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lavoro pubblicato sabato 4 luglio 2015
ultima lettura domenica 23 giugno 2019

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Grantiër

di Aleline. Letto 469 volte. Dallo scaffale Fantasia

Prologo.Aleline, figlia di Mimthrit Spada di Ghiaccio.Medelios il Terrore, figlio di Vakten il Bruto.L'esercito di Medelios aveva appena distrutto la città Girdim, e lui in persona uccise il padre di Aleline, ma lei s'impose con tutto il suo cor...

Prologo.

Aleline, figlia di Mimthrit Spada di Ghiaccio.

Medelios il Terrore, figlio di Vakten il Bruto.

L'esercito di Medelios aveva appena distrutto la città Girdim, e lui in persona uccise il padre di Aleline, ma lei s'impose con tutto il suo corpo, sfidando Medelios in uno scontro di spade, che lei perse, non ebbe nemmeno la lontana speranza di poter sconfiggere il re dell'impero, aveva una conoscenza in armi che nessuno eguagliava, sapeva usare la magia, manipolava le menti di chi voleva piegandoli sotto il suo servizio come marionette, per lui, gli altri erano solo insulse formiche che costruivano il suo formicaio. Usare la magia non era certo una cosa da poco, in ultimo, aveva un Drago! Ma lei continuò comunque a battersi fino a quando si trovò priva di forza, boccheggiante e inginocchiata davanti al re.

Era una donna abile, aveva i capelli neri, il suo viso, come tutto il corpo, era giovanile con lineamenti sensuali, aveva imparato a usarlo con astuzia, gli occhi erano azzurri, come il cielo di una limpida giornata di sole e a lungo andare aveva imparato a far trasparire soltanto le emozioni che le facevano più comodo.

Eppure, per quanto si aspettasse di essere uccisa o peggio ancora, torturata, Medelios non lo fece, la prese inizialmente nel suo esercito notando la sua grande abilità con le armi, successivamente se ne invaghì e liberandola dalla sua manipolazione la rese la sua donna.

Da quel momento, la ragazza non uscì più dal territorio del re, non aveva avuto neanche notizie della vita fuori dalle mura della capitale, ma immaginava che non doveva essere una delle migliori.

Seppur nolente, Aleline accettò il suo destino, ormai erano cinque anni in cui era costretta a esaudire i desideri di Medelios e per quanto li odiasse non aveva la possibilità di ribellarsi, o meglio, poteva, ma rischiava la vita.

Doveva scappare, ciò che stava passando non faceva per lei, doveva andarsene e...

Padre, vendicherò la tua morte.


Capitolo I.

Aleline si svegliò, allungò la mano sopra il letto e con suo dispiacere non fece altro che tastare il letto vuoto, aprì le braccia, guardando il soffitto, in attesa che la voglia di alzarsi da letto fosse abbastanza forte da impedirle di restare ancora nel letto.

La serata passata con Medelios aveva spossato la ragazza, al suo risveglio non era in grado di capire l'ora che stava correndo, si aggiustò le ciocche che erano sfuggite dalla treccia, sentendoli ancora umidi di sudore, fece una smorfia di disgusto, si alzò e chiamò la sua serva.

La sua domestica si chiamava Crasaya, era una ragazza giovane, Aleline non sapeva la sua età, ma pensava avesse più o meno una quindicina di anni, l'aveva presa con lei da piccola, proveniva da una città che era stata assalita dai combattenti di Medelios, saccheggiata e catturati gli ultimi sopravvissuti, gli inchinò al suo comando come suo solito, ma Aleline riuscì a far graziare la giovane bambina in quel momento, mettendola in una posizione che tornasse utile sia a lei, sia alla ragazzina per rimanere in vita.

<< Buongiorno signora >> La ragazza le porse un inchino << C'è qualcosa che posso fare per lei? >> Sorrise.

<< Preparami un bagno caldo per favore >> E prima che la ragazza potesse sparire in una stanza vicino << Sapresti dirmi che ore sono? >>

La ragazza le volse un ampio sorriso << Mezzogiorno mia signora, inoltre, ho una comunicazione da farle... >> E lasciò la frase in sospeso, come per cercare il consenso della sua padrona a continuare.

<< Parla pure >>

<< Medelios ha detto che vorrebbe averla affianco in una riunione che ha con i capi militari, ha detto che forse sarà assente per pranzo >>

Aleline inarcò un sopracciglio, non fece in tempo a domandare il motivo della sua assenza, che la sua serva continuò capendo la sua intenzione << Ha detto che deve mettere ordine in una città poco lontana da qui, non ha detto il nome, ma poco dopo l'alba è partito con Grendel >>

Grendel era il drago di Medelios, e ne andava molto fiero, era lungo cinquecento piedi, largo almeno la metà, era sempre tenuto a lucido, perfino lui aveva i suoi servi e Medelios non accettava nemmeno il minimo errore, alcuni l'avevano capito con la propria vita. Le sue squame erano di colore nero, in contrasto c'erano le punte, color bianco neve, davano l'impressione che alle squame, ci fossero appesi tanti piccoli diamanti splendenti. I suoi occhi erano rossi, era un drago saggio, prima di servire Medelios aveva servito anche suo padre Vakten, seppur per poco.

<< Allora pranzerai tu con me al suo posto >>

La proposta lasciò la ragazza sorpresa, ma prima che potesse ribattere Aleline continuò << Non accetto rifiuti, lo sai... Se arriverà Medelios, pranzerai comunque con noi, te lo meriti >>

La ragazza annuì << Grazie mille mia signora >> E si dileguò nel bagno chiudendo la porta dietro di lei.

Aleline si alzò e cominciò a camminare per la stanza, toccando con le mani delicate ogni elemento che la decorava, aprì una delle enormi finestre e inizialmente assaporò l'aria con un grosso respiro, dopo aver ammirato il paesaggio che la circondava si voltò e si avvicinò al letto a baldacchino, aggiustò una delle tende legandola al palo e solo quella volta, Aleline notò che a fermare le tende erano delle strisce di seta, con una pepita dorata alle estremità, li toccò incuriosita.

Crasaya non ci impiegò molto a comunicare alla padrona che il bagno era pronto.

<< Grazie, per favore, cambia anche le lenzuola del letto >> E così dicendo scomparse nel bagno chiudendo la porta dietro di se.

La stanza era quadrata, i muri erano in legno chiaro, seppur spoglia, la stanza era calorosa, aveva due armadi e un tavolo contro il muro, davanti vi troneggiava uno specchio rotondo, al centro era presente una vasca in ceramica in quel momento piena di acqua calda e schiuma che inondava la stanza con il suo odore di lavanda.

Il bagno aveva un'altra apertura a est, era la stanza dedicata ai servitori, così ad ogni piccolo bisogno, non si facevano attendere.

Si spogliò lasciando cadere la camicetta a terra e lanciandola più distante con il piede, si slegò i capelli tenuti in una coda disordinata - ormai grosse ciocche sfuggivano dall'elastico – E scrollò la testa all'indietro, il suo corpo era il desiderio di molti uomini e lei era furba, sapeva come affascinare le persone con la sua bellezza.

Infilò un piede della vasca, poi l'altro e si lasciò sprofondare nell'acqua tiepida e profumata appoggiandosi al lato della vasca, che notò, era abbastanza grande da ospitare due persone, il dolce profumo emanato dalla schiuma la rilassava, ogni tanto si passava la spugna sul corpo, era indolenzita, ogni muscolo le faceva male.

Chissà se arriva prima di pranzo pensò lei, alzò lo sguardo al soffitto e si lasciò scivolare in apnea nella vasca.

Si divertiva ad andare in apnea sott'acqua durante i suoi bagni, voleva vedere fino a dove poteva spingersi il suo corpo. Dopo un paio di minuti risalì in superficie, sentendo una presenza nella stanza, rimpianse di non aver tenuto qualcuno con lei, si pulì in fretta gli occhi dalla schiuma e trasalì quando due mani le toccarono le spalle, era Medelios, lanciò un urlo all'armata.

In quel momento entrò come una tempesta Crasaya dalla porta.

<< Signora tutto bene? >> Ma appena vide Medelios alle sue spalle chinò il capo << Bentornato maestà >> E uscì inciampando sull'uscio di porta.

<< Buongiorno stella splendente, ho fatto il possibile per tornare prima di pranzo >> Sorrise Medelios baciandole la fronte, lei sorrise e sospirò sollevata.

<< Mai più Medelios, mai più >> Lo rimproverò lei, ottenne un ghigno divertito.

<< Sei sicura che non vuoi mettere Crasaya sotto il tuo comando? Sembra così... >> E lasciò la frase in sospeso come se non trovasse le parole adatte per descriverla << Stupida >> Ammise.

Aleline soffocò una risata ma rispose scuotendo la testa.

Medelios si sedette sul lato della vasca, mettendo la spada sulle gambe con la punta rivolta verso l'acqua, la lama era sottile come il filo di un rasoio, era nera, ma brillava, l'estremità della lama erano bianche, ricordava molto il manto di Grendel, dalla spada cadde una goccia di sangue che colorò per pochi istanti una piccola porzione d'acqua, quando se ne accorse la tolse dalle gambe e la lasciò cadere a terra, alcune gocce di sangue si sparsero sul pavimento, la ragazza guardò con disgusto l'arma, sapendo che anche lei ne teneva una, e non avrebbe esitato a usarla in caso di bisogno.

<< Quante vite hai tolto oggi? >> A queste parole vide negli occhi di Medelios uno sprizzo di soddisfazione, la cosa che odiava Aleline, era il fatto che il suo compagno si divertisse così tanto a uccidere le persone, temeva che un giorno, in preda a uno dei suoi attacchi di violenza, Medelios potesse attaccare lei, ma scacciò subito via quel pensiero.

<< Cinquanta >> Ammise << Erano dei poveri contadini, non contavano niente per me, non avevano intenzione di sottomettersi al mio potere >> Aleline fece per ribattere ma lui continuò il discorso << Poveri sciocchi, speravano di avere una possibilità contro me e Grendel, dovevi vedere mentre se li divorava uno ad u... >> Il suo tono era divertito.

<< Medelios basta, sai che questi tipi di racconti mi fanno venire la nausea >> Barbottò lei in tono aggressivo << Ora vattene, ho bisogno di vestirmi >>

Il viso di Medelios si tese a quella rivelazione colma della disobbedienza che non si aspettava, poi sorrise e si alzò prese la spada da per terra e la pulì con un pezzo di stoffa, andò con passi decisi verso un armadio intarsiato vicino alla porta dei servitori e tolse un vestito nero contornato di pizzo dorato, lo appoggiò su una sedia poco lontana dalla vasca.

<< Mi aspetto che tu indossi questo vestito >> Disse in tono autoritario, si chinò su Aleline per baciarla, ma lei lo rifiutò e così le baciò la fronte, pur sentendolo soffocare un'imprecazione di rabbia.

<< Ci vediamo a pranzo, dopo ci attende una lunga riunione >> Le sorrise, poi uscì facendo riecheggiare il suono dei suoi stivali in tutta la stanza, chiuse la porta dietro le sue spalle, l'ultima azione che completò prima di sparire dietro la porta era far passare la mano tra i capelli neri.

Aleline sapeva che da lì a poco avrebbe pagato per la frase detta poco prima a Medelios, l'aveva fatta suonare quasi come un'ordine.

Una volta che si assicurò che Medelios fosse veramente andato via, chiamò Crasaya e si fece lavare i capelli, l'odore dei suoi capelli, ora, era uguale a quello della schiuma, e quel benessere gli piacque particolarmente.

Poi uscì dalla vasca e si vestì, facendosi chiudere il vestito sulla schiena dalla domestica.

Incaricò due servi privi di libertà a togliere l'acqua sporca e mettere a lavare la sua camicia da notte, a contrario di Crasaya, gli altri servi erano obbligati a ubbidire, volenti o nolenti, non potevano opporsi nemmeno in una discussione, Aleline trovava noioso parlare con chiunque fosse sotto il comando di Medelios, in ogni occasione davano ragione a lei.

<< Mia signora, lasci che le leghi i capelli >> E avuto il suo consenso, Crasaya si mise ad intrecciare i capelli di Aleline, inserendo in alcuni tratti strisce di seta rosso sangue, finita la treccia, la serva la legò con uno spago dorato e fece cadere il lavoro finito sulla spalla di Aleline che la complimentò.

Era l'ora di pranzo quando decisero di avviarsi verso la sala da pranzo, incontrarono sulla strada Medelios, che quando vide la sua donna accompagnata dalla sua serva la guardò con curiosità.

<< Crasaya, per favore, attendici in sala da pranzo, se hai fame serviti pure >> Ordinò capendo che Medelios doveva aver qualcosa da dire a quattrocchi.

E così era, appena Crasaya svoltò dietro l'angolo, Medelios prese per i fianchi Aleline e la sbatté violentemente contro il muro, con una mossa fulminea le bloccò i polsi dietro la schiena.

<< Mia stella splendente >> Sussurrò con voce roca e allo stesso tempo inquietante all'orecchio di Aleline << Non voglio più avere una scenata come quella che hai fatto in bagno, intesi? >> La ragazza deglutì, aspettandosi una reazione simile, Medelios continuò << Ti bacio quando voglio, posso vederti anche nuda, se voglio, posso vestirti con le mie stesse mani, non ho bisogno del tuo ordine per andarmene >> Sospirò << Intesi? >>

La compagna deglutì di nuovo, reprimendo la voglia di dimenarsi, sarebbe stata la cosa peggiore.

<< Voglio una risposta! >> Tuonò Medelios sopra di lei.

<< Intesi, intesi >> Le parole uscirono dalla sua bocca quasi per obbligo.

<< Bene >> E si staccò da lei lasciandole un bacio prima di tenderle il braccio in attesa che ci appoggiasse la sua mano.

Quando Aleline esitò, Medelios le lanciò un'occhiata e quando appoggiò la mano sopra il suo braccio, vide che un sorriso di soddisfazione dipinse il volto del compagno.

Arrivarono in sala da pranzo, in piedi, vicino al solito posto dove sedeva Aleline, vicino al capotavola destinato a Medelios, c'era Crasaya, la ragazza sorrise appena comparse la sua padrona, l'aiutò a sedersi e poi con il suo permesso si sedette di fronte ad Aleline.

Quando vide che Aleline si strofinava i polsi, le lanciò un'occhiata preoccupata, come risposta ricevette lo sguardo della padrone che si posò su Medelios, lei capì la situazione e abbassò la testa.

In più di un'occasione Crasaya osò guardare Medelios, ciò che gli altri servitori non facevano, anzi, erano obbligati a non farlo, era una delle regole più strane che aveva imposto Medelios e per quanto cercò Aleline di avvisarla con gli sguardi lei non capì.

<< Dovresti ringraziare Aleline se tu sei ancora in possesso della tua libertà >> Mormorò Medelios bevendo dal calice di vino davanti a lui.

Crasaya lo guardò con faccia preoccupata, non capendo ancora la situazione in cui si stava cacciando.

Ricevette uno schiaffo, dal rumore Aleline capì che ci aveva messo forza, la guancia della ragazza si colorò di rosa scuro all'istante e lei trasalì alzandosi dalla sedia, abbassò lo sguardo.

<< Medelios! >> Aleline lo guardò furibonda, ma lui non la degnò di uno sguardo, si alzò e si diresse verso la serva.

<< Tu, come serva, non devi osare a porgermi degli sguardi, capito? >> Domandò lui.

<< Si maestà >> E cercò di non piangere, da quando era lì, quello era stata il suo primo schiaffo, e non si stupiva che fosse arrivata da Medelios.

<< Medelios, non puoi aspettarti che una persona ancora in possesso della sua libertà non ti guardi >> Sbuffò la compagna alle sue spalle.

Calò il silenzio in sala, Aleline sapeva che ciò che aveva appena detto l'avrebbe dovuto rimediare con parole più lusinghiere, che potevano distrarre il suo amato.

<< Non c'è problema, possiamo sempre toglierli questa “libertà” >> Rise.

Scegliendo le parole con cura e avvicinandosi al compagno con passò sensuale e leggero, completò un giro intorno a lui, passando l'indice sopra l'armatura in cuoio che gli cingeva il petto.

<< Insomma, sei uno degli uomini più seducente dell'impero >> E con sollievo scoprì che il suo gioco di parole ebbe effetto, Medelios distolse lo sguardo dalla serva e lo posò sulla sua donna.

<< Soltanto una stupida potrebbe pensare di riuscire toglierti dal mio cuore, stella splendente >> La baciò e lei fece in modo che quel bacio durasse al lungo, con alcuni gesti fece capire alla serva che era il momento giusto per andarsene, se Crasaya la ringraziò lei non la sentì.

Erano rimasti soli nella stanza, oltre le guardie alle porte, ma loro sembravano assenti, guardavano un punto fisso e lei gli ammirava per la forza di volontà che ci mettevano nel stare in piedi tutto il giorno.

<< Così mi piaci >> Sussurrò Medelios posando le grosse mani sui fianchi della ragazza lei incrociò le braccia dietro il collo e presero a dondolare per alcuni istanti.

<< C'è qualcosa che desideri fare? >> Domandò Medelios, Aleline fu sorpresa dal modo in cui il compagno riusciva a cambiare l'umore così in fretta, non sapeva cosa scegliere, voleva solo andare fuori e prendere delle boccate d'aria, era stufa di dover subire le azioni del compagno.

<< Grendel dov'è? >> Domandò << Se tu sei d'accordo, ovviamente se è d'accordo pure lui, vorrei provare l'ebrezza di volare >> Nonostante quel drago le mettesse paura, era uno dei pochi, se non l'unico, con cui riusciva a parlare di qualsiasi cosa, seppur ogni tanto il drago si rivelasse contrario a discutere con la gente e non rispondeva, Aleline sedeva vicino a lui e continuava a parlare, sicura che le sue parole, se non ricevevano una risposta, venivano per lo meno ascoltate.

<< Non posso permettere che tu vada in volo senza di me, non l'hai mai fatto e potrebbe essere pericoloso! >>

<< Medelios il Terrore >> E lasciò cadere quelle parole dalla sua bocca come dolci note di una ninnananna << Sono in grado di badare a me stessa... Stai forse insinuando che io non riesca a cavarmela? >> Domandò curiosa.

Medelios sorrise al soprannome appena citato << No mia amata, tu sei l'unica persona che avrei paura ad affrontare con la spada, lo sai, ma volare è veramente impegnativo >> Cercò di convincerla Medelios, ma lei non ritornò sul discorso del volo << Dov'è Grendel? >> Domandò di nuovo con convinzione.

<< Nella prateria, mia amata >> Rispose lui prendendole la mano << Prometto di portarti sulle sue ali uno di questi giorni >> La ragazza decise di abbandonare l'idea di volare, almeno per quel giorno, non voleva immischiarsi in altri momenti di violenta.

Nonostante Aleline amasse crogiolarsi nella ricchezza ed essere nelle grazie di Medelios li rendeva la vita un sogno, allo stesso tempo un incubo, amava restare anche in solitudine, in certi momenti era costretta a reprimere la voglia di scappare da Medelios, che, se non la manipolava come una marionetta, la obbligava comunque a soddisfare i suoi più perversi desideri e lei non poteva far altro che ubbidire, cercava di conoscerlo affondo, provando ad approfittare di alcuni momenti di debolezza in cui cercava di fare breccia nelle sue difese, ma niente, a ogni sconfitta, quando Medelios se ne accorgeva, era costretta a mettere in gioco il suo corpo e la sua astuzia, odiava farlo, in quei momenti sentiva la sua dignità fossilizzarsi.

<< Desidererei raggiungere Grendel >>

Medelios si accigliò << Ti impedirò di volare da sola Aleline >>

<< Non essere cocciuto >> Sorrise lei << Non volerò >> Lo rassicurò accarezzandogli una guancia.

<< Bene >> Ammise e ricominciò a dondolare, appoggiando la testa di Aleline sul petto – Medelios era più altro di lei di una spanna – E da sopra di lei sentì chiamare i servitori.

<< Preparate il cavallo più veloce delle scuderie e avvisate sua maestà quando sarà pronto >> Il servo davanti a lui annuì e si avviò a grandi passi verso le scuderie.

Aleline si sedette, imitando Medelios, su uno dei divani in legno decorati con morbidi cuscini rossi e cominciò a bere dal calice di vino, dorato e decorato con pietre blu e rosse.

Nessuno parlò, Aleline osservò il compagno davanti a lei, seduto comodamente, ma sempre con una punta di atteggiamento nobile ed autoritario.

Notò stranamente che lui era felice, in pochi sorsi svuotò il suo calice e lo pose sul tavolino in mezzo a loro.

I suoi occhi correvano sul corpo di Aleline, era la prima volta che si sentì in imbarazzo, sorrise e tamburellò le dita della mano destra sul ginocchio, poi schioccò la lingua.

<< Questa sera dovrai essere graziosa come non mai >> In quel momento Crasaya affiancò il divano su cui era seduta Aleline, con un volto tranquillo, come se avesse dimenticato la botta presa prima.

E il mondo le crollò addosso, sapeva che ogni volta che Medelios pronunciava quelle parole, doveva essere a sua mercé durante tutta la notte, quando non era impegnato a combattere, si concentrava su di lei.

<< Medelios i-io... >> Ma lui la interruppe.

<< No no, non è la solita cosa, stai tranquilla, padrona del mio cuore... >> Quella frase fecero arrossire Aleline << …Questa sera la protagonista sarai tu >> E sorrise per rassicurarla.

In quella frase ci trovò di tutto tranne che rassicurazione e fu rincuorata dal fatto che pochi attimi dopo, nella stanza, si presentò uno dei servi, comunicando ad Aleline che il suo cavallo era pronto.

<< Ti attendo fra esattamente un ora in sala riunioni >> Sorrise << Non ti assicuro che sarà una bella scena, ma sarei onorato se tu mi deliziassi con la tua presenza >>

Aleline lo maledisse nei suoi pensieri, oltre a essere un bravo guerriero, ad avere enigmi magici a suo favore, per non parlare poi di Grendel, sapeva pure stregare con le parole.

Lei annuì e si affrettò a raggiungere le scuderie, per tutto il tragitto fu seguita dalla sua serva.

<< Mia signora, quell'uomo è pazzo... >> Commentò << Pazzo di voi! >> Concluse con una certa felicità.

<< Padrona del suo cuore... >> Pronunciò le parole dette prima da Medelios.

<< Lei sta bene? >> Le domandò fissando i polsi.

<< Si, non è niente di particolare, inoltre, i segni stanno già svanendo >> Sorrise toccandosi i polsi << Grazie per esserti preoccupata >>

Alle porte della scuderia lo attendeva una giumenta nera, aveva un occhio azzurro e l'altro verde, il suo manto era perfettamente lucido – Come quello di tutti i cavalli della scuderia – I suoi muscoli vibravano di potenza, lei si avvicinò e le accarezzò il muso prendendo dolcemente le redini dalle mani del servitore.

<< Come si chiama? >> Chiese al servitore vicino alla giumenta.

<< Ibrhigil mia signora >> E detto questo lo congedò.

Salì sulla giumenta sistemandosi il lungo vestito che parve fondersi col colore del mantello << Crasaya sei libera di fare ciò che vuoi, non cacciarti nei guai, potrei non essere in grado di distrarre quel “pazzo” >> E rise, quell'ilarità contagiò anche Crasaya che si unì alla sua padrona.

Guardò una collinetta davanti alle scuderie, era abbastanza lontana da far sembrare il grosso drago, un piccolo e insulso puntino, spronò la giumenta al galoppo e scoprii che essa aveva un galoppo comodo e veloce, il vestito le svolazzava dietro, lasciando scoperte una parte delle gambe quasi troppo muscolose per una donna. Notò che appesa alla sella c'era una spada dello stesso colore delle squame di Grendel, doveva essere la spada di Medelios, l'avrà fatta appendere per difendersi se ce ne fosse stato bisogno, a quel pensiero Aleline roteo gli occhi e senza accorgersene sorrise, quell'uomo era strano, poteva trasformarsi da una belva in un canto dolce e melodioso in un battito di ciglia e viceversa.

La verità era che lei non provava tutti i sentimenti che provava Medelios.

Il vento le accarezzava la pelle, notò che la giumenta man mano che si avvicinava in punta alla collina rallentava il suo incredibile galoppo, aveva visto la grandissima mole di Grendel.

Poco prima di arrivare la giumenta si fermò e impennò nitrendo.

<< Shh, buona >> La rassicurò Aleline, scivolò giù dalla sella e completò la strada tirando la giumenta dalle redini, arrivata in cima la legò vicino a un albero caduto, un po' più distante dal drago, in modo che non si spaventasse in caso di movimento.

Aleline si avvicinò al drago e notò che la stava fissando con un occhio aperto, pensò che le somiglianze con un rubino fossero incredibili, s'inchino davanti a lui << Buongiorno Grendel >> Sorrise.

Il drago sbuffò e allungò la zampa, invitando Aleline ad accomodarsi sopra e lei non esitò, si arrampicò e si sedette nell'incavo di quello che per gli umani poteva essere il gomito.

Cosa ti porta qui, Aleline Stella Splendente? Domandò Grendel con il pensiero, ormai l'epiteto che usava Medelios aveva fatto il giro dell'impero e lei aveva preso quel nome.

<< Non mi aspettavo che io, figlia di Mimthrit Spada Di Ghiaccio prendessi quell'insulso Stella Splendente >> Sorrise.

Stella splendente è uno dei più amorevoli nomi che Medelios ti abbia assegnato mia cara.

<< Ma sicuro! >> Ammise afferrando un filo d'erba e cominciando a giocarci << Ma non è di certo un nome temibile, potrei essere Aleline Sguardo che Uccide >> Replicò, sentì il drago ridere sotto di lei.

Che nome stupido mia cara, mi aspettavo di meglio E si mosse per mettere la testa vicino ad Aleline, in modo da osservarla senza problemi, quel movimento investì Aleline con una ventata d'aria calda.

<< Vorrei un nome più emozionante >>

Mia cara, facciamo così, pensa pensa all'epiteto perfetto per te, quando lo troverai, vieni da me e dimmelo, ti chiamerò così Sentì il drago rivolgersi con tono divertito Che cosa è successo oggi, raccontami.

Aleline esitò, poi cominciò a raccontare gli eventi della giornata, dall'intrusione di Medelios durante il bagno, alla situazione in corridoio, aggiunse anche i pensieri che provò verso di lui in quel momento, un misto di odio e rabbia, non riuscì a nascondere anche un pizzico di paura e poi concluse con quello che le disse Medelios prima di venire dal drago.

<< …Questa sera dovrai essere graziosa come non mai >> Ripeté << Come se non fossi già graziosa di mio >> Rise e Grendel, divertito sbuffò del fumo dalle narici.

Aleline, nonostante quei piccoli attimi di violenza quell'uomo e innamorato... Prima che continuasse Aleline lo interruppe << Tutti me lo dicono, ho capito! >> Sbottò << Ogni giorno ricevo una botta da lui o mi manipola come meglio vuole >> Represse la voglia di piangere, così cominciò a strappare il filo d'erba con metodicità.

Che cosa vuoi fare mia cara?

La domanda quasi la spiazzò, neanche lei sapeva cosa fare.

<< Non lo so, andarmene, magari... >> Sospirò alzando gli occhi al cielo << Non posso dimenticare che è stato lui a uccidere mio padre, ogni giorno bacio l'uomo che mi ha tolto ciò che avevo più caro, l'uomo che io non amo >>

Mia cara, quello è un errore su cui ci sta rimuginando pure lui, avesse saputo come sarebbero andate le cose sicuramente non l'avrebbe fatto. Pensi che Medelios ti lascerà andare via? La ragazza scosse la testa Allora vorresti dire scappare.

Fossi arrivata alcuni attimi prima... Pensò la ragazza.

Continuarono a parlare per tutta l'ora seguente, poi Aleline si ricordò della riunione con i condottieri militari.

<< Dannazione, devo andare! >> Disse preoccupata, saltò giù dalla zampa di Grendel e corse dalla sua giumenta << Medelios mi ucciderà con le sue stesse mani >>

Aleline Stella Splendente, usami come scusa, digli che ti ho trattenuta io, non oserà farti del male L'enorme drago si alzò mostrando tutta la sua mole e si stiracchio, facendo vibrare la terra sotto di lui Io vado a cacciare qualche bestiola, al contrario di Medelios, io sono obbligato a uccidere.

<< Buona caccia Grendel! >> Urlò Aleline facendo cenno con la mano, girò la giumenta verso le scuderie e la spronò al galoppo prima che il drago spiccasse il volo, quando lo fece, la cavalla appiattì le orecchie e accelerò il passo nitrendo impaurita, arrivando in pochi attimi alle scuderie, con mosse fulminee, affidò la giumenta ai servi e corse verso il castello, affiancata da Crasaya, quella ragazza spuntava sempre dal nulla.

Spazio Scrittrice.

Salve a tutti! Mi chiamo Clara, questa è il primo capitolo del mio primo racconto fantasy che ho avuto il coraggio di pubblicare, mi piacerebbe avere il vostri complimenti o critiche, mi aiuterebbero molto a migliorare il contenuto.

Grazie mille per la lettura.

Clara.



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