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lavoro pubblicato lunedì 13 luglio 2015
ultima lettura martedì 19 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

PER RICORDARE (2)

di attilissimo. Letto 489 volte. Dallo scaffale Storia

1992, anno delle olimpiadi spagnole. L’anno in cui gli italiani si accorsero che esistevano le tangenti.. L’anno del Karaoke: ma era ben altra la musica che sarebbe risuonata tra Maggio e Luglio di quell’anno. Una sinfonia di morte ac...

1992, anno delle olimpiadi spagnole. L’anno in cui gli italiani si accorsero che esistevano le tangenti..

L’anno del Karaoke: ma era ben altra la musica che sarebbe risuonata tra Maggio e Luglio di quell’anno.

Una sinfonia di morte accompagnava i due magistrati che in quel periodo , più di tutti, erano come si dice”attenzionati” da cosa nostra.[

L’impero del male colpirà duro ; con il suo onore di tolla, da prendere a sassate come quando da bambini ci si divertiva a tirare sassi contro i barattoli;un onore che ti costringe ad inginocchiarti mentre violenta la tua dignità. Quell’onore incorniciato in 10 comandamenti da poterci raccontare le barzellette, ma che al posto delle risate , ti vien voglia di compatirli per tanta viltà:

1- Non ci si può presentare da soli a un altro amico nostro, se non è un terzo a farlo» 2 – «Non si guardano mogli di amici nostri» 3 – «Non si fanno comparati (amicizia ndr) con gli sbirri» 4 – «Non si frequentano né taverne né circoli» 5 – «Si ha il dovere in qualsiasi momento di essere disponibile a Cosa nostra. Anche se c’è la moglie che sta per partorire» 6 – «Si rispettano in maniera categorica gli appuntamenti» 7 – «Si ci deve portare rispetto alla moglie» 8 – «Quando si è chiamati a sapere qualcosa si dovrà dire la verità» 9 – «Non ci si può appropriare di soldi che sono di altri e di altre famiglie» 10 – «Niente affiliazione per chi ha un parente stretto nelle varie forze dell’ordine, oppure chi ha tradimenti sentimentali in famiglia, o chi ha un comportamento pessimo e che non tiene ai valori morali»

Questi sono i precetti del “buon mafioso”. Questi i sani valori su cui hanno costruito il loro potere. Un potere che stava vacillando sotto i colpi di Giovanni e Paolo. Un potere costruito anche grazie allo stato mafia, uno stato incapace o, meglio, colpevolmente immobile e che ha progressivamente abbandonato i suoi figli.

Questa miscela esplosiva,il 23 maggio 1992, forma un cratere sulla Palermo-Capaci ; un cratere nel quale ci finiscono dentro Giovanni, Francesca la loro scorta ed i loro sogni; la loro vita fatta di sacrificio, da veri servitori di un paese ingrato.

Giovanni sapeva che sarebbe successo prima o dopo e stava lottando contro il tempo per portare a termine le sue inchieste. Il suo amico Paolo pochi mesi prima fu quasi profetico , quando gli disse:”siamo dei cadaveri che camminano”.

E dopo Capaci, dopo Falcone, il vento di morte arriva in Via d’amelio il 19 Luglio dello stesso anno. Paolo stava citofonando alla madre, come ogni domenica: ma quel giorno, paolo, non vide sua madre: non la vide mai più. Quel tasto , quel giorno, servì ad attivare l’esplosivo che cancellò Borsellino e cinque agenti della sua scorta.

Dovevano pagare questi due magistrati supponenti; la loro tenacia, la loro intelligenza ed il loro coraggio, suonavano come mancanza di rispetto nei confronti di Riina “u’curtu” e dei suoi macellai; l’affronto di aver fatto condannare decine di mafiosi e svelato per intero i meccanismi di cosa nostra in occasione del primo maxi processo, doveva essere lavato. E’ una questione d’onore! Sono tutti uomini d’onore, loro..mentre gli altri, quelli che non si piegano, quelli che non vivono secondo il motto”sottometti,fotti ed ammazza”, sono da cancellare.

Per Giovanni Falcone – di A Merini

La mafia sbanda, la mafia scolora la mafia scommette, la mafia giura che l’esistenza non esiste, che la cultura non c’è, che l’uomo non è amico dell’uomo.

La mafia è il cavallo nero dell’apocalisse che porta in sella un relitto mortale, la mafia accusa i suoi morti.

La mafia li commemora con ciclopici funerali: così è stato per te, Giovanni, trasportato a braccia da quelli che ti avevano ucciso.



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