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lavoro pubblicato domenica 19 luglio 2015
ultima lettura venerdì 24 maggio 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

2 SOGNI IN UN COLPO SOLO

di sverderio. Letto 641 volte. Dallo scaffale Pulp

2 SOGNI IN 1 COLPO SOLO IeriDopo una breve disputa famigliare, non legale, perchè i suoi genitori si amavano alla follia, il suo nome fu Ludovico Giovanni. Giovanni era il nonno di suo padre, Ludovico il nonno di sua madre. I nomi furono subito ...

2 SOGNI IN 1 COLPO SOLO

Ieri
Dopo una breve disputa famigliare, non legale, perchè i suoi genitori si amavano alla follia, il suo nome fu Ludovico Giovanni. Giovanni era il nonno di suo padre, Ludovico il nonno di sua madre. I nomi furono subito decisi, la battaglia fu tra primo e secondo posto. Gli toccò,ovviamente, il cognome di suo padre, sicchè riguardo il nome vinse facilmente sua madre.
E Ludovico Giovanni fu.
Alle scuole elementari il suo destino fu da subito segnato: Alessandro diventa Ale, Veronica Vero, figurarsi lui che di nomi lunghi ne aveva due: i suoi compagni lo battezzarono Ludo-Giò.
Non le maestre, che lo chiamavano di volta in volta chi Ludovico (quella di italiano) chi Giovanni (quella di matematica).
Fu infine quella di italiano, in quinta elementare, a svelare la sua natura. Battendo le mani, propose un giochino di quelli che piacciono tanto alle maestre: "Bambini, raccontatemi quale è il vostro sogno".
"Io astronauta" urlò pronto Matteo alzando due braccia al cielo.
Martina danzò intorno al banco, "Io ballerina", ribattè.
"Io soldato" strillò Romeo mimando un fucile. Puntò le braccia tese dritto in faccia a Martina, poi le mulinò uccidendo tutta la classe. TA-TA-TA-TA-TA.
"E tu Ludovico?" chiese la maestra.
Ludo-Giò stava scarabocchiando sul suo quadernetto, la mente su e giù per alte colline.
"Ludovico? Il tuo sogno?" di nuovo la maestra allungando il collo come una giraffa.
Ludo-Giò scarabocchiò ancora un poco il suo quadernetto.
Alzò la testa di scatto e piantò i suoi occhi a spillo dentro quelli acquosi e spenti della maestra.
Sollevò, lentamente, la spalla sinistra.
Parlò.
"Ammazzare un pedofilo".

Il silenzio che seguì fu più comico che tragico. La maestra vacillò ma fu lesta a riprendersi, come un pugile dopo un jab. "E tu Valentina? Il tuo sogno?" chiese mordendosi un labbro. Valentina rispose subito "Io voglio essere come il mio papà. Un architetto", disse Vale con voce garrula.
La maestra sorrise a tutta la classe, a tutti i suoi bambini e a tutte le sue bambine. Lasciò in pace l'assassino Romeo.
Tornò da Ludo-Giò.
"Ludovico? Vuoi raccontarci il tuo vero sogno?"
Ludo-Giò continuò a scarabocchiare il quadernetto.
"Ludo? Ludo-Giòò? Cioè, Scusa, Ludovico" ancora la maestra con fare investigativo.
Ludo-Giò la fissò senza espressione alcuna, poi questa volta fece spallucce con la destra.

"Cambiare il mio nome" disse.

"Questo è un bel sogno" rispose la maestra, rinfrancata. "E dimmi, perchè non ti piace il tuo nome?"
Ludo-Giò non la guardò più negli occhi. Il suo sguardo si posò sui suoi capelli cotonati, poi volse gli occhi intorno alla classe come Jeremy e parlò: "C'è chi ha la fortuna di avere un bel nome e chi la disgrazia di un brutto nome. Io ho la disgrazia di due brutti nomi. Odio Ludovico e odio Giovanni."
La maestra, sconvolta, tentò l'ultima carta "E dimmi, Ludovico Giovanni, quale nome ti piacerebbe?"
Ludo-Giò rispose, non si sa a chi, se alla maestra, se ai compagni, se a sè stesso, se a mamma o papà, forse ai nonni.
"Charles Bronson"

Oggi

Ludo-Giò è un poliziotto, ispettore capo della sezione antipedofilia.

Click, prima foto.
Il monitor piatto e luminoso trasmette l'immagine di due bambini nudi (maschi, 10 anni?) che si baciano su una spiaggia.

Click, seconda foto.
Una bambina, occhi a mandorla, i capelli lisci fluenti (12 anni? Forse 13?), sta su un divano con le cosce spalancate. La foto mostra una bambina (12 anni? Forse 13?) che si sta masturbando. Gli occhi sono spenti, le gambe e il sorriso sono aperti.
Vincenzo, il suo nuovo assistente, corre in bagno a vomitare.
Ludo-Giò fa click.
Terza foto.
Questo lo conosce. Maschio, razza bianca, 42 anni.
Nome: ROMEO
Cognome F.
Indirizzo .....
Di questo sa tutto. Possibile? Sì, possibile. Anzi, no: certo.

Domani

Luglio, un caldo africano avvolge come una bolla la città.
Romeo F. sta nella sua casa in centro e si gode l'aria condizionata. La TV trasmette la prima semifinale di Wimbledon, un Serbo contro un Americano. Sorseggia una birra ghiacciata con i piedi all'americana sul tavolo danese habitissimo progettato dal miglior architetto della Regione.
Poi basta un solo istante per mutare la prospettiva.
Ludo-Giò sta al centro della sala, sopra a due guanti da chirurgo indossa un coltello da macellaio nella mano destra e la foto click numero 3 nella mano sinistra.
Adesso Romeo F. sta legato alla sedia, il lampadario sopra la sua testa lo annichilisce come una ghigliottina.
Ludo-Giò spegne l'aria condizionata. Vuole sentire sudore, cattivi odori e sangue caldo per il lavoro che si appresta a compiere.
Sventaglia la foto click numero 3 davanti agli occhi di Romeo F; nell'aria immobile sibila come una spada.
"E così questo sei tu", dice.
F. tace.
Ludo-Giò riconosce nei suoi occhi il terrore, in quanti occhi lo ha già visto riflesso, ed è sempre lo stesso,
la paura atavica della morte imminente.
Ludo-Giò parla: "Questi non sono i tuoi figli, vero? Quelli che tutti i giorni accompagni a scuola, quelli che ieri hai portaro al mare insieme alla tua mogliettina".
F. tace.
"Voglio dire, questi due bambini vietnamiti, io lo so che sono vietnamiti, ho fatto delle indagini, ho chiesto qua e là, per farla corta... non sono i tuoi figli, vero?"
Romeo F. scuote la testa. Piange.
E fa la prima cosa sbagliata. Si piscia addosso.
Ludo-giò guarda la macchia di piscio allungarsi sui calzoncini da tennis di Romeo F. (oggi è andato al club a fare due scambi ) e una goccia rotola fuori e scorre giù fino alla caviglia.
Ludo-giò afferra, con dolcezza, la testa di Romeo F. e porta i suoi occhi a 1 millimetro, UN MILLIMETRO, dalla foto.
"Questo non è piscio, giusto? Guarda bene qui, perchè non mi voglio sbagliare: sei proprio tu che stai eiaculando in faccia a questi bambini?"
F. piange ancora.
Ludo-Giò parla: "Vorrei essere certo, sai? Qui, nella foto, lo vedi anche tu... lo schizzo è diritto, virile, forte, uomo, un uomo ti sentivi? Adesso vedo uno schizzetto di piscio che ti rotola fra i piedi. Sei tu questo nella foto? Dimmi solo sì oppure no".
Secondo errore di F.
Il vigliacco annuisce ma non risponde, e guarda Ludo-Giò come a chiedere pietà, che ho fatto di male a te? implorano i suoi occhi lacrimando.
Il tempo per un terzo errore è esaurito. La faccia di F. sta sul tavolo, sbatte le tempie, i denti, le gengive, una volta, due volte, 1 milione di volte e il sangue è ovunque.
Ludo-Giò infligge un colpo per ogni schifoso click di tutti questi anni.
Poi comincia a lavorare con il coltello.

Ludo-Giò ha ammazzato un pedofilo.

Prende il telefono e fa il suo lavoro. Chiama la polizia e denuncia un assassino.
Quando i suoi colleghi irrompono lui sta sul divano, aspetta con la testa fra le mani. Piange, piange solo come i forti sanno piangere.
Ludo-Giò parla per l'ultima volta nella sua vita: "Non esiste redenzione".
Dentro a tutto questo orrore Vincenzo vede una poltiglia di merda sangue e saliva. Un molare, bianco come la neve, galleggia dentro i pezzi.
Tutto quel che resta di F. sta in giro per la casa.

Lo portano via.

Dal nostro inviato

Il giustiziere della notte.

Come Charles Bronson nel celeberrimo film, questa notte il poliziotto Ludovico Giovanni....

2 SOGNI IN 1 COLPO SOLO



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