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lavoro pubblicato giovedì 2 luglio 2015
ultima lettura domenica 10 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

MYRIAM E L'ISOLA - ultima parte

di MicheleFiorenza. Letto 513 volte. Dallo scaffale Sogni

Battè ancora tre colpi... ...............................................................................................

MYRIAM E L'ISOLA – ultima parte


Non si sentiva troppo stanca: forse l’aiutava la tensione, forse si era irrobustita con tutto quel nuoto; inoltre era alta per la sua età, aveva il passo lungo, sua madre l’aveva nutrita bene.

Arrivò un calesse trainato da un asino, e Maria si nascose dietro un albero. Sul calesse un contadino canticchiava a mezza voce. Lei rimase immobile per parecchi minuti, sforzandosi di limitare la respirazione. Quando il canto cominciò a spegnersi per la distanza, tornò in strada a marciare a passo svelto.

L’ansia la spingeva quasi a correre, ma si trattenne. Finalmente, a distanza, una casa isolata. Forse un buon segno. La superò senza far rumore, e più avanti si intravedevano altre due case, poi altre tre; più avanti ancora una palazzina, poi un’altra, e un’altra, e laggiù, forse… una piazza!

Il cuore le batteva forte, di tensione e di gioia, mentre arrivava alla piazza, la riconosceva, girava a sinistra e continuava, svelta e leggera.

Un quarto di miglio ancora, e sarebbe arrivata. Come l’avrebbero accolta? Al primo dubbio di essere tradita, sarebbe fuggita di nuovo. Meglio conservare il coltello per una seconda fuga; però si fermò a sistemarlo in fondo alla borsa. Adesso si sentiva stanchissima.

Riprese a camminare appellandosi alle sue residue forze, mentre la luna era ormai scomparsa dietro i monti…

Più avanti ecco finalmente un’altra piazza, più piccola, con poche case e tanto verde. E a sinistra, ad angolo, la chiesa della sua cresima. Bella, con le due gradinate, il rosone e il campanile.

Dov’era l’ingresso della casa? A sinistra non si vedeva, doveva essere a destra, nascosta da quel filare di alberi.

A oriente il cielo cominciava a schiarire. Col cuore in gola superò le scalinate, cercando una porta a piano terra. Non si sentiva più tanto sicura di essere accolta. Ancora dormivano tutti, e lei non era nessuno.

Finalmente intravide una porta di legno massiccio con un maniglione in ferro: lo afferrò e batté tre colpi.

Silenzio.

Ansiosa, Maria batté ancora tre colpi, più forte.

Silenzio.

Maria stava cadendo in preda alla disperazione. Era sfinita. E soprattutto era sola. Sola in un mondo estraneo, ostile.

Signore, Dio del Vangelo, salva la tua misera creatura.”

Batté ancora tre colpi, secchi, distanziati.

Al primo piano una finestra si aprì e un viso tondo, con una cuffia bianca in testa, chiese:

- Chi è?

- Signora, per carità di Dio, mi apra…

E si sedette in terra.

Un minuto dopo la porta si aprì: - Chi sei?

- Sono Maria, mi sono cresimata qui. Vorrei parlare col prete, il santo.

- Padre … dorme, ma intanto entra. Hai fame?

Maria non rispose. La perpetua scaldò una scodella di latte, prese del pane e la invitò a sedere.

- Da dove vieni?

- Da molto lontano.

- E i tuoi genitori?

- Non ho più nessuno.

- Devi dire chi sei, se vuoi aiuto.

- Signora… abbia pietà di me: lo dirò in confessione.

Una luce tremolante di candele scendeva per la scala adiacente. Spuntò una tonaca con un candelabro in mano. Sopra la tonaca un viso sorridente e buono.

- Abbiamo una pecorella smarrita?

Maria smise di mangiare, andò incontro al prete, si inginocchiò e gli baciò la mano:

- Aiutatemi, non ho nessuno. Se voi sapeste… Vi servirò sino alla maggiore età: mi basta un giaciglio e un pezzo di pane.

- Il pane è sul tavolo: continua a mangiare. Al primo piano c’è uno stanzino in più, con un comodo letto. Domattina mi racconterai.

- In confessione!

- In confessione…

- Grazie, padre santo.

- Io sono un povero prete che predica il Vangelo.

- Conosco i Vangeli: li ho letto tutti, in ogni parte.

- Fa’ colazione e poi va’ a dormire.

Era quasi giorno quando Maria, sazia, ma con le gambe pesantissime, salì per una ripida rampa di scale, seguita dalla perpetua; percorsero un corridoio dalle pareti bianche, poi la donna le aprì una porta che profumava di cera.

In una stanza che le sembrò bellissima, Maria vide un letto meraviglioso e vi si lasciò cadere, esausta.

* * *

La luce del giorno mi batteva sul viso, quando mi svegliai:

Si era salvata! Ce l’aveva fatta! Una ragazzina che poteva avere al massimo quattordici anni!”

Gioivo di quel sogno, e ridevo di quel mare scuro nel quale la fanciulla aveva temuto di annegare. Non percepivo più quell’ansia, e invece temevo di non poter più “sentire” o “sognare” nulla, su quella giovinetta.

Ne avrei parlato a Bruno, finalmente. Nel giro di sei mesi sarei diventata sua moglie e dovevo imparare a dirgli tutto.

Mi sciacquai il viso e scesi giù. La zia Irene mi aveva preparato caffellatte e biscotti caserecci.

* * *

Dopo pochi giorni sostenni il secondo esame con esito lusinghiero. Poiché il tempo si manteneva bello, fu concordato un prolungamento del soggiorno a Isola per preparare il terzo esame, l’ultimo del curriculum. Dopo sarei rientrata a casa e mi sarei dedicata alla fase conclusiva dell’elaborazione della tesi di laurea.

Bruno veniva a trovarmi tre volte alla settimana, nel pomeriggio.

Seduti in due comode poltrone in terrazza, con una buona tazza di tè in mano, chiacchieravamo di buon umore, in attesa del crepuscolo.

Gli raccontai l’intero sogno; lui rimase colpito da quel mio sognare a puntate e dalla razionalità dei sogni. Io gli dissi:

- Mi piacerebbe conoscere il seguito della storia, che presumo molto più tranquilla, ma io non percepisco più niente.

- Ho un amico laureato in Storia, molto bravo, che ha svolto la tesi sulla storia della nostra città: chiederò a lui. In quale periodo deve cercare notizie su questa Myriam o Maria?

- Forse tra il Seicento e il Settecento, prima di qualsiasi prodotto tecnologico.

Dopo un po’ scendemmo a cenare con la zia.

* * *

Una settimana dopo, Bruno arrivò con le fotocopie di un vecchio libro:

- E’ del secolo scorso e parla dell’inizio del Settecento, narrando frammenti di vita sociale della nostra città. Pare che una ragazza di nome Myriam, presumibilmente proveniente dall’ Oriente, andò in sposa a un bravo giovane, appartenente a un ramo cadetto della nobiltà locale, il quale possedeva una vasta proprietà agricola nell’entroterra. Ebbero quattro figli, allevati con cura dalla madre, che inoltre si occupava della contabilità dell’azienda di famiglia. Nonostante le ignote origini, fu donna integerrima e padrona generosa, vivendo in buona salute sino a tarda età.

- Allora trovò la sua felicità? – chiesi.

- Pensi che sia lei? Questa del libro veniva dall’ Oriente.

- Immagino che fosse una fantasia della gente.

- A proposito, c’è un passaggio in cui l’autore dice che alle loro nozze partecipò un prete anziano in odore di santità…

Sorrisi: il rudere dell’isolotto mi aveva ispirato la conoscenza di quella storia particolare, appartenente alla mia antenata.

Non lo avrei mai ammesso con nessuno, ma adesso mi sentivo un’autentica sensitiva. Bruno mi osservava con curiosità, ma visibilmente compiaciuto:

- A questo punto, sapresti prevedere la data delle nostre nozze?

Annuii: - Il 14 Febbraio.

f i n e


Michele Fiorenza 2006

Opera registrata



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