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lavoro pubblicato sabato 25 luglio 2015
ultima lettura lunedì 20 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La figlia del capo pt 2.

di Andrert. Letto 554 volte. Dallo scaffale Pulp

Nella seconda parte Peter si reca al "Bamboo" (locale dove il suo amico David lo ha invitato a passare una serata tra amici. Seppur con la voglia di distrarsi, Peter farà un incontro inaspettato...

Passò ancora qualche ora, ormai era l’ultimo rimasto in ufficio, dopodiché Peter inviò la lettera di scuse alla “Sunday&Co.”. Fatto ciò, raccolse la sua roba e si diresse verso la porta d’uscita del suo ufficio.

Tornando a casa verso l’ora del tardo pomeriggio, si accese un’altra sigaretta e benché ci fosse un leggero vento, la semplice giacca riuscì a proteggerlo bene.

Si fermò davanti ad uno di quei piccoli supermercati che vi erano tra casa sua e l’edificio dove lavorava. Vi entrò e decise di comprarsi una birra e qualcosa per la casa.

Bevve la birra tenendola con una mano e con l’altra teneva il sacco della spesa.

Giunto a casa si concesse il lusso di una doccia immediata e poi si preparò da mangiare qualcosa di rapido e veloce (non era una cima in quanto a cucina né tantomeno un appassionato dei fornelli).

Peter controllò l’orologio e vide che erano ancora le 22:15. Si affacciò nel balcone del suo monolocale e decise di fumarsi una sigaretta per ammazzare qualche minuto.

Ripensò alla lettera di “scuse” che aveva scritto e inviato e si sentì un coglione al pensiero di non aver risposto a tono al signor Finningan quando gli impose di scrivere una lettera di scuse personalmente firmata. Ma le giuste risposte, si sa, arrivano spesso troppo tardi. L’unica cosa che lo consolò era l’aver terminato la sua lettera di scuse in una sola giornata: l’umiliazione durò poco.

“Quel figlio di puttana non deve scopare da almeno due anni per essere così isterico” si disse Peter mentre era appoggiato alla ringhiera del balcone.

Tra uno zapping di televisione e un controllo rapido alla posta elettronica si fecero le 22:50. Ora di uscire.

Prima di uscire si sistemò allo specchio la camicia che aveva indossato e il giubbotto leggero di pelle nero che si era messo addosso, dopodiché andò in cucina, aprì il frigo e si prese una seconda birra dal frigo.

“Non male per iniziare la serata”.

Arrivò in ritardo ovviamente, parcheggiando nel primo punto utile vicino al Bamboo.

All’ingresso vi era gente in fila in attesa di entrare. Per fortuna di Peter, la gente era meno di quello che si fosse aspettato.

Si mise in fila ed attese di arrivare fino al buttafuori fumando l’ennesima sigaretta.

“Come cazzo si chiamava quello che ci ha messo nella sua lista? Camdon? Castle?”, mentre era assorto in questi pensieri si sentì spinto da dietro.

-Scusami-, disse una ragazza che senza troppi problemi lo spostò facendosi largo con le sue amiche.

Peter non la vide in faccia, vide solo che aveva i capelli neri fino alle spalle, una maglia elegante a righe bianca e nera ed un culo da far perdere la testa.

La ragazza con la maglietta bianca e nera a righe non si fece troppi problemi a passare con le sue amiche in mezzo ad altre persone, scavalcandole. O aveva una gran fretta o era la figlia del buttafuori perché non appena gli furono davanti, quello si limitò a togliere la corda che impediva l’ingresso ai vari clienti: nessuna domanda, solo qualche risata da oca isterica da parte delle ragazze.

-Nome e lista, prego- disse a Peter lo scimmione che aveva fatto passare la ragazza con le sue amiche quando arrivò il suo turno.

-Fletcher, lista… controlla Castle.

-Non c’è nessuna lista Castle.

-Dovrebbe essere un cognome che vi somiglia.

-Che io sappia non c’è nessun nome simile. Se non sai nemmeno il nome della lista puoi anche andartene.

-Se non sai neanche leggere due nomi simili, non sono affari miei.

-Che hai detto scusa?

A quel punto il buttafuori cominciò a guardarlo dall’alto verso il basso con aria calma ma minacciosa.

-Hai capito. Senti, che ci vuole a controllare se c’è un nome simile a Castle? Forse Cadmon.

Peter lo guardò con tranquillità anche se sapeva che nonostante facesse palestra da un bel po’, quel buttafuori gli avrebbe rotto il naso senza particolari problemi.

L’aria cominciava ad essere tesa.

-Peter! Peter! Lista Canon!.

Peter guardò dietro il buttafuori. Questi si voltò: a parlare era stata Flora che per puro caso era uscita per una boccata d’aria probabilmente e aveva assistito alla scena.

Un secondo buttafuori intervenne.

-Parla con me. Ci penso io qui. Vai pure, Paul.

Il buttafuori guardò Peter con la stessa aria minacciosa di prima mentre si allontanava, come a dire che non finiva lì e che si sarebbe ricordato di quella faccia.

-Allora, nome e lista?

-Fletcher. Lista Canon.

Il secondo buttafuori controllò nei fogli che aveva con sé. Dopo qualche secondo constatò che il suo nome era presente.

-Ok, vai.

Peter si diresse verso Flora e la salutò, poi entrarono.

La serata non doveva essere iniziata da molto data la musica lounge che ancora si sentiva in tutto il locale.

-Gli altri dove sono?

-Hanno preso un tavolo al piano di sopra. Sei in ritardo come al solito.

-Mi piace distinguermi dalla massa.

-Ti piace essere un coglione.

-Anche.

Risero.

Flora prese una rampa di scale a chiocciola che conduceva verso il piano rialzato del locale e Peter la seguì fino al tavolo dove erano seduti David e William, un amico di David che Peter conosceva solo di vista.

Il tavolo era praticamente attaccato alla ringhiera del piano rialzato. Sotto di loro, una pista da ballo ancora semivuota che presto si sarebbe riempita.

I quattro parlarono per diversi minuti della routine per qualche minuto, poi Peter fermò una cameriera che stava servendo degli alcolici al tavolo accanto a loro e ordinò un bicchiere di scotch.

Dopo qualche minuto la cameriera tornò con l’ordinazione di Peter servendoglielo in un elegante bicchiere di vetro.

Peter cominciò a sorseggiare il suo alcolico godendoselo lentamente mentre continuava a discutere coi suoi amici al tavolo, poi Flora disse:

-Devi avere fatto incazzare di brutto Finningan per beccarti una ramanzina come quella di oggi.

-Finningan dovrebbe pensare meno a leccare culi e più a esigere pagamenti. Quelli della Sunday&Co ne stanno approfittando di questo atteggiamento di Finningan, e lo sa bene. Ho solo fatto il mio lavoro.

-Ma di preciso che cosa hai fatto per far incazzare quelli della Sunday&Co? Chiese David.

-Ho semplicemente ricordato loro che sono in ritardo coi pagamenti, e che dato che noi abbiamo sempre fatto il nostro lavoro in maniera impeccabile, sarebbe stato giusto che pagassero almeno le prestazioni fatte qualche mese fa.

-E si sono incazzati tanto solo per questo? Domandò ancora David.

-E come fai a sapere che si sono incazzati veramente tanto?

-Svegliati, Peter: se l’hanno detto a Finningan devi aver detto qualcosa di offensivo.

-Diciamo che ho avuto davanti l’amministratore testa di cazzo.

-E…

-E che ho usato una frase forte. Ma solo perché mi ci ha portato.

-Ovvero?

Flora e William si limitarono ad ascoltare. La prima perché curiosa, il secondo perché voleva diventarlo.

-Questo qui continuava a dire di non preoccuparsi; che anche loro hanno dei ritardi nei pagamenti e che questi pagamenti nei rapporti commerciali sono cose di poco conto. Ho provato a convincerlo del fatto che le loro rendite erano aumentate di recente grazie al nostro lavoro e che quindi quantomeno un pagamento parziale era il minimo. Questo ha cominciato a innervosirsi e ha cominciato a sfottermi con eccessiva confidenza finché non mi ha chiesto con stupida ironia se fossi uno del’erario che va a caccia di evasori, a quel punto ho risposto che se fosse stato per me gli avrei già spediti in galera per come prendono per il culo quelli che li fanno diventare ricchi. E che, se non fosse per noi avrebbero dichiarato fallimento con la loro politica scellerata.

-Cristo, Peter..! esclamò David.

-Diciamo che sei stato un po’ impulsivo.

-Diciamo che ha usato un sarcasmo e un’ironia che con me e con la società stessa doveva risparmiarsi.

-E l’amministratore testa di cazzo? Chiese William che nel frattempo si era incuriosito.

-Ha dato leggermente di matto. Ha detto che siamo dei semplici agenti e non i loro datori. Diciamo che su di me ha scaricato anche qualche insulto a livello personale.

-Pensi di rischiare il posto?

-No, questo no. Finningan sa che nonostante io sia una testa di cazzo, in quanto a onestà e bravura nei rapporti commerciali, licenziarmi sarebbe un danno piuttosto che un vantaggio. Per il momento però mi ha comunicato che io con la “Sunday&Co” non devo averci più niente a che fare. Che si fotta: se proprio vuole farsi spennare da quelli, che lo faccia.

Le chiacchiere tra i quattro proseguirono tranquille finché David non indicò la pista da ballo e notò che l’ambiente cominciava a scaldarsi.

-Tra un po’ ci si butta.

Peter ascoltò la frase di William, poi prese il bicchiere in mano e buttò uno sguardo di sotto.

-Ah! Non ci posso credere. Sbottò quasi ridendo David che nel frattempo si era alzato e si era sporto dalla ringhiera per guardare meglio sotto.

-Cos’è successo? Chiese Flora.

-Parli del diavolo e spuntano le corna, caro Peter.

-Finningan ha scoperto che oltre a rompere i coglioni, ci si può pure divertire? Chiese Peter che rimase seduto a bersi il suo scotch mentre Flora si era messo accanto a David.

-Ci sei andato vicino, amico mio. Disse Flora che evidentemente aveva capito a cosa alludeva l’amico al suo fianco.

-Sono bravo a intuire, meno a capire. Commentò Peter.

-Guarda lì sotto. Gli propose Flora.

Peter si alzò e cercò il punto che stavano osservando i due.

-Ma che dovrei vedere?

-Vedi- disse Flora – la pista da ballo? Vedi il bar che c’è alla nostra sinistra? Guarda il barman con il papillon viola da checca.

Peter cercò il punto indicatogli da Flora e lo individuò.

-Sì, e allora?

-Vedi quelle ragazze che starnazzano come oche facendo gli occhi dolci al barman?

Nonostante le luci del locale stessero diventando da discoteca, Peter riuscì a individuare le ragazze a cui alludeva Flora.

-Sì..

-Guarda la ragazza con la maglietta a righe bianche e nere. D’accordo: con queste luci che stanno sparando è difficile distinguere i colori ma se..

-La vedo- disse Peter interrompendo Flora.

-Amanda Finningan. Disse David

-E chi diavolo sarebbe?

-La figlia del signor Finningan, caro Peter.



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