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lavoro pubblicato venerdì 3 luglio 2015
ultima lettura mercoledì 27 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

pomeriggio di primavera

di chiaraeilmare. Letto 464 volte. Dallo scaffale Amicizia

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Durante uno dei primi pomeriggi primaverili, stanno seduti a bere un tè cinque ragazzi mentre una pioggia sottile inumidisce l’erba che profuma ancora d’inverno.

Si guardano e si raccontano. Sorridono e non pensano a ciò che è successo e a ciò che succederà.

Seduto tra di loro c’è Roberto; il ragazzo si porta la tazza alle labbra, beve un sorso di tè caldo ed in un attimo si estranea dai discorsi dei suoi amici. Volge lo sguardo oltre la finestra e si concentra sull’immagine del piccolo lago, che si staglia dietro il vetro; i suoi occhi si spostano e seguono i movimenti rapidi delle piccole goccioline che s’immergono nello specchio d’acqua.

In un attimo gli vengono in mente il sorriso limpido di Carla e i suoi occhi entusiasti che s’innamorano di ogni cosa; la vede mentre danza con i capelli un po’ umidi sulla riva destra del lago ed i suoi movimenti sono lasciati al caso ma leggeri.

Ad un certo punto, però, la sua amica Maria adagia con un gesto quasi impercettibile la testa sulla sua spalla e, mentre lei gli sorride, Roberto viene invaso da un’ondata dolce di familiarità che lo riporta alla realtà.

Anche Maria però ha i pensieri altrove, molto più lontano della casetta sul lago della sua amica. Volta lo sguardo verso la sua borsa e senza difficoltà scorge il quadernetto su cui ha trascritto una lettera da spedire a Roma; suo fratello Pietro la vede e le lancia uno sguardo di complicità ed orgoglio: finalmente sua sorella riuscirà a rivelare i suoi sentimenti.

Dal lato opposto del tavolo incrocia lo sguardo di Pietro Federico, impegnato a cantare i suoi ideali mentre suona l’ukulele.

Una volta una ragazza gli aveva detto che non avrebbe mai amato nulla più delle sue convinzioni politiche e solo adesso Federico si rende conto che aveva ragione. Le note della melodia risuonano nella stanza e lui sorride perché sa già cosa vuole dalla vita.

Accanto a lui Rachele immerge un biscotto nel tè ed entusiasta si gode il “sapore” della sua felicità.

Ha dovuto aspettare tanto, ma alla fine è arrivata ed insieme a lei ha portato Luca. Rachele guarda i suoi occhi cristallini e, finalmente, si sente a casa. Nel frattempo, le mani dei due ragazzi, sotto il tavolo, rimangono intrecciate in un legame senza tempo.

Io rimango un attimo seduta un po’ più lontano e guardo i miei amici perdersi nei loro momenti di piccola ma inattaccabile felicità. Mentre li osservo, scrivo.

È esattamente così che voglio ricordarli: uniti e con i sorrisi spensierati e curiosi di chi ancora non conosce il mondo abbastanza, per esserne stanco.

Poso la penna e piego il foglio, non rileggo neanche quello che ho scritto ansiosa di raggiungere i miei amici. Voglio che sia il più spontaneo possibile.

Così conservo le mie parole sul fondo di una scatola di legno e la chiudo a chiave.

Tra dieci, venti, trent’anni, quando la riaprirò, magari saremo ancora insieme, felici come lo siamo adesso oppure avremo le nostre vite, tutte diverse e saremo lontani gli uni dagli altri, ma qualsiasi cosa succeda, i nostri ricordi sono scolpiti in noi e, fortunatamente, non sarà facile liberarsene.



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