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lavoro pubblicato giovedì 23 luglio 2015
ultima lettura giovedì 13 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Si chiude il sipario

di AnnaRossi. Letto 775 volte. Dallo scaffale Fantasia

Avevo ancora le chiavi del vecchio teatro, con passi felpati, quasi ad aver paura di farmi sentire, mi avvio lungo i corridoi, e arrivo davanti alla grande sala, le poltrone polverose e il grande palcoscenico con il tendone ingiallito strappato da un l...

Avevo ancora le chiavi del vecchio teatro, con passi felpati, quasi ad aver paura di farmi sentire, mi avvio lungo i corridoi, e arrivo davanti alla grande sala, le poltrone polverose e il grande palcoscenico con il tendone ingiallito strappato da un lato.
Sfioro con le mani la stoffa, quasi per sentirne le voci, gli applausi, le storie che hanno danzato in amorosi balletti, a volte comici e a volte tragici.
Un' ombra scura mi attraversa il volto, reso ancor più cupo dalla barba incolta.
Mi aggiro, ancora un po' alla ricerca di ricordi, di emozioni, di sensazioni, ormai perdute. Sono un attore, anzi lo ero, perché è da tanto che non mi cercano, non mi scritturano, nemmeno per una piccolissima parte. Il mio sguardo si posa su una vecchia locandina, dove a caratteri cubitali, c'è scritto il mio nome e allora... E' bastato un attimo, l'ho riletto a gran voce, facendolo risuonare in tutto il teatro, e ho capito che non volevo più aspettare ma adesso avevo il tempo di realizzare il mio sogno, quale? Quello di trasferirmi in campagna.... Volevo sentire il respiro della terra, il suo odore quando viene appena arata, i rumori della notte. Con il fiato in gola, quasi a non voler più aspettare, corro fuori e m'incammino, verso la piccola pensione, raccolgo le poche cose in una vecchia valigia e a passo svelto prendo il pullman che mi porta alla vecchia casa dei miei nonni, in collina. Arrivo sul crepuscolo, sento il gracidare delle raganelle, in un piccolo stagno, i versi inconfondibili degli uccelli notturni, mi faccio luce con una piccola torcia e apro la porta di legno con fatica. Dopo una rapida occhiata, mi adagio su una vecchia poltrona di vimini e mi addormento, un sonno agitato, consapevole che forse, stavo stravolgendo la mia vita, ma al risveglio, tutto mi appare meraviglioso... Spalanco le verdi persiane e un albero di fico dai frutti succosi mi invita ad una gustosa colazione. Finalmente dopo tanto tempo sento il cuore cantare, si letteralmente cantare, mi sono liberato dalle catene della mondanità e sono diventato attore di me stesso.



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