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Scaffali


lavoro pubblicato sabato 25 luglio 2015
ultima lettura venerdì 19 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La stoffa c'è

di attilissimo. Letto 612 volte. Dallo scaffale Fantasia

Non erano certo le mutevoli condizioni ambientali. Freddo, meno freddo, quasi caldo. Poi ancora freddo. Caldo. Sudate. No, non era  tutto questo. E Zarco ne era convinto. Ma era continuamente costretto e chissà sino...

Non erano certo le mutevoli condizioni ambientali. Freddo, meno freddo, quasi caldo. Poi ancora freddo. Caldo. Sudate. No, non era tutto questo. E Zarco ne era convinto. Ma era continuamente costretto e chissà sino a quando, a usare un fazzoletto. Per cosa? Ma per soffiarsi il naso! Accidenti! Ormai si era abituato alla cosa. Ah, dimenticavo, e lui lo confermava, non si trattava neanche di allergia. Niente. Il naso spurgava ogni cinque minuti e lui, con il gesto più automatico del mondo, sfoderava il suo fazzolettino e procedeva all’utilizzo. Ma attenzione! Ogni venti minuti ne cambiava uno. Nel suo inseparabile zainetto portava con se decine di fazzolettini di stoffa con le sue iniziali. Z.R. Zarco Rudic. All’inizio la cosa del raffreddore (che poi, forse, non era un vero e proprio raffreddore ) lo infastidiva parecchio. Dover sfoderare un qualsiasi rettangolino di stoffa, magari davanti a persone che lo ascoltavano in virtù della sua professione ( insegnante), era parecchio frustante. Lo chiamavano “il professore dallo starnuto facile”. Parlavano bene, loro! Ripuliva le sue narici con un concerto di rumori molto simili a pernacchie e poi riponeva lo strumento di pulizia nel suo taschino. E usava l’identico fazzoletto ogni giorno. Ma visto che a questa cosa non si trovava alcun rimedio ( i dottori non capivano quali erano le cause del problema), Zarco decise che questa faccenda non doveva più essere motivo di disagio ma quasi come dire… di vanto. Si di vanto! Non tanto per tutto il meccanismo che portava alla pulizia dei due fori, quanto per lo strumento utilizzato per ciò. E l’azione che accompagnava il tutto. Decise, infatti, che i suoi fazzoletti dovevano essere i migliori in circolazione. Progettò tutto per bene. Le stoffe dovevano provenire dalle Fiandre. Secondo poi i colori dovevano essere diversi ogni volta. Non il semplice bianco ( pur sempre simbolo di purezza e candore, quasi a giustificare la sua impotenza di fronte a questo “difetto”), ma anche il rosso, il verde, il giallo, l’arancione. E poi anche fazzoletti tricolorati. Multicolore. E che cura aveva per le sue creature! In fondo, dovevano tenere in gran considerazione il suo naso ( che a dirla tutta non era così affascinante).

Inoltre, la raccolta del fazzoletto dalle tasche della propria giacca o dei pantaloni, seguiva un piano ben studiato. Movimenti armonici. Una musica, insomma. La quinta del grande Ludwig! Non appena avvertiva il fastidio alle narici, portava la sua mano destra in prossimità del taschino. Il tutto avendo riguardo al fatto che chi lo osservava, nonostante la cosa potesse distrarre da ciò che il professore stava spiegando, doveva venir catturato dai movimenti elastici e quasi… ammiccanti del suo braccio. Il tutto era accompagnato da un cambio di espressione del suo viso. Nel senso che se fino a due minuti prima poteva sembrare estremamente concentrato, serioso e quasi antipatico, nel breve volgere di pochi secondi era in grado di ammaliare e quasi…paralizzare. Poi arrivava il clou dello spettacolino. E come si poteva definire diversamente? Estraeva il Fiandre multicolore con una lentezza da consumato artista. Leggero sventolio al fine di consentire all’oggetto di svolgere a pieno le sue funzioni. Non ultimo, far ammirare agli astanti la bellezza dell’oggetto stesso. Seguiva l’avvicinamento della preziosa stoffa al punto di sfogo e… tre, non di più, tre colpi ben assestati atti a conseguire lo scopo ultimo. Soffiarsi il naso, naturalmente. Successivamente, riponeva la piccola creatura inanimata all’interno del suo zainetto e ne prelevava una del tutto diversa per colori e dimensioni. Si, anche le dimensioni dei fazzoletti erano diverse. Non divergevano di molto, l’una dall’altra.

Ma Zarco aveva deciso che nulla doveva essere uguale. Teneva molto alla cosa.

Beh, per farla breve, venne organizzata nell’auditorium della scuola una lezione aperta a tutti. A Zarco gliela fecero passare come una interessante giornata per mostrare agli studenti la bellezza della biologia ( questo insegnava Zarco e aveva…stoffa). Ma la verità vera diceva che, attraverso i racconti dei ragazzi e altri piccoli episodi, il preside e gli altri professori si erano innamorati dei fazzoletti di Zarco .

Fu un successo. Si, la lezione di biologia interessante, ma tutto lo sventolio di fazzolettini di varie misure e colori, un delirio! E Zarco? Un attore! Ci fu chi si spinse a chiedere l’autografo. Su di un proprio fazzoletto. E per l’insistenza dell’uditorio, Zarco fu costretto a lanciare tra il pubblico diverse delle sue preziose…opere d’arte!

Dopo vent’anni, in quella scuola, si parla ancora di Zarco e dei suoi fazzoletti. In una stanzetta appositamente creata, si conservano ancora alcuni cimeli che ricordano i tempi in cui “il professore dallo starnuto facile” insegnava nell’istituto.

Di lui non si seppe più nulla dopo che andò in pensione. Un giorno, però, arrivò una cartolina dalle Fiandre che diceva:” Il raffreddore è sparito, ma non i miei fazzoletti !”.



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