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lavoro pubblicato domenica 12 luglio 2015
ultima lettura lunedì 11 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Per ricordare ! (1)

di attilissimo. Letto 659 volte. Dallo scaffale Storia

– Dal discorso di Salvo Vitale nel film ” I cento passi” Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre&n...

Dal discorso di Salvo Vitale nel film ” I cento passi”

Stamattina Peppino avrebbe dovuto tenere il comizio conclusivo della sua campagna elettorale.

Non ci sarà nessun comizio e non ci saranno più altre trasmissioni. Peppino non c’è più, è morto, si è suicidato. No, non sorprendetevi perché le cose sono andate veramente così. Lo dicono i carabinieri, il magistrato lo dice. Dice che hanno trovato un biglietto: “voglio abbandonare la politica e la vita”.
Ecco questa sarebbe la prova del suicidio, la dimostrazione. E lui per abbandonare la politica e la vita che cosa fa: se ne va alla ferrovia, comincia a sbattersi la testa contro un sasso, comincia a sporcare di sangue tutto intorno, poi si fascia il corpo con il tritolo e salta in aria sui binari. Suicidio.

Come l’anarchico Pinelli che vola dalle finestre della questura di Milano oppure come l’editore Feltrinelli che salta in aria sui tralicci dell’Enel. Tutti suicidi. Questo leggerete domani sui giornali, questo vedrete alla televisione. Anzi non leggerete proprio niente, perché domani stampa e televisione si occuperanno di un caso molto importante. Il ritrovamento a Roma dell’onorevole Aldo Moro, ammazzato come un cane dalle brigate rosse. E questa è una notizia che naturalmente fa impallidire tutto il resto. Per cui chi se ne frega del piccolo siciliano di provincia, ma chi se ne fotte di questo Peppino Impastato. Adesso fate una cosa: spegnetela questa radio, voltatevi pure dall’altra parte, tanto si sa come vanno a finire queste cose, si sa che niente può cambiare. Voi avete dalla vostra la forza del buonsenso, quella che non aveva Peppino. Domani ci saranno i funerali. Voi non andateci, lasciamolo solo. E diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo. Ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia. E tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscato cu niente.”

Il monologo iniziale introduce un personaggio , un piccolo siciliano, che credo sia stato poi di riferimento per i molti che in seguito si erano messi in testa di combattere la mafia.

Immagino che molti di voi sappiano chi fosse Peppino Impastato.

Se è così non fa male ricordarne la storia , dimenticata da molti e sconosciuta ad altri. .

Peppino non era un mafioso. Bella scoperta direte voi.

Ma non era così scontato, basti pensare che il padre faceva parte di una cosca mafiosa così come buona parte della sua parentela.

E ‘ un eredità scomoda, difficile da scansare , come direbbe un siciliano. Ebbene, non era certo di cultura mafiosa che Peppino voleva alimentarsi. Il padre ce la mise tutta a cercare di crescerlo a pane, baciamo le mani, onore e rispetto per la famiglia….allargata, considerate le frequentazioni paterne. Ma Peppino ,crescendo, mostrava sempre più fastidio e rifiuto per queste pratiche sino alla rottura definitiva con il padre. Cominciò presto a pensare con la sua testa, sin dai primi anni di scuola media. .

E ben presto apparve chiaro cosa realmente lo interessava: l’attivismo politico come strumento per la difesa delle terre dei contadini, salvaguardia del territorio, difesa del diritto al lavoro per i disoccupati e lotta alle speculazioni edilizie che attraverso l’esproprio delle terre ai contadini miravano ad edificare piste di aereporti che non avevano alcun senso se non quello di ingrassare la mafia con le determinanti complicità di funzionari comunali privi di senso civico.

Conosceva benissimo, Peppino, qual’era il vero nemico da combattere e che nessuno aveva il coraggio di affrontare ma,anzi, si genufletteva in segno di sottomissione. Un nemico che ti toglie lo status di essere umano, ti priva della dignità sino a farti dimenticare di desiderare . Era la mafia che, in quegli anni e in quei paesi, si mostrava nella sua veste da cartolina in bianco e nero: coppola e lupara. E per Peppino il nemico in carne e ossa era Gaetano Badalamenti , capo mafioso conosciuto e riconosciuto.

Peppino si tuffa con tutto se stesso nel denunciare le nefandezze compiute da assessori e sindaco istruiti e manovrati come perfetti burattini dal mamma santissima Badalamenti. E allora organizza comizi dove, affianco ad immagini del territorio stuprato dalle speculazioni, non mancava di sbeffeggiare e fare nomi e cognomi di questi gentiluomini dell’intrallazzo.

Ma il girovagare per i paesi della sua zona e raccontare quello che molti in qualche modo sapevano ma sopportavano come un male minore, dava fastidio: gli stessi carabinieri si affrettavano a proibire queste adunanze e questo sparlare di “brava gente” ; illegale occupazione di suolo pubblico la chiamavano.

E allora che si fa; i cittadini devono sapere esattamente cosa succede ma,sopratutto, devono rendersi conto di dover cominciare a camminare sulla strada della denuncia e del rifiuto della pratica mafiosa . Occorre cambiare le abitudini, far viaggiare il messaggio in maniera diversa. Peppino è intelligente ed è pieno di iniziativa e desideroso di piegare la supponenza dell’onorata società. Succede allora che fonda il centro musica e cultura ma,sopratutto, con mezzi raccattati qua e la mette in piedi una radio: radio Out la chiama.

Che lo spettacolo cominci, si potrebbe dire. Ed in realtà spettacolo fu. Musica si,da quella radio, ma molta , tanta, verità sugli accordi mafia-consiglio comunale; sulle speculazioni, sui resoconti dei consigli comunali dove le mozioni erano già state votate prima della votazione. Quello che la gente ascoltava non erano parole rabbiose, minacciose o che lanciavano chi sa quale monito ; erano la satira e l ‘ironia a farla da padrone. E allora succede che Cinisi diventa mafiopoli, “la turrita città piena di gente che per mestiere fa l’ingannapopoli “e Gaetano badalamenti diventa Don tano seduto il vero capo della città “dove non si muove foglia che Don Tano non voglia”.

L’arma dell’ironia,appunto, contro l’arma dell’ignoranza e della prepotenza .

Sono bordate satiriche che fanno sentire il re nudo; un re che non vuole essere spodestato da un comunistello presuntuoso che se messo in testa di ristabilire le regole e la democrazia.

Un re che,soprattutto, non vuol perdere i suoi affari che sanno di droga e cemento.

E ora che il ragazzo capisca chi comanda veramente e che dalla sua radiolina cominci ad uscire solo musica e non minchiate!

Cominciano le intimidazioni e le pretese di rispetto .

Ma non basta, perché Peppino e soci continuano nella loro opera di verità.

E come nella consuetudine mafiosa, arriva l’ora della soluzione estrema.

Anche perché il nostro ragazzo si era candidato alle elezioni comunali e se fosse riuscito ad aprire certi cassetti non sarebbero bastati un milione di abre magique per coprire l’odore che ne sarebbe uscito.

Non si limitano ad ucciderlo: lo fanno a pezzi. Legato come un salame sui binari della ferrovia, una carica di tritolo a fargli compagnia e..BOOM!!! I brandelli del suo corpo sparsi tutt’intorno.

Mi sono sempre domandato cosa potesse passare per la testa dei suoi Killer quella sera del 9 maggio 1978, mentre lo prelevavano dalla sua auto; Peppino che si dimenava per liberarsi e loro che lo colpivano per far tacere l’ultima sua protesta e gli portavano via la vita.

Quale diritto stavano esercitando, a quale Dio stavano ubbidendo?

Immagino che per questi animali nati per sbaglio, ciò che contasse di più era onorare un giuramento fatto di santini , gocce di sangue e parole fuori dal tempo. Correre tronfi dal capo bestiame per ricevere una pacca sulla spalla da mani vili e insanguinate. Questi “bravi ragazzi” inciampano nei congiuntivi,si, ma la grammatica del crimine la conoscono bene!

Muore due volte Peppino. Quella maledetta sera e negli anni a seguire. Si voleva far passare la tesi del suicidio: ricordate il l’intro dove nella lettera ritrovata a casa diceva che voleva lasciare la politica e la vita? Su questa prova tentarono di liquidare il caso come suicidio ; una lettera scritta diversi mesi prima in un momento di comprensibile scoramento. Addirittura si avanzarono teorie sull’attentato terroristico non riuscito. Il paese con il vizietto del depistaggio provava a mettere a segno un altro colpo. Ma la tenacia di Felicietta, la madre di Peppino, e dei suoi più cari amici diede i suoi risultati , ANCHE SE NON SUBITO. Nel 2001, solo 23 anni dopo?!, Badalamenti venne condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio Impastato.

Qualche anno dopo, Felicietta poté morire in pace sapendo che la memoria del figlio era salva.

Poesia di Peppino

Lunga è la notte
e senza tempo.
Il cielo gonfio di pioggia
non consente agli occhi
di vedere le stelle.
Non sarà il gelido vento
a riportare la luce,
nè il canto del gallo,
nè il pianto di un bimbo.
Troppo lunga è la notte,
senza tempo,
infinita.



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