra un musica remixata da un dj ignoto, giochi di luci da far girare la testa e gente che si lasciava andare, le loro labbra prima, le loro lingue poi, si incontrarono. E cominciarono a conoscersi.

Peter spinse la sua lingua nella bocca di Amanda. Amanda si lasciò invadere e ricambiò affondando con decisione la sua lingua nella bocca di Peter facendo sì che le due fossero in costante contatto.

Tornò a cingerle i fianchi con un braccio, con l’altra le accarezzò il volto e poi le prese i capelli con fermezza ma senza violenza.

Peter spostò la mano che era sui capelli verso il petto, vicino al seno. Ma non su di questo, ma vicino il fianco.

Ora le mani erano entrambi alla stessa altezza dei fianchi. Gliele mise dietro la schiena, nella parte bassa, vicino il fondoschiena, mentre le loro lingue continuavano a conoscersi ed esplorarsi

Continuarono così.

Si stava eccitando; si stavano eccitando.

La prima base fu raggiunta. Ora occorreva raggiungere la seconda.

Eppure raggiungere la prima base non fu difficile come si sarebbe aspettato. Si era prospettato un po’ di resistenza dalla figlia di Finningan. Evidentemente Amanda doveva essere più facile di quanto sembrasse.

Continuarono a baciarsi e leccarsi per un po’. Peter voleva godersela a fondo e non voleva forzare le tappe.

Non solo le loro mani e i loro visi ora si toccavano. Cominciarono anche i loro stessi corpi prima a sfiorarsi, poi ad essere uniti. Il seno prosperoso di Amanda sul petto; il rigonfiamento nei pantaloni di Peter contro Amanda.

Le loro lingue smisero di toccarsi e i loro visi si staccarono interrompendo quel legame che si era instaurato.

-Non male questa variante di Martini.

-No, per nulla. Vuoi fumare una sigaretta fuori?

-Certo.

Si fecero spazio tra la gente che era ancora intenta a ballare e si diressero verso l’uscita.

Mentre si erano diretti verso l’uscita, Peter notò Flora, David e William in mezzo alla pista da ballo. Loro notarono lui e restarono perplessi nel vedere che fosse con la figlia di Finningan. Molto probabilmente stavano giudicando questa azione di Peter come una condanna a morte da lui stesso voluta: quando Finningan l’avrebbe scoperto, perché lo avrebbe scoperto prima o poi, Peter si sarebbe potuto considerare come un ex dipendente.



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