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lavoro pubblicato mercoledì 22 luglio 2015
ultima lettura giovedì 22 agosto 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

La serva slava - Elena e mia madre schiave

di AndrewS. Letto 3024 volte. Dallo scaffale Eros

Stavo guidando verso casa, pensando a quanto era accaduto, riavvolgendo il nastro dei miei pensieri. Pensavo che con Elena sarebbe finito tutto quella notte. Il cellulare si illumino per qualche secondo. Elena mi aveva mandato un sms. Aspettai a legg...

Stavo guidando verso casa, pensando a quanto era accaduto, riavvolgendo il nastro dei miei pensieri. Pensavo che con Elena sarebbe finito tutto quella notte. Il cellulare si illumino per qualche secondo. Elena mi aveva mandato un sms. Aspettai a leggerlo, centellinai l’attesa, come un giocatore di poker che ‘spizza’ le carte per vedere il punto. Mi aspettavo un gentile addio. “Domani mattina sarò sola in casa… Passi?”. Il cuore mi perse per strada un paio di colpi. Arrivai a casa leggero come l’aria. Aprii la porta della mia stanza. Mia madre mi stava aspettando nuda nel mio letto. “Sono stanco… vai a dormire dai…” “Hai scopato in giro?” “In giro… “ i suoi occhi ebbero un lampo “Sei stato con la figlia di Clara!!! Lo sapevo! Quella troia ti mangiava con gli occhi” si alzò come una furia e se ne andò. Io non profferii parola, anche perché non c’era nulla da dire. Mi spoglia i mi sdrai, confuso. La faccenda stava iniziando a complicarsi. Chiusi gli occhi cercando di rilassarmi. La porta della mia stanza si riaprii. Mia madre entrò e venne a stendersi vicino a me “Scusami… non ho alcun diritto di giudicare ciò che fai, men che meno con chi vai. Ti prego di non badare a ciò che ti ho detto prima” “Non ti preoccupare… Va bene così” le diedi un bacio sulla guancia “Adesso fammi riposare, sono stanco” “Ti ha spompato…” avevo imparato, con disciplina, a non rispondere alle provocazioni e alle domande retoriche, o stupide. Restai lì tranquillo, semplicemente aspettando che lei decidesse cosa fare, perché tanto io non avrei potuto gestire nulla in quel frangente. Cercò il mio uccello con una mano, trovandolo. Iniziò a giocarci e, appena fu abbastanza duro, a menarmelo “Non sei così stanco, mi pare…” e scese giù a succhiarmelo. Appena lo ritenne pronto si infilzò con brutalità, anche era così morbida e bagnata da non farmi mai male nel farlo. Si alzava e abbassava con ritmo, spostandosi avanti e indietro col bacino. Io stavo disteso immobile, con le braccia lungo i fianchi. Lei si appoggiò al mio petto con le mani, cavalcandomi come un animale. Riconobbi i suoi respiri profondi, a occhi chiusi, per richicamare a se il suo orgasmo ‘forse sta pensando a suo padre’ pensai. “Sto per venire… lo sento bene, come lo sento bene…” accelerò il ritmo. “Vengo, godo… ahhahahhah che bello!” mi crollò addosso, esausta anche lei. Si sollevò e mi guardò. Capii cosa voleva dirmi ma la fulminai con lo sguardo. Così, per uscire da quella situazione, da donna qual’ era, andò a farmi un pompino. Menava e pompava, fino a che le sborrai in bocca. Al solito ingoiò tutto. Venne a baciarmi e se ne andò in camera sua. Finalmente potei dormire. L’indomani mi svegliai relativamente tardi per me, verso le 9, e andai da Elena. Volevo scoparla bene e a lungo, e non di fretta come la sera prima. Ormai iniziavo ad essere veramente stanco: sentivo vicini i sintomi dell’esaurimento fisico e psichico. Non volevo fare brutte figure, e così mi presi una pillola per avere una erezione stabile e controllata: avrei pagato il conto dopo con il solito forte mal di testa, ma almeno non dovevo preoccuparmi troppo. Stavo scopando 1,2,3 volte al giorno da un po’ ormai. Arrivai passando dal suo giardino, annusato e festeggiato dal suo cane. Mi accolse con cortesia, e notai subito che era vestita benissimo: aveva un maglioncino a dolce vita attillato, che le faceva risaltare il grosso seno, una gonna di pelle scamosciata un poco sopra il ginocchio, dei alti stivali con un bel tacco, sempre scamosciati. Mi stava dicendo che nulla era scontato. Io mantenni le distanze e stetti al gioco. Volevo metterla a suo agio, perché era evidentemente molto nervosa. Doveva sentirsi al sicuro e soprattutto doveva sapere che io non la giudicavo in alcun modo. Il problema era che la pillola erettiva iniziava a fare il suo effetto… Mi offrì un buon caffè, e mi fece visitare la sua bella casa. Parlammo un po’ dei suoi bambini e poi, inevitabilmente di suo marito. Era separata da circa 2 anni, ma la crisi era cominciata prima. Vidi una foto del suo ex e rimasi stupito di come una bella donna come lei, di famiglia abbiente, si fosse sposata a un uomo insignificante, almeno fisicamente, come quello. Iniziai ad annotare i particolari e i segni che poi mi avrebbero permesso di tracciare il suo profilo psicologico. Un’idea peraltro già mi si stava formando in testa. Mi parlò di come si fosse costantemente sbagliata con gli uomini, e come questo le costasse nei rapporti coi suoi genitori, sua sorella, e con lei stessa, per la sua autostima. Le chiesi se avesse metabolizzato la faccenda di mia madre “Metabolizzato no, ma sto cercando di capire il tuo punto di vista. Ho rivisto varie volte nella mia mente la scena in cui eravamo insieme nel soggiorno di casa tua: devo dire che, se non sapessi che sei suo figlio, capirei benissimo il fatto che un uomo voglia farci sesso assieme: è davvero un gran bella donna, ancora” “Sì, ma non è questo… Oddio, non solo. E’ una cosa ancestrale, e credimi difficilissima da spiegare. Posso solo dirti che è molto bello scopare con lei” “Ma fate tutto, tutto? Intendo proprio come due veri amanti?” “Sì, se ho capito cosa intendi, senza alcun limite. D’altronde, peccato per peccato, a quel punto facciamolo bene, non trovi?” rise di gusto “In effetti… Solo mi domandavo se vi foste posti dei limiti” “No anzi: senza scendere in particolari, ti dico che mia madre è molto aperta, ecco, a ciò che le chiedo di fare” “Cioè? Se vuoi dirmelo ovvio…” “Hai presente la ragazza a servizio da noi? Ecco, è la nostra partner preferita… Capisci?” lei strabuzzò gli occhi “Cosa??? Fate sesso in tre???” “No… In quattro anche, con un mio amico di colore, estremamente dotato” “Non ci posso credere… mi stai prendendo in giro” “Scusa, perché?” “Insomma, fai scopare tua madre anche ai tuoi amici???” “Mia madre scopa con chi vuole, penso. Io mi limito a suggerirle delle opzioni molto valide e piacevoli…” scoppiò a ridere, sbalordita “Vedi Elena, io credo che il sesso sia una delle forze primordiali della natura, fortissima, e bellissima. Ogni sfumatura di questa forza va usata a mio giudizio, non va tralasciato nulla. E’ un po’ come se, durante il viaggio in un paese bellissimo, tu non avessi avuto il tempo, o il coraggio, di vedere tutto, anche ciò consideri culturalmente magari, affine a te” “Capisco cosa intendi” “Il sesso è un viaggio, è esplorazione: farlo con una persona fidata è il massimo che si possa avere a questo fine” capii di aver fatto centro. La vidi cambiare atteggiamento, rilassarsi. “Il piacere è un dono della Natura a tutti gli esseri viventi: porvi dei limiti, di qualsiasi tipo, non è naturale. Ovviamente nel rispetto delle regole biologiche e del buonsenso…” avvertii chiaramente che adesso lei era pronta a ricevermi. Sentii addirittura cambiare il suo odore, che era lo stesso che le avevo sentito addosso la sera prima mentre la scopavo. Se ne stava a gambe strette seduta sul divano, a circa un metro da me, e non sapeva cosa fare. Lasciai che la tensione le salisse ancora un po’ dentro, che la sua figa si bagnasse bene. Non riuscì a resistere: si alzò e chiedendomi scusa andò un attimo in bagno. Io ne approfittai per spogliarmi completamente. Avevo una fortissima erezione in corso. Quando lei tornò in sala non si accorse immediatamente del mio stato. Poi mi vide e si congelò “Ma… Oddio!” non dissi nulla. Poteva fare ciò che voleva: al limite anche dirmi di rivestirmi subito e andarmene. Si avvicinò lentamente e rimase in piedi davanti a me, che stavo seduto. Mi guardava il cazzo duro, come ipnotizzata. Fu lì che ebbi conferma del mio sospetto più importante su Elena: era una ‘uccellomane’, un’adoratrice del pene maschile. Cadeva letteralmente in estasi davanti a un cazzo, preferibilmente in erezione. Faceva parte di quella specie di donne, di femmine, geneticamente impostate per farsi scopare, spesso e volentieri. Il problema era che l’avrebbe fatto con chiunque avesse capito questa sua caratteristica. Ecco spiegata la sua relativa sofferenza nel essere caduta in vari errori, con uomini, meglio, maschi, anche di bassa qualità. Ad un certo punto, lei spegneva tutto, e le rimaneva inserita solo la modalità ‘Cazzo’ impostata profondamente in lei. Cadeva in ipnosi, di fatto, di fronte al palo di un uomo, e non capiva più niente. Decisi che, pur scopandomela in ogni modo possibile, quando avessi voluto e dove avrei voluto, l’avrei aiutata. Volevo che capisse questo suo modo di essere, che poteva essere anzi, era stato, causa di gravi problemi. Si inginocchiò.

Lo imboccò tutto di colpo, con una voracità che mi sorprese. Dava delle affondate veloci e forti, stringendo le labbra bene sul cazzo. Non mi ero accorto, la sera prima, che fosse così brava. Respirava profondamente col naso, da esperta “Sei bravissima… fin troppo… rallenta ti prego” La feci smettere: se avesse continuato con quel ritmo sarei venuto subito, pillola o non pillola “Anni di esperienza, col mio ex marito… Praticamente voleva solo questo, quando si degnava di fare sesso con me” la feci alzare. Le allargai le gambe, invitandola a impalarsi. Fu scossa da fremiti di piacere intensissimi, e anche qui prese a cavalcare come un’ossessa “Elena, puoi fare più piano per favore? Hai fretta?” “No… scusami, non sono abituata. Sono mesi che non faccio sesso… Ho una voglia tremenda” la baciai “Scopami piano, con calma… C’è tutto il tempo. Mesi che non scopi? Una bella donna come te? Non ci credo…” “Eppure è così… Aahhh, che uccello duro! Lo sento benissimo…” “Lo stai prendendo bene… scopa con calma, prenditelo tutto” “Sìììì…” montava bene e con lunghi colpi, lenti adesso. Sentivo la cappella che toccava il fondo del suo utero. Mi piaceva molto questo, perché voleva dire che il mio uccello la scopava tutta. Trovai molto piacevole parlare con lei mentre scopavamo. “Ti piace il cazzo?” poteva essere una domanda su di me o in generale. “Sìììì. Mi piace, mi piace” la osservai bene: stava godendo, vero, ma stava anche soffrendo, come se si sentisse in colpa “Hai avuto molti uomini? Ne hai preso tanto di uccello?” “Noooo… Solo 4, no 5 uomini… Il primo, il primo mi scopava tanto… Ero giovane…” “Era bravo? Godevi bene?” “Sì… ma poi è successo un casino” stava ritrovando se stessa, era uscita dal suo stato d’estasi “Sono rimasta incinta, come una stupida… Ho dovuto abortire” si rabbuiò, ovviamente “Mi spiace tanto Elena” ci fermammo di scopare. I napoletani dicono che “l’amore non vuole pensieri” ma a volte invece vale il contrario (ovviamente per ‘amore’ si intende il sesso) “E’ da quel momento che è cominciata la tua sofferenza?” “Sì. Purtroppo la cosa è venuta a conoscenza di mia madre… Non ti puoi immaginare cosa è successo, cosa ho subito. Certo, me lo meritavo. Ma quanto ho pagato…” si era incurvata su di me, come una bimba sulle ginocchia del papà. Il fatto era che il mio cazzo le era ancora piantato dentro, e la pillola lo teneva duro senza possibilità di sgonfiarsi, nonostante tutto “E quanto sto ancora pagando…” riprese a muoversi, strusciandosi in orizzontale sulle mie cosce. Il cazzo le apriva bene le grandi labbra. Le presi la mano destra e le imposi di sgrillettarsi mentre mi scopava. “Oddio che bello… non l’ho mai fatto così. Aahhh… godo, vengo” l’orgasmo la scosse e la fece fermare “continua, godi ancora…” “non riesco, è troppo sensibile…” “aspetta, faccio io” la feci girare. Adesso mi dava le spalle. Le imposi di riprendersi dentro l’uccello e di continuare a scopare. Con la mia sinistra le presi una tetta, con la destra presi a sgrillettarla, da prima delicatamente, ma poi sempre più vigorosamente. “aaaaahhhhhgggg… mi fai godere, vengo ancora” “pompami il cazzo non fermarti…” “aaaahhh sìì…” le strinsi la tetta con forza “aaaahhhh che bello… che bel dolore”. Ecco quello che volevo sentire: il piacere per il dolore. Sospettavo che fosse anche un po’ masochista, dato il suo sentirsi in colpa. Ne approfittai: mi sollevai, mentre ancora le stavo dentro. La girai a pancia sotto, stesa sul divano. Me la sistemai in posizione, le puntai il cazzo durissimo sul buco del culo e spinsi. Mi aspettavo una reazione ma non ce ne fu alcuna. Il cazzo entrò, piano ma entrò. Lei gridò di dolore ma non si mosse: se ne stette ad occhi chiusi, con la faccia voltata di lato. Sentii il suo ano lacerarsi e spinsi ancora. Dopo un po’ di colpi arrivò la sborrata. Le venni un po’ dentro e un po’ sulla schiena “Sìììì, sporcami… come ieri sera… è bellissimo” Il dolore, la voglia di sentirsi sporcata… tutti gli indizi portavano a farmi capire che Elena era una donna vulnerabile certo, ma che, se sapientemente gestita, poteva scatenare una forza sessuale enorme. I suoi problemi con gli uomini nascevano proprio dalla sua natura di ‘uccellomane’, ma questo la rendeva perfetta per fare tutto quello che un uomo voleva fare con una donna, che magari mai sarebbe stata la sua… Lei avrebbe dovuto credere però che esistesse questa possibilità. “Sei bravissima Elena, una chiavatrice stupenda, sprizzi sesso da tutti i pori” lei parve prendere non bene queste parole “Mi stai dando della troia insomma” “Non hai capito nulla… anzi sì, sei una gran troia: ma con l’uomo che scegli tu, non con tutti. Adesso decidi se ti ho insultato o meno” mi guardò con occhi dolcissimi e venne da me, a baciarmi “mi hai appena fatto un bellissimo complimento” “meno male che l’hai capito…” Stavo mentendo. Ero convinto che lei fosse il classico tipo di donna da sveltina in un bagno o in un camerino di negozio. Sarebbe bastato il modo giusto e il coraggio di tirare fuori l’uccello, magari già duro, per farsela. La vista di un cazzo la faceva entrare in una specie di trans: avrebbe vissuto la cosa come una specie di sogno. Solo che non lo era, e lei si sarebbe ritrovata ad un certo punto piena di sperma di uno sconosciuto. Era la sua natura. Ecco forse anche perché i suoi genitori la criticavano, perché la conoscevano. Nudi, mangiammo e bevemmo. Poi lei si avvicinò e mi prese in bocca il cazzo, mentre stavamo seduti su delle alte sedie nella sua cucina. Era davvero uno pompinara bravissima, e stavolta, avendo i coglioni scarichi la lasciai fare fino a che fu esausta. “Hai un vibratore?” lei parve un po’ vergognarsi ma mi rispose di sì “Vai a prenderlo, anche il lubrificante se ce l’hai” prese le scale e tornò in un lampo. Tirò fuori da una scatola un bel vibratore e del gel “fammi vedere come fai. Non ti vergognare mai con me, capito?” annuì. Bagnò il dildo col gel, io la feci appoggiare al tavolo piegandola in giù. Lei si infilò il vibratore, lo accese, e iniziò a stantuffarsi e a rotearselo dentro. Io presi un po’ di gel, le umettai il buco del culo e le infilai dentro prima una poi due dita. Andai con la mano libera a sgrillettarla. Si contorceva dal piacere. Ogni tanto la facevo girare e me lo facevo succhiare un po’. Poi riprendevo il lavoro. Quando fui pronto me la inculai. Mentre la sfondavo le chiesi “Non è la prima volta che lo prendi nel culo vero?” lei scosse la testa “Chi è stato il fortunato primo?” “Il mio avvocato divorzista, un paio di mesi fa…” restai di sale “Come??? Il tuo avvocato???” “Sì…” e quale altra prova mi serviva adesso per la mia tesi su di lei? “E ti ha inculata?” “Sì…” “Spero che almeno ti abbia abbonato i costi della parcella…” “No, no… si è fatto pagare tutto, eccome” andava avanti e indietro per i miei colpi nel culo, mentre pronunciava queste parole che sancivano la sua assoluta e totale stupidità. Il tipo aveva probabilmente capito la stessa cosa su di lei, e se n’era approfittato. Deontologicamente aveva commesso un sacrilegio, ma da uomo non seppi biasimarlo. E poi donne come lei se lo meritavano. Cornute, mazziate, inculate, e pure paganti. Poi si lamentavano che non si tenevano gli uomini… decisi in quel preciso istante che l’avrei punita per la sua stupidità, come avevo fatto con Olga. Mi scattò dentro qualcosa. La inculai con brutale forza, sapendo da subito che le sarebbe piaciuto ancora di più. Non era quindi questo il terreno giusto per impartirle una lezione. Dovevo trovarlo, e avevo già qualche idea. Per oggi mi sarei accontentato di fotterla bene, come e dove avrei voluto. La vidi inarcarsi varie volte, segnalandomi che stava godendo, e che quello che facevo la soddisfaceva molto. Glielo sfilai dal culo e glielo misi in figa “Sto per venire Elena” lei parve come riaversi da un sogno, che stava per diventare il suo incubo peggiore “No! Non venirmi dentro! Non prendo niente! Vienimi nel culo!” non lo avrei fatto mai di venirle in figa. Fu solo per farla spaventare, guardarne la reazione. Le uscii da dentro, e aspettai la sua reazione. Lei stava lì, in attesa della penetrazione anale, con le mani appoggiate sul tavolo, al più aspettandosi una bella sborrata sul culo e sulla schiena. Non mi mossi e attesi. Lei si girò a guardarmi, come a chiedere cosa aspettassi. Le donne non sanno quanto appaiano troie in certe circostanze. Aspettavo, con il cazzo in mano. Ovviamente fu lei a rompere gli indugi, girandosi e inginocchiandosi davanti a me. Parve un po’ perplessa dal riprendermelo in bocca, dopo che era stato nel suo intestino retto. Le tolsi il dubbio: la afferrai per i capelli tenendole la faccia ben davanti al mio uccello e, con una rapida sega, le fiottai in faccia la mia abbondantissima sborrata. Lei alzò le mani aperte, quasi in segno di resa. Era coperta di sperma. Volevo umiliarla. Quando la vidi leccarsi le labbra e le dita, come se stesse raccogliendo del gelato colato, capii che dovevo decisamente cambiare strategia…

“Ma tua mamma si fa quest’esperienza spesso?” “Direi di sì, anche se adesso le vedrà ridursi, grazie a te” “Ah, ridursi… Non certo fermarsi” “E’ un meccanismo complesso Elena: non si può fermare di colpo… Ma sì: che si debba fermare è un fatto certo”. La vidi illuminarsi. L’unica cosa che avrebbe fatto fermare il sesso con mia madre sarebbe stata la sua decadenza fisica, e nient’altro. Era scontato. Già me la vedevo comunque, assistere a mie future chiavate con altre donne, come una vecchia maiala compiaciuta.



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