ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 20 luglio 2015
ultima lettura sabato 22 febbraio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Klavstore - Antefatto e primo capitolo

di klavstore. Letto 477 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Klavstore 1.0ANTEFATTOLa stanza era debolmente illuminata, una fiacca luce bianca era emessa dalle luci al neon. Erano presenti una decina di persone, tutte giovanissime. Al lato, erano presenti vari schermi e indicato...

Klavstore 1.0
ANTEFATTO
La stanza era debolmente illuminata, una fiacca luce bianca era emessa dalle luci al neon. Erano presenti una decina di persone, tutte giovanissime. Al lato, erano presenti vari schermi e indicatori vari, e sotto c'erano ovunque tasti e leve. Sembrava in tutto e per tutto la sala controllo di una centrale nucleare. «Capo ingegnere, i livelli stanno aumentando. Che cosa dobbiamo fare?» chiese uno dei tecnici presenti che stava armeggiando su dei controlli che riempivano tutto un lato della stanza. «Procedete con l'operazione» rispose questo, il "capo ingegnere", che evidentemente era il più anziano del gruppo. Alla sua sinistra c'era un altro giovane che stava armeggiando con un computer gigantesco, con una tastiera grande quattro volte il normale «Lo schema evidenzia molte instabilità, i macchinari non sono tarati per...» «Sono io l'ingegnere capo, qui. Continuate» Lo interruppe con voce secca l'ingegnere capo. Per qualche minuto nella sala regnò un silenzio appena soffocato. «L'operazione è riuscita. E ora?» «Procedete con l'iniezione di elifoni» L'uomo ai controlli parve esitare «Ingegnere Capo, ne è sicuro?» «Fa' come ti ho detto» Rispose l'ingegnere capo. Il tecnico premette una combinazione di tre tasti. Dopo qualche secondo un boato fortissimo sconvolse la stanza. Negli istanti che seguirono tutti urlarono qualcosa. Poi, la sala cadde nell'oscurità...

01
Il Messaggio
Era tardi, molto tardi. Nies stava riposando nel suo appartamento. Nies era generalmente un tipo ordinato, ma lì regnava stranamente un grande disordine. Ad un certo punto il suo message-manager emise una serie di beep brevi e poco distanti fra loro, un suono acutissimo e molto alto. Nies si svegliò di malavoglia. Pensò qualcosa come "dannato affare" ma non riuscì a pronunciarlo, era come se le sue labbra fossero ancora addormentate. Senza aprire occhi e con un gesto d'istinto prese in mano l'apparecchio e se lo poggiò alle sue ginocchia. Aveva appena aperto gli occhi. Quella luce ch'emetteva parve abbagliarlo e chiuse frettolosamente gli occhi. Li riaprì un attimo dopo. Stava di nuovo cercando di mettere a fuoco, a parte qualche lacrima che gli faceva vedere un po' sfocato. L'apparecchio mostrava una scritta blu scuro su uno sfondo bianco ed in alto c'erano vari comandi. La scritta diceva:
Nies,
Mi dispiace svegliarti ma credo che sia successo qualcosa di grave. Vieni qui appena leggerai questo.
Edwin
"Dannato Edwin" Pensò Nies. "Nessun evento di nessuna grandezza può svegliarmi in questo modo" Proseguì il suo monologo quasi automaticamente. "spero almeno che sia qualcosa di DAVVERO importante" Mise di nuovo a posto il message-manager con un gesto al quanto sgarbato. Sapeva che ora doveva rivestirsi e andare alla base per vedere cosa sia quest'avvenimento, ma Nies non ne aveva l'intenzione. Nella sua mente, per la verità c'era un turbinio di voci, alcune che dicevano di ritornare a dormire e ignorare il messaggio ed altre dicevano di andare alla base, forse è successo un incidente, o qualcosa del genere e qualcuno è rimasto ferito; a queste altre voci rispondevano: "Chi se ne importa! Tanto io sto qui nel mio letto e nessuno può dirmi niente. Al massimo domani si vedrà di che cosa si tratta. E comunque è uno scherzo"
Alla fine la sua curiosità parve vincere. Di malavoglia andò verso l'armadio alla sua destra e si vestì dei suoi abiti lavorativi: Stivali, tuta blu con strisce chiare e scure alle spalle, guanti di lana neri e cinta ai fianchi. A Nies stava bene, seppure la odiasse in quanto lì dentro aveva prodotto litri e litri di sudore. La tuta era molto calorosa, in effetti anche in pieno inverno era molto calda, ma non era assolutamente il caso di mantenere lo stesso modello tutto l'anno - specie in quel periodo in cui faceva dannatamente caldo - ma comunque aveva un pregio: lo rendeva carino e attirava le donne, anche se doveva ammettere che gli andava un tantino larga. Nies era un tipo snello, non magrissimo ma abbastanza agile. Nies aveva due occhi azzurri, un azzurro intenso che si notava fin dal primo sguardo, e nonostante ciò aveva dei capelli a caschetto neri, sottili, luminosi e sempre ben pettinati, per quanto riguarda il suo viso era ovale, un naso piccolo e labbra carnose rosso sangue. Si stava mettendo gli stivali quando un fischio acutissimo lo stordì, costringendolo a mettersi entrambe le mani alle orecchie. «Ti sei avviata» Disse. «Ci hai messo un po'» proseguì. Una voce computerizzata da donna echeggiò nella sua mente.
- Scusa, Nies, ma il mio programma deve prima fare vari controlli prima di avviarsi -
Nies non disse nulla ma assunse un'espressione perplessa e dubbiosa, chinando leggermente il capo.
Era l' Intelligenza Artificiale di Nies. Come per tutti, la sua IA era perfettamente interfacciata con la sua mente. La tecnologia IA era un po' come la vocina della coscienza che sentiamo di tanto in tanto quando facciamo qualcosa, e nonostante fosse artificiale dava preziosi consigli in modo da aiutarci a scegliere il meglio. Era assolutamente autonoma e non richiedeva apparecchiature esterne. Un vero prodigio della moderna alchitecnologia. All'inizio provoca un po' di disagio, come venire spiati, ma alla fine ci si fa l'abitudine. Vestitosi, Nies aprì la sua porta con la chiave elettronica, che aveva un codice di un miliardo di cifre. Solo quando tale codice corrispondeva a quello della porta essa si apriva, e nonostante fosse un sistema abbastanza sicuro, Nies sapeva bene che niente era impossibile per la tecnologia moderna, nemmeno violare un codice come quello. Scese le scale e aprì il portone dell'edificio, dove proprio di fronte c'era ad attenderlo la sua auto, che si aprì anch'essa all'inserimento di una chiave elettronica. L'auto era un modello relativamente recente e nonostante non era un modello da corsa, aveva colori sgargianti, il colore base era un blu intenso, dove c'erano verniciati dei fulmini gialli. Il contrasto che si creava piaceva tantissimo a Nies, dopotutto il blu era in assoluto il suo colore preferito, e in quel periodo andava parecchio di moda, tanto da trovare il colore quasi ovunque. Ma l'auto era anche avanzata da un' altro punto di vista: Una tecnologia scoperta da non poco tempo permette all'auto di guidarsi da sola, senza la necessità di agire: Bastava indicare la destinazione e, attraverso un sistema simile al GPS e a vari sensori, l'auto era in grado di muoversi completamente da sola, ma comunque si poteva benissimo disinserire il sistema e guidarla a mano, nonostante non lo faceva nessuno. Infatti, grazie a tale sistema gli incidenti stradali si sono ridotti a poche centinaia all'anno, una cifra infinitesimale, considerando i 9 miliardi di auto in circolazione. Questo ha portato, col tempo, a una sorta di pregiudizi nei confronti della "guida umana"
La destinazione era già impostata in memoria. Si sentì lo scoppio iniziale del motore, seguito dal rombo dei pistoni e poi l'auto uscì automaticamente dal parcheggio in cui era parcheggiata. Intanto Nies, comodamente seduto sul sedile ricontrollava il suo message-manager che aveva portato nel caso si facessero vivi i suoi "amici" - usarlo in auto non era illegale, ma non era consigliato -
Nessun Messaggio in arrivo diceva. "Dannazione" cominciò a pensare Nies "E se si trattasse veramente di uno scherzo?" proseguì "Non l'hanno mai fatto, ma c'è una prima volta per tutto" mise a posto il message-manager nella tasca della portiera e provò a fare un'audioconnessione, un termine che, nel gergo attuale può essere sostituito dal termine "chiamata". Nies prese il piccolo audioconnettitore di 6 centimetri e spesso un millimetro che stava comodamente nella sua mano ma bastò guardare a sinistra dell'apparecchio per vedere che non c'era una sola tacchetta di segnale. Eppure nella città di Nies, Radget-Erun c'era dovunque un eccellente segnale. Forse staranno facendo dei lavori di manutenzione? Nies si convinse che stava succedendo qualcosa di strano. Ma cosa? Stava passando per il parco, dove normalmente c'erano dozzine di lampioni dalla luce intensa ed abbagliante, ma nessuno di quelli parve funzionare. Nies formulò una teoria a riguardo: Che sia un guasto ad una centrale elettrica? A quest' interrogativo si diede subito risposta: La città importa elettricità da 6 città confinanti diverse ed è ben difficile che si guastino tutte assieme. Comunque sia, il resto della strada era completamente oscura e tetra, nessun lampione era acceso, nemmeno una luce solitaria era accesa, che in quella condizione si sarebbe certamente notata. Nies avvertì una sensazione strana, un brivido che, zigzagando, percorreva tutta la sua spina dorsale. Una sensazione davvero sgradevole, come se fosse l'ultimo sopravvissuto ad un'apocalisse nucleare. Quel tratto di strada era pieno di buche, ma pareva che i sensori dell'auto sapessero benissimo evitarle. Passò per un incrocio, dove c'era l'insegna di un negozio, anche questa spenta. Mancava solo un altro piccolo tratto di strada, infatti in lontananza, Nies vide qualcosa, un piccolo puntino di luce non ben identificato. Ma conosceva bene quel puntino di luce, era la base. Almeno, la base pareva funzionare perfettamente. "La base" era il posto dove Nies lavorava. Ogni città aveva almeno una base. C'erano basi per le cose più svariate; alcune facevano esperimenti alchiscientifici, altre sviluppavano programmi, o altre ancora - come nel caso di Nies - controllavano l'enorme mole di dati di un canale, sviluppavano architetture tecnologiche, ma eventualmente decompilavano programmi per trovarne bug. Per un attimo parve ritornare con la mente alla teoria del guasto della centrale elettrica: La base ha un generatore proprio, mentre gli edifici cittadini ovviamente no. In effetti, quando era a casa non aveva acceso alcun apparecchio elettrico, la luce per la notte era fornita da una lampada a led con batteria incorporata, e anche il Message-Manager aveva un'autonomia di 48 ore. Dunque c'era o non c'era corrente? Era una domanda alla quale Nies non sapeva rispondere. Era arrivato a destinazione, e l'auto prontamente parcheggiò e si spense. Nies stette in silenzio per qualche secondo, pareva contemplare la luce provenire dalle finestre e il numero del posto auto verniciato sul muro, 47. Poi si decise ad uscire dall'auto. Nel parcheggio, per essere notte, c'erano molte più auto di quante Nies pensava, addirittura più di quante era abituato a vederne. Camminò per il parcheggio, sfiorando per poco un cartello che diceva "parcheggio riservato ai soli dipendenti della base. I trasgressori saranno puniti" Camminò per qualche metro sul parcheggio d'asfalto, e poi girò a destra. Edwin e i suoi avevano non poche cose da spiegare a Nies...



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: