ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato venerdì 24 luglio 2015
ultima lettura venerdì 27 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Vertigini

di Maic. Letto 493 volte. Dallo scaffale Pensieri

Vertigini 26 gradi di minima. 40 di massima. Troppo, per chi, come me, non ci è abituato. E così non posso fare altro che aspettare...

Vertigini

26 gradi di minima. 40 di massima. Troppo, per chi, come me, non ci è abituato. E così non posso fare altro che aspettare, qui, in cima a questo albergo. Aspetto mezzogiorno: voglio arrivare al culmine dello star male, della vita rovente, ingorda, stupida che possiedo. Che possiedo, ma non per molto, ormai. Quassù si prova una strana sensazione, lo ammetto: vedo immagini che non ho mai visto, sento odori che non ho mai sentito, colgo dettagli che laggiù, nel mondo reale, in mezzo all’ esistenza vera, non avrei mai colto. E non è merito del mare o del cibo di qui: queste cose le ho viste e sentite tante di quelle volte che mi viene il voltastomaco solo a pensarci. E’ questo il segreto, ecco: non pensare più; abbandonarsi all’ esile fiume d’ aria calda che c’ è qui sopra, per poi sciogliersi all’ interno di esso, e conquistarla; si tratta di sparire per sempre, affogati in un’ onda mai vista (almeno quella), in uno spettacolo che (finalmente!) non ci è nuovo. Pian piano ci sto uscendo da questa vita, e il mondo mi sembra sempre più piccolo, giù, giù, giù, nel profondo cielo di catrame che (lo giuro!) è anche lui là sotto. Incomincia a far freddo, ma non credo sia una sensazione vera: è solo una di quelle che gli uomini normali chiamano illusioni; quelle che io non ho mai avuto o posseduto nel profondo, semplicemente perché non ce n’ è mai stato il bisogno: ho sempre ottenuto quello che volevo dalla mia esistenza. Mai che abbia provato a sperare in qualcosa di migliore per più di due secondi, mai un pensiero malato, che ne so, oppure un fremito di piacere che non provenga dall’ esterno; mai un’ attesa ripagata, o magari una delusione, un periodo di sofferenza, di terrore, di spavento. Ho sempre vissuto qui su, su questa specie di montagna, in cima: non ho mai dovuto scalarla. Le cose arrivavano esattamente quando mi aspettavo che arrivassero, e finiva lì. A voglio corrispondeva ottengo; non c’ era spazio per il desiderio, non dentro la mia testa. Un po’ era anche colpa degli altri, sì, che mi accontentavano pressoché immediatamente, senza mai darmi il tempo di lamentarmi o di frignare come qualunque bambinello viziato. Di anni ne ho tanti di più, adesso, però non è cambiato niente, e io sono stufo che non cambi mai niente. Me ne sono reso conto ieri: ho visto uno spettacolo di fuochi artificiali, là, in riva al mare; li ho osservati come non avevo mai fatto prima, e ho notato che c’ è sempre un limite, anche per loro. Arriva un momento, dopo tre o quattro secondi dal lancio, in cui quei fuochi non possono più salire: sono come bloccati, per un attimo, e cadono giù; esplodono o cadono giù, nel vuoto, e nessuno li vede più. Mi sono detto: cos’ hanno di così diverso dalla nostra vita?, e mi sono risposto che non c’ è proprio nulla di così diverso: l’ accostamento reggeva; la mia vita, però, non più. Avevo tutto, ma proprio tutto, ma mi sono reso conto che quel tutto poteva finire da un momento all’ altro. C’ era un sottile velo di magia che faceva stare in piedi quel tutto, e la magia non esiste, ve lo posso garantire. Quando si sta tanto in alto, magari pure per tanto tempo come me, poi si ha una paura folle di cadere; e più passa il tempo e più questa paura diventa qualcosa di viscerale, che ti prende le membra e te le sfascia. Può essere anche molto violenta, se vuole. Sono come vertigini, più o meno: tu stai là, beato e felice sulla tua cima, e poi, tutto d’ un tratto, un bel giorno, te ne accorgi. Capisci che non puoi continuare così, che i timori che hai non sono infondati, anzi, e che non li puoi nascondere sotto al tappeto come fossero polvere. Si tratterebbe di vivere in bilico, sospeso nel vuoto, e di non guardare mai giù. Ecco, per me non è possibile. E lo so che magari ci si può riuscire, e che tu, tu, o tu, a vostro modo, lo state già facendo; ma io sono una persona debole, considerate questo! Non sono uno di quelli che prende la sua vita in mano e poi incomincia a sfasciare il mondo, in quattro e quattr’ otto. Io le ho sempre volute le mie certezze: non posso alzarmi ogni mattina con il terrore di cadere giù, di sbattere la testa contro il suolo e di non risvegliarmi mai più. Questo, per me, non è vivere. Voi siete diversi da me, non le sentite queste cose, questa continua sensazione di precarietà che mi martella lo stomaco e me lo manda in mille pezzi ogni santo giorno. E ora mi rivolgo a te, che mi conosci forse più di chiunque altro; magari non da tanto, ma che importa? Quello che conta è che sei la persona che più mi sa sviscerare, quella che ha saputo indagare e indagare e indagare su di me, e per giunta a fondo: fino al limite dell’ umano. Giù, nel profondo essere che nessun’ altro conosce: solo tu, che in un certo senso sei me, ma con una mente decente, sana, che sa apprezzare ciò che ha e si ferma lì, anche se non ha tutto come invece ho io. Quello che mi hai sempre chiesto è: cosa vuol dire avere tutto? E io non ho mai saputo rispondere. Forse essere come me, azzardavo; ma poi mi vergognavo, mi richiudevo in me stesso e badavo solo ai miei pensieri, che ormai non erano più tali: erano fantasmi, e io li seguivo; andavo ancora una volta giù, giù per gli abissi della mia anima, e mi tormentavo perché non riuscivo a vedere nulla, se non me stesso e quello che possedevo. Arrivato a quel punto, potevi salvarmi solo tu, te lo dico sinceramente. L’ hai sempre criticata la mia visione delle cose. Ricordo le sere passate in villa, col fuoco del caminetto che ormai si era spento, e la sola luce della nostra mente che illuminava la stanza. E quando mi seguivi fin nelle viscere della terra?, quello ce l’ hai in mente? Lo facevamo quasi ogni notte, ma solo d’ estate, perché era solo d’ estate che c’ era quello strano profumo nell’ aria: qualcosa di inarrivabile, qualcosa che non possedevo: per una volta, qualcosa che non possedevo! C’ erano le tue parole, ricordo anche quelle, che cercavano a tutti i costi di trascinarmi più in basso. A volte credevo perfino che mi ci trascinassi tu, a forza, là sotto: che non fosse solo una questione di fantasmi, ma di vita vera e propria. E lo so che magari era quella la chiave, che avevi ragione (come sempre!), ma, te lo giuro su quello che vuoi, non era quella la mia strada. Se nasci in un posto, e ti abitui alle sue regole; se ti abitui, come nel mio caso, alla cima, poi non puoi pretendere di star bene anche tra le viscere della terra. Se la tua esistenza ha avuto origine su quella montagna, è su quella montagna che devi provare a costruire la tua felicità: non giù, fra i morti; non in cielo, fra gli angeli; non sulla terra, fra i comuni mortali; non tra le fiamme dell’ inferno, non nella terra di mezzo, e nemmeno in quella di quel dio che vi ostinate tanto a creare. In tutte le salse lo create: buono, cattivo, vendicativo, mostruoso, gentile, compassionevole, misericordioso, rilassato, felice tra gli infelici; vivo, morto in croce, di un altro pianeta o terreno; umano, insomma, troppo umano! Davanti a quel fuoco che non c’ era parlavamo anche di questo, te lo ricordi? Parlavamo della vita dopo la morte: li prendevamo sempre in giro quegli stupidi che credevano in quelle cose. Ho paura, sai? Ho paura di diventare come loro, di credere in quello in cui non ho mai creduto semplicemente perché sono terrorizzato! Il vuoto mi spaventa: devo pensare che non sia vuoto! Quel salto non riuscirò mai a farlo, non se continuerò così, assaggiando a poco a poco una vita che (lo so, lo so, lo so!) è già stata vissuta fino all’ osso, e non può continuare! Non può continuare e non potrà mai essere qualcosa di sano, di puro! Di vivo, se vogliamo! Quello che voglio è solo cancellare tutto dalla mia testa: anche te, sì! E anche quegli stupidi che continuavano a dirmi che avevo tutto, che ero sul mio bel piedistallo e cavolo se ti invidio! Cavolo se vorrei essere come te, se vorrei avere tutto quello che hai e non avere quello che non hai: solo perché possiedi tutto, tutto, tutto! E io sono un poveraccio che non riesce ad arrivare a fine mese, e non mi rendo minimamente conto che posso stare meglio, molto meglio di te, che sei venti, trenta, centomila volta meglio di me. Possiedi il mondo, dai, come fai a non essere felice? Come faccio a non essere felice? Come faccio? Vedo il mondo dall’ alto, sai? Non è che lo possieda, come invece credi tu. Sono solo qui, a qualche metro di troppo dal terreno, e ho una tremenda, folle, malata paura di cadere e di inghiottire il vuoto. E pensare, cari i miei poveracci, che tra poco lo farò sul serio. L’ aria me la mangerò tutta: ne manderò giù talmente tanta che, ben presto, non riuscirò più a respirare. Mi invidiate anche questo?, dite la verità! Volete buttarvi con me? La verità è che sono io che invidio voi, cari miei; vi invidio la vita più di quanto possiate immaginare. E me ne sto qui, dall’ alto del mio piedistallo, perché non posso davvero fare altro. Non posso essere felice, come dite voi, ovunque: solo qui su; e il bello è, indovinate un po’, che non lo sono. Non lo sono, non lo sono mai stato e mai lo sarò; e tu, voi, voi altri, o voi altri, laggiù, non mi farete mai cambiare idea. 26 gradi di minima. 40 di massima. Nei prossimo giorni attesa un ulteriore ondata di caldo torrido. Volta pagina! Ragazzo di ventotto anni si butta dal tetto di un albergo: la pista del suicidio è la più accreditata. Uno, due, tre: chiudi gli occhi, e inizia a mangiarla quell’ aria!



Commenti

pubblicato il venerdì 24 luglio 2015
Maestrale, ha scritto: Il suicidio è un tema affascinante da sviscerare e affrontare, se la dama nera ti afferra per qualche attimo in più hai il tempo di progettare e mettere in pratica, se dura poco ne esci, magari ne scrivi, magari ne fai bagaglio da continuare a portarti dietro
pubblicato il venerdì 24 luglio 2015
Maic, ha scritto: Sicuramente. Io l' ho vissuto indirettamente un suicidio, ho affrontato il lutto e tutto ciò che ad esso è connesso. Trovo il tema molto affascinante, e molto d' impatto.

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: