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lavoro pubblicato martedì 14 luglio 2015
ultima lettura lunedì 23 novembre 2020

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Il mio amore più grande

di momo3196. Letto 523 volte. Dallo scaffale Amore

Era il 26 Dicembre e stavo uscendo da una discoteca. Quella serata era andata male: poca gente e brutta musica. Io e le mie amiche ce ne andammo e salimmo in macchina, quel giorno toccava a me guidare. Mentre uscivamo dal cancello della discoteca un&rs...

Era il 26 Dicembre e stavo uscendo da una discoteca. Quella serata era andata male: poca gente e brutta musica. Io e le mie amiche ce ne andammo e salimmo in macchina, quel giorno toccava a me guidare. Mentre uscivamo dal cancello della discoteca un’auto, con dentro cinque ragazzi, ci stava venendo addosso. La colpa, ovviamente, era del ragazzo al volante; stava andando contromano. Mi fece passare e dopo un po’ di metri si accostò alla mia macchina e cominciò a suonare ripetutamente il clacson. A quel punto, gli risposi con lo stesso gesto. Si gasarono, il ragazzo alla guida abbassò il finestrino e ci chiese di andare a prendere un cornetto. Purtroppo non tutte le mie amiche erano d’accordo sul da farsi, cosi girai a sinistra pensando che loro sarebbero continuati ad andare diritti. Invece il ragazzo che guidava fece marcia indietro e me lo ritrovai dietro l’auto. Mi fermai, e avendo capito che non ci avrebbero lasciato stare se non avessimo preso un cornetto, gli dissi di seguirmi che lo avrei portato in un posto vicino a quella zona.
Arrivati alla pasticceria, solo io e chiara uscimmo dalla macchina; le altre tre rimasero dentro perché avevano paura che, quei ragazzi, fossero dei pedofili. Ci offrirono un cornetto e cominciammo a chiacchierare un po’. In verità era Chiara che parlava con loro, io facevo solo qualche cenno di sorriso. Ero imbambolata. Quei ragazzi erano tutti uguali: mori, barba lunga, occhi marroni… Solo uno era diverso. Lui era biondo e quei suoi occhi celesti mi fissavano come fari. Ciò che mi colpi di lui, non era la bellezza, ma quel suo modo di fare che senza parlare ti diceva: “Sei tu quella che voglio… Ormai sei mia.”
Dopo quella sera aspettai che lui mi aggiungesse su facebook, ma dopo tre giorni non c’era traccia di una richiesta di amicizia sul mio profilo. Iniziai a pensare che forse mi ero immaginata tutto, che ero una povera illusa; non lo avrei mai più rivisto. Solo dopo una settimana mi arrivo la sua richiesta; la accettai subito, ma aspettai che fosse lui a scrivermi. Volevo farmi desiderare.
Alla fine mi scrisse e mi chiese di uscire. Il 4 Gennaio mi venne a prendere sotto casa, era in ritardo: non riusciva a trovare la via. Mentre aspettavo, che il cellulare squillasse, il mio cuore iniziò a battere e battere. Più l’orario dell’appuntamento si avvicinava e più mi veniva da vomitare. Presa dall’ansia, gli scrissi un messaggio dove mi scusavo perché non potevo uscire con lui per via di un’ improvviso mal di stomaco. Fortunatamente quel messaggio non lo inviai mai, perché mentre lo scrivevo, il cellulare iniziò a squillare. Era lui. Pensai che non potevo dargli buca, sia per una forma di rispetto e sia perché me ne sarei pentita per il resto della mia vita. Mi feci forza, risposi e gli dissi di aspettare un minuto e sarei scesa. Però, prima di prendere quel maledetto ascensore, mi affacciai dal balcone per capire dove stava e per scrutarlo un po’ senza farmi beccare.
Aprii il portone e lui era lì, elegante e bello. Sinceramente non ricordavo che fosse così carino. Ma non mi feci illusioni; grazie a esperienze passate, ormai avevo capito cosa volevano i ragazzi dalle ragazze… Solo una cosa… e di certo non era mia intenzione accontentarli. Andammo in un locale vicino casa mia e proprio per questo mio punto di vista, gli raccontai tutto quello che avevo fatto e che facevo, certa che non ci sarebbe stata un’altra uscita. Dopo il locale andammo al Colosseo. Io, con solo una birra, ero ubriaca e non mi rendevo conto che mentre eravamo in macchina stavo parlando a manetta senza dargli uno spazio per farmi raccontare un po’ la sua storia. Facemmo un giro a piedi intorno al Colosseo e arrivati alla macchina, feci finta di cadere. Mi appoggiai con le mani al suo petto, la testa posava sul suo collo. Aveva un profumo buonissimo e in quel momento avrei voluto baciare ogni parte del suo corpo, ma feci un respiro profondo per calmarmi. Lo guardai negli occhi, aveva lo stesso sguardo di quando c’eravamo conosciuti; impazzii e me lo baciai. Le sue labbra erano morbide e la sua lingua accarezzava la mia. Mi prese per mano ed entrammo in macchina. Ricordo che approfittammo di ogni singolo semaforo rosso per baciarci.
Credevo di non provare niente per lui, credevo che non lo avrei rivisto mai più, ma la nostra storia continuò, continua tutt’ora e continuerà… Perché TU, amore MIO, sei la cosa più bella che in questi 19 anni di vita mi sia capitata. <3


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