ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato mercoledì 15 luglio 2015
ultima lettura martedì 10 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Il Sogno Ricorrente

di dirtybay. Letto 528 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ore 7 … circaSono davanti ad un convoglio carico di un gruppo di guerriglieri … non conto quanti. Braccia alzate e il volto tirato di paura, minacciato da un fucile di un ribelle … sembro in attesa del colpo mortale, agonizzante an...

Ore 7 … circa
Sono davanti ad un convoglio carico di un gruppo di guerriglieri … non conto quanti. Braccia alzate e il volto tirato di paura, minacciato da un fucile di un ribelle … sembro in attesa del colpo mortale, agonizzante ancor prima che sia raggiunto dalla pallottola, ed in una posizione che ricorda il crocifisso. Ai miei piedi il commilitone caduto, colpito alla testa e morto … almeno credo.
Di fronte a me un militante che inveisce con il pugno alzato. Vengo bendato, legato e caricato su quello che all’occhio di uno spettatore potrebbe sembrare un “carro allegorico”.
Viaggiamo per tanto tempo …troppo tempo…
***
Spazio sconfinato, luogo solitario, silenzio tutto attorno: vago nel deserto.
Sono in fuga dai miei sequestratori nel cuore della notte. Non sono inseguito, lo sento. Non ho una meta ben precisa, non potrei comunque. Per certo so che qualunque direzione intraprenda mi porterà verso la salvezza. Sono distante, distante da loro … tanto. Posso anche fermarmi adesso, e aspettare tranquillo che gli occhi si abituino all'oscurità. Sono stanco, li chiudo gli occhi.
***
Mi sveglio. Era solo un sogno. Il convoglio si ferma. Vengo spinto giù a forza. Mi slegano. Mi tolgono la benda dagli occhi. Ho un fucile puntato sotto il mento.
Sembra un villaggio, poche case, qualche bambino, civili in lontananza, soprattutto donne, che mi fissano immobili. Un piccolo villaggio situato nel deserto che per me, ora, è solo un campo di prigionia.
Entro in una piccola casa, non vi sono altre camere. Unico arredo: un piccolo letto posto in un angolo, nessuna finestra. Dentro la luce è fioca, è quasi buio. Un telo per chiudere l’entrata. Mi fanno sedere sul letto e restano lì in silenzio attendendo qualcosa. Non riesco a muovermi. Ho paura … tanta.
Mi portano fuori, mi indicano un piccolo buco scavato nel terreno, posto alle spalle della casa. Una piccola simulazione stringata, ma esaustiva, da parte di uno di loro per farmi capire dove espletare i miei bisogni.
E’ notte fonda. Nessuno a guardia dell’ingresso.
Sono sdraiato sul letto, sudo, il battito del mio cuore sembra un tamburo in lontananza. E allora? Ci provo?
E’ meglio morire perdendosi nel deserto oppure … oppure cosa? Quale è la mia sorte stando qui? Sono stanco. Impaurito e sudato. Impaurito, sudato e stanco ... ci provo?
***
Sono in mezzo al deserto. La paura travalica la stanchezza. Corro. Dove? La destinazione è meno importante dello scopo. La salvezza è il mio solo obbiettivo. Non vedo le stelle, non posso orientarmi. Il cielo è completamente buio così come tutto intorno a me. Avverto solo la sabbia sotto i miei piedi, ho freddo. Cado…
***
… sono sveglio. Sono disteso sul letto. Sudato come in preda ad un incubo, un incubo che conduceva alla salvezza. La stanchezza della sera prima, e anche la paura, hanno avuto la meglio sul mio desiderio di libertà.
Fuori è giorno, cosa mi aspetta oggi? Di certo è che sono più spaventato e preoccupato di ieri … credo in Dio più che mai!
Esco fuori. Prima un bambino, poi un vecchio, si avvicinano a me. Il vecchio allontana il bambino e mi chiede come sto nella mia lingua, o almeno ci prova. Sento che gli altri, i sequestratori, sono da qualche parte a decidere sulla mia sorte.
Faccio amicizia col vecchio. Mi dice che sarò presto libero, ma non mi dice quando ne tanto meno perché sono li.
Quel sogno di salvezza ricorrente mi suggerisce, come un presagio, che è meglio non aspettare oltre: stanotte correrò verso la salvezza.
Il convoglio fermo fuori casa. In due mi vengono a prendere. Vengo portato “gentilmente” fuori. Percepisco dai loro sorrisi e dal saluto di quel vecchio che tutto si è risolto per il meglio. Torno alla libertà, ne sono più che certo.
Mi avvicino al convoglio, mi legano e mi bendano nuovamente: “mai nessuno saprà di questo posto perduto nel deserto”.
D’un tratto sento degli spari in lontananza: saranno di sicuro i miei compagni che mai hanno smesso di cercarmi. La speranza della libertà diventa ora una certezza. La paura è grande ma allo stesso tempo la gioia mi impedisce di stare ritto in piedi. Le gambe si piegano. Meglio così, eviterò di essere colpito dal fuoco amico. Sudo più che mai, come se acqua calda mi bagnasse la schiena. Un forte calore, ora fuoco, mi sale su per tutto il corpo. Non sento più gli spari, non sento più le gambe …. Non sento più nulla. Un silenzio assoluto mi danza intorno. Ma quale gioia? Quale fuoco amico? Ora capisco. Mi gira la testa. Cado del tutto.
***
Mi trovo nel deserto. Nel buoi più assoluto. Ho smesso di correre: sono arrivato a destinazione.
Davanti a me il corpo senza vita di un militare della pace che una mattina di un giorno qualunque capisce cosa significa perdere la libertà prima, la vita poi.
Mi sdraio. Chiudo gli occhi. Ricomincia il sogno …
***
Ore 7 … circa
Mi trovo davanti ad un convoglio carico di un gruppo di guerriglieri … non conto quanti…



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: