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lavoro pubblicato lunedì 20 luglio 2015
ultima lettura martedì 10 settembre 2019

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Klavstore - secondo e terzo capitolo

di klavstore. Letto 540 volte. Dallo scaffale Fantascienza

una figura non ben identificata entrò nel suo campo visivo, alzò e anch'egli lo sguardo e vide una sorta di vortice perifericamente di colore viola mentre al suo interno uno sgradevole colore rossiccio misto all'arancione.....

02 La base Dopo aver girato a destra, si trovò di fronte a quell'edificio mostruosamente grande che era la base. Il primo piano era di un indaco scurissimo , il secondo e terzo piano erano verniciati di un leggerissimo ciano, che risultava appena visibile e da lontano veniva spesso scambiato per bianco. La base aveva un perimetro enorme, Nies aveva sentito in più di un'occasione che era l'edificio più grande di tutta la città. Con secchi passi decisi, che nascondevano però una vena di inquietudine, si avviò verso portone . Stavolta non c'era una fessura per chiave elettronica, bensì un videocitofono. Premette un pulsante giallo di gomma. Aspettò. .Lo schermo ancora era spento . Aspettò ancora. Niente. Nies cominciò ad arrabbiarsi seriamente, ma proprio in quel momento sullo schermo comparve il volto di un ragazzo albino molto giovane che portava la stessa divisa di Nies; Il ragazzo al videocitofono era biondo con spalle ben pronunciate e un fisico abbastanza robusto. Era Rever, collega di Nies. Egli aveva il compito di controllare l'intero insieme di canali web-bridge , mentre Nies lavorava nella sezione Debugging. Effettivamente era un po' invidioso; Si chiedeva spesso "perché lui può censurare tutto quel che vuole mentre io devo scervellarmi per trovare bug nei programmi più impensabili?" Ed oltretutto Rever era anche un po' strafottente e vanitoso, un carattere sgradevole che Nies detestava sinceramente. «Chi sei?» Chiese la voce nel videocitofono con un tono un po' arrabbiato «E tu chi pensi che sia, a quest'ora?» Rispose Nies «Identificati» Continuò la voce fredda e un po' ironica. «Sono Nies, apri imbecille!» «Ed è tanto difficile pronunciare il tuo nome? Entra, ho aperto il cancello» Si sentì uno scatto leggero e Nies capì che il portone si era aperto. Quella conversazione lo aveva già innervosito abbastanza "Che roba!" Pensò Nies. Aperto il portone, Nies si ritrovò catapultato in un ambiente completamente diverso. Tanto per cominciare lo sbalzo termico era evidente: la temperatura era aumentata di almeno 10 gradi. Poi una luce giallastra illuminava il corridoio d'ingresso. Il pavimento era fatto di piastrelle bianche molto lisce, che rispecchiavano in parte i suoi stivali che dalle caviglie diventavano sempre più sfocati. Appena alla sua destra c'era un termosifone. Il muro, bianco, era fatto di stucco e dava l'idea di essere molto resistente, anche se qualcuno ci aveva scarabocchiato sopra. In avanti l'ingresso c'era un corridoio che l'attraversava e sul muro c'era un cartello bianco con scritte rosse che indicava dove c'erano i vari settori; sotto a tale cartello c'era un estintore che sembrava reggersi appena. Ma Nies conosceva benissimo quel posto, c'era stato per ben 5 anni interi sui suoi ventisette, ma i membri più anziani c'erano stati per più di cinquanta, e quindi, nessuno conosce la base meglio di loro. Il posto era talmente grande che era difficile orientarsi ed annoiarsi; Oltre ad un intero settore in cui nessuno aveva mai messo piede; Dodic'anni fa ci fu un incidente con certe sostanze alchimiche e per timore di non si sa ben cosa si murò il settore (esattamente il timore di non sapere cosa potrebbe succedere portò a quest'estrema decisione). Leggende corrono su cosa ne sia ora. Alcuni dicono che non sia successo assolutamente niente e che l'area è così com'è stata lasciata, altri dicono che si distorca lo spaziotempo o le voci più assurde parlano di un mostro ciclope che di tanto in tanto intasa tutti i gabinetti della base o che ne sventra la fossa biologica. Rever per un certo periodo si vantò di essere andato ma che quando tornò praticamente non era passato un solo secondo, a dimostrazione di ciò fece notare la discordanza fra il suo e gli altri orologi anche se alcuni gli risero in faccia dicendogli che era molto molto molto probabile che si era scordato di impostare l'ora legale. Ma quanto a Nies non c'era mai stato. Tornò nella realtà grazie al rumore dei sui passi, nella sua distrazione, infatti, aveva calpestato una bustina di plastica. Non arrivava alcun rumore, sentiva solo l'eco dei suoi passi. Già normalmente la base è un posto molto silenzioso, figuriamoci di notte. Su una porta di plastica, lesse la scritta: Sgabuzzino Apparecchi Difettosi. Non mancava molto dalla sala riunioni. Nies era pronto a scommettere che i suoi amici erano lì. Infatti, dopo qualche passo, cominciò ad udire qualcuno che discuteva attivamente, e più avanzava con i passi, più il rumore diventava più forte. Purtroppo Nies non né capì molto ma riuscì indistintamente a sentire "piano d'emergenza". Aprendo la porta trovò Edwin, Gofer, Dener e Yunes che stavano evidentemente leggendo qualche cosa su un Portable-Surfer, un piccolo tablet specializzato per "sfogliare" la web-bridge, normalmente in spazi aperti. Tutti i colleghi avevano sì e no la stessa età di Nies, Gofer era il più giovane, e andando per ordine d'età dopo c'erano Edwin, Yunes e Denèr. La stanza, come al resto dell'edificio era verniciata di colori che davano un senso di solidità, mentre c'erano delle sedie disposte in maniera insolita su un tavolino di legno scuro dove questi stavano - fino all'entrata di Nies - leggendo qualcosa con enorme interesse. Alla sua entrata, tutti lo guardarono. Aveva sempre avuto una riluttanza ad essere guardato in quel modo. «Beh?» Disse Nies in tono interrogativo «Olè, Nies è fra noi! Come ti va, fratellino?» Chiese Yunes. Da un po' di tempo Yunes chiamava affettuosamente Nies "Fratellino"; Non c'era una ragione particolare, a parte quella di farlo infuriare, cosa che a questi divertiva molto vedere. Pensandoci, forse una ragione c'era, in realtà. Tutti avevano una famiglia, o al limite ancora una ragazza. Nies era l'unico single del gruppo. Molto probabilmente di tutta la base. Ma in realtà, Nies avrebbe voluto essere come "loro" «E.? Quale sarebbe questa catastrofe?» Chiese Nies, che stava cominciando a dubitare che sia qualcosa di vero e cominciava a pensare seriamente di essere raggirato. «Non dirmi che non ne sai niente!» Esclamò Edwin, alzandosi sulla sua sedia. «Riguardo a COSA?» Urlò Nies, chinandosi. Era furente di rabbia. «In Goast-Berg, è saltata la base. È un inferno, c'è un incendio strano.» «E con questo» Pronunciò velocemente «Che a me risulti ne sono accaduti molti di episodi simili alle basi» «No, stavolta è grave, una cosa mai vista prima, ci stanno degli ologrammi che si muovono e.» Edwin fu interrotto da Nies «Non ho mai sentito parlare di proiezioni olografiche che se ne vanno a spasso. Siete sicuri che non vi siete inventati tutto? Non preoccupatevi, non mi arrabbierò» Nonostante abbia detto di non arrabbiarsi, il suo tono di voce, e il suo corpo, soggetto a scatti simili ai tic dava un'impressione diversa. «È la verità, Nies, è alchitecnologia, roba molto futuristica. Ed è fuori controllo» Rispose Dener. «Ma non capisco cosa c'entri questa cosa in una città a quarantatré chilometri da noi» Controbatté Nies. «Tutte le apparecchiature alchiscientifiche che sono state colpite hanno smesso di funzionare, sono state private della loro energia, dobbiamo prepararci nel caso arriverà da noi, quarantatré chilometri non sono molti Nies, abbiamo una pistola puntata con il dito saldo al grilletto, e se questa cosa arriva qui la città smette di esistere» Disse Edwin in tono preoccupato. Nonostante tutti erano visibilmente agitati, qualcosa - forse il suo buon senso - fece dubitare a Nies che questa storia sia vera, anche se negli ultimi tempi c'erano stati progressi enormi, questa storia aveva troppo dell'inverosimile e Nies non sapeva se crederci o meno, quindi scelse il suo consigliere più fidato: Silenziosamente, contattò l'IA. «Cosa pensi di questa storia?» Echeggiò una voce nella sua mente, la "voce del pensiero" «Razionalmente, è molto difficile che avvenga qualcosa come questi soggetti ti hanno suggerito. Eppure, i lineamenti nel loro volto sembrano realmente dare segni di preoccupazione» Rispose una voce calma e serena nella sua testa. Praticamente stavolta i consigli dell' IA sono stati davvero inutili. Nies si fidò, e, nonostante quella storia, appena accennata e raccontata in un tempo record faceva acqua da tutte le parti, volle crederci, facendo finta che sia la verità e che non abbia dubbi. «Voglio credervi, ma la domanda rimane: che centriamo NOI? Ammesso che arrivi qui questa. sostanza. noi che possiamo fare?» Il silenzio piombò nella stanza; non era chiaro se per stupore o perché a quella domanda nessuno sapeva rispondere. «Si sospetta fortemente.» disse Dener con un filo di voce rauca, che sembrava quasi un bisbiglio «che alcune vibrazioni alchemiche, emesse da particolari aggeggi possano indebolire questa cosa» Nella stanza ci fu di nuovo il silenzio, appena interrotto dal ronzio dell'hard disk, quando all'improvviso, qualcuno aprì la porta dove era appoggiato Nies, che cadde, facendo un sonoro "SBAM!" di prima categoria. "maleducato!" pensò. Il ragazzo che entrò era vestito alla stessa maniera di Nies, ma aveva il viso leggermente lentigginoso. Era un tecnico del settore comunicazioni, di cui Nies si era scordato il nome. Era visibilmente preoccupato e aveva il fiatone, con un'espressione a dir poco traumatizzata. «Pessime notizie.ragazzi.» Pronunciò col fiatone «L'ombra nera è diretta.verso la nostra.città!» Un sussulto ci fu nella stanza, tutti si agitarono e scattarono velocemente, come se avessero predetto un bombardamento atomico, le urla e il panico che si sentiva era al limite della sopportazione per Nies «Fra quanto ci riguarderà?» Chiese con voce tesa Edwin «Viaggia molto velocemente, con l'ausilio del vento. di questo passo. fra un quarto d'ora al massimo» Tutti emisero gridolini preoccupati, quasi fossero impazziti. "Proprio non riesco a capire che cosa mi sono perso" Pensò Nies. La scena, vista da lui, era al quanto divertente, infatti cominciò a sorridere, tentando di nascondere la risata. Qualcuno lo agguantò al braccio sinistro. Era Edwin «Andiamo al centro di comando, in fretta» Senza aver fiato per obiettare qualcosa, Nies seguì Edwin fuori dalla stanza, trovandosi nuovamente nel corridoio. Ed eccolo lì, a inseguire un suo amico diretto al centro di comando. Quella era di sicuro la notte più strana della sua vita. Per essere una situazione critica, c'era un silenzio che nessuno dei due parve spaccare, correndo e basta. Nies fu il primo ad ammonire. «Che hai intenzione di fare?» «Come ha detto Yunes le vibrazioni alchimiche destabilizzano questa coscienza, dobbiamo creare una sorta di cupola attorno alla base» «Funzionerà?» chiese Nies «Non lo so» Rispose Edwin, con una certa rabbia. «Nies, un'altra cosa, tu vai al magazzino, prendi i trasmettitori alchemici, assicurati che ce ne siano a sufficienza per tutti» Nies annuì silenziosamente. Il magazzino - che si trovava al piano superiore - era accessibile solo salendo certe scale, che per un po' di fortuna non erano molto distanti da Nies, anche se i ricordi di Nies erano leggermente annebbiati. Cercava di ricostruire il percorso da fare "Com'era? A sinistra poi il corridoio a destra affianco il cestino, poi di nuovo a sinistra?" eppure, aveva in mente un certo cartello. Ma che cosa c'entrava questo cartello? Che sia un ricordo fuori posto? In quel momento voleva prendere a calci l'architetto della base. Poi tutti quegli oggetti e quei colori che gli sfrecciavano veloci davanti agli occhi gli stavano facendo venire mal di testa. Correndo si ricordò il percorso, e che non doveva andare nel corridoio Est, bensì in quello Ovest. Fece una sonora sgommata degli stivali e invertì la sua direzione. Sentiva il battito del suo cuore e aveva il fiatone, ma non accennava a fermarsi a riprendere fiato, anzi parve accelerare. Finalmente, ecco le fantomatiche scale. Che avessero un tappetino azzurro anticaduta sembrava un dettaglio pensato proprio per la situazione. Per la fretta con cui salì per poco non inciampava in una pianta in vaso. Svoltò immediatamente a sinistra. C'era una porta di plastica con scritto: Magazzino 17 - Apparecchiature di trasmissione alchemica Finalmente!!! La porta non era chiusa a chiave, almeno era stato fortunato. L'interno della camera era completamente oscuro, non c'erano luci, così, almeno per avere un minimo d'illuminazione, lasciò la porta aperta. La stanza era molto impolverata ed oscura, c'erano solo due scaffali con vari scatoloni. Ne prese uno, il più grosso. Al suo interno erano presenti solo antenne di rame, ne prese un altro dove c'erano alcuni sensori rotti. Allora prese quello più in alto. Erano emettitori RALCPS (raggio alchemico concentrato a punto singolo), proprio quello che ci voleva! Ne prese quanti più poteva, uscendo velocemente tanto che lasciò la porta aperta e durante il tragitto perse un emettitore. Il momento delle scale fu il più difficile: Ad ogni gradino pareva inciampare, e il suo equilibrio non era per niente stabile, ma alla fine scese le scale senza incidenti particolari, sollevando un sospiro di sollievo. Svoltò e andò verso l'ascensore, che per fortuna era proprio su quel piano. L'ascensore era di un particolare tipo di metallo che rifletteva molto bene la luce, il pavimento di gomma molto molle ma liscia, i numeri dei piani erano su una sorta di schermo touch, in caratteri simili all'Arial, in quadrati azzurri con contorni color indaco. Mise gli emettitori sul pavimento dell'ascensore e poi premette il pulsante: verso terra! Durante l'attesa in ascensore riprese fiato, rallentando il respiro e il battito cardiaco a ritmi quasi accettabili. Nies si appoggiò allo specchio cercando di captare qualche rumore, ma riusciva a percepire solo il rumore prodotto dall'ascensore. Quando emise il suono di una campana metallica, palesemente registrata, fu quasi uno spavento per Nies, dopo tutte quelle storie paurose che aveva sentito quella notte. Dopo l'arrivo, si accovacciò per raccogliere tutte le apparecchiature RALCPS che aveva appoggiato in precedenza, e poi andò verso l'ingresso. Più si avvicinava, però, più sentiva urla e versi di voci familiari, ma non capiva di che cosa si trattava effettivamente. 03 La Battaglia Avvicinandosi cominciò a vedere dei colori che si muovevano ma non riuscì a capire di cosa si trattasse. Dall'ingresso, che sembrava piccolissimo, parevano vedersi individui a lui familiari, e solo quando uscì riuscì a capire cos'era: c'erano dozzine su dozzine dei lavoratori della base a fissare il cielo, e per capire cosa stessero guardando, Nies ci mise molto poco, infatti involontariamente una figura non ben identificata entrò nel suo campo visivo, alzò e anch'egli lo sguardo e vide una sorta di vortice perifericamente di colore viola mentre al suo interno uno sgradevole colore rossiccio misto all'arancione. Quella cosa copriva il cielo, come un enorme telo dipinto ma che di fatto pareva tutto fuorché un telo poiché si riusciva a distinguere la tridimensionalità della cosa, sembrava quasi una di quelle galassie che aveva visto in televisione ad eccezione per il fatto che nella parte più esterna della cosa aveva una sorta di tentacoli blu scurissimo, e dalle ramificazioni principali né uscivano altre più sottili, come delle radici. Nies tentò di identificare la sorgente, ma fallì. Era solamente lì, proprio sopra le loro teste. Però aveva l'impressione che provenisse dal lato frontale della base. Nies si ricordò che da quella parte c'era il suo appartamento. Si chiedeva che cosa stia succedendo da quelle parti, cambiò lo sguardo e mise più a fuoco e vedeva che i tentacoli entravano nella base, e tutto pareva sembrare che succhiassero qualcosa. Un tentativo di capire meglio fu interrotto perché. «Nies, muoviti dacci i Trasmettitori!» Nies, allibito dalla situazione, li poggiò su una panchina lì vicino e subito i presenti si avvicinarono a lui, come se stessero facendo a gara per avere una borsa piena di soldi. Nies aveva un apparecchio con sé che non aveva fatto cadere nel mucchio, pareva più che altro rapito da quella visione, non aveva mai visto una cosa del genere, nemmeno nei suoi sogni più fantasiosi, sentiva le gambe abbandonarlo, voleva fuggire ma parve come pietrificato, basito. Quando i trasmettitori terminarono e almeno 2/3 dei presenti ne ebbero uno, cominciarono a sparare alla cieca. Quando la pistola-trasmettitore emetteva un raggio, si sentiva un rumore fortissimo, enorme e sordo, specialmente in quelle condizioni in cui a sparare erano trenta persone, il raggio emesso era di un bianco leggermente ingrigito e quando veniva sparato, scintille argentee venivano sparse tutt'attorno, ma per fortuna in quanto sostanza alchimica non faceva danni materiali. Quando però veniva colpita quella sorta di medusa sul cielo, sembrava subire innumerevoli danni, il fascio penetrava in profondità nella cosa e generava un'onda che, almeno in parte, pareva distruggerla tutt'attorno alla parte colpita, tramutandola dapprima in un blu scurissimo con dei brillantini per poi sparire. Nies, da parte sua cercò di colpire uno dei tentacoli. Non appena premette il grilletto dell'apparecchio, si sentì quasi spingere all'indietro. Per fortuna, però non cadde. Nell'aria, però sentiva un odore strano, che ricordava la naftalina. Ebbe appena il tempo di alzare lo sguardo. Alla sua sinistra c'era un altro lavoratore abbastanza alto. Tra i raggi cercò di identificare il suo. Doveva essere quello più storto, che andò a schivare di poco una stella. Ci riprovò. Cercò di prendere bene la mira e stavolta puntò al centro della cosa e sparò. Nonostante anche stavolta il rinculo aveva spinto dietro Nies, stavolta il suo raggio fu molto più preciso, colpendo una ramificazione principale, che si dissolse lasciando un enorme cratere vuoto. Le ramificazioni che erano connesse cominciarono a sparire dal punto in cui il raggio l'aveva colpita, per poi non lasciare più traccia una volta che sparirono le punte. Era come se fossero cancellate. La mira dei più bravi aveva creato almeno una dozzina di questi crateri, trasformando la cosa in un relitto sul cielo, alcuni minuti di accesi combattimenti e la creatura sul cielo scomparve definitivamente, lasciando solo qualche traccia dispersa che ci impiegò di più a venir dissolta. Ci fu un sospiro di gruppo, la prima andata contro la creatura era stata vinta, anche se c'erano due o tre persone che gufavano "tornerà, questo è niente, ce la vedremo infinitamente peggio fra poco" Il combattimento aveva quasi steso tutti i presenti, incluso Nies, che si sedette su una panchina, a riprendere fiato e pensare su ciò che era appena successo. Ha davvero combattuto contro una coscienza artificiale che voleva rubare l'energia alla base? E cosa sarà successo al quartiere colpito? La sua mente stentava ad accettare un avvenimento come questo, lo ripudiava come una cosa immorale, qualcosa di sbagliato. Senza chieder niente, si sedette affianco a lui Rever, spostando con un braccio l'apparecchio RALCPS di Nies. Mise una mano nella sua tasca e tirò fuori un pacchetto di sigarette. «Hai da accendere?» Chiese a Nies «Lo sai che non fumo» Rispose con un filo di voce Nies «Me l'ero dimenticato, scusa» «Dimenticato cosa?» «Non mi ricordavo che tu non fumavi. È meglio che non lo faccio neanche io» Nies era incredulo: Dov'era finito il caratteraccio di Rever? Perché gli aveva chiesto una cosa in maniera in così educata e non nel suo solito modo "Dammi 'n accendino" e gli aveva persino chiesto scusa? Era come se quest'evento fosse tanto stravolgente che mise da parte le piccolezze e rendesse tutti quello che in realtà sono: Esseri umani. Nies attese qualche secondo per capire cosa aveva detto Rever e cosa aveva detto lui. Dava per così scontata la piega della conversazione, che fu sorpreso. Cercò di tornare al dialogo. «Come l'avete saputo di questa catastrofe?» Chiese tutto curioso. Portò la sua attenzione alle orecchie per sentire bene. «Lo sai bene che tutte le basi sono interconnesse, hanno trasmesso il segnale di emergenza. Il resto del lavoro è stato compiuto dalla rapidità dei mezzi di informazione» Spiego Rever mentre metteva a posto il suo pacchetto di sigarette. Nies era così attento che aveva lo sguardo fisso su un albero. «Hai la minima idea di come sia potuto succedere?» Chiese dopo un po' «Per niente, ed è proprio questo il punto. Non sappiamo se si tratta di un incidente o di una cosa dolosa, non sappiamo se tornerà, non sappiamo assolutamente nien.» In quel momento ci fu un fischio acuto del Walkie-Talkie di Rever. Lo prese dalla sua tasca destra, un apparecchio piccolino con tre tasti gialli ed una antenna. Rever premette il tasto centrale.


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