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lavoro pubblicato giovedì 23 luglio 2015
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La figlia del capo pt 1.

di Andrert. Letto 599 volte. Dallo scaffale Pulp

-Maledizione Fletcher, quello era un cliente importante! Il rimprovero del signor Finningan risuonò per tutto il suo ufficio e probabilmente fu sentito anche dai vari impiegati che erano intenti a lavorare nei rispettivi uffici. -Signor Finnin...

-Maledizione Fletcher, quello era un cliente importante!

Il rimprovero del signor Finningan risuonò per tutto il suo ufficio e probabilmente fu sentito anche dai vari impiegati che erano intenti a lavorare nei rispettivi uffici.

-Signor Finningan, con tutto il rispetto, ma è stato lei a dirmi di trattare tutti i clienti nella medesima maniera.

-Questa stronzata te l’ho detta il tuo primo giorno di lavoro! Dio mio, se questi della Sunday&Co decidono di mandarci a quel paese non oso immaginare cosa potrebbe accadere in seguito.

Il Signor Finningan s’alzò dalla poltrona in cui era seduto. Messosi in piedi, aprì una scatola di legno pregiato posta all’angolo della sua scrivania da studio. Ne estrasse un sigaro cubano, uno di quelli grossi. Uno di quelli da fumare quando vi è da festeggiare qualcosa o quando sei particolarmente nervoso.

Tagliò il sigaro, se lo accese con un accendino elegante di metallo e cominciò a fumarselo facendo qualche passo verso la parete in cui era appesa la foto della sua famiglia.

Nello studio arredato come un elegante ufficio burocratico calò il silenzio.

-Signor Finningan- esordì Peter Fletcher interrompendo il silenzio- non voglio andarle contro, ma questi della Sunday&Co sono indietro coi pagamenti. E di parecchio. La mia è stata solo una sollecitazione.

-Una sollecitazione che ha fatto girare i coglioni ad un pezzo grosso del loro c.d.a!

Il signor Finningan si mise il sigaro in bocca tra i denti, si tirò su le maniche della camicia bianca che indossava e poggiò i pugni sul tavolo fissando il mogano assorto nei suoi pensieri.

-Ad ogni modo- riprese il signor Finningan dopo qualche secondo di odioso silenzio- quel che è stato, è stato. E’ meglio che con questi della Sunday&Co tu non abbia rapporti per un bel po’.

-Signor Finningan ma mi occupo io di questa società da quando è divenuta nostra cliente. Se sono riusciti a stipulare tutti i contratti che hanno, è dovuto anche grazie alla mia opera.

-Lo so bene, Fletcher. Ma se permetti, prendo io il timone con questi. Se vuoi “sollecitarmi” a cambiare idea ti prego di rinunciare in partenza.

Peter Fletcher cominciava a innervosirsi, ma sapeva bene che di fronte a sé aveva il suo datore di lavoro. E se c’era qualcuno che doveva leccare il culo a qualcun altro, quello era lui.

Si limitò quindi a qualche gesto dovuto al nervosismo, come il passarsi la mano tra i capelli per poi sistemarsi la cravatta da lavoro che indossava.

-Come vuole, signor Finningan. Mi devo ritenere sciolto da questi rapporti?

-Sospeso. Gestisci gli affari di altre società. Dedicati a quelli. Quando queste teste calde si saranno calmate, e se lo vorrò, ti rioccuperai dei loro affari.

-E per i pagamenti? Date le ultime statistiche i loro affari sono tutt’altro che in picchiata.

-Senti, Fletcher, a quelli ci penso io, d’accordo? Stai al tuo posto e continua a leccare il culo alle altre società di cui ti occupi.

La risposta del signor Finningan fu data con un tono di eccesivo sarcasmo misto a sufficienza che fece ribollire il sangue a Peter.

“Brutto figlia di puttana, se leccavo culi come dici tu a quest’ora sarei seduto sulla tua poltrona!”.

Ovviamente questo pensiero restò nella mente di Peter.

-D’accordo, signor Finningan. Mi scusi.

-Ora va. Ti faccio sapere io se ci sono novità.

Peter si limitò a congedarsi con un semplice segno del capo e si diresse verso la porta dell’ufficio.

Nel momento stesso in cui l’aprì per uscire sentì la voce del suo capo:

-Ah, Fletcher!

“E ora che cazzo vuoi?!”

-Si?

-Inutile che ti dica che una lettera di scuse alla Sunday&Co è il minimo che tu possa fare.

“No, anche questo no!”

-Sarà fatto, signor Finningan.

-A nome tuo, ovviamente. La nostra società si dissocia da quanto hai fatto. Ne andrebbe della nostra immagine.

Peter si chiese se il suo capo fosse nato così sadico o ci fosse diventato. Non solo lo aveva rimproverato a gran voce per farsi sentire anche dagli uffici vicini al suo; non solo lo aveva riempito di insulti per aver chiesto dei pagamenti da dei clienti che erano in ritardo con questi; ma addirittura parve a Peter che il Signor Finningan avesse atteso che si fosse aperta la porta per dirgli di mandare una lettera di scuse con tanto di firma personale anziché di quella della società: questo equivaleva ad umiliazione per Peter.

Peter provò a rispondere.

-Non dovrebbe parlarne con gli membri del consiglio di amministrazione?

-Ce l’hai davanti il consiglio di amministrazione.

Peter capì che era meglio chiudere la discussione lì. Chiuse la porta.

-Figlio di buttana! disse Peter a bassa voce.

Davanti a lui i suoi colleghi fecero finta di lavorare nei loro studi comunicanti a tre muri, ma, dato il silenzio che c’era, era palese stavano tutti ascoltando la discussione tra Peter Fletcher ed il signor Finingan. Alcuni addirittura lo guardavano fisso mentre erano al telefono con qualche potenziale cliente.

Senza perder tempo, si recò nel suo studio e si tolse la giacca e la cravatta che indossava per poggiarli sulla sua sedia da lavoro. Poi aprì il primo cassetto della sua scrivania per prendere un pacchetto di sigarette.

Uscì dall’edificio per fumarsene una in santa pace. La giornata era di un buon tepore. Si accese la sigaretta e cominciò ad aspirare le prime boccate nervosamente.

-Ehi, Peter: a giudicare da come fumi sembra che Finningan ti abbia rotto i coglioni per bene.

-Ehi, Flora: a giudicare da come cammini sembra che tu l’abbia preso nel culo per l’ennesima volta la scorsa notte.

-Fottiti, Peter.

-Fatti fottere, Flora- Detto ciò Fletcher continuò a fumare la sua sigaretta e mostrò il terzo dito.

Flora era una sua collega di lavoro che in quel momento stava entrando nell’edificio in cui anche Peter lavorava per iniziare il suo turno. Non stava antipatica a Peter, anzi erano amici. Ma la risposta a tono avvenne in maniera molto naturale senza per questo che uno dei due si offendesse.

Peter fumò la sua sigaretta fino a quando non rischiò di ustionarsi con la cenere che ormai era arrivata al filtrino.

Buttò la cicca per strada e si toccò l’ispida barba che aveva per poi tornare a lavoro.

L’aria nell’ufficio era tornata alla normalità: un forte richiamo dal datore di lavoro fa sempre notizia, ma che il signor Finningan fosse particolarmente burbero era cosa assai nota a tutti.

Peter controllò il suo telefono d’ufficio e vide che vi erano due chiamate perse da due clienti di cui stava curando degli affari.

Se li liquidò nel giro di qualche mezz’ora rassicurando loro che gli affari erano a buon punto e che presto ci sarebbe stato un incremento dei profitti.

Liquidati i clienti, si dedicò a varie pratiche e documenti da sbrigare per poi eventualmente concentrarsi sulla lettere da mandare alla “Sunday&Co”.

A fine lavoro Peter aveva fatto buona parte di quanto si era programmato, compresa la lettera.

Stava ancora lavorando al computer quando si sentì chiamato.

-Ehi Peter.

-Ehi, David.

David Holmes era un altro suo collega di lavoro, nonché suo amico.

-Che fai stasera?

-A parte inveire contro il mio capo, intendi? Penso nulla. Rispose Peter senza distogliere lo sguardo dal monitor del computer.

-Vieni al Bamboo- propose David -ci prendiamo una birra e ci facciamo due salti in pista. Vengono anche Flora e William.

-Avete orari? Chiese Peter continuando a lavorare al computer

-Si parla di un dopo cena. Tieniti pronto per le 23.

Peter pigiò il tasto “invio” del computer con particolare decisione, come se avesse concluso in quella maniera il suo lavoro e avesse dato un colpo di grazia alla giornata lavorativa.

-Vi raggiungo lì.

-Ottimo. A più tardi. Chiedi di Canon all’ingresso: siamo nella sua lista.



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