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lavoro pubblicato domenica 28 giugno 2015
ultima lettura giovedì 14 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Cacciatori di vampiri 18

di julia. Letto 378 volte. Dallo scaffale Fantasia

Arrivo alla base ma di Chris non c'è traccia, la sofferenza riflessa sul suo volto era così evidente da chiedersi come l'amore possa ridurre così una persona, immersa nei miei pensieri vengo riportata alla realtà da un impro...

Arrivo alla base ma di Chris non c'è traccia, la sofferenza riflessa sul suo volto era così evidente da chiedersi come l'amore possa ridurre così una persona, immersa nei miei pensieri vengo riportata alla realtà da un improvviso emicrania, non sembra normale... "SBAM" una pentola che cade, c'è qualcuno di sotto.

Mi alzo e scendo le scale munita di un coltello affilatissimo che Chris mi aveva dato in caso di emergenza, cerco di sbirciare in cucina, restando nascosta dietro il muro di divisione con il salotto, un'ombra di donna sta frugando nei cassetti incurante del rumore che sta provocando, mi metto gattoni e arrivo dietro il mobile nel quale lei sta frugando, con uno scatto le vado alle spalle e le punto il coltello alla gola,

-Potrei fare finta di essere spaventata ma non sarebbe un gran che appagante, dimmi chi sei e ti lascio salva la vita!-

-Sono dalla vostra parte! Metti giù il coltello perfavore-

-Non so perchè ma, non mi fido, tu adesso vieni con me e qualcosa mi dice che passerai una lunga notte in cella-

-Rachel Loway, so chi sei, sono una carissima "amica" di Christian, mi chiamo Steffy Kayne, faccio parte del team dei cacciatori ma non opero qui in Asia sono stata sistemata in California, Los Angeles hai presente?, ho qui il mio tesserino-

La ragazza dai capelli lunghi e biondi tira fuori una carta dalla tasca interna del suo giubbino in jeans, è una ragazza molto alta, fisico perfetto e con due piccoli occhietti neri che si vanno a perdere nel suo viso magro

-Ecco guarda- mi dice porgendomi la carta dalla fessura delle sbarre della cella di sicurezza del nostro laboratorio, prendo la carta e leggo,
Nome: Steffy Kayne
Sede: L.A. California
......
Non ha mentito.
-Perchè sei qui?, non potevi bussare, se conosci Christian?-

-Ci ho provato ma dopo un po sono entrata di mia spontanea iniziativa, stavo cercando le chiavi della porta d'ingresso quando mi hai aggredita, ma davvero Chris non ti ha mai parlato di me?-

-Ci conosciamo solo da cinque o sei mesi, e poi perchè avrebbe dovuto presentarti? Sei così importante?-

-Sarà lui a raccontarti se ne avrà voglia!-
Nel frattempo, sentiamo la porta aprirsi, è lui

-CHRIIS, vieni un po qui- Chiamo io, lui arriva con il viso ancora provato dall'episodio di prima ma alla sola vista della ragazza che io avevo reputato una "ladra" il sorriso gli si spande sulle labbra, non l'ho mai visto sorridere in quel modo

-La tua amica mi ha chiusa qui da ben due ore ormai- Dice lei sarcastica, con tono sprezzante verso di me

-Vieni ti faccio uscire- Chris apre la porta della cella e la abbraccia baciandole il collo, la tiene stretta tra le sue braccia, senza preoccuparsi di me che intanto sto vedendo quella scena così dolcemente stressante, decido di uscire e andare in camera mia, mi aspettavo che Chris sarebbe venuto da me quella sera, per lo meno a chiedermi se volevo cenare con loro, l'ho aspettato, ho sperato che ogni singolo minimo ed insignificante rumore potesse essere il preavviso che lui stesse arrivando, che lui fosse li per me e per nessun'altra ma invece no, lui, lui non è mai arrivato.
Guardo l'ora, 04:00, non riesco a dormire, vado al piano di sotto per prendere un bicchier d'acqua, nemmeno il tempo di accendere la luce che già mi ero pentita di averlo fatto, Chris era totalmente svestito, come d'altronde la biondina che le stava sotto, erano coperti solamente da una coperta in pile, lo stupore sul volto di Christian era evidente almeno quanto il compiacimento ritratto sul volto di lei, voleva arrivare a questo e ci era riuscita, io immobile, a fissare gli occhi del ragazzo che credevo potesse in qualche modo amarmi, con la bocca semiaperta dallo stupore, il mio stomaco non regge, corro via, mi chiudo nel bagno della mia mansarda appena in tempo per centrare il lavandino...

Dio solo sa quanto amore ho vomitato quella notte.



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