ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 20 luglio 2015
ultima lettura mercoledì 11 dicembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

BE FREE

di tatina300. Letto 678 volte. Dallo scaffale Sogni

CAPITOLO 1: La pioggia di maggio, bagnava appena i miei sandali nuovi di cuoio, appena comprati in una giornata di sole, in una di quelle giornate dove senti il profumo del mare anche a chilometri di distanza, dove abbandoni il tuo giacchetto per ...

CAPITOLO 1:
La pioggia di maggio, bagnava appena i miei sandali nuovi di cuoio, appena comprati in una giornata di sole, in una di quelle giornate dove senti il profumo del mare anche a chilometri di distanza, dove abbandoni il tuo giacchetto per indossare una t-shirt strappata in un angolo, dove capisci che quello é il tuo primo giorno d'estate. Ma proprio in quel momento il profumo del mare svanì facendosi avanti quello Della pioggia, quel venticello gelido mi oltrepassava le gambe nude alche un brivido mi fece cadere una Delle mie cuffie, stetti per raccoglierle ma un tuono mi spavento facendo cadere anche l'altra. Decisi di rimetterle nello zaino, posai anche il mio libro, alcune pagine erano già bagnate da piccole goccioline cadute li come lacrime dal cielo. Per fortuna la mia felpa rossa non mi aveva mai abbandonato, alzai il cappuccio sulla testa, guardai in alto..il cielo era di un rosa pallido con Delle sfumature di grigio disegnate dalle stesse nuvole. Iniziai a correre, oltrepassai lo steccato e i binari del treno, un uomo stava per fermarmi ma io correvo cosi veloce che riuscii a riconoscere solo i suoi occhi azzurri come il mare che sognavo da qualche giorno. Scommetto che continuó a fissarmi prima che il treno ci dividesse. Lo spettacolo della pioggia era appena incominciato e io non volevo perdermelo cosi decisi di salire fin la guglia più alta Dell vecchio edificio abbandonato. Perché non c'era cosa più Bella di esser soli lasciandosi trasportare via dal rumore del vento e dal suono della pioggia. Finché non venni interrotta ancora una volta da quegli occhi celesti acqua marina..mi aveva seguita.
L'aria improvvisamente divenne piú calda, il suo corpo era piú vicino al mio di quanto io mi aspettassi, non uscirono parole dalla sua bocca ma i suoi occhi comunicavano giá con i miei. Non so perché ero li davvero, e perché la sua presenza non mi aveva ancora spaventata. Non sembrava piu alto di me e i suoi riccioli gocciolavano sulla sua camicia ormai zuppa che lasciava intravedere il suo fisico asciutto e la sua pelle liscia. Tiró fuori dal suo zaino la sua reflex,fece prima qualche scatto, poi me la porse, la strinsi tra le dita per paura di farla cadere di sotto. Ancora pioggia, tanta pioggia..no, non parlo di quella che sta bagnando ora le mie caviglie o di quella che ora si é posata sulle foglie di un albero non poco lontano da qui gocciolando ritmaticamente come una lancetta ferma che batte sempre lo stesso secondo. La pioggia. Che vedo ora é ritratta nelle sue foto, scorro avanti con le dita ma sembra vedere solo pioggia, acqua, e niente altro..quanto poteva essere triste la vita di quest uomo? Quanta angoscia suscitava in ogni singolo scatto..non conoscevo nulla di lui oltre quelle foto..e pure volevo scoprire di più. Mi fissava ad occhi bassi mentre scrutavo i suoi segreti,entravo nella sua anima, nuotavo nelle sue acque come se fosse roba mia, fregandomene perfino di rivolgergli lo sguardo finché non scorsi una foto..una ragazza dai capelli rossi di spalle..poi un altro scatto e un altro ancora susseguiti da altri scatti che memorizzavano alla perfezione ogni mio spostamento, si ero io..ora capisco, ero il suo tormento.
Lasciai scivolare la mia mano verso di lui porgendogli la reflex, ma la distanza era troppa per raggiungerla, cosi lui fece un passo in avanti, e con delicatezza poggio le sue labbra sulla mia mano, un caldo bacio, non credevo che esistessero ancora persone cosi educate ma non mi aveva ancora rivolto una parola. Strinsi le mie mani contro le sue, erano gelide, quasi tremava, io non avvertivo quel aria fredda, ma avevo caldo, quasi mi sentivo soffocare dalla sua presenza ormai cosi vicina alla mia. Non ebbi il coraggio di dirgli il mio nome, sapevo che se avessi interrotto quel silenzio la magia di quella sera sarebbe svanita per sempre. Già é sera..erano appena le 4 p.m quando ho attraversato i binari del treno, come se avessi attraversato un confine magico che mi porta al difuori della realtà,come se tutto questo prima di ora non sarebbe mai accaduto nella mia banale vita. Ma cosa succederà se questa notte non tornassi? Cosa succederà se restassi?. Cosi lui rispose alle mie domande nel modo più semplice che potesse essere..toccò le mie labbra con le dita come per zittire i miei pensieri e avvicino le sue labbra alle mie, le sfiorò prima delicatamente, vidi i suoi occhi chiudersi, io feci lo stesso e mi lasciai trasportare da quel meraviglioso bacio inaspettato. Quando riaprii gli occhi mi sembró che il mondo era cambiato, non era più casa mia e da quell'altezza lo vedevo diversamente, poi capii..non era il mondo a cambiare ero io..questa volta non erano le mie mani a mutare, ma qualcos'altro dentro di me.
Ancora dieci minuti a fissare quel panorama che si estendeva all'orizzonte in quella notte gelida. Ancora cinque minuti a baciare le sue labbra al sapore di freddo e fumo. Ancora due minuti a assaporare il calore delle sue braccia stringersi intorno alle mie. E cosi passo quella notte..li seduti sul davanzale di un vecchio edificio dividendoci una birra per scaldarci e un bacio per amarci. Non so quanto tempo passò dopo che il mio corpo si lasciasse andare e la mia testa poggiata sulle sue cosce smettesse di pensare, cosi da cadere in un sonno profondo dove amavo sognare che al mio risveglio tutto questo non fosse un sogno..mi sarei odiata a morte se mi fossi risvegliata nel mio letto con il mio pigiamino a righe. Ma questa volta la storia aveva un profumo diverso, sapeva di reale e non poteva finire male. Al mio risveglio il solleticare del vento mi fece volare i capelli sul viso ma riuscii a scorrere ancora il profumo dell'alba a 16 metri d'altezza. La notte era svanita, volata via, rapita dal tempo. L'unica cosa che restava era la mia schiena intorpidita e le mie mani sporche di terra. Mi guardai intorno, lui era scomparso, avrei voluto urlare per chiamarlo ma sarebbe stato inutile, non sapevo il suo nome. Cosi feci un giro di perlustrazione su quel piano ma nulla era scomparso, di lui nessuna traccia, come se anche questa volta fosse stato frutto della mia mente. Ritornai al davanzale per recuperare lo zaino, mi strinsi la testa tra le mani, ero ancora incredula, non potevo credere che tutto ciò che avevo vissuto quella notte lontana da casa in realtà era solo una proiezione della mia mente. Decisi di rimettermi lo zaino in spalla e di ritornare a casa, non so ancora cosa avrei raccontato a mia sorella una volta tornata ma una folata di vento mi fece gelare le braccia e un biglietto si poso proprio sulla mia faccia. Lo presi tra le mani, era profumato e lucido, ancora un po bagnato dalla pioggia di quella notte forse. Poi lessi " Marcelline scusami se sono scappato via, ma volevo dimostrarti che per me esisti..". In un attimo capisco che quella non era pioggia ma le sue lacrime, strinsi il biglietto sul mio petto, mi guardai ancora una volta intorno ma lui non c'era. Scesi di corsa le scale mentre le mie lacrime bagnavano il mio viso, l'avrei trovato alla fine dell'ultimo gradino pensai, e invece ci trovai solo la mia solitudine. Da quel giorno non lo rividi più, percorsi la strada dal molo alla ferrovia fin al vecchio edificio quasi ogni giorno con la speranza di rivederlo, ma sembrava esser sparito nel nulla, nessuno giù in città ne sapeva l'esistenza, nessuno si era accorto di noi, solo lui si era accorto di me..ma mi aveva abbandonata li a marcire come fango calpestato dalla pioggia che una volta grazie a lui era terra da coltivare. Mi chiedo se mi osservi ancora, se sono ancora la protagonista dei suoi scatti..o se ha bruciato quel rullino che parlava di pioggia e lacrime.
firmato.tatina300.


Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: