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lavoro pubblicato venerdì 10 luglio 2015
ultima lettura lunedì 14 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Pomeriggio in libreria

di Lester1963. Letto 2288 volte. Dallo scaffale Eros

Le sorprese che può riservare il dating on line sono parecchie ... I vostri commenti, comunque siano, saranno apprezzati ... quindi fateli, sono sempre bene accetti e mi aiuteranno a capire dove posso migliorare ...

Ma dove si è cacciata questa qui ? pensò nervoso Lester mentre frugava con gli occhi il terzo piano della libreria in cui si erano dati appuntamento. Indubbiamente il locale non era affatto piccolo, ma non si può certo dire che abbondasse di visitatori: evidentemente chi l’aveva progettato non aveva pensato a giornate stanche come quel tardo pomeriggio estivo, quando i curiosi e i lettori che solitamente affollavano la libreria il sabato pomeriggio erano affaccendati nelle loro più o meno gradite occupazioni. I libri, quelli non mancavano affatto, ben distribuiti in basse isole e su scaffali di legno chiaro che tagliavano in ogni direzione il piano … belli, lucidi, accattivanti, sirene mute che richiamavano Lester con il loro canto antico di perdizione, di smarrimento, di allontanamento dalla vita reale, dalle sue tribolazioni.

Ma anche dalle sue tentazioni e dai suoi succosi piaceri … commentò acido Lester, che aveva già subito a lungo il fascino diabolico della carta stampata e che non intendeva più farsi stregare. Per questo aveva cercato un contatto su una chat in internet, per questo aveva tentato più di un approccio, per questo non aveva desistito nonostante anche lì, nel mondo virtuale, si potessero trovare frustrazioni e delusioni non meno dolorose che nel mondo reale … ed ora aveva trovato pane per i suoi denti, il suo primo appuntamento.

Freudiano darsi un appuntamento in libreria … io che ho sempre vissuto tra i libri … come se volessi salutare un’ultima volta le sudate, amiche carte proprio mentre inizio una nuova strada … o forse per rendere ancora più stridente il contrasto tra il mio passato e le mie nuove iniziative … qui è ora che la smetta di fare il filosofo psichiatra e mi dia da fare per rintracciare questa Brigit … sono le 17,35, doveva già essere qui da qualche minuto …”

Lo sguardo corse nervoso al suo orologio da polso, che gli poteva solo confermare quanto già aveva immaginato: o non riusciva proprio a riconoscerla o Brigit era in ritardo.

Perché la puntualità non viene mai apprezzata ? Calma Lester, le partite di questo genere si giocano con logiche differenti rispetto alla vita rassicurante dei singles … loro non hanno problemi se vengono notati da qualcuno che conoscono, io invece … e col pensiero corse a casa, alla sua famiglia, alla moglie che amava come aveva sempre fatto … ma il richiamo della natura era stato troppo forte per lui e nessun libro era riuscito stavolta a quietarlo, a rimetterlo tranquillo in casa, dove sarebbe tornato di lì a poco, dopo aver incontrato questa Brigit.

Sempre che si faccia vedere … magari ha avuto un intralcio all’ultimo minuto … che cazzo di idea non darsi il cellulare … volevi fare il romanticone e sussurrarle ciao alle spalle … e di lei sai solo che deve trovarsi qui alle 17,30 e che ha i capelli corti tagliati alla Valentina … ok, la prudenza, ma adesso chi la trova ? smoccolava tra sé Lester che, come avrete notato, non mancava di spirito critico applicato a se stesso. Intanto incrociava come un pirata tra i vari settori del terzo piano di quella libreria del centro, spostandosi da un reparto all’altro: la particolare conformazione architettonica del locale suggeriva questa condotta, dal momento ogni settore era costituito da spazi dedicati, isole circondate da scaffali che potevano celare alla vista una persona che non si ponesse al centro.

Avevo detto terzo piano, zona libri d’arte … ho aspettato lì, bisogna che provi dall’altra parte, chissà se magari …

Proprio mentre raggiungeva il settore narrativa, zona libri sentimentali (Ma guarda che combinazione …) la vide raggiungere la zona libri d’arte. La vide … o per meglio dire intuì che si trattava di lei notandone il taglio di capelli, che corrispondeva a quanto si attendeva. Era davvero una bella donna, come del resto lei stessa si era definita in chat: una straf**a ! Il primo giudizio di Lester fu concorde a quello, anche se a quella distanza non aveva potuto osservarla benissimo, tanto più che lei aveva già svoltato nell’isola dei libri d’arte e da lì non la vedeva più. Gli era rimasta impressa la figura, non alta ma proporzionata, la veloce falcata su tacchi ben rilevati, il candore della pelle del volto e delle mani, il nero corvino dei capelli, la gonna rossa e la giacca nera … impressioni molto attraenti, molto positive, che lo avevano già messo a disagio.

Cosa ci vado a fare adesso … mi prenderà in giro, la deluderò, io non sono fisicamente alla sua portata, è troppo per me. I soliti dubbi di Lester, di una vita segnata dalla paura di osare, dalla frustrazione di non avere sufficiente autostima, dalla consapevolezza di valere unita ad una bizzarra inerzia ed incapacità di farsi valere, di pretendere di più, stavano tornando a sedersi comodamente nelle zone di comando della sua psiche.

Fanculo ! Al massimo me ne vado, io le avevo detto che non ero un adone od un palestrato … dai, andiamo, facciamoci sotto … si va a cominciare ! pensò Lester, che per sua fortuna aveva predisposto queste forme di difesa non tanto per Brigit, quanto per se stesso, perché il suo terrore era essere deriso o non accettato, e quindi mediante questi avvisi si riteneva in diritto di presentarsi senza deludere e quindi senza rischi di sberleffi.

Si mosse piano per raggiungere la zona arte. Forse poteva raggiungerla mentre bighellonava guardando i libri sugli scaffali, avvicinarla alle spalle silenziosamente e sussurrarle ciao a poca distanza … ma pochi passi dopo si accorse che qualcosa non funzionava, che la SUA! Brigit stava avvicinandosi pericolosamente ad un tipo che ciondolava proprio lì.

Ma che cazzo … commentò tra sé Lester, che ben comprendeva l’equivoco in cui stava cascando la SUA! Brigit … il caso voleva che il tipo non fosse del tutto lontano dalla descrizione che di sé aveva dato Lester: sulla quarantina, pelata lucida, capelli (peli) brizzolati ai lati della testa, statura media, borsa blu … che ci faceva quello con una borsa blu !

“Chissà quante persone le avranno già chiesto informazioni su una certa Brigit …” sentì che Brigit sussurrava all’indirizzo dell’uomo, che visibilmente perplesso la guardò con dubbioso sospetto.

Lester colse l’imbarazzo negli occhi di lei quando il tipo si girò per accertarsi d’istinto se la signora stava parlando con lui, poi Lester vide che si girava nuovamente verso gli occhi imbarazzati di Brigit e farfugliava un borbottio confuso … una situazione che incredibilmente Lester sbrogliò con mossa audace, con una tempestività nuova per lui, scaraventandosi verso i due.

“Brigit !” disse con tono adeguato, abbastanza chiaro per essere sentito ed attirare l’attenzione dei due, abbastanza sommesso per non alterare la silenziosa sacralità che aleggia in ogni libreria.

Gli occhi di lei, riconoscenti e sollevati, si ficcarono nei suoi e lì rimasero, come una tenace testa di ponte in territorio sconosciuto … mentre Brigit e Lester si guardavano silenziosi per la prima volta, il tipo coinvolto abbandonava precipitoso l’area, incerto su come interpretare quanto accaduto, con una incertezza e confusione tale che avrebbe ben ricordato il Lester di qualche anno prima.

2

Ma quanto sei timida, tu ?

Erano seduti da qualche minuto nel piccolo bar che avevano piazzato al secondo piano di quella singolare libreria.

Una bella idea, parole scritte e parole vere, sguardi, contatti … pensava Lester, che però non riusciva a far decollare la conversazione.

Da quando si erano incontrati non aveva ancora smesso di osservarla, minuziosamente; non che fosse una mania, la sua, ma pensava che nell’aspetto di una persona si rivelassero anche i suoi tratti caratteriali. Almeno qualcosa si corresse mentalmente, e riprese ad osservare. Gli occhi dovevano rimanere puntati sul suo volto, sarebbe stato scortese farsi beccare a lumarle le curve … e del resto meritava bene la sua attenzione, questo volto. I capelli corvini corti lo avevano stregato immediatamente, il loro potere ipnotico su di lui era confermato. Quanti sguardi aveva speso a rincorrere qualche signora con capelli simili a quelli … ed ora era lì, con lui, anche se non parlava abbastanza per la sua curiosità.

Guarda sempre in basso … solo qualche volta il suo sguardo incrocia il mio … perché ? Forse ha paura di essere notata, forse è prudente pensò rapido Lester, che quanto a paranoia credeva di dare del filo da torcere a tutti. Si erano seduti nel bar della libreria, ma ben distanti dalla zona più trafficata. Così si può evitare di essere visti … forse disse tra sé Lester, che si era preparato mentalmente ad ogni eventualità nel caso qualcuno lo riconoscesse (La sfiga ci vede sempre benissimo) e non resistesse al piacere immenso di venire a ficcare il naso dalle sue parti.

Sì, è una cara amica dell’Università … scrive su un giornale, freelance, è in gamba, forse mi pubblica qualcosa, ne stavamo proprio parlando, guarda che coincidenza, prima lei e adesso te …e vattene !!! pensava ossessivamente Lester. Ma questi erano i suoi pensieri vecchi, ora cercava di capire la sua Brigit, che se non era preoccupata era proprio timida.

Eppure le labbra sono così rosse, sottolineate dal rossetto … e così carnose … come fa ad essere timida … con quel signore non lo era stata …

Ma con lui si era spenta, piano, ritirandosi lenta in se stessa. Lester invece aveva cercato di trovare parole per riempire una distanza di comunicazione, argomenti come fascine per colmare questo fossato di silenzio, e lei trincerata là dietro … e quegli occhi come rapide sortite a frugare i suoi, e poi giù di nuovo a guardare il tavolino …

Tira su gli occhi, stronzo, cosa continui a farli cadere sulle sue tette … se ne accorgerà, animale ! si rimproverò Lester, che non poteva rimanere indifferente alla bellissima fossa che separava il seno abbondante di Brigit, o quantomeno quel che si vedeva … ed era il richiamo dell’abisso, quello in cui perdersi, una promessa di passione che lo chiamava, come le sirene di Ulisse …

Non ora, Lester, aspetta … e i suoi occhi, più saggi o più schiavi alle passioni di lui, riprendevano instancabili a seguirne la linea del volto, a percorrerne le morbide curve fino al serico collo e di qui giù, come nel più folle ottovolante, fino al pozzo senza fine dei suoi seni, al Maelstrom, in un urlo infinito …

Basta ! Si accomodò meglio sulla sedia, le gambe accavallate, gli occhi piantati sulla fronte di lei, mentre si ascoltava dirle quanto fosse strano incontrarsi attraverso Internet, vedersi quando ci si è già parlati tanto a lungo, e tanto intensamente, e di cose intime … e poi trovarsi lì, e quasi non sapere cosa dire … e con gli occhi frugava i contorni di lei, le sue estremità, le mani ben curate, le unghie smaltate, la saporita linea delle gambe, che anche lei aveva accavallato. Distolse lo sguardo, qualche attimo (Non siamo mica al commissariato !) e ne approfittò per frugarle la linea delle gambe, strette in una gonna rossa ormai salita fino a mezza coscia … e giù di nuovo sulle sue personali montagne russe, e ne percorse tutto il viaggio, stavolta, cominciando dalla linea sottile che segnava l’orlo della gonna. E fu lunga questa tratta, pochi attimi in realtà, ma vissuti con emozionante intensità; e Lester apprezzò le gambe generose, inguainate in velatissime calze nere (Calze … collant … vediamo …come cazzo diceva Ezio che si capiva …) e superò le secche del ginocchio, ne saggiò la rilevanza flessuosa e la morbida linea con cui proseguiva slanciando la gamba verso l’esterno, e non potè non gioire della splendida calzatura (Tres charmant, ma cheri!) che chiudeva lo snello piedino di Brigit. E che dire della solida caviglia, croce e delizia di donne e uomini, promessa di passione e di godimento (Le sue splendide caviglie slanciate in alto come un urlo nella notte …).

“Certo !” Per un soffio aveva recepito, con l’ultimo barlume di coscienza che aveva lasciato disponibile, che Brigit gli aveva proposto di girare un po’ tra i libri.

Per un pelo, la testa andava per i cazzi suoi … qui è un disastro, non ho messo insieme due frasi serie, questa si è rotta e adesso si gira un po’, poi mi saluta e buonanotte ! Bravo pirla, stai lì a guardarla come un mandrillo … fossi almeno una bellezza … sai che dovevi metterla giù sull’intellettuale, è quello il tuo punto di forza … che cazzo, Lester!

La seguì rapido, ma senza convinzione, anche se era riuscita a mantenere una sua cupa lucidità. Era come quando ti sta andando male un esame, e tu lo sai che è un disastro, ma rimani lì, immobile, ad aspettare il colpo fatale, la botta, perché Lester magari non combatteva bene, ma non fuggiva mai.

Il solito pirla, quasi ti piace perdere per poterti vantare di resistere bene ai colpi … mai che provi a vincere, eh ? si ripetè meccanicamente, mentre con Brigit davanti si era ormai intrufolato tra gli scaffali ricolmi della libreria.

Questo rapporto va a morire tra i libri, come a Rocroi quel generale spagnolo proclamò di andare a morire tra gli italiani … che anno era, 1643 … e chi c’era per i francesi … il Condè, quello che dormì come un sasso tutta la notte prima della battaglia … beato lui che le battaglie le vinceva, io finisco sempre e solo con lo scegliere con chi perderle …che classe …

Come al solito Lester si stava massacrando da solo e aveva già indossato la maschera tetra del corruccio, quella che usava per evitare gli sberleffi (L’onore delle armi, perdio !); certo con Brigit era stato un disastro, ora sperava almeno di non essere liquidato in malo modo … ma vide che lei si fermava, e prendeva un libro (zona psicologia, amore, ma dove cazzo siamo finiti …) e glielo mostrava sorridendo.

Lester si fece sotto, le andò vicino e guardò curioso la copertina … qualcosa sul non farsi le seghe mentali e vivere felici… un titolo già in sé imbarazzante … e lei rideva e lo guardava, e lui capì quanto quegli occhi nocciola avessero intuito i suoi pensieri, e rise … rise come ride un fanciullo, come quando il temporale imminente scompare, trascinato via da un forte vento, ed il sole forte ci illumina il volto e ci scalda forte fin nell’anima …

Le mani di Lester raccolsero dalle mani di lei il libro che veniva porto e le loro dita si sfiorarono: accadde, come capita quando l’attrazione vince l’inerzia, quando è destino che due anime si leghino profondamente. Due mani sono separate, lontane, ma entrambe si gettano contemporaneamente sullo stesso oggetto, nella stessa azione, e si incontrano, si strusciano, si fregano leggere e rapide al contempo, senza farsi male, ma sentendosi profondamente. Lester e Brigit avvertirono entrambi questo turbine forte passare nei loro corpi, e non vi si opposero: le dita sfiorarono le dita, energia scevra da ogni controllo si sprigionò da un contatto non cercato razionalmente, e fu subito ricerca dell’altro, gioco, malizia.

Lester rimise a posto il libro, rapidamente, senza attendere oltre; sentiva crescere forte, violento il desiderio di starle vicino, di vederla desiderarlo, di conoscerla nel profondo. La prese con garbato vigore per un braccio e la sospinse contro il bancale dei libri: le arrivavano al fianco, li aveva tutti davanti e li poteva guardare. Mantenne il contatto con il suo braccio e scivolò leggero alle sue spalle, sfiorandola leggermente, senza premere, facendole sentire la sua presenza; era molto vicino, incombeva su di lei, ma senza padroneggiarla. Brigit rimase ferma, le mani appoggiate allo scaffale, le gambe chiuse, le scarpe allineate, la testa china come a leggere i titoli dei libri, gli occhi persi davanti a sé, a scrutare la libreria e le rade persone che ciondolavano in giro, a indovinare curiosi la futura mossa di Lester.

Sentimi, respirami … pensò o sussurrò Lester, nemmeno lui quasi cosciente delle sue azioni, e incuneò la testa nell’incavo del collo di Brigit, arrivando quasi a sfiorarle la spalla destra. Parole leggere ma profonde, sussurrate o pensate presso l’orecchio di Brigit, presso il suo collo d’avorio … e poi la sua mano destra, leggera, che si appoggiava discreta ed audace sul fianco di lei. Per proteggerla … per insidiarla … nemmeno Lester lo sapeva, ma queste mosse erano frutto del suo istinto, non del suo ragionamento.

Sorrise, Brigit, e girò la testa verso di lui, quasi a baciarlo; si scostò, lo guardò maliziosa e lentamente arretrò di qualche passo. I loro sguardi erano agganciati, legati a filo doppio dal gioco audace in cui si cimentavano.

La dea, la Circe, la cacciatrice di uomini …si ritrovò a pensare Lester, che la guardava inebetito esibirsi in questa strana danza di accoppiamento. La sua avance era stata ben aggirata, ma non respinta: il gioco proseguiva, e si faceva davvero promettente.

L’inguine di Lester era un vulcano: la sua verga si era eretta da quando aveva visto Brigit (Cazzo ! Questi pantaloni lasciano vedere tutto … troppo stretti ! Chissà che penserà … ti ho messo allegria, eh ?), ma adesso aveva raggiunto dimensioni imbarazzanti anche per lui, che non era abituato a muoversi in pubblico con un tale arnese in rilievo.

Ma questa non ha mica finito, no ? E perché si allontana … no, dai, non mollarmi qui …

Ma Brigit non ruppe il contatto, anzi rilanciò: raggiunta arretrando una nuova postazione carica di libri, si girò lentamente con il corpo, avendo cura di non interrompere il contatto visivo con Lester. Ora si era completamente girata con il corpo, e gli dava le spalle, ma la testa era morbidamente piegata su un fianco in modo da consentire ai suoi occhietti maliziosi di osservare Lester, di avvolgerlo nella sua rete di seduzione: lentamente, come una pioggia autunnale sui vetri appannati di un’auto, Brigit chinò in avanti il busto, come a prendere un libro collocato al primo ripiano, ma senza piegare le gambe, e gli esibì sotto il naso il suo posteriore.

Il rosso della gonna accentuava vistosamente le curve generose del suo sedere: Lester seguì estasiato la robusta linea di quei fianchi, ne desiderò con violenza il contatto, e di nuovo sentì pulsare con violenza il suo inguine. Brigit sogghignava, monella estasiata dalla riuscita della sua corbelleria, e, la testa piegata sul lato destro e girata verso di lui, lo guardava di sottecchi dalla sua insolita ed un po’ scomoda posizione. Lester dovette trattenere le proprie mani, che d’istinto si sarebbero precipitate a carezzare, esplorare, possedere quel tesoro di piacere, quella promessa di godimento, quel frutto rosso che spiccava tra il nero dei capelli, il luccichio degli occhi ed il nero delle calze.

Mi sfida, vuol vedere cosa faccio … qui, in mezzo alla gente … eppure …

Veloce Lester la raggiunse, ma non voleva darle la soddisfazione di vederlo schiavo, sconfitto dalla sua audacia.

Ti piace il gioco pesante, eh ? Io non so se riesco a reggere il tuo gioco, ma ti ho atteso troppo per perderti …

Brigit non gli diede il tempo di raggiungerla che si era già rialzata e lo guardava: erano affiancati, lui a sinistra, lei a destra, le teste girate a guardarsi negli occhi, senza parlare. Sembrava che lei attendesse una sua mossa, toccava a lui provocare … e Lester scese, si abbassò piegando le gambe, mentre sussurrava con voce stentata che aveva visto qualcosa di interessante lì sotto.

Si inginocchiò, scorse rapido con le dita le copertina dei libri collocati nel primo ripiano.

Belli, interessanti, ma le tue gambe, Brigit, le tue gambe … e col dito indice della mano destra le sfiorò leggero l’interno della caviglia sinistra. Brigit sembrò percorsa da una scarica elettrica, o almeno così pensò Lester, che la vide dal basso mentre inarcava all’indietro la testa … ma lui non smise, era coperto, nessuno poteva vederlo, e lento, inesorabile, dolce carnefice, percorse la sua gamba strisciando lento il suo dito fino all’interno del ginocchio, poi si sollevò nuovamente e la guardò con un senso profondo di trionfo.

Ti ho sorpreso, eh, Brigit … non te lo aspettavi, eh … però anch’io non ci sto più dentro, qui finisce che vengo senza nemmeno sfiorarlo …

Effettivamente Brigit sembrava sorpresa e cominciò a muoversi, abbandonando la zona dei loro misfatti. Ancora si muoveva chiamandolo con gli occhi, incitandolo a seguirla, e Lester capì al volo questo nuovo vocabolario cui non era abituato, ma i gesti dell’amore sono nel nostro dna, probabilmente.

Brigit raggiunse le scale, si attardò un momento mentre Lester si affannava a raggiungerla, ne approfittò per sistemarsi meglio la gonna e prese a salire.

La gonna … l’ha un po’ alzata … altro che sistemata … pensò Lester, i cui occhi avevano visto prima della mente come la linea della gamba fosse ora ancora più evidente. Pochi scalini, il tempo di raggiungere un angolo morto della scala, e Brigit si fermò, una gamba su uno scalino più alto rispetto all’altro. Lester era più in basso e goloso ne scrutò l’apertura della gonna, tesa al massimo nello spacchetto centrale posteriore, che lasciava intravedere una elaborata e ricca decorazione della calza nera e un bagliore pallido ancora più in alto.

Di nuovo il botto all’inguine … di nuovo il sangue defluì rapido dal cervello di Lester …

Le autoreggenti … mi fanno già effetto nell’intimo, ma vederle in pubblico … è spettacolare.

Era la ciliegina sulla torta, i fuochi d’artificio, la festa attesa …

Io riprovo, io non resisto … allungo la mano, è troppo bello … oddio!

La mano di Lester guizzò rapida e si infilò audace in quel pertugio; lui ne sentì immediatamente il calore, la forza vitale, e carezzò gentile quella gamba esposta. Gioì dell’elettrico contatto del nylon contro la sua mano, caldo e liscio e setoso … una sensazione curiosa, che gli provocava un bizzarro formicolio al palato … come dovesse gustarla e non toccarla.

Non fugge, non scappa … mi accetta, sta al gioco …

Per un attimo non vide più nulla, poi Brigit ridendo si scrollò e riprese correndo a salire.

Di sopra c’era il deserto, settori poveri di interessi, e veloci si precipitarono nel reparto arte, dove pesanti e giganteschi libri di fotografie promettevano possibilità maggiori di contatti nascosti.

Ora Lester si era fatto audace e la pressava da vicino, la sfiorava con il suo ventre appoggiandosi a lei per farle avvertire il suo sesso ormai tesissimo.

Non fugge, non scappa … mi accetta, sta al gioco …

Si diressero urtandosi e spingendosi ad un divanetto, lo raggiunsero e si sedettero, portandosi appresso un voluminoso libro di architettura.

Lester prese con la destra la mano sinistra di Brigit, quindi si guardarono negli occhi, umidi e febbrili, e deposero il provvidenziale libro sopra le loro mani congiunte. Mentre Brigit sfogliava lenta le pagine, le loro mani si contorcevano come serpenti sotto il libro, e si frugarono e si cercarono per quanto poterono.

Ed era una litania di passione, un rosario pagano, un rincorrersi e fregarsi frenetico, dita nelle dita.

La mano, calda, rovente, sentimi, Brigit, seguimi, ecco, proprio qui …

E poi fu un seguire la sua mano, proprio dove voleva lei, come un cervo fumante nell’alba brumosa insegue con furia la tenera cerva, e la insidia, e lei fugge e si volta e lo aspetta per poi sfuggire di nuovo, ed il rauco bramito del maschio riempie il bosco ...

Dove mi porterai, Brigit la dolce, la pazza, colei che prende e che lascia, che stuzzica e che fugge, novella baccante nel bosco del fauno …

Più volte Lester conobbe il tocco angelico della mano di Brigit sul suo ventre, lungo, intenso e continuo … più volte avvertì il di lei umido calore.

Era troppo, una tortura proseguire così: si fermarono, si guardarono negli occhi e congiunsero anche le altre mani. I loro volti ormai vicini si cercarono, labbra contro labbra, si sfiorarono, poi il tonfo del libro che cadde a terra ruppe l’incanto e i due si trovarono a guardarsi ridendo.

Si alzarono, sempre tenendosi per mano, e non volevano staccare le mani l’uno dall’altro … poi si abbracciarono, felici, sognanti. Di nuovo le labbra si sfiorarono, si cercarono, si fusero … gli occhi si chiusero, entrambi lo fecero.

Portami via, Brigit … e furono nel sogno.


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